| Trova nell'articolo | Sudafrica | Articolo |
| 1. | Introduzione |
Sudafrica (nome ufficiale Republiek van Suid-Afrika, Republic of South Africa, Repubblica Sudafricana), stato dell’Africa meridionale confinante a nord con il Botswana e lo Zimbabwe, a nord-ovest con la Namibia e a nord-est con il Mozambico. Bagnato a sud e a est dall’oceano Indiano e a ovest dall’oceano Atlantico, il Sudafrica comprende le enclave indipendenti del Lesotho e dello Swaziland. La superficie complessiva del paese è di 1.219.090 km²; l’estensione costiera raggiunge i 2.798 km. Capitale amministrativa dello stato è Pretoria, capitale legislativa Città del Capo e capitale giudiziaria Bloemfontein.
| 2. | Territorio |
Il territorio del Sudafrica corrisponde alla parte più meridionale del continente africano. È formato da un antichissimo tavolato coperto di rocce del Paleozoico e delimitato da rilievi che costituiscono i margini rialzati del tavolato stesso. Essi digradano verso le coste, orlate da strette pianure, attraverso una serie di pendenze, solcate da valli, costituenti il cosiddetto Great Escarpment, la Grande Scarpata.
Il tavolato (Veld) occupa circa i due terzi del territorio e può essere suddiviso in tre sezioni principali, convenzionalmente denominate Highveld, Bushveld e Middle Veld. L’Highveld, che occupa la maggior parte del tavolato, è caratterizzato da lievi ondulazioni situate a un’altitudine di circa 1.500 metri. L’orlo nordorientale di questa regione è costituito dalla larga dorsale montuosa chiamata Witwatersrand, nelle province del Transvaal e dello Stato Libero, che ospita i maggiori giacimenti d’oro del paese. A nord-est del Witwatersrand si trova il Bushveld, o bacino del Transvaal, che digrada a ovest verso il fiume Limpopo e il confine con il Botswana. Il Middle Veld occupa la sezione occidentale del tavolato, ha elevazioni che non superano i 1.000 metri ed è digradante verso nord-ovest. È questa una regione rurale, generalmente povera di precipitazioni, che si stende fino all’arido bacino del Kalahari, mentre sul versante occidentale si fonde nella parte meridionale del deserto del Namib.
Nel complesso il tavolato sudafricano forma un insieme unitario, ma la sua parte orientale si distingue dal resto per la sua maggior altitudine, che raggiunge le quote massime nel territorio del Lesotho e nei monti dei Draghi, rilievi formati da tavolati di rocce basaltiche dove si erge la cima più elevata del Sudafrica, lo Champagne Castle (3.375 m). La Grande Scarpata, che circonda il tavolato in un semicerchio esteso da nord-est a sud-ovest, costituisce l’elemento morfologico più caratteristico del Sudafrica con le sue scarpate, le terrazze, il paesaggio movimentato. Nella parte più meridionale del paese, oltre la Grande Scarpata, si eleva una serie di allineamenti montuosi di formazione paleozoica (Tsitsikama, Swartberg, Langeberg, Drakenstein) che terminano con la caratteristica Table Mountain (1.086 m), al di sopra di Città del Capo. Tra questi rilievi e la Grande Scarpata si estendono gli aridi altipiani del Grande e del Piccolo Karroo, formati da rocce conglomeratiche, separati dai monti Swartberg. I monti Langeberg separano il Piccolo Karroo dalla pianura costiera. Le coste presentano poche articolazioni, tranne che nell’estremità più meridionale, dove si trovano le belle rade formate dal Capo di Buona Speranza.
| 1. | Idrografia |
I fiumi principali del Sudafrica sono l’Orange, che nasce nel Lesotho e scorre in direzione sud-ovest attraverso l’Highveld e il Middle Veld; il Vaal, il più importante degli affluenti dell’Orange, che nasce nel nord-est del paese; e il Limpopo che, dopo aver segnato il confine con Botswana e Zimbabwe, entra in Mozambico e continua il suo percorso fino all’oceano Indiano. La portata d’acqua dei fiumi del Sudafrica è estremamente irregolare e molti di essi sono asciutti per gran parte dell’anno. Difficilmente navigabili, vengono utilizzati soprattutto per l’irrigazione. La maggior parte dei fiumi che scendono al mare dalla Grande Scarpata hanno foci ad estuario sulle quali sorgono città portuali.
| 2. | Clima |
Il clima è temperato e subtropicale, con variazioni regionali notevoli dovute alle differenze di altitudine, all’esposizione, alla vicinanza o meno del mare e agli influssi delle correnti oceaniche. Le coste orientali e sudorientali sono influenzate dalla corrente del Mozambico, calda e diretta verso sud, che contribuisce a mantenere elevate le temperature. La costa occidentale è invece influenzata dalla fredda corrente del Benguela, che contribuisce ad abbassare le temperature e a stabilizzare le masse d’aria sulla parte occidentale del paese. Il clima del Sudafrica è generalmente secco; i periodi di siccità sono un fenomeno frequente e l’acqua è un bene prezioso per l’agricoltura e l’industria. Oltre il 67% del territorio è arido o semiarido e riceve meno di 810 mm di pioggia l’anno. Le precipitazioni normalmente diminuiscono verso ovest, arrivando a medie annue inferiori ai 30 mm sulla costa nordoccidentale. Solo il 6% del territorio, concentrato lungo la costa della provincia di KwaZulu-Natal, riceve oltre 1.016 mm di pioggia all’anno.
A eccezione della zona del Capo, la maggior parte del paese si trova sotto l’influenza dei venti orientali, provenienti dall’oceano Indiano. Da ottobre ad aprile il calore accumulato dal suolo crea spesso zone di bassa pressione che attraggono i venti carichi di umidità, favorendo le precipitazioni nelle zone orientali e centrali del paese. Nella costa occidentale le stesse correnti non riescono ad arrivare e le precipitazioni sono scarse, non superando la media annuale di 50 mm. Nell’estremità sudoccidentale, intorno al Capo, è forte l’influenza dei venti occidentali provenienti dall’oceano Atlantico. Questa regione riceve circa 560 mm di pioggia all’anno.
