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Egitto
1. Introduzione

Egitto (nome ufficiale al-Jumhūrīya Misr al-‘Arabīya, Repubblica Araba d’Egitto), stato dell’Africa nordorientale comprendente la penisola del Sinai, in Medio Oriente. Confina a nord-est con Israele, a sud con il Sudan, a ovest con la Libia ed è bagnato a nord dal mar Mediterraneo e a est dal Mar Rosso. Ha una superficie di 997.739 km² e un’estensione costiera di 2.450 km. La capitale è Il Cairo.

2. Territorio

Il territorio dell’Egitto è prevalentemente desertico. Le aree fertili, coltivate e abitate sono meno del 10% della superficie complessiva e coincidono con la valle del Nilo, il suo delta e le oasi presenti nella sezione occidentale del vasto tavolato desertico. A ovest della valle del Nilo si estende il Deserto libico (o Deserto occidentale), a est il Deserto arabico (o Deserto orientale).

Il Deserto libico, prolungamento del Sahara, occupa circa i due terzi del paese. Chiamato anche “Grande mare di sabbia”, presenta numerose depressioni, la maggiore delle quali è la vasta area di Qattâra (18.000 km²), che raggiunge una profondità di 133 m sotto il livello del mare (il secondo punto più basso dell’Africa). Il Deserto libico è costellato di oasi alimentate da una grande falda acquifera sotterranea; tra queste vi sono, da nord a sud, le oasi di Siwa, al-Fayyum, Bahriyah, Farafirah, Dakhilah e Kharijah. Sulla riva orientale del Nilo, il Deserto arabico si estende fino al canale di Suez con un’altitudine media di 600 m e si innalza in rilievi scoscesi che superano i 2.000 m lungo la costa del Mar Rosso. Nell’estremo sud, al confine con il Sudan, si trova il deserto di Nubia, vasta regione di dune e pianure sabbiose. Infine la penisola del Sinai, compresa tra il golfo di Suez e quello di Aqaba, è in prevalenza montuosa e culmina nel Monte Caterina (2.637 m), la cima più elevata dell’Egitto; nelle vicinanze sorge il monte Sinai (2.284 m) dove, secondo l’Antico Testamento, Mosè ricevette le Tavole della legge.

1. Idrografia

La rete idrografica dell’Egitto è dominata dal Nilo, che entra nel paese dal Sudan e prosegue verso nord per circa 1.500 km prima di sfociare nel mar Mediterraneo. Lungo il suo corso in territorio egiziano, il Nilo attraversa una valle resa fertile grazie a estesi sistemi di irrigazione, creati con la costruzione di numerose dighe: le più imponenti sono le dighe di Assuan che hanno consentito la creazione del lago Nasser, ampio bacino artificiale situato al confine con il Sudan. Nei pressi del Cairo la valle si unisce al delta (circa 24.000 km²), formando un’estesa pianura corrispondente all’area più fertile del paese: i principali rami deltizi sono quelli di Rosetta e di Damietta. Una serie di bacini lacustri poco profondi si estende verso l’estremità del delta prossima al mare, mentre un lago più grande, il Birkat Qarun, si trova nella parte interna del deserto, a nord della città di Al-Fayyum. Lungo il corso del Nilo si distinguono due regioni geograficamente e storicamente distinte: il Basso Egitto, nel nord, che include l’ampia zona del delta, e l’Alto Egitto, nel sud, corrispondente all’area della valle a sud del Cairo. Malgrado la notevole estensione (2.450 km), la costa egiziana presenta poche insenature adatte a ospitare porti, a eccezione della regione deltizia.

2. Clima

Il clima è caratterizzato da una stagione calda, da maggio a settembre, e da una stagione fresca, da novembre a marzo. Le temperature in entrambe le stagioni sono influenzate dai venti che soffiano da nord. Nella regione costiera le temperature medie variano da un massimo di 37 °C a un minimo di 14 °C. Nei deserti si verificano marcate escursioni termiche che variano da una media di 45,6 °C durante il giorno, a una media minima di 5,6 °C dopo il tramonto. Durante l’inverno le temperature nel deserto scendono spesso fino a 0 °C. Le zone più umide si trovano lungo la costa mediterranea, dove si hanno precipitazioni medie annuali di circa 200 mm. Scendendo verso sud le precipitazioni diminuiscono rapidamente; al Cairo le precipitazioni non superano i 30 mm annui e in molte zone desertiche si possono verificare lunghissimi periodi di siccità.

3. Flora e fauna

La vegetazione del paese cresce perlopiù nella regione del delta e nelle oasi, dove si trovano in prevalenza palme da dattero; nelle regioni aride si incontrano specie tipiche delle regioni desertiche, soprattutto arbustive, mentre il papiro, un tempo diffuso lungo le sponde del Nilo, oggi cresce soltanto nelle estreme regioni meridionali del paese.

La fauna del paese è limitata a causa dell’aridità del clima. Nelle aree semidesertiche vive la gazzella, mentre nei deserti si incontrano rettili quali l’aspide di Cleopatra, vipere e lucertole. In alcune zone, principalmente nel delta e nelle aree montuose lungo il Mar Rosso, si trovano la volpe del deserto (o fennec), la iena, lo sciacallo, il topo delle piramidi e la mangusta. Il coccodrillo e l’ippopotamo, un tempo comuni nel basso corso e nel delta del Nilo, attualmente si trovano solo nell’alto Nilo. Le specie ornitologiche abbondano soprattutto nel delta e nella valle del Nilo e comprendono l’airone bianco, l’upupa, il piviere, il pellicano, l’airone, la cicogna, la quaglia e il beccaccino. Tra i rapaci si trovano l’aquila, l’avvoltoio, il gufo, il nibbio e il falco. Nelle acque del Nilo vivono numerose specie ittiche.

