| Trova nell'articolo | Dermatite | Articolo |
| 1. | Introduzione |
Dermatite Termine generico con cui si indica ogni processo infiammatorio della pelle. Può avere svariate cause, in base alle quali si distinguono i diversi tipi di dermatite, caratterizzati ciascuno da una caratteristica sintomatologia cutanea e da un interessamento più o meno profondo del derma. Le principali forme di dermatite sono: la dermatite allergica da contatto; la dermatite atopica; la crosta lattea e la dermatite seborroica; l’eczema; l’intertrigine.
| 2. | Dermatite allergica da contatto (D.A.C) |
Questa forma di dermatite è scatenata da una reazione allergica che si verifica quando l’organismo viene a contatto con agenti irritanti. Il contatto può avvenire in modo occasionale (ad esempio, per l’uso di un detergente particolarmente aggressivo) o in modo continuativo (esposizione a particolari sostanze durante l’attività professionale, oppure impiego costante di farmaci o di cosmetici). La D.A.C. rappresenta la più diffusa patologia di tipo professionale; in tal caso, risultano particolarmente colpite le mani, che possono subire l’azione irritante di vernici, colle, solventi, metalli e materie plastiche. In ambiente domestico, fenomeni di dermatite possono essere dovuti a prodotti per l’igiene della casa e della persona, quali insetticidi, disinfettanti, candeggine, cere per mobili, shampoo, creme, lozioni, tinture per capelli e profumi, ma anche tessuti (soprattutto quelli acrilici), orologi e monili in metallo; anche farmaci in pomata, se utilizzati a lungo, causare fenomeni irritativi della regione cutanea trattata. L’insorgenza della D.A.C., soprattutto fra i bambini, sembra anche essere correlata all’inquinamento atmosferico.
Si manifesta con eritema della superficie cutanea, desquamazione e arrossamento; in seguito, compaiono intenso prurito e piccole vescicole che, rompendosi, danno luogo a croste.
La reazione allergica viene mediata dopo 5-7 giorni dai linfociti che, dopo la prima esposizione alla sostanza allergenica, determinano una sensibilizzazione dell’organismo; nel caso di successivi contatti con la stessa sostanza, cioè, il sistema immunitario reagisce e determina la comparsa entro 24-48 ore dei sintomi clinici della dermatite. La localizzazione delle lesioni cutanee all’inizio è corrispondente alla zona di contatto con la sostanza; in seguito, la dermatite può svilupparsi anche in altre regioni.
La diagnosi della D.A.C. avviene mediante test di cutireazione, o epicutanei, in cui le sostanze che possono essere causa della patologia vengono applicate sulla pelle, mediante appositi dischetti adesivi, e lasciati in loco per 48 ore. La comparsa di fenomeni allergici permettono allo specialista di interpretare le caratteristiche della dermatite del soggetto in esame, e di formulare una specifica terapia.
| 3. | Dermatite atopica |
Detta anche eczema atopico o eczema costituzionale, è un tipo di dermatite a carattere cronico e che tende a dare recidive, che si manifesta soprattutto nei bambini, spesso in associazione con forme allergiche come l’asma. Sembra esistere una componente genetica per la dermatite atopica, nella cui insorgenza hanno comunque un ruolo anche allergie, fattori emozionali e la presenza di irritazioni. Si presenta con intenso prurito, arrossamento e formazione di croste, spesso conseguenti al grattamento. Nei bambini al di sotto di un anno, interessa principalmente il capo e le guance; tende poi a localizzarsi su viso, ginocchia e gomiti.
Il trattamento della dermatite atopica prevede in genere l’impiego di farmaci antistaminici, somministrati per via orale, e l’applicazione di prodotti idratanti ed emollienti sulle regioni cutanee colpite. In particolare, si va diffondendo l’uso dei cosiddetti antistaminici di terza generazione, come la loratadina e la cetirizina, che abbinano un’effetto antinfiammatorio a quello antipruriginoso. Il ricorso a prodotti a base di cortisone, composto largamente adottato per le sue proprietà antinfiammatorie, attualmente tende a essere più controllato, soprattutto perché l’efficacia risulta circoscritta al periodo di trattamento; una speranza è riposta su composti immunomodulatori che possano essere applicati localmente, attualmente in fase di sperimentazione clinica. In alcuni casi, risulta consigliabile anche la fototerapia, ovvero l’esposizione controllata a radiazioni UVA1 e UVB a banda stretta. Nel caso il soggetto presenti fenomeni allergici di tipo alimentare, viene anche prescritta una dieta opportuna.
| 4. | Dermatite seborroica e crosta lattea dei neonati |
La dermatite seborroica è una forma di infiammazione desquamativa della pelle che può comparire nei neonati entro i tre mesi, e in tal caso viene detta crosta lattea, oppure in età successive. L’arrossamento e la desquamazione cutanea nei casi meno gravi si riscontra sul capo; in casi più seri, può anche estendersi alle pieghe del collo, dell’inguine e delle ascelle, e accompagnarsi alla formazione di essudato. L’insorgenza della crosta lattea non deve imputarsi a scarsa igiene del neonato. Il trattamento delle forme lievi può avvenire frizionando delicatamente il capo del bambino con una soluzione di bicarbonato o con un olio specifico, e asportando le squame con una spazzola dalle setole morbide. Nei casi più gravi o sui bambini di età superiore, si può ricorrere a shampoo antiseborroici allo zolfo o al solfuro di selenio. La crosta lattea del neonato tende comunque a una guarigione spontanea.
La dermatite seborroica che compare in età successive può invece avere un carattere cronico e recidivante; può manifestarsi come semplice presenza di forfora sul cuoio capelluto (seborrea) o con un quadro simile a quello della psoriasi. Tipicamente, si presenta sulla cute con zone arrossate e ricoperte da squame giallastre e di aspetto untuoso, localizzate nella regione posteriore delle orecchio, sul cuoio capelluto, sul mento e nelle pieghe del naso. Spesso compare in soggetti affetti da acne e psoriasi, e anche in pazienti immunodepressi, o colpiti da morbo di Parkinson e altre patologie neurodegenerative. Il sebo favorisce lo sviluppo del lievito Pityrosporum ovale, che contribuisce all’insorgenza delle alterazioni cutanee. Il trattamento prevede l’uso di shampoo e detergenti a base di derivati imidazolici o solfuro di selenio; l’impiego di corticosteroidi per controllare il prurito e l’infiammazione delle regioni seborroiche va limitato per non causare la comparsa di effetti collaterali e sensibilizzazione cutanea.