Le temperature medie a gennaio nella città di Durban, sulla costa nordorientale, sono di circa 24 °C, mentre a Johannesburg, nell’Highveld centrosettentrionale, sono di circa 19 °C. Anche se più vicina all’equatore di Durban, Johannesburg gode di un’estate più fresca, grazie all’altitudine (1.750 m sul livello del mare). Le temperature medie di gennaio a Città del Capo, sulla costa meridionale, sono influenzate dai venti freschi provenienti dall’Atlantico meridionale, e sono di circa 20,6 °C.
| 3. | Flora e fauna |
La vegetazione varia da regione a regione in base al regime delle precipitazioni. Lungo la costa orientale, dove le precipitazioni sono intense, si trova una vegetazione tropicale ricca di palme. In alcune valli della Grande Scarpata e lungo la costa meridionale del Capo la copertura vegetale è costituita da foreste, composte prevalentemente da conifere. Nella zona sudoccidentale prevale la macchia sempreverde. Nell’altopiano orientale il suolo permette una crescita abbondante di graminacee, ma la maggior parte dell’area è coperta da tappeti erbosi che rendono l’Highveld simile a una vasta prateria. Il Bushveld presenta invece una vegetazione tipica della savana, mentre nel Middle Veld, dove le piogge sono scarse, prevale una bassa vegetazione arbustiva, così come nelle regioni del Grande Karroo e del Piccolo Karroo.
Numerose sono le specie di mammiferi presenti nel paese, tra cui il leone, l’elefante, la zebra, il leopardo, la scimmia, il babbuino, l’ippopotamo e l’antilope. Grazie alla lunga tradizione di tutela ambientale di cui il governo sudafricano si è fatto garante, questi animali si trovano all’interno di parchi e riserve naturali. Uno dei maggiori successi nel campo della protezione animale è stata la salvaguardia degli elefanti e dei rinoceronti (circa il 90% dei rinoceronti bianchi esistenti sul nostro pianeta vive in Sudafrica). Tra le specie di uccelli si annoverano lo struzzo, la faraona e il gallo cedrone. Nelle acque costiere, molto pescose sul versante atlantico, notevole è la varietà di specie ittiche.
| 4. | Problemi e tutela dell’ambiente |
Il territorio del Sudafrica comprende una grande varietà di ambienti differenti: dalle praterie erbose ai fynbos (caratteristica vegetazione arbustiva delle aree meridionali), dalla savana alle zone semidesertiche. Questi ambienti sono popolati da una straordinaria quantità di specie animali e vegetali che ne rendono assai elevato l’indice di biodiversità. La complessità degli ecosistemi viene tuttavia minacciata dall’impatto delle attività antropiche che determinano l’alterazione del territorio principalmente attraverso le opere di deforestazione, le attività di bracconaggio e l’incontrollata pressione turistica. La progressiva scomparsa di habitat riduce la possibilità di sopravvivenza di molte specie, alcune delle quali sono in via di estinzione. La necessità di valorizzare il territorio e di arginare gli effetti dell’uomo su di esso hanno portato all’istituzione di vaste aree protette.
Il 12,1% (2003) del territorio è coltivato e solo il 7,5% (2005) è coperto da foresta naturale. Grandi aree sono state oggetto di rimboschimento per la protezione dei suoli. Numerosi sono i parchi nazionali, tra cui il Parco nazionale di Kalahari-Gemsbok, nel nord-ovest, il Parco nazionale Kruger, situato nella zona nordorientale del paese, lungo il confine con il Mozambico; il Parco della zona umida di Saint Lucia (World Heritage Site dal 1999); il Parco nazionale Addo Elephant, vicino a Port Elizabeth, e il Parco nazionale di Mountain Zebra (Bergkwagga), vicino a Cradock. A questi si aggiungono centinaia di riserve naturali. In totale, le aree protette corrispondono al 6,1% (2007) del territorio. A livello locale, il paese coopera con Botswana e Lesotho alla gestione di aree protette lungo i confini comuni. Non mancano progetti per unire il Parco nazionale Kruger alla Riserva di Malapati nello Zimbabwe, incorporando una vasta zona boschiva del Mozambico per la creazione un immenso parco transnazionale.
La popolazione del Sudafrica è in rapida crescita e questo grava sempre più sulle risorse naturali e sull’ambiente. Le minacce più serie sono costituite dal pascolo incontrollato del bestiame, dallo sviluppo urbano indiscriminato e dall’inquinamento derivante dalle attività estrattive. Le coltivazioni su terreni poveri hanno provocato una grave erosione dei suoli e una massiccia desertificazione, specialmente nella regione del Karroo. Nella regione dell’Highveld notevoli sono le conseguenze delle piogge acide, causate dall’inquinamento proveniente dalle centrali elettriche.
Il Sudafrica ha ratificato la Convenzione di Ramsar sulla salvaguardia delle zone umide, la Convenzione sul diritto del mare e il Trattato Antartico, oltre a numerosi accordi internazionali sull’ambiente in tema di biodiversità, specie in via d’estinzione, smaltimento dei rifiuti tossici e nocivi, scarico dei rifiuti in mare, salvaguardia della vita marina, abolizione dei test nucleari, protezione dell’ozonosfera, inquinamento navale e caccia alle balene.
| 3. | Popolazione |
La popolazione del Sudafrica è multietnica. Nel 2008 il paese contava 43.786.115 abitanti, di cui il 75,2% era costituito da neri, il 13,6% da bianchi, l’8,6% da etnie miste, dette coloured, e il 2,6% da asiatici. I neri appartengono a numerosi gruppi etnici bantu, tra cui gli zulu, gli xhosa, i sotho, i tswana, i venda, gli ndebele, i tsonga, gli swazi e i pedi. Di questi, gli zulu sono il gruppo più numeroso e rappresentano il 20% della popolazione globale. La maggior parte dei bianchi discende dagli inglesi, dai tedeschi e dagli olandesi, primi colonizzatori europei conosciuti come afrikaner (o boeri) che rappresentano circa il 60% della popolazione bianca. I coloured, che abitano soprattutto nelle province del Capo, sono di razza mista, derivati principalmente da incroci tra neri e afrikaner. La maggior parte degli asiatici ha origini indiane e si trova soprattutto nella provincia di KwaZulu-Natal. Anche un piccolo gruppo di origine malese è compreso nella popolazione asiatica e vive prevalentemente nelle province del Capo.