4. Problemi e tutela dell’ambiente

L’Egitto è un paese quasi interamente desertico, la cui unica riserva significativa di acqua potabile è costituita dal Nilo. Lungo le rive del fiume è concentrata la maggior parte della terra coltivabile, della popolazione e dei centri urbani. La costruzione della diga di Assuan ha permesso di controllarne le piene, di ampliare le pianure alluvionali esistenti e di produrre energia idroelettrica. Lo sbarramento del corso ha tuttavia comportato problemi ambientali di notevole portata: con la creazione dell’enorme bacino artificiale creato dalla diga (il lago Nasser), il suolo preesistente, un tempo rinnovato dalle inondazioni annuali, è stato definitivamente sommerso, mentre il nuovo suolo desertico, irrigato grazie alle acque del bacino, è stato interessato dal fenomeno della salinizzazione. Le pianure alluvionali e quelle del delta, situate lungo la costa mediterranea, un tempo alimentate dal limo depositato dalle piene, sono state in breve erose dal mare, causando l’inevitabile degrado dei ricchi habitat naturali. Il limo, trattenuto dalla diga, si deposita sul fondo del bacino artificiale, determinando l’innalzamento del livello delle acque. Il ricorso intensivo a fertilizzanti chimici, infine, ha determinato un aumento della contaminazione delle acque e dell’incidenza di varie malattie associate all’inquinamento idrico. L’inquinamento petrolifero è anche una grave minaccia per barriere coralline, spiagge e habitat marini.

Il paese possiede una ricca biodiversità e una considerevole varietà di habitat legati al Nilo e alla sua complessa ecologia. La regione del Nilo è un’importante stazione lungo le rotte migratorie degli uccelli dall’Europa all’Africa. Nel paese, 46 specie animali sono in pericolo di estinzione, e solo il 4,6% (2004) del territorio è protetto. In Egitto si trovano 7 World Heritage Sites, tra i quali ricordiamo i siti archeologici di Menfi, Tebe e i monumenti nubiani da Abu Simbel a Philae.

L’Egitto ha ratificato la Convenzione sul diritto del mare e i Trattati per il legname tropicale del 1983 e del 1994, oltre a numerosi accordi internazionali sull’ambiente in materia di biodiversità, specie in via d’estinzione, caccia alle balene, desertificazione, zone umide, cambiamenti climatici, modificazioni ambientali, protezione dell’ozonosfera, inquinamento marino, smaltimento di rifiuti nocivi e abolizione dei test nucleari.

3. Popolazione

La formazione del popolo egiziano risale al periodo Gerzeano (IV millennio a.C.) con l’insediamento nella regione di popolazioni appartenenti al ceppo camito-semitico. La popolazione attuale è formata dai discendenti delle popolazioni autoctone premusulmane (gli antichi egizi) e degli arabi che nel VII secolo conquistarono l’area.

La composizione etnica del paese distingue tradizionalmente i copti, di discendenza camitica e dediti alle attività commerciali, e i fellahin, contadini insediati nelle aree rurali. Successivamente i due gruppi subirono l’influenza della conquista araba e oggi convivono nelle aree urbane dove i copti si distinguono ormai unicamente per la loro fede religiosa (vedi Chiesa copta). Nelle regioni meridionali vivono i nubiani, popolazione autoctona insediata in prevalenza nei villaggi lungo il Nilo, mentre nelle regioni desertiche vivono gruppi di pastori nomadi o seminomadi, principalmente beduini. Nelle città vivono inoltre minoranze turche e armene.

La popolazione dell’Egitto è di 80.264.543 abitanti (2007), con una densità media di 81 unità per km² e un tasso di crescita annuale dell’1,71%. Il 42% degli abitanti risiede in centri urbani.

1. Lingua e religione

La lingua ufficiale è l’arabo; diffusi in ambito commerciale e turistico, e tra le classi colte, sono inoltre l’inglese e il francese. Il copto viene utilizzato quasi esclusivamente nelle cerimonie religiose. La lingua berbera è parlata in alcuni villaggi delle oasi occidentali.

La religione ufficiale è quella islamica di rito sunnita, praticata dal 94% circa della popolazione. La principale minoranza religiosa è rappresentata dai copti (circa 5%), mentre meno dell’1% della popolazione appartiene alle chiese greca ortodossa, cattolica e armena.

2. Istruzione e cultura

La scuola primaria è gratuita e obbligatoria dai sei agli undici anni di età. Tra la popolazione adulta il tasso di alfabetizzazione è del 59,3% (2005).

Nel paese hanno sede tredici università. Il più antico istituto di studi superiori del mondo islamico ancora attivo è l’Università di Al-Azhar, al Cairo, fondata nel 970 come scuola coranica; altri istituti importanti della capitale sono l’Università di Ayn Shams, fondata nel 1950, l’Università del Cairo (1908) e l’Università Americana (1919). Nelle altre città, università di rilievo sono quella di Alessandria (1942) e quella di Asyùţ (1957). Tra i numerosi musei che custodiscono lo straordinario patrimonio artistico e archeologico dell’Egitto vi è il Museo Egizio del Cairo.

Per approfondimenti riguardanti la cultura del paese, vedi Mitologia egizia; Arte egizia; Lingua egizia; Letteratura egizia; Arte copta; Letteratura araba; Cinema africano.

