| Aristotele | Articolo | ||||
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| 2. | Opere |
Nei suoi primi anni all’Accademia, Aristotele, come Platone, si servì regolarmente della forma argomentativa del dialogo; in questa forma scrisse le opere cosiddette “essoteriche”, destinate cioè alla circolazione pubblica, delle quali possediamo solo qualche titolo e alcuni frammenti. Ci sono invece pervenuti gli scritti (detti “esoterici”) dei quali Aristotele si servì nelle sue lezioni, rivolte a un pubblico selezionato di allievi. Aristotele deve la sua fama essenzialmente a questo secondo gruppo di opere, che fanno riferimento a insegnamenti relativi a quasi ogni campo del sapere e che furono raccolte, nel I secolo a.C., da Andronico di Rodi in un’edizione il cui ordine rimase quello noto fino a oggi.
Fra i testi in questione si annoverano i trattati di logica, denominati Organon (“strumento”), poiché forniscono i mezzi mediante i quali è possibile ottenere una conoscenza certa: Categorie, Interpretazione, Analitici primi, Analitici secondi, Topici e Confutazioni sofistiche. Le sue opere di filosofia naturale e psicologia comprendono: Fisica, Cielo, Meteorologia, Storia degli animali, Parti degli animali, Generazione degli animali, Moto degli animali, Nascita e morte, Sull’anima e Il senso. Gli scritti sull’essenza, il fine e gli attributi dell’essere, nell’edizione di Andronico furono raccolti sotto il titolo di Metafisica, poiché erano collocati dopo (in greco méta) la Fisica.
La trattazione del motore immobile, o causa prima, che nell’opera aristotelica viene inteso come intelletto puro, perfetto nella sua unità, immutabile, secondo le parole stesse del filosofo “pensiero di pensiero”, si trova nella Metafisica. Al figlio Nicomaco dedicò lo scritto di etica intitolato Etica Nicomachea; scrisse inoltre l’Etica Eudemia, la Costituzione degli ateniesi, la Retorica, la Poetica (che è rimasta incompleta) e la Politica (anch’essa incompleta).