La segregazione razziale e il monopolio del potere da parte dei bianchi caratterizzarono l’assetto sociopolitico del paese ancor prima della fondazione, nel 1910, dell’Unione Sudafricana. Negli anni Quaranta la segregazione assunse la forma di una vera e propria politica statale (apartheid), inerente tutti gli aspetti della società e tesa a garantire l’assoluto predominio della minoranza bianca. Il sistema dell’apartheid fu abolito agli inizi degli anni Novanta del XX secolo.
L’apartheid ha ovviamente lasciato un’impronta profonda nella società sudafricana. Ancora oggi si registra un grande divario tra le condizioni socio-economiche dei bianchi, il cui tenore di vita è simile a quello dei paesi più sviluppati, e quelle della popolazione di colore, di cui oltre la metà vive al di sotto della soglia di povertà. Le differenze tra bianchi e neri sono evidenti in tutte le sfere della vita sudafricana. Il reddito medio di una famiglia di colore è 7 volte inferiore a quello di una famiglia bianca. Metà della popolazione nera è priva di lavoro e un quarto abita in baracche. La speranza di vita di un nero è di 57 anni (73 quella di un bianco) e la mortalità infantile del 57 per mille (13 per mille per i bianchi). Come eredità delle leggi sulla segregazione residenziale, i bianchi abitano generalmente nel centro delle aree urbane, mentre i neri vivono nelle townships situate in periferia. Dagli inizi degli anni Novanta si registra tuttavia un crescente trasferimento di famiglie di colore di ceto medio verso le zone residenziali precedentemente riservate ai bianchi.
| 1. | Lingua e religione |
Dal 1994 il Sudafrica conta undici lingue ufficiali. All’afrikaans, variante della lingua olandese parlata dalla maggior parte degli afrikaner e dei coloured, e all’inglese, usato come prima lingua dai bianchi e da numerosi asiatici e neri, si sono aggiunte nove lingue bantu: zulu, xhosa, venda, ndbele, sotho, tswana, tsonga, swazi e pedi (vedi Lingue africane). Per gran parte delle popolazioni di colore il bantu rimane la prima lingua.
Circa il 68% della popolazione è di religione cristiana, principalmente protestante. Gli afrikaner appartengono prevalentemente alla chiesa riformista olandese, mentre la maggior parte dei bianchi anglofoni appartiene alle chiese anglicana, metodista o cattolica. Numerose chiese indipendenti praticano religioni sincretiche che combinano il cristianesimo con culti tradizionali africani. Molto diffusi sono i culti animisti. La maggior parte dei sudafricani di origine asiatica è induista o musulmana.
| 2. | Istruzione e cultura |
L’eredità lasciata dal regime dell’apartheid risulta particolarmente evidente nel campo dell’istruzione. A partire dalla metà degli anni Ottanta il governo ha aumentato considerevolmente la spesa per l’istruzione della popolazione di colore. Tuttavia, nonostante la segregazione negli istituti scolastici sia stata abolita, gran parte dei bambini di colore frequenta ancora oggi istituti scarsamente attrezzati. Agli inizi degli anni Novanta la spesa per l’istruzione degli studenti bianchi era quattro volte superiore rispetto a quella per gli studenti di colore. Oggi il tasso di alfabetizzazione della popolazione adulta è dell’87,1% (2005), ma l’analfabetismo è di quasi il 50% per i neri, mentre quello dei bianchi è praticamente nullo.
Il Sudafrica possiede numerose università, attualmente aperte a tutti i gruppi etnici, dove gli insegnamenti vengono impartiti in afrikaans o in inglese. Gli atenei più antichi e più prestigiosi restano comunque, per ora, frequentati prevalentemente da bianchi. Tra questi si ricordano l’Universita di Città del Capo (1829); l’Università di Natal (1909) con sede a Durban e Pietermaritzburg; l’Università dello Stato Libero (1855) a Bloemfontein; l’Università di Pretoria (1908); l’Università di Rhodes (1904); l’Università di Stellenbosch (1918) e l’Università del Witwatersrand (1922). Gli studenti di colore frequentano l’Università di Fort Hare (1916) ad Alice; l’Università del Nord (1959); l’Università dello Zululand (1967), vicino a Empangeni; l’Università di Medicina Sudafricana (1976) e l’Università di Transkei (1977). Dopo lo smantellamento del sistema dell’apartheid, un numero sempre crescente di studenti di colore frequenta gli atenei un tempo riservati ai bianchi.
La segregazione razziale ed etnica, che a lungo ha contrassegnato la vita sociale del paese, ha dato origine a molteplici culture. Nell’ambito della popolazione bianca, la cultura anglosassone è emersa come dominante dopo la fine del regime dell’apartheid e dell’isolamento internazionale che questo sistema aveva creato. Le distinzioni storiche tra gli afrikaner (religiosi e nazionalisti) e gli anglofoni (più cosmopoliti) stanno diminuendo, specialmente tra i giovani. La fine dell’apartheid ha fatto registrare un incremento delle attività culturali interrazziali, benché nelle zone rurali siano ancora molto accentuate le tradizioni culturali dei diversi gruppi etnici di colore.
