| Egitto | Articolo | ||||
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| 5. | Economia |
Per millenni fondata sull’agricoltura, l’economia egiziana subì una prima modernizzazione in epoca coloniale, che tuttavia andò a beneficio delle imprese straniere e di una piccola elite locale. Ispirato a ideali nazionalisti panarabi e socialisti, negli anni Cinquanta del Novecento il governo repubblicano guidato da Gamal Abd el Nasser diede un forte impulso all’intervento dello stato, simboleggiato dalla nazionalizzazione del canale di Suez (1956) e dall’avvio della costruzione dell’imponente diga di Assuan (1960). Agli inizi degli anni Sessanta Nasser varò una riforma agraria e nazionalizzò gran parte del settore industriale e creditizio e le proprietà estere, sottoponendo a severi controlli le imprese lasciate all’iniziativa privata. Lo sviluppo economico fu tuttavia ostacolato dallo scarso successo dei piani quinquennali ma, soprattutto, dai catastrofici effetti del conflitto arabo-israeliano del 1967 (vedi Guerra dei Sei giorni), che non solo inflisse gravi danni all’apparato industriale egiziano, ma ebbe come conseguenza la perdita del petrolio del Sinai e la chiusura del canale di Suez, la principale risorsa economica del paese.
Negli anni Settanta, con l’ascesa di Anwar al-Sadat al potere, fu avviata nel paese una politica di apertura verso i paesi occidentali e di liberalizzazione dell’economia (la cosiddetta infitah), intesa soprattutto ad attirare investimenti esteri. Nonostante un rilevante sviluppo del settore industriale, il nuovo corso lasciò pressoché inalterata la struttura economica del paese, nella quale lo stato continuò a svolgere un ruolo preminente, mentre aumentò considerevolmente il debito estero. Negli anni Novanta diversi attentati di matrice fondamentalista, oltre alle conseguenze della guerra del Golfo, ebbero effetti devastanti sul turismo e sull’emigrazione (circa due milioni di egiziani persero il lavoro nei paesi del Golfo e furono costretti a rientrare in patria), aggravando ulteriormente la crisi del paese. Nel 2006 il prodotto interno lordo del paese fu di 107.484 milioni di dollari USA, corrispondenti a 1.449,20 dollari USA pro capite.
| 1. | Agricoltura e allevamento |
L’Egitto è un paese principalmente agricolo: il settore occupa infatti il 30% della forza lavoro e contribuisce per il 14,1% (2006) alla formazione del PIL statale. Nel 1952 la riforma agricola limitò la dimensione massima di ogni singolo possedimento terriero a 80 ettari circa, ridotto a 40 ettari nel 1961 e a soli 20 ettari nel 1969. Le terre requisite dal governo furono distribuite tra i fellahin (contadini), ma questa misura non bastò a colmare il divario tra i contadini e i ricchi proprietari terrieri. I programmi governativi incrementarono le superfici arabili, promuovendo opere di bonifica e irrigazione delle quali la più imponente fu la costruzione della seconda diga di Assuan, completata nel 1968.
L’Egitto è il più importante produttore mondiale del pregiato cotone a “fibra lunga”. Altri prodotti agricoli sono mais, frumento, canna da zucchero, riso e pomodori. Si coltivano inoltre miglio, orzo, ortaggi e frutta, quali agrumi, datteri, fichi e uva.
L’allevamento rappresenta una voce di modesta importanza, come pure la pesca, attualmente in fase di sviluppo nelle acque del lago Nasser.
| 2. | Risorse energetiche e minerarie |
L’Egitto possiede una buona varietà di giacimenti minerari, alcuni dei quali, come i giacimenti d’oro e di granito, sono sfruttati fin dall’antichità. La risorsa mineraria attualmente di maggior rilievo è il petrolio, estratto principalmente nella regione costiera del Mar Rosso, a El-Alamein e nella penisola del Sinai. Nel 2003 l’84,7% della produzione di energia elettrica derivava da centrali alimentate a petrolio o a gas, mentre il 15% era prodotto dalla centrale idroelettrica della diga di Assuan; il paese non dispone di centrali nucleari. Altre risorse importanti sono il gas naturale, i fosfati, il manganese, il titanio e i minerali di ferro. Nel 1991 è stata avviata l’estrazione di uranio nella regione di Assuan.