4. Divisioni amministrative e città principali

L’Egitto è amministrativamente diviso in 27 governatorati (muhafazat, sing. muhafazah). Oltre alla capitale, Il Cairo, altri importanti centri urbani sono la città portuale di Alessandria; Assuan, nel cuore della Nubia, sul Nilo; Giza, centro industriale vicino al Cairo; Porto Said, situato nel punto in cui il canale di Suez sbocca nel Mediterraneo; Suez, nella zona meridionale del canale; Asyùţ, dinamico centro artigianale.

5. Economia

Per millenni fondata sull’agricoltura, l’economia egiziana subì una prima modernizzazione in epoca coloniale, che tuttavia andò a beneficio delle imprese straniere e di una piccola elite locale. Ispirato a ideali nazionalisti panarabi e socialisti, negli anni Cinquanta del Novecento il governo repubblicano guidato da Gamal Abd el Nasser diede un forte impulso all’intervento dello stato, simboleggiato dalla nazionalizzazione del canale di Suez (1956) e dall’avvio della costruzione dell’imponente diga di Assuan (1960). Agli inizi degli anni Sessanta Nasser varò una riforma agraria e nazionalizzò gran parte del settore industriale e creditizio e le proprietà estere, sottoponendo a severi controlli le imprese lasciate all’iniziativa privata. Lo sviluppo economico fu tuttavia ostacolato dallo scarso successo dei piani quinquennali ma, soprattutto, dai catastrofici effetti del conflitto arabo-israeliano del 1967 (vedi Guerra dei Sei giorni), che non solo inflisse gravi danni all’apparato industriale egiziano, ma ebbe come conseguenza la perdita del petrolio del Sinai e la chiusura del canale di Suez, la principale risorsa economica del paese.

Negli anni Settanta, con l’ascesa di Anwar al-Sadat al potere, fu avviata nel paese una politica di apertura verso i paesi occidentali e di liberalizzazione dell’economia (la cosiddetta infitah), intesa soprattutto ad attirare investimenti esteri. Nonostante un rilevante sviluppo del settore industriale, il nuovo corso lasciò pressoché inalterata la struttura economica del paese, nella quale lo stato continuò a svolgere un ruolo preminente, mentre aumentò considerevolmente il debito estero. Negli anni Novanta diversi attentati di matrice fondamentalista, oltre alle conseguenze della guerra del Golfo, ebbero effetti devastanti sul turismo e sull’emigrazione (circa due milioni di egiziani persero il lavoro nei paesi del Golfo e furono costretti a rientrare in patria), aggravando ulteriormente la crisi del paese. Nel 2005 il prodotto interno lordo del paese fu di 89.369 milioni di dollari USA, corrispondenti a 1.207,20 dollari USA pro capite.

1. Agricoltura e allevamento

L’Egitto è un paese principalmente agricolo: il settore occupa infatti il 28% della forza lavoro e contribuisce per il 14,9% (2005) alla formazione del PIL statale. Nel 1952 la riforma agricola limitò la dimensione massima di ogni singolo possedimento terriero a 80 ettari circa, ridotto a 40 ettari nel 1961 e a soli 20 ettari nel 1969. Le terre requisite dal governo furono distribuite tra i fellahin (contadini), ma questa misura non bastò a colmare il divario tra i contadini e i ricchi proprietari terrieri. I programmi governativi incrementarono le superfici arabili, promuovendo opere di bonifica e irrigazione delle quali la più imponente fu la costruzione della seconda diga di Assuan, completata nel 1968.

L’Egitto è il più importante produttore mondiale del pregiato cotone a “fibra lunga”. Altri prodotti agricoli sono mais, frumento, canna da zucchero, riso e pomodori. Si coltivano inoltre miglio, orzo, ortaggi e frutta, quali agrumi, datteri, fichi e uva.

L’allevamento rappresenta una voce di modesta importanza, come pure la pesca, attualmente in fase di sviluppo nelle acque del lago Nasser.

2. Risorse energetiche e minerarie

L’Egitto possiede una buona varietà di giacimenti minerari, alcuni dei quali, come i giacimenti d’oro e di granito, sono sfruttati fin dall’antichità. La risorsa mineraria attualmente di maggior rilievo è il petrolio, estratto principalmente nella regione costiera del Mar Rosso, a El-Alamein e nella penisola del Sinai. Nel 2003 l’84,7% della produzione di energia elettrica derivava da centrali alimentate a petrolio o a gas, mentre il 15% era prodotto dalla centrale idroelettrica della diga di Assuan; il paese non dispone di centrali nucleari. Altre risorse importanti sono il gas naturale, i fosfati, il manganese, il titanio e i minerali di ferro. Nel 1991 è stata avviata l’estrazione di uranio nella regione di Assuan.

3. Industria

I primi tentativi di sviluppare industrialmente il paese risalgono al XIX secolo, ma furono ostacolati dalle potenze europee, in particolare la Gran Bretagna, interessate a tenere l’Egitto come mercato per i propri beni industriali. Un timido sviluppo del settore si ebbe alla fine della prima guerra mondiale, mentre alla fine della seconda si sviluppò il comparto tessile. Negli anni Cinquanta e Sessanta il governo repubblicano favorì l’espansione industriale, dedicandovi le maggiori risorse dei primi due piani quinquennali. Nel 1965, al completamento del primo piano quinquennale, il valore totale della produzione industriale, compresa quella di energia elettrica e la produzione mineraria, raggiunse i 2,71 miliardi di dollari; verso la metà degli anni Ottanta il valore era superiore ai 13 miliardi di dollari.