Quasi tutte le città del Sudafrica possiedono biblioteche pubbliche. Le maggiori sono quella di Johannesburg, la Biblioteca sudafricana di Città del Capo e la Biblioteca di stato di Pretoria. Le principali città del paese ospitano numerosi musei e gallerie d’arte, tra cui il Museo nazionale di Bloemfontein, con collezioni archeologiche, paleontologiche e antropologiche; il Museo africano di Johannesburg; la Collezione Michaelis, la Galleria nazionale sudafricana e il Museo di storia culturale sudafricana di Città del Capo e il Transvaal Museum di Pretoria.
Per ulteriori approfondimenti sulla cultura del paese, vedi Letteratura sudafricana, Teatro africano, Danza africana, Musica africana, Arte africana.
| 4. | Divisioni amministrative e città principali |
Fino al 1994 il paese era suddiviso in quattro province: la Provincia del Capo, il Natal, lo Stato Libero dell’Orange e il Transvaal, e in dieci zone riservate alla popolazione nera, i cosiddetti bantustan. Con la Costituzione entrata in vigore dopo le prime elezioni libere e multirazziali della nazione, nel 1994, il paese è stato suddiviso in nove province: il Gauteng, la Provincia Settentrionale, Mpumalanga, il Nord-Ovest, lo Stato Libero, il KwaZulu-Natal, il Capo Orientale, il Capo Settentrionale e il Capo Occidentale. Le zone riservate alla popolazione nera, comprese quelle dichiarate indipendenti – Transkei, Bophuthatswana, Venda e Ciskei – furono reincorporate nel Sudafrica dopo il 1994.
Le principali città sudafricane sono Città del Capo, capitale legislativa; Johannesburg, centro dei giacimenti auriferi e principale polo industriale, commerciale e finanziario del paese; Durban, importante città portuaria; Pretoria, capitale amministrativa; Port Elizabeth, città portuaria e industriale; Bloemfontein, capitale giudiziaria nonché centro di commercio della carne; Pietermaritzburg, capoluogo del KwaZulu-Natal; Kimberley, centro di produzione dei diamanti; Germiston, che ospita la più grande raffineria aurifera del mondo, e Springs, centro manifatturiero. Soweto, la più grande township nera, è situata alla periferia di Johannesburg. Le tre aree metropolitane di Gauteng, Città del Capo e Durban accolgono circa il 38% della popolazione urbana del paese.
| 5. | Economia |
L’economia sudafricana è la più forte e la più sviluppata del continente. Fino alla prima guerra mondiale essa si basava principalmente sulle risorse minerarie (specialmente diamanti e oro), destinate all’esportazione, e sull’agricoltura. Dopo il 1945 l’industria manifatturiera ha registrato un rapido sviluppo ed è oggi il settore trainante. Un’altra area in forte espansione è quella dei servizi finanziari (il paese ha il settore finanziario più sviluppato dell’Africa subsahariana). Nel 2006 il prodotto interno lordo era di 255.155 milioni di dollari USA, pari a un PIL pro capite di 5.384,10 dollari USA.
| 1. | Agricoltura e allevamento |
La bassa fertilità del suolo e la scarsità delle precipitazioni limitano lo sfruttamento agricolo del territorio. L’85% dei terreni è pertanto riservato all’allevamento. I bianchi gestiscono circa l’87% delle terre all’interno di grandi e moderne aziende agricole, mentre i neri possiedono piccole fattorie gestite con metodi tradizionali. Gli agricoltori neri hanno inoltre un accesso molto limitato al credito agricolo, alle infrastrutture del settore e ai mercati di smercio. La produzione agricola del paese comprende mais, canna da zucchero, frumento, orzo, sorgo, patate, avena e miglio. Tra le colture fruttifere occupano una posizione di rilievo uva, mele, pere e agrumi (pompelmi e limoni). Il settore primario impiega il 10% (2003) della popolazione attiva e fornisce il 2,7% (2006) del PIL.
L’allevamento ha un posto importante nell’economia sudafricana; il patrimonio ovino, destinato alla produzione di lana e pellami, è di notevole consistenza; ingente è anche il numero dei bovini da carne e da latte, e dei suini.
Il legname proviene soprattutto dalle foreste di pini ed eucalipti poste sui versanti marittimi. L’industria ittica è una voce di rilievo sia per il mercato interno sia per le esportazioni (acciughe, sardine, sgombri e merluzzi).
| 2. | Risorse minerarie |
Il Sudafrica è ricchissimo di risorse minerarie, presenti nei filoni che attraversano le formazioni arcaiche del Witwatersrand. Le più importanti per l’economia sono rappresentate da oro, diamanti e carbone. Dalla fine del XIX secolo, quando cominciò lo sfruttamento dei giacimenti su vasta scala, l’industria mineraria è uno dei settori dominanti dell’economia sudafricana, fornendo il 22% (2004) delle esportazioni. Giacimenti d’oro, i più ricchi del mondo, si trovano nel Witwatersrand. La maggior parte dei diamanti proviene dalle riserve situate nei pressi di Kimberley, scoperti nel 1870. Il carbone si trova nelle zone del nord-est, tra il Lesotho e lo Swaziland, e in particolar modo nella provincia del KwaZulu-Natal.