| 3. | Industria |
I primi tentativi di sviluppare industrialmente il paese risalgono al XIX secolo, ma furono ostacolati dalle potenze europee, in particolare la Gran Bretagna, interessate a tenere l’Egitto come mercato per i propri beni industriali. Un timido sviluppo del settore si ebbe alla fine della prima guerra mondiale, mentre alla fine della seconda si sviluppò il comparto tessile. Negli anni Cinquanta e Sessanta il governo repubblicano favorì l’espansione industriale, dedicandovi le maggiori risorse dei primi due piani quinquennali. Nel 1965, al completamento del primo piano quinquennale, il valore totale della produzione industriale, compresa quella di energia elettrica e la produzione mineraria, raggiunse i 2,71 miliardi di dollari; verso la metà degli anni Ottanta il valore era superiore ai 13 miliardi di dollari.
Nel 2003 il settore industriale impiegava il 20% della forza lavoro, fornendo il 38,4% (2006) del PIL. Negli ultimi due decenni, in seguito alla cauta liberalizzazione economica introdotta dal presidente Hosni Mubarak, l’attività industriale egiziana si è considerevolmente diversificata. L’industria tessile (che produce filati di cotone, di lana e tessuti di iuta), per molti anni alla base dello sviluppo economico egiziano, è stata superata da quella agro-alimentare e da quella chimica, legata alla lavorazione degli idrocarburi e alla produzione di fertilizzanti per l’agricoltura. Particolare importanza rivestono i settori siderurgico e meccanico. Industrie di piccola scala, ma significative per l’economia del paese, sono rappresentate da concerie, birrifici, stabilimenti per la produzione di ceramica, profumi, olio di semi, farina e altri prodotti alimentari. I principali centri industriali si trovano nei distretti del Cairo e di Alessandria. Al forte sviluppo industriale non ha corrisposto un disimpegno dello Stato, che tuttora controlla più della metà delle imprese del settore.
| 4. | Commercio e finanza |
Sulla situazione economica egiziana grava un pesante debito estero e un forte squilibrio della bilancia commerciale (-48,7% nel periodo 2002–2004). Nel 2003 il valore totale delle esportazioni fu di 6.161 milioni di dollari, a fronte di importazioni per 10.893 milioni di dollari. I principali prodotti importati riguardano i settori agricolo, chimico e alimentare, i trasporti e i macchinari per l’industria mineraria. I prodotti esportati sono il petrolio greggio e i suoi derivati, il cotone grezzo, i filati di cotone e i tessuti, e i prodotti alimentari. I più importanti fornitori sono gli Stati Uniti, la Germania, l’Italia, la Francia e il Giappone.
Negli anni Novanta la bilancia commerciale ha risentito anche della flessione del settore turistico, causata dall’attività terroristica dei movimenti fondamentalisti islamici. La situazione è andata poi migliorando: nel 2006 8,65 milioni di persone hanno visitato il paese, spendendovi 1.784 milioni di $ USA
L’unità monetaria è la sterlina egiziana, divisa in cento piastre. La Banca centrale dell’Egitto, fondata nel 1961, ha conservato un forte controllo sull’economia malgrado la presenza nel paese di numerosi istituti di credito privati, nazionali ed esteri.
| 5. | Trasporti e vie di comunicazione |
Le ferrovie sono gestite dallo Stato e si sviluppano su una rete di 5.150 km. Il tratto principale collega Assuan e le zone a nord della valle del Nilo con Alessandria, sulla costa mediterranea. Le idrovie sono largamente utilizzate e comprendono tutto il corso del Nilo, i canali navigabili (circa 1.610 km) e i canali d’irrigazione nel delta del Nilo (più di 17.700 km). Lo sviluppo complessivo della rete stradale è di 92.370 km, di cui l’81% è asfaltato. La compagnia aerea di bandiera è la Egyptair, che garantisce collegamenti nazionali e internazionali. Numerosi sono gli aeroporti presenti nel paese, mentre i porti principali sono quelli di Alessandria, Porto Said e Suez.