Nel 2002 il settore industriale impiegava il 21% della forza lavoro, fornendo il 36,1% (2005) del PIL. Negli ultimi due decenni, in seguito alla cauta liberalizzazione economica introdotta dal presidente Hosni Mubarak, l’attività industriale egiziana si è considerevolmente diversificata. L’industria tessile (che produce filati di cotone, di lana e tessuti di iuta), per molti anni alla base dello sviluppo economico egiziano, è stata superata da quella agro-alimentare e da quella chimica, legata alla lavorazione degli idrocarburi e alla produzione di fertilizzanti per l’agricoltura. Particolare importanza rivestono i settori siderurgico e meccanico. Industrie di piccola scala, ma significative per l’economia del paese, sono rappresentate da concerie, birrifici, stabilimenti per la produzione di ceramica, profumi, olio di semi, farina e altri prodotti alimentari. I principali centri industriali si trovano nei distretti del Cairo e di Alessandria. Al forte sviluppo industriale non ha corrisposto un disimpegno dello stato, che tuttora controlla più della metà delle imprese del settore.

4. Commercio e finanza

Sulla situazione economica egiziana grava un pesante debito estero e un forte squilibrio della bilancia commerciale (-48,7% nel periodo 2002–2004). Nel 2003 il valore totale delle esportazioni fu di 6.161 milioni di dollari, a fronte di importazioni per 10.893 milioni di dollari. I principali prodotti importati riguardano i settori agricolo, chimico e alimentare, i trasporti e i macchinari per l’industria mineraria. I prodotti esportati sono il petrolio greggio e i suoi derivati, il cotone grezzo, i filati di cotone e i tessuti, e i prodotti alimentari. I più importanti fornitori sono gli Stati Uniti, la Germania, l’Italia, la Francia e il Giappone.

Negli anni Novanta la bilancia commerciale ha risentito anche della flessione del settore turistico, causata dall’attività terroristica dei movimenti fondamentalisti islamici. La situazione è andata migliorando alla fine del decennio: nel 2005 8,24 milioni di persone hanno visitato il paese, spendendovi 1.629 milioni di $ USA

L’unità monetaria è la sterlina egiziana, divisa in cento piastre. La Banca centrale dell’Egitto, fondata nel 1961, ha conservato un forte controllo sull’economia malgrado la presenza nel paese di numerosi istituti di credito privati, nazionali ed esteri.

5. Trasporti e vie di comunicazione

Le ferrovie sono gestite dallo stato e si sviluppano su una rete di 5.150 km. Il tratto principale collega Assuan e le zone a nord della valle del Nilo con Alessandria, sulla costa mediterranea. Le idrovie sono largamente utilizzate e comprendono tutto il corso del Nilo, i canali navigabili (circa 1.610 km) e i canali d’irrigazione nel delta del Nilo (più di 17.700 km). Lo sviluppo complessivo della rete stradale è di circa 64.000 km, di cui il 78% è asfaltato. La compagnia aerea di bandiera è la Egyptair, che garantisce collegamenti nazionali e internazionali. Numerosi sono gli aeroporti presenti nel paese, mentre i porti principali sono quelli di Alessandria, Porto Said e Suez.

6. Ordinamento dello stato

Ex protettorato britannico, l’Egitto diventò formalmente indipendente nel 1922, restando però sotto la forte tutela britannica. Nel 1952 un colpo di stato rovesciò il re Faruq e istituì la repubblica. In base alla Costituzione promulgata nel 1971, l’Egitto è uno stato “democratico socialista”, la cui religione ufficiale è l’islamismo.

1. Potere esecutivo

Il presidente della Repubblica, scelto dall’Assemblea del popolo e confermato con referendum popolare, rimane in carica per sei anni; è coadiuvato da un gabinetto di ministri da lui nominati. Il presidente ha amplissimi poteri: può destituire i ministri, sciogliere l’Assemblea ed emettere decreti, i quali devono tuttavia essere sottoposti a referendum entro 60 giorni.

2. Potere legislativo

Il potere legislativo è affidato all’Assemblea del popolo (Majlis al-Sha’b), composta da 454 membri (di cui 444 eletti con voto diretto per cinque anni e 10 di nomina presidenziale). Hanno diritto al voto tutti i cittadini a partire dai 18 anni di età. Nel 1980 è stato istituito un Consiglio consultivo o Senato (Majlis al-Shura) composto da 264 membri, di cui 176 eletti con voto diretto per sei anni e 88 di nomina presidenziale.

3. Potere giudiziario

Il sistema giudiziario, che si basa su elementi della legge islamica della shariah insieme a leggi di derivazione britannica e francese, prevede una Corte suprema costituzionale. Ogni governatorato è dotato di tribunali propri. È in vigore la pena di morte.

4. Istituzioni periferiche

Il paese è suddiviso in 27 governatorati, ognuno retto da un governatore di nomina presidenziale.

5. Difesa

Il servizio militare è obbligatorio per tutti i cittadini maschi abili a partire dai 20 anni di età. L’esercito è affiancato da una Guardia nazionale e dalle Forze di sicurezza centrali. Nel 2004 le forze armate contavano 468.500 effettivi.

6. Forze politiche

Formalmente multipartitico dal 1977, il governo del paese è di fatto dominato dal Partito nazionale democratico (Hizb al-dimuqratiyah al-wataniyah, HDW) del presidente Mubarak. Nel Parlamento sono presenti altre formazioni minori. Sono inoltre attivi, ma fortemente contrastati dal potere centrale, alcuni movimenti fondamentalisti islamici, tra cui i Fratelli musulmani e Al-Jama al-Islamiya, entrambi illegali.

7. Storia

Per la storia dell’Egitto dalle origini sino al VII secolo d.C. vedi Antico Egitto.