Il sottosuolo sudafricano è inoltre ricco di manganese, rame, nichel, platino, uranio, cromo, amianto, fluorite, vanadio, titanio, stagno, e ferro. I principali giacimenti di manganese e di minerali di ferro si trovano a nord della zona del Capo, mentre il titanio si estrae nella regione costiera orientale. L’uranio viene estratto nel Witwatersrand. Il paese ha giacimenti di gas naturale in mare aperto.
| 3. | Industria |
Prima della seconda guerra mondiale il settore industriale occupava un ruolo marginale rispetto a quello agricolo e minerario. Nel 2006 l’industria nazionale, finanziata in gran parte da capitale privato, forniva tuttavia il 30,9% del PIL del paese, occupando il 25% della forza lavoro. Il nuovo governo, dominato dal Congresso nazionale africano (ANC), ha mantenuto un’economia mista. La produzione industriale è particolarmente attiva nei settori siderurgico, chimico, petrolchimico, agroalimentare, cartario, delle autovetture e dei veicoli commerciali. Di grande importanza i prodotti derivati dal carbone, dal ferro e dall’acciaio. Attivo anche il settore tessile (cotone). I principali centri industriali del paese sono Città del Capo, Johannesburg, Durban e Port Elizabeth.
| 4. | Commercio e finanza |
Minerali e metalli costituiscono, insieme al petrolio, il 30% delle esportazioni. Nel 2004 il valore totale delle esportazioni fu di 40.206 milioni di $ USA, a fronte di importazioni per 47.794 milioni di dollari. Tra i principali prodotti esportati si annoverano diamanti e altre pietre preziose, minerali e combustibili, metalli e macchinari, prodotti alimentari e chimici. Il paese importa prevalentemente prodotti industriali (macchinari, mezzi di trasporto). I principali partner commerciali del Sudafrica sono il Giappone, la Gran Bretagna, gli Stati Uniti, la Germania, la Svizzera, l’Italia, il Canada e i Paesi Bassi.
L’unità monetaria del paese è il rand. L’istituto responsabile per l’emissione della moneta è la South African Reserve Bank, fondata nel 1920. Johannesburg è sede di un’importante Borsa Valori.
| 5. | Trasporti e vie di comunicazione |
La rete stradale si sviluppa per 275.971 km, di cui solo il 21% è asfaltato. La rete ferroviaria nazionale raggiunge i 20.247 km, di cui 18.450 elettrificati. La principale compagnia aerea del paese è la South African Airways e l’aeroporto maggiormente trafficato è quello di Johannesburg. Altri aeroporti si trovano a Pretoria, Durban, Città del Capo e East London. I maggiori porti della nazione si trovano a Città del Capo, Mossel Bay, Port Elizabeth, East London, Durban (al servizio del Witwatersrand), Saldanha e Richards Bay.
| 6. | Ordinamento dello stato |
L’Unione Sudafricana, dal 1910 dominion autonomo nell’ambito del Commonwealth, divenne indipendente a tutti gli effetti nel 1931; il paese assunse la nuova denominazione di Repubblica Sudafricana nel 1961. Sottoposto dal 1948 al rigido sistema di segregazione razziale dell’apartheid, basato sul predominio della minoranza bianca sulla popolazione nera, nel 1993 il paese è approdato, dopo un lungo conflitto, alla democrazia e al multipartitismo. La Costituzione, ratificata nel 1996, garantisce la convivenza multirazziale e la tutela delle minoranze.
| 1. | Potere esecutivo |
Il presidente della repubblica ha ampi poteri. Eletto dal Parlamento con un mandato di cinque anni, è anche capo del governo; è assistito nelle funzioni esecutive da un vicepresidente e dai ministri, da lui nominati.
| 2. | Potere legislativo |
Il sistema legislativo è basato su un Parlamento composto da due camere: l’Assemblea nazionale riunisce 400 membri eletti con sistema proporzionale per cinque anni, ed è presieduta dallo speaker. Il Consiglio nazionale delle province ha 90 membri designati dalle assemblee provinciali per cinque anni; ha speciali poteri di tutela degli interessi regionali. Hanno diritto al voto tutti i cittadini a partire dai 18 anni di età.
| 3. | Potere giudiziario |
L’ordinamento giudiziario, basato sulla Common Law anglosassone e sul diritto olandese, prevede una Corte costituzionale, una Corte suprema d’appello e, a livello provinciale, Alte corti; tutte fanno capo al Dipartimento di giustizia. La pena di morte è stata abolita nel 1997.
| 4. | Istituzioni periferiche |
Il Sudafrica comprende nove province, dotate di ampia autonomia, ciascuna con un proprio Parlamento composto da un numero di membri variabile da 30 a 80.
| 5. | Difesa |
Il servizio militare è obbligatorio per tutti i cittadini maschi abili a partire dai 18 anni di età. Le forze armate contavano, nel 2004, 55.750 effettivi.
| 6. | Forze politiche |
Dopo quasi mezzo secolo di apartheid, le prime elezioni libere e multirazziali si sono tenute nel 1994. Il maggiore partito del paese è oggi il protagonista della lunga lotta all’apartheid, l’African National Congress (ANC), che include il Partito comunista sudafricano (South African Communist Party, SACP). Tra le altre importanti forze politiche si annoverano: il Partito democratico (Democratic Party; liberali), che nel 2000 ha costituito con il Nuovo partito nazionale (New National Party, conservatori) una formazione politica chiamata Alleanza democratica (Democratic Alliance); e il Partito Inkatha per la libertà (Iqembu lenatha yenkululeko/Inkatha Freedom Party; conservatori), maggioritario tra l’etnia zulu.
| 7. | Storia |
Nella regione sono stati rinvenuti resti di ominidi risalenti a oltre 2 milioni di anni fa. Verso il X secolo a.C. si stabilirono nella regione popolazioni khoisan (i cacciatori-raccoglitori san, e i pastori koi-koi), i cui discendenti popolano oggi il deserto del Kalahari, e in seguito, verso il 100 a.C., i bantu.
| 1. | L’arrivo degli europei |
I primi europei giunti sul territorio sudafricano furono, nel XV secolo, i portoghesi, che ne esplorarono la costa alla ricerca dell’oro e di una rotta d’accesso verso l’Oriente. Nel 1488 il portoghese Bartolomeu Díaz fu il primo a circumnavigare l’Africa e a scoprire il capo di Buona Speranza, mentre dieci anni dopo Vasco da Gama doppiò il capo e raggiunse le coste del Natal. L’apparente scarsità di metalli preziosi e l’ostilità dimostrata dai koi-koi scoraggiarono tuttavia i primi esploratori dallo spingersi nell’entroterra del paese. Altri europei (principalmente inglesi e olandesi) utilizzarono il capo di Buona Speranza come base d’appoggio per le loro missioni commerciali in Oriente e nel 1652 gli olandesi stabilirono nel Capo una colonia permanente.
