| Trova nell'articolo | India | Articolo |
| 1. | Introduzione |
India (nome ufficiale Bhārat Juktarashtra, Unione Indiana), stato dell’Asia meridionale che comprende parte della regione himalayana e l’intera penisola indiana. Confina a nord con la Cina, il Nepal e il Bhutan, a est con il Myanmar e il Bangladesh, a ovest con il Pakistan. La zona penisulare è delimitata a ovest dal mar Arabico e a est dal golfo del Bengala, entrambi settori dell’oceano Indiano; lo stretto di Palk e il golfo di Mannar separano l’India dallo Sri Lanka. L’India ha una superficie complessiva di 3.165.596 km²; l’estensione costiera è di 7.000 km. La capitale è New Delhi.
Lo stato indiano di Jammu e Kashmir è oggetto di contesa da parte del Pakistan e della Cina. Quest’ultima avanza inoltre una rivendicazione sulla sezione nordorientale dello stato indiano dell’Arunachal Pradesh.
| 2. | Territorio |
L’India può essere suddivisa in quattro principali regioni naturali: le regione dell’Himalaya, la pianura indogangetica, l’altopiano del Deccan e i Ghati orientali e occidentali.
Il sistema montuoso dell’Himalaya si estende per circa 2.400 km lungo i confini settentrionali e nordorientali del subcontinente indiano, separandolo dal resto dell’Asia. È il più elevato e il più giovane sistema montuoso del mondo, nonché uno dei più attivi, dato che gli assestamenti orogenetici non sembrano ancora cessati. All’interno dei confini indiani il sistema himalayano, che include a ovest la catena del Karakoram, raggiunge le massime altitudini nel Kanchenjunga (