| Psichiatria | Articolo | ||||
| Per stampare le informazioni, scegliere Stampa dal menu File. | |||||
| 2. | Cenni storici |
Il medico greco Ippocrate (460-370 ca. a.C.) per primo escluse l’idea che la malattia mentale fosse legata alla possessione demoniaca ed elaborò una prima spiegazione medica dei disturbi psichici. Egli suddivise le malattie mentali in tre categorie: manie, melanconie e freniti (una specie di infiammazione cerebrale). Tutte e tre, a suo parere, erano causate da un disturbo organico. La cura era rivolta all’organismo e, secondo il tipo di malattia, comprendeva ad esempio una dieta vegetariana, l’esercizio fisico o l’astinenza sessuale.
Durante il Medioevo la convinzione che i demoni fossero causa del comportamento patologico si diffuse nuovamente, e della cura delle malattie mentali furono incaricati i sacerdoti, che usavano varie tecniche, tra cui anche forme violente di esorcismo volte ad allontanare il demone dal corpo. Nel XV secolo il comportamento patologico venne collegato alla stregoneria.
A partire dal XVI secolo la credenza irrazionale negli spiriti maligni cominciò a sparire, ma nessuna teoria unitaria sulle cause delle malattie mentali riuscì a sostituirsi a essa. I malati mentali venivano ricoverati in istituti, che avevano principalmente lo scopo di escluderli dalla società, e dove spesso venivano trattati in modo disumano. Nel 1792 un medico francese, Philippe Pinel, fu incaricato di dirigere un istituto per malattie mentali nei pressi di Parigi. Egli liberò letteralmente dalle catene i ricoverati e prescrisse loro di lavorare e svolgere attività fisica all’aperto.
I medici iniziarono a occuparsi, sistematicamente, dei malati mentali a partire dal XIX secolo. Conosciuti come alienisti, gli psichiatri dell’epoca lavoravano in grandi manicomi, praticando quello che allora veniva chiamato “trattamento morale”: un approccio teso ad acquietare l’agitazione mentale e a ripristinare la ragione. Durante la seconda metà del secolo gli psichiatri abbandonarono questa modalità di trattamento e, con essa, il tacito riconoscimento che la malattia mentale è causata da influenze sia psicologiche sia sociali: per un periodo, l’attenzione si concentrò quasi esclusivamente sui fattori biologici. Era comune l’impiego di farmaci e di altre forme di terapia fisica. Lo psichiatra tedesco Emil Kraepelin identificò e classificò i disturbi mentali in un sistema che costituisce la base della diagnostica moderna. Un’altra figura importante fu lo psichiatra svizzero Eugen Bleuler, che coniò il termine schizofrenia e descrisse le caratteristiche di questa patologia.
All’inizio del XX secolo il riconoscimento, a opera di Sigmund Freud, dell’esistenza di componenti inconsce che agiscono sul comportamento, contribuì ad arricchire il pensiero psichiatrico, modificandone l’impostazione: l’attenzione si spostò sui processi interni alla psiche individuale e la psicoanalisi arrivò a essere considerata la terapia d’elezione per quasi tutti i disturbi mentali. Negli anni Quaranta e Cinquanta l’attenzione si spostò di nuovo, questa volta verso l’ambiente fisico e sociale: molti psichiatri avevano, fino ad allora, ignorato le influenze biologiche, mentre altri erano concentrati su quelle coinvolte nella malattia mentale e usavano forme fisiche di terapia, come l’elettroshock e la psicochirurgia.
A metà degli anni Cinquanta ebbero inizio drastici cambiamenti nel trattamento dei malati mentali, con l’introduzione dei primi farmaci efficaci contro i sintomi psicotici. Insieme alla terapia farmacologica, negli ospedali psichiatrici vennero introdotti trattamenti più liberali e attenti agli aspetti umani. Nello stesso tempo, le ricerche sulla salute mentale condussero a importanti scoperte sul ruolo dei fattori genetici e biochimici nelle malattie mentali e nel funzionamento del cervello. Con gli anni Ottanta la psichiatria spostò nuovamente l’attenzione sui fattori biologici, diminuendo l’interesse per gli influssi dell’ambiente psicosociale sulla salute mentale degli individui. Vedi Antipsichiatria.