I primi coloni furono inviati dalla Compagnia olandese delle Indie Orientali, con l’incarico di creare un insediamento stabile a Table Bay (odierna Città del Capo). La scarsità di manodopera impose l’uso di schiavi importati dall’India e dall’Indonesia o appartenenti alla locale popolazione koi-koi. La Compagnia responsabile del progetto chiamò inoltre un certo numero di fattori olandesi (boeri, “contadini”) che si stabilirono lungo il fiume Liesback e iniziarono a sviluppare una cultura e una lingua proprie (l’afrikaans). L’insediamento bianco si ingrossò con l’arrivo di nuovi coloni olandesi e, dopo il 1688, di ugonotti francesi in fuga dalle persecuzioni di cui erano oggetto in patria. Alla fine del XVIII secolo i coloni possedevano la gran parte delle terre della regione e Città del Capo era diventata un porto di primaria importanza, nonché la principale stazione intermedia negli scambi tra l’Europa e le Indie Orientali.
| 2. | La colonizzazione britannica |
Nel 1814 la Gran Bretagna acquisì la colonia del Capo, dopo averla invasa due volte durante le guerre napoleoniche. A partire dal 1820 migliaia di coloni britannici giunsero in Sudafrica; l’inglese divenne la lingua ufficiale del luogo e, a sottolineare la diversità con la tradizione boera, venne abolita la schiavitù (1833). La difficile convivenza con i nuovi coloni spinse 10.000 boeri a spostarsi nell’entroterra del paese lungo i fiumi Orange e Vaal (vedi Grande Trek). Dopo aver battuto gli zulu nella battaglia di Blood River (“fiume di sangue”, dicembre 1838), nel 1840 i boeri diedero vita alla repubblica del Natal, che nel 1843 venne tuttavia annessa dai britannici.
I boeri abbandonarono allora la regione e, con una nuova migrazione verso nord-ovest, formarono le repubbliche del Transvaal (1852) e dell’Orange (1854). Nel 1886 la scoperta di ricchissimi giacimenti di diamanti e oro nel Transvaal suscitò tuttavia nuove mire espansionistiche da parte dell’impero britannico. Nel 1868 gli inglesi annetterono il Basutoland, nel 1871 il Capo settentrionale (comprendente i giacimenti di diamanti di Kimberley), e nel 1877 riaprirono le ostilità con i boeri invadendo il Transvaal. Sconfitti dai boeri in due violente battaglie (1881 e 1883), gli inglesi si ritirarono dal Transvaal, alla cui presidenza venne eletto Paul Krüger.
| 3. | La guerra anglo-boera |
La scoperta, nel 1886, di giacimenti d’oro nel Transvaal meridionale (che coincise con l’occupazione tedesca dell’Africa del Sud-Ovest, attuale Namibia) attirò nella regione altre migliaia di coloni britannici. Nel 1890 la Gran Bretagna bloccò l’espansionismo boero nel Bechuanaland (attuale Botswana) annettendo la regione; Krüger impose allora pesanti tasse agli uitlanders (“stranieri”; nome dato dai boeri ai coloni inglesi) e alle compagnie britanniche. A seguito di ripetuti sconfinamenti britannici nei territori boeri, nell’ottobre del 1899 Krüger dichiarò guerra alla Gran Bretagna. La guerra anglo-boera si concluse nel 1902 con la sconfitta boera e con il passaggio dello Stato libero di Orange e del Transvaal sotto la sovranità della Corona britannica (trattato di Vereeniging). Nel 1906-1907 i due stati ottennero lo status di colonie autonome, con governi e costituzioni proprie. Nel 1910 il Parlamento britannico riunì i quattro possedimenti (Transvaal, Orange, Cap e Natal) nel dominion autonomo dell’Unione Sudafricana, alla cui guida, in veste di primo ministro, venne nominato Louis Botha, già comandante dell’esercito boero.
| 4. | Lo stato segregazionista afrikaner |
A partire dalla sua fondazione, l’Unione Sudafricana basò la propria organizzazione statale e sociale sul segregazionismo, relegando la maggioranza della popolazione non bianca (africani, asiatici, meticci) ai margini della vita politica ed economica. Al 1911 risale la prima legge segregazionista, che proibiva alle maestranze di colore l’impiego in lavori specializzati. Nel 1913, con l’approvazione del Native Land Act, il 93% del territorio dell’Unione venne riservato alla minoranza bianca. Contro il sistema segregazionista si mobilitò sia la comunità indiana sotto la guida di Mohandas K. Gandhi, sia quella nera, nel cui seno nel 1912 nacque un movimento per i diritti civili, l’African National Congress (ANC).
Allo scoppio della prima guerra mondiale, il governo sudafricano diede il suo pieno appoggio alla Gran Bretagna e agli Alleati, e nel 1915 stroncò con fermezza le agitazioni promosse da movimenti filotedeschi afrikaner. Quello stesso anno il Sudafrica occupò la Namibia, ottenendone il mandato fiduciario nel 1920 dalla Società delle Nazioni. Alla morte di Louis Botha (1919), la carica di primo ministro passò al moderato e filobritannico Jan Christiaan Smuts e nel 1924 a James Barry Hertzog, fondatore del National Party e sostenitore della supremazia dei bianchi. Negli anni Venti il sistema segregazionista venne rinforzato con l’interdizione ai neri delle aree dei bianchi (1923); nel 1927 venne sottoposto a sanzioni anche il rapporto sessuale tra persone di diverso colore, se consumato fuori dal matrimonio. Nel 1925 l’afrikaner diventò la lingua ufficiale del paese, che nel 1931 acquistò la piena sovranità in seno al Commonwealth (statuto di Westminster). Negli anni Trenta, in seno alla comunità afrikaner si fece strada un nuovo movimento guidato da Daniel F. Malan, improntato a un nazionalismo ancora più radicale e sensibile, come la gran parte dei coloni tedeschi dell’Africa del Sud-Ovest, alla propaganda di Adolf Hitler.