1. I califfati

L’intolleranza religiosa che aveva caratterizzato il periodo della dominazione bizantina, con gli editti proclamati dal basileus Eraclio che imponevano il battesimo agli ebrei e la dottrina della Chiesa bizantina ai cristiani copti, portarono l’Egitto a non opporre grande resistenza alla dominazione araba. Entrati nella sfera d’influenza del califfato, gli egiziani furono progressivamente islamizzati; ma una parte della popolazione poté conservare la propria religione in cambio del pagamento di una tassa individuale (jizyah). Tutta la popolazione maschile pagava invece una tassa fondiaria (kharaj). Durante i due secoli seguenti, l’Egitto fu retto da governatori nominati dal califfo, il capo della comunità musulmana, e la lingua araba sostituì progressivamente quella copta, che si conservò solo nella liturgia.

Sotto i califfi abbasidi l’Egitto fu dilaniato da una serie di insurrezioni generate dai conflitti tra diverse sette musulmane. Nell’868 Ahmad ibn Tulun emancipò l’Egitto dalla tutela degli Abbasidi, fondando una dinastia che rimase al potere sino al 905. La dinastia degli Ikhsiditi, che conquistò il potere nel 935, fu sottomessa nel 969 dai Fatimidi, a opera di Gawhar, che fondò Il Cairo, trasferendovi la capitale. Sotto la dominazione dei Fatimidi, che erano di religione sciita, l’Egitto conobbe un periodo di fioritura culturale, divenendo il paese più importante dell’Islam. In seguito i Fatimidi persero alcuni territori dell’Africa settentrionale, la Siria e parte della Palestina.

Minacciati dagli eserciti dei crociati i califfi fatimidi chiesero aiuto a Nur ad-Din, signore di Aleppo, che nel 1168 inviò un esercito. Saladino, uno dei generali di Nur ad-Din, fu nominato visir dell’Egitto e nel 1171 vi fondò la dinastia degli Ayyubiti, restaurando l’ortodossia sunnita; riconquistò gran parte della Siria e della Palestina, facendo dell’Egitto una grande potenza militare. Dopo la morte di Saladino (1193) il regno fu indebolito da lotte intestine, che favorirono l’ascesa al potere dei Mamelucchi. Essi svolsero un ruolo fondamentale nella lotta contro i crociati guidati da Luigi IX e riuscirono a respingerli nel 1249; l’anno seguente rovesciarono gli Ayyubiti e instaurarono una propria dinastia.

2. Il dominio ottomano

I Mamelucchi governarono l’Egitto dal 1250 al 1517 con due dinastie, quella dei Bahriti e quella dei Burgiti. Alcuni tra loro furono valorosi condottieri, come Baybars I, che nel 1260 fermò l’avanzata dei mongoli. Altre due invasioni mongole furono respinte dai Mamelucchi, che eliminarono inoltre la presenza dei crociati in Medio Oriente, conquistando nel 1291 Akko, l’ultima roccaforte crociata in Palestina. Tra il XIII e il XIV secolo, il regno dei Mamelucchi si estese verso nord sino ai confini con l’Asia Minore.

Quella dei Mamelucchi fu un’età di straordinario splendore per le arti e per la cultura, oltre che per l’economia, grazie soprattutto al commercio di spezie con l’Occidente.

All’inizio del XVI secolo i Mamelucchi subirono la minaccia dell’impero ottomano: nel 1517 l’Egitto fu occupato e conquistato dall’esercito del sultano ottomano Selim I. Sotto l’impero ottomano i Mamelucchi continuarono ad amministrare il paese, anche durante l’occupazione delle truppe francesi di Napoleone Bonaparte.

3. L’ascesa di Muhammad Alì e la dominazione britannica

L’occupazione francese dell’Egitto, sebbene di breve durata (1798-1801), determinò la crisi degli istituti politici del paese. Nel 1805 Muhammad Alì, generale ottomano di origine albanese, prese il potere e si fece nominare governatore; nel 1811 sconfisse i Mamelucchi e diede inizio a un vasto programma di riforme in ambito politico, economico e sociale. L’opera avviata da Muhammad Alì venne proseguita dai suoi successori, tra i quali il figlio Said e il nipote Ismail, che fu il primo ad assumere il titolo di chedivè.

Nel 1859 la Compagnia universale del canale marittimo di Suez, a capitale franco-egiziano, iniziò i lavori di costruzione del canale, che causarono un progressivo indebitamento del paese nei confronti dei paesi occidentali e in particolar modo della Gran Bretagna. Con l’inaugurazione del canale, nel 1869, l’Egitto si ritrovò al centro delle rotte commerciali marittime internazionali, senza tuttavia trarne alcun beneficio. Infatti, nel 1875, Ismail fu costretto a cedere alla Gran Bretagna i diritti egiziani sul canale e l’anno successivo una commissione franco-britannica assunse il controllo delle finanze egiziane attraverso una Cassa del debito pubblico. L’ingerenza europea suscitò un’ondata nazionalista in seno all’esercito; un tentativo di rivolta guidato da Arabi Pascià nel 1882 fornì il pretesto ai britannici di intervenire militarmente nel paese, occupandolo.

L’Egitto, pur rimanendo formalmente sottoposto alla sovranità ottomana, fu di fatto governato da Londra. Nel 1914, allo scoppio della prima guerra mondiale, il paese fu dichiarato ufficialmente protettorato; nello stesso anno il chedivè Abbas Hilmi II fu deposto e sostituito con il cugino Husain Kamil.

4. Gli anni dell’indipendenza: dalla monarchia alla repubblica

Nel 1922, sotto la spinta del movimento nazionalista, la Gran Bretagna concesse formalmente l’indipendenza all’Egitto, conservando tuttavia un ampio controllo sul paese. La Gran Bretagna si riservò infatti, con i “Quattro punti”, il diritto di intervenire negli affari esteri e nelle questioni relative alla difesa, di mantenere truppe sul territorio egiziano e il condominio sul Sudan. Ahmed Fuad, succeduto nel 1917 al fratello Husain Kamil alla guida del sultanato, diventò re con il nome di Fuad I.