Hertzog ricoprì la carica di premier fino al 1939, quando la dichiarazione di guerra della Gran Bretagna alla Germania determinò un nuovo avvicendamento al governo del paese; Hertzog, attestato su posizioni di neutralità, dovette passare la mano a Smuts, che in settembre entrò in guerra accanto alla Gran Bretagna. Tuttavia, a causa della diffusione di un atteggiamento di forte simpatia verso la Germania nazista, non si ebbe una chiamata nazionale alle armi e le truppe sudafricane che combatterono nel Nord dell’Africa e in Italia furono costituite da volontari. Durante la guerra, i filonazisti condussero una violenta campagna terroristica rivolta a indebolire lo sforzo bellico del paese.
| 5. | Il regime dell’apartheid |
Alla fine della guerra, il rafforzamento delle lotte anticolonialiste mise in allarme il regime razzista sudafricano. Nel 1948 Malan riuscì a prevalere su Smuts, intraprendendo un’opera di sistematizzazione della segregazione razziale; da quel momento l’apartheid diventò la principale colonna su cui poggiava l’organizzazione politica, economica e sociale del paese. Con il pieno sostegno del Parlamento, Malan introdusse numerose leggi che condannavano le persone di colore a una condizione di permanente inferiorità. Giocando sapientemente la carta della Guerra Fredda, Malan fece approvare una durissima legge anticomunista (1950), accanto al divieto dei matrimoni misti (perseguibili come reato) e alla creazione di un sistema educativo separato per la popolazione nera.
Nello stesso anno venne adottato il Group Area Act, provvedimento che, oltre a dividere la popolazione in quattro gruppi razziali (bianchi, neri, meticci e asiatici), negò a tutti i cittadini che non fossero di razza bianca il diritto di risiedere nelle città senza un permesso speciale o di transitarvi senza un apposito lasciapassare. Il provvedimento assegnava infine a ogni comunità non bianca un’area di insediamento obbligata (la cosiddetta homeland, “patria”, o bantustan). Il processo di consolidamento dell’apartheid culminò nel 1956 con l’abolizione generalizzata del diritto di voto alle popolazioni non bianche in tutte le consultazioni non direttamente connesse alle homelands. La risposta dell’ANC a questa politica fu un’intensificazione delle campagne di disobbedienza civile guidate da Nelson Mandela, diventato il leader del movimento.
La lotta contro il segregazionismo fu violentemente repressa dal regime di Pretoria, mietendo molte vittime tra la popolazione di colore, come ad esempio nel cosiddetto “massacro di Sharpeville” (1960), in cui la polizia uccise decine di manifestanti. Dopo questo episodio il governo dichiarò lo stato d’emergenza in tutto il paese; migliaia di attivisti neri furono arrestati e i loro partiti politici (l’ANC e il Congresso panafricano, CPA) messi al bando. In seguito a un referendum riservato ai bianchi (maggio 1961), il paese assunse la nuova denominazione di Repubblica Sudafricana, ritirandosi dal Commonwealth. Un anno dopo, l’approvazione di una Legge sul sabotaggio rese di fatto illegale qualsiasi forma di opposizione politica. L’ANC e il CPA decisero a quel punto di opporre una resistenza armata al regime. La risposta del governo razzista non si fece attendere; nel 1964, Mandela fu riconosciuto colpevole di sabotaggio e tradimento e venne condannato all’ergastolo.
Per indebolire ulteriormente la popolazione di colore e tentare di dividerla al suo interno, il governo creò dieci bantustan autonomi. All’interno di ognuno di essi l’etnia prevalente ebbe riconosciuti alcuni poteri di autogestione amministrativa che tuttavia non eliminavano la dipendenza dalle strutture di governo centrali. Per rendere ulteriormente accettabile questa suddivisione, tra il 1976 e il 1981 il governo concesse la piena “indipendenza” a Transkei, Bophuthatswana, Ciskei e Venda. La politica del governo razzista creò gravi tensioni all’interno della comunità nera, soprattutto tra l’ANC e l’Inkatha, radicata tra gli zulu del Capo e del KwaZulu-Natal.
Negli anni Sessanta si acuì lo scontro tra Pretoria e la comunità internazionale, non più disposta a tollerare l’esistenza di un regime razzista bianco in Africa. Nel giugno del 1964 il Consiglio di sicurezza dell’ONU espresse la prima condanna ufficiale dell’apartheid. Nell’ottobre del 1966 l’Assemblea generale si pronunciò per la fine del protettorato sudafricano sui territori del sud-ovest africano, dove si andò rafforzando la guerriglia dell’Organizzazione popolare del sud-ovest africano (SWAPO).
| 6. | La lotta contro l’apartheid |
L’indipendenza raggiunta nel 1975 dalle vicine colonie portoghesi dell’Angola e del Mozambico (uniche fino ad allora, insieme alla Rhodesia, a sostenere il regime razzista di Pretoria) fece aumentare le pressioni della comunità internazionale per una normalizzazione della situazione sudafricana. Gravissimi incidenti scoppiarono nel 1976 in seguito al massacro di centinaia di persone da parte delle forze di polizia nel corso di una manifestazione di protesta di studenti del ghetto di Soweto contro l’uso obbligatorio dell’afrikaans. L’episodio ebbe un fortissimo impatto sull’opinione pubblica internazionale, rafforzando il fronte favorevole a imporre sanzioni economiche al Sudafrica. Sul fronte interno provocò un aumento di consenso dell’ANC, che organizzò imponenti manifestazioni di protesta in tutto il paese; la risposta del regime razzista fu brutale, culminando nel 1977 con l’assassinio del fondatore del Movimento di coscienza nera Stephen Biko, morto in cella per i maltrattamenti subiti dopo l’arresto.
Nel 1978 il primo ministro Balthazar J. Vorster si dimise e fu sostituito da Pieter Willem Botha. Questi cercò di salvaguardare il sistema dell’apartheid, introducendo tuttavia alcune riforme costituzionali e ammettendo nel Parlamento membri meticci e di razza asiatica. Nel 1984 una nuova Costituzione ribadì il divieto per la popolazione di colore di partecipare al processo politico nazionale, suscitando una nuova ondata di manifestazioni di protesta alle quali il governo oppose lo stato di emergenza e la censura. Nello stesso anno il vescovo anglicano Desmond Tutu, uno dei grandi avversari della segregazione razziale, venne insignito del premio Nobel per la pace.
| 7. | La fine dell’apartheid |
Verso la metà degli anni Ottanta gli Stati Uniti e la Comunità Europea decisero infine di imporre sanzioni economiche e diplomatiche contro il regime di Pretoria. Nel 1989 a Botha successe alla guida del paese Frederik Willem De Klerk. Di concerto con le potenze occidentali, questi avviò delle trattative segrete con Nelson Mandela. Nel febbraio del 1990 De Klerk revocò la trentennale messa al bando dell’ANC, liberando il suo leader Mandela. Dopo lunghi e complessi negoziati, il 13 novembre 1993 Mandela e De Klerk firmarono gli accordi di transizione al regime democratico. Le prime elezioni libere della storia del Sudafrica si svolsero nell’aprile del 1994 e sancirono la netta affermazione dell’ANC. Mandela assunse la carica di presidente e la guida di un governo di unità nazionale, facendosi promotore di una politica di riconciliazione. Nello stesso anno il paese venne riammesso nel Commonwealth.
Nel maggio 1996 il Sudafrica si diede una nuova carta costituzionale, approvata nel 1997. Nel giugno di quell’anno il National Party di De Klerk abbandonò il governo di unità nazionale, lasciando all’ANC il compito di guidare il paese.
Nell’ottobre 1998 la Commissione per la verità e la riconciliazione nazionale, insediata nel 1996 sotto la presidenza del vescovo Desmond Tutu, concluse i suoi lavori; la relazione finale mise in luce i crimini perpetrati dal regime dell’apartheid, condannando anche gli episodi delittuosi di cui si erano resi protagonisti l’ANC e l’Inkatha. La Commissione avviò in seguito la valutazione di settemila richieste di perdono, respingendo la proposta di un’amnistia globale, avanzata soprattutto dalle forze politiche legate al passato regime segregazionista. I lavori della commissione furono accompagnati da tensioni e polemiche, ma favorirono l’instaurarsi di un clima di dialogo tra le diverse comunità del paese.
| 8. | Una difficile normalizzazione |
Nel 1998, Mandela e De Klerk, i due protagonisti dell’abolizione dell’apartheid, abbandonarono la guida dei rispettivi partiti, l’ANC e il National Party.
Nelle elezioni legislative del giugno 1999 l’ANC, favorito anche dalla frammentazione dell’opposizione, ottenne il 66% dei suffragi e 266 seggi al Parlamento, mancando di un solo seggio la maggioranza di due terzi necessaria per cambiare la Costituzione. Le elezioni segnarono il passaggio del potere nelle mani di Thabo Mbeki, il quale, unico candidato, in giugno venne eletto per acclamazione alla presidenza del paese. Il nuovo governo tentò di favorire l’integrazione, promuovendo al contempo lo sviluppo della comunità nera. Allo scopo di favorire la formazione di un’imprenditorialità di colore, il governo lanciò un piano, chiamato Black Empowerment, che si avvalse dei proventi della privatizzazione di imprese statali e della collaborazione di grandi imprese private.
La situazione economica, migliorata durante il 1999, non consentì tuttavia al governo di affrontare energicamente i grandi problemi sociali (soprattutto disoccupazione e criminalità) che continuavano ad affliggere il paese e in particolare la comunità nera. Nonostante il notevole miglioramento nelle relazioni tra l’ANC e l’Inkatha Freedom Party, scontri tra i membri dei due movimenti si verificarono nelle province del Capo e del KwaZulu-Natal.
Nel luglio del 2000 si svolse a Durban la tredicesima conferenza sull’AIDS. Voluta da Mandela, la conferenza portò all’attenzione internazionale la disputa giudiziaria che da quattro anni opponeva trentanove multinazionali farmaceutiche al governo sudafricano, citato in giudizio nel 1997 per aver autorizzato, con il Medicine Act, la produzione interna e l’acquisto di “copie” a basso costo di medicinali protetti da brevetto, al fine di assicurare le cure fondamentali alle centinaia di migliaia di persone colpite dal virus. Accogliendo l’appello di Mandela (che raccolse in pochi mesi centinaia di migliaia di firme in tutto il mondo e incontrò il consenso di importanti organizzazioni internazionali, tra cui Médecins sans Frontières e Amnesty International), le multinazionali ritirarono la denuncia nell’aprile 2001.
Al nuovo Sudafrica venne riconosciuto un importante ruolo internazionale; nel 2001 ospitò la conferenza dell’ONU sul razzismo e nel 2002 il summit internazionale sullo sviluppo sostenibile. Il paese fece valere il suo peso diplomatico nelle crisi della regione e assunse la guida del NEPAD (Nuovo partenariato per lo sviluppo africano) e dell’Unione africana.
| 9. | Sviluppi recenti |
Gravato dalla difficile eredità dell’apartheid, il paese non riesce ancora a fronteggiare efficacemente la povertà, la disoccupazione e la diffusione dell’AIDS, che colpiscono soprattutto la comunità nera.
Nonostante un diffuso malcontento, nelle elezioni legislative dell’aprile 2004 l’ANC ottiene il 70% dei suffragi e 279 dei 400 seggi del Parlamento sudafricano; Thabo Mbeki è confermato alla presidenza del paese.