La Costituzione, promulgata nel 1924, instaurò un sistema parlamentare bicamerale, in cui il re deteneva il potere esecutivo e si riservava la nomina del primo ministro. La scena politica dei successivi trent’anni fu dominata dal difficile equilibrio tra il potere del sovrano, del WAFD (il partito nazionalista fondato nel 1919) e delle autorità britanniche. Nel 1936 venne finalmente firmato un trattato anglo-egiziano che ridusse l’occupazione militare del paese, senza tuttavia affrancare completamente l’Egitto dalla dominazione britannica.

Alla fine della seconda guerra mondiale, a cui l’Egitto prese parte in quanto alleato della Gran Bretagna, nel paese crebbe la protesta contro la diffusa corruzione dello stato e contro la monarchia. Dopo la proclamazione dello stato di Israele e la successiva guerra (1948; vedi Guerre arabo-israeliane), che causarono un definitivo peggioramento dei rapporti con Londra, anche la situazione interna egiziana precipitò. Nel 1952 un colpo di stato organizzato dai “Liberi ufficiali” (un gruppo nazionalista cresciuto in seno all’esercito egiziano) depose il re Faruq I e pose alla guida dello stato il generale Muhammad Nagib; l’anno seguente fu proclamata la repubblica.

5. Il “socialismo arabo” di Nasser

Nel 1954 la lotta per il potere all’interno del movimento nazionalista si concluse con la sconfitta dei moderati e l’esautorazione di Nagib; alla guida dello stato egiziano salì Gamal Abdel Nasser, il principale protagonista della rivolta militare e leader della componente più radicale dei nazionalisti, favorevole allo smantellamento delle strutture semifeudali ereditate dalla monarchia e a una riforma sociale di segno socialista. Nel 1956 l’Egitto si diede una nuova Costituzione e Nasser fu eletto alla presidenza; nello stesso anno le ultime truppe britanniche lasciarono il paese.

Nasser intraprese una politica estera tesa a creare forti legami con gli stati arabi e fu uno dei principali protagonisti della costituzione, a Bandung (1955), del movimento dei paesi non allineati. I rapporti con i paesi occidentali diventarono invece sempre più critici. Nel 1956 il rifiuto opposto dalla Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo alla richiesta di finanziamenti per la costruzione della seconda diga di Assuan (1956) portò Nasser a nazionalizzare la Compagnia del canale di Suez, provocando la reazione di Gran Bretagna e Francia, principali azionisti della compagnia, che insieme a Israele occuparono la zona del canale. Nella crisi intervennero con finalità diverse le diplomazie statunitensi e sovietiche (Mosca minacciò di scendere al fianco dell’Egitto), che imposero la fine delle ostilità e lo schieramento di truppe delle Nazioni Unite al confine tra Egitto e Israele.

Nel febbraio 1958 la strategia panaraba sostenuta da Nasser portò all’unione tra Siria ed Egitto nella Repubblica araba unita (RAU), alla quale in marzo fu associato lo Yemen. La RAU (l’Egitto conservò questa denominazione fino al 1971) durò solo tre anni, mentre un nuovo tentativo di federazione tra Egitto, Iraq e Siria fallì nel 1963 in seguito al colpo di stato che a Baghdad portò al potere il partito Baath. In politica interna, Nasser represse l’opposizione politica, in particolare la sinistra comunista e il movimento dei Fratelli musulmani, e introdusse un sistema a partito unico, l’Unione araba socialista. A partire dal 1961 Nasser lanciò un vasto piano di nazionalizzazioni, che rispondeva a un ambizioso disegno di sviluppo di un originale modello di “socialismo arabo”, in contrapposizione a quello dei paesi arabi “moderati” e in particolar modo all’Arabia Saudita. In realtà, il tentativo nasseriano ebbe scarsi esiti, anche per la serie di conflitti nei quali in paese si ritrovò coinvolto nel corso degli anni Sessanta.

Nel 1962 l’Egitto intervenne nella guerra civile scoppiata nello Yemen, sostenendo il movimento repubblicano contro le forze monarchiche. L’intervento egiziano fu non solo costoso in termini materiali e umani, ma causò un brusco peggioramento dei rapporti con il regime di Riyadh. La monarchia saudita, filo-occidentale e portatrice di un diverso disegno di unificazione del mondo islamico, basato sulla centralità della dottrina wahhabita, si oppose infatti in tutti i modi alla diplomazia del Cairo.

L’Egitto di Nasser ebbe tuttavia un ruolo di primo piano in seno alla Lega araba, utilizzando il conflitto contro Israele per realizzare una maggiore unità economica e politica dei paesi arabi. La creazione dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (OLP) fu infatti ampiamente favorita da Nasser. Nel 1967 il ritiro delle forze dell’ONU dall’Egitto, ottenuto da Nasser, e la chiusura dello stretto di Tiran per bloccare l’accesso di Israele al Mar Rosso furono tra le cause che scatenarono la guerra dei Sei giorni, durante la quale Israele occupò la penisola del Sinai e la striscia di Gaza. La sconfitta egiziana e la gravissima crisi economica che ne seguì ridimensionarono il prestigio di Nasser nel mondo arabo e causarono anche una più stretta dipendenza del paese dall’Unione Sovietica. Sollecitato da Mosca a una diplomazia più pragmatica, Nasser firmò il cessate il fuoco con Israele nel 1970; nello stesso anno morì improvvisamente. Al suo posto fu nominato Anwar al-Sadat, vicepresidente e uno dei suoi più stretti collaboratori.

6. Sadat e l’“infitah”

Nel settembre 1971 Sadat promulgò una nuova Costituzione, sostituendo quella provvisoria del 1952, e impresse una svolta liberale al regime egiziano, sia economica (con il lancio dell’infitah, una strategia di riavvicinamento ai paesi occidentali intesa a incoraggiare gli investimenti esteri nel paese), sia politica, con il rilascio di centinaia di prigionieri politici e l’attenuazione del controllo governativo sulla stampa. Negli anni successivi Sadat favorì un maggiore pluralismo politico e legalizzò, con alcune restrizioni, i partiti. Al fine di contrastare le componenti più radicali del quadro politico egiziano (e in particolare la sinistra nazionalista nasseriana contro la quale aveva già lanciato una forte offensiva), Sadat favorì lo sviluppo delle associazioni islamiche, assicurando loro una discreta autonomia ideologica.

Per quanto riguarda il conflitto con lo stato ebraico, la strategia di Sadat si inserì invece nel solco tracciato dal suo predecessore. Per l’Egitto, oltre che lavare l’onta della sconfitta subita nel 1967, era fondamentale recuperare i territori del Sinai, ricchi di petrolio. Firmato un trattato di amicizia con l’Unione Sovietica (1971), Sadat si riavvicinò all’Arabia Saudita, ottenendone finanziamenti che gli consentirono di riarmarsi. Il 6 ottobre 1973, durante la festa ebraica dello Yom Kippur, l’Egitto sferrò un attacco a sorpresa contro Israele attraverso il canale di Suez, scatenando la guerra del Kippur. La guerra volse inizialmente a favore dell’Egitto, ma le forze israeliane reagirono prontamente riconquistando i territori perduti e circondando il nemico nei pressi di Suez. Le Nazioni Unite imposero allora il cessate il fuoco e stabilirono una linea di armistizio tra gli eserciti egiziano e israeliano.

6.1. La pace con Israele

Pur non conseguendo una vittoria militare, l’Egitto riuscì tuttavia a intaccare il mito dell’invincibilità dell’esercito israeliano e, soprattutto, a ottenere un ampio sostegno da parte dei paesi arabi, i quali, sospendendo le forniture di petrolio, esercitarono una forte pressione sui paesi europei e sugli Stati Uniti, principali alleati di Israele. Yitzhak Rabin, il successore di Golda Meir, fu così costretto ad avviare una trattativa con l’Egitto, che tra il 1974 e il 1975, con la mediazione statunitense, condusse alla restituzione di una parte del Sinai (compresi alcuni pozzi petroliferi), alla ridefinizione della linea di cessate il fuoco e alla riapertura del canale di Suez.

La vera svolta nei rapporti tra Egitto e Israele si ebbe però nella seconda metà degli anni Settanta. Nel 1976 Sadat ruppe il trattato d’amicizia con l’Unione Sovietica e nel novembre 1977 compì una clamorosa visita in Israele, intervenendo di fronte alla Knesset, il Parlamento israeliano. Ne seguì una serie di colloqui mediati dagli Stati Uniti che si conclusero con gli accordi di Camp David, firmati il 17 settembre 1978, e con la firma di un vero e proprio trattato di pace a Washington (26 marzo 1979). Il trattato, attraverso il quale l’Egitto recuperò l’intero Sinai e ottenne cospicui finanziamenti statunitensi, provocò un drammatica lacerazione all’interno dei paesi arabi e l’Egitto venne espulso dalla Lega araba, che trasferì la sede dal Cairo a Tunisi.

Accusato di tradimento dalle leadership arabe più intransigenti, Sadat entrò nel mirino delle componenti più estremiste del movimento fondamentalista islamico, cresciute sull’onda del diffuso malumore nei confronti della grave crisi economica e sociale in cui versava il paese. Al rafforzarsi dell’offensiva fondamentalista il regime egiziano rispose con una dura repressione, con l’arresto di centinaia di membri delle opposizioni e con la limitazione della libertà di stampa. Fu in questo contesto che il 6 ottobre 1981, durante una parata militare per celebrare l’anniversario della guerra del Kippur, Sadat venne assassinato da un commando formato da membri di uno dei gruppi più radicali della galassia fondamentalista islamica egiziana: il “Jihad”. Alla guida del paese, a Sadat succedette il vicepresidente Hosni Mubarak.

7. L’era Mubarak

Pur ribadendo la scelta occidentale compiuta dal suo predecessore, Mubarak cercò di riavvicinarsi ai paesi arabi. Nella seconda metà degli anni Ottanta l’Egitto ripristinò le relazioni diplomatiche con l’Unione Sovietica e con tutti i paesi arabi, ottenendo nel 1989 la riammissione all’interno della Lega araba. Con la visita di Arafat al Cairo nel 1983 riallacciò anche i contatti con l’OLP e negli anni seguenti, grazie ai suoi rapporti con gli Stati Uniti, assunse un ruolo diplomatico importantissimo nell’annoso conflitto tra israeliani e palestinesi (vedi Questione palestinese).

Nell’agosto del 1990 il mondo arabo fu nuovamente diviso dall’invasione irachena del Kuwait. Nella successiva guerra del Golfo l’Egitto assunse la leadership araba del fronte anti-iracheno (composto, tra gli altri, dall’Arabia Saudita, dalla Siria e dal Marocco), partecipando con un cospicuo contingente (30.000 uomini) alla coalizione guidata dagli Stati Uniti.

7.1. L’insorgenza fondamentalista

Sin dai primi anni della sua presidenza, Mubarak subì l’offensiva della propaganda islamica, rafforzatasi con il rientro di molti emigranti dai paesi del Golfo e sostenuta finanziariamente dall’Arabia Saudita. La dura repressione messa in atto in seguito all’attentato a Sadat non era infatti servita a contrastare efficacemente la diffusione di ideologie radicali nel paese. A partire dalla metà degli anni Ottanta il gruppo integralista “Jihad” avviò una vera e propria guerriglia contro il governo. Nonostante l’arresto di migliaia di persone, il ricorso allo stato d’emergenza, a tribunali militari e alla pena di morte, il fondamentalismo islamico, sfuggito al controllo delle autorità politiche e religiose, si radicò nella società egiziana, soprattutto tra le fasce più povere. Fallito, con l’attentato a Sadat, il tentativo di coinvolgere l’aristocrazia islamica nel progetto di rovesciamento dello stato laico, il Jihad aveva infatti indirizzato la sua propaganda agli ambienti marginali della società egiziana, perennemente afflitti dalla crisi economica e sociale.

Agli inizi degli anni Novanta il gruppo Jihad, particolarmente attivo nel sud del paese, rivolse la sua offensiva contro le personalità della società laica egiziana e contro l’industria turistica, tra le principali risorse del paese. Nel 1995 fu aggredito e ferito lo scrittore Nagib Mahfuz e lo stesso Mubarak scampò fortunosamente a un grave attentato rivendicato dall’organizzazione Al-Jama al-Islamiya. Nel settembre del 1997 un attentato al Cairo provocò la morte di nove turisti tedeschi. Un altro tragico episodio di questa strategia si consumò il 17 novembre nell’importante sito archeologico di Luxor, quando durante un attacco armato, anch’esso rivendicato da Al-Jama al-Islamiya, trovarono la morte 68 persone, perlopiù turisti stranieri. All’emergenza terroristica il governo egiziano rispose con arresti di massa e limitazioni alla libertà di stampa, contro le quali vi furono forti proteste.

7.2. Una cauta apertura

Nel 1998, la paralisi nel processo di pace in Palestina causò un raffreddamento dei rapporti tra Israele ed Egitto, che alla fine dell’anno deplorò il nuovo intervento militare statunitense contro l’Iraq. Alla repressione, il governo egiziano fece seguire un dialogo con le componenti più moderate del movimento islamista. Dopo una pubblica condanna della violenza da parte di molti membri delle organizzazioni radicali islamiche, vennero liberati un migliaio di prigionieri politici. Allo stesso tempo il governo vietò la costituzione di un partito politico vicino ai Fratelli musulmani, benché anche questa organizzazione avesse accettato il dialogo con il governo; centinaia di membri delle organizzazioni più radicali della galassia islamista, quali Al-Jama al-Islamiya e il Jihad, lasciarono il paese andando a infoltire le file delle milizie arabe che combattevano al fianco della guerriglia in Cecenia e dei taliban in Afghanistan.

Confermato nel 1999 alla presidenza, Mubarak avviò una timida riforma economica, che investì solo marginalmente l’abnorme settore della pubblica amministrazione (più di cinque milioni di dipendenti), la maggiore fonte di consenso del regime. I risultati furono tuttavia insoddisfacenti, anche a causa della forte diminuzione delle entrate dell’industria turistica. In seguito alla ripresa dell’intifada nei territori occupati palestinesi, si deteriorarono ulteriormente le relazioni tra Israele ed Egitto, che attribuiva al governo israeliano la responsabilità del fallimento del processo di pace avviato nel 1993 con gli accordi di Oslo. Mubarak si prodigò per evitare tuttavia una rottura dei rapporti diplomatici tra Israele e i paesi arabi.

All’indomani dell’attacco terroristico dell’11 settembre contro gli Stati Uniti, l’industria turistica egiziana, già in difficoltà, registrò un ulteriormente peggioramento, per giungere sull’orlo del collasso in seguito all’offensiva anglo-americana in Iraq (2003) e alla ripresa della strategia terroristica islamista; nell’ottobre 2004 un attentato distrusse un albergo in una località turistica del Sinai, facendo più di 30 vittime (in maggioranza israeliane) e nel luglio 2005 diverse bombe esplosero a Sharm el-Sheikh, provocando un’ottantina di morti e più di duecento feriti. Crebbe nel contempo il malcontento nel paese, sia per i problemi dovuti alla situazione economica, sia per la mancanza di spazi politici e in particolare per le leggi d’emergenza introdotte nel 1981 dopo l’assassinio di Sadat e mai rimosse. Il dissenso si fece strada anche all’interno dello stesso Partito nazionale democratico al potere, in cui crebbe l’influenza di Gamal Mubarak, figlio del presidente. Nel 2004, diversi esponenti dell’ala liberale del PND entrarono nel governo, sostenendovi la necessità di rilanciare il processo di riforma politica ed economica. Nel maggio 2005, un referendum approvò un emendamento alla Costituzione, il quale riconobbe, sebbene solo formalmente, anche alle opposizioni il diritto di concorrere alle elezioni presidenziali.

8. Sviluppi recenti

Nel settembre 2005 il presidente Mubarak è confermato per la quinta volta consecutiva alla guida dello stato, ottenendo l’88,6% dei suffragi. Le opposizioni disertano tuttavia le elezioni, che registrano una bassissima partecipazione (circa il 23% degli aventi diritto al voto).

Nelle elezioni legislative di dicembre il Partito democratico nazionale conserva la maggioranza; significativo è il successo dei Fratelli musulmani, che ottengono, promuovendo diverse liste indipendenti, circa un quinto dei seggi del Parlamento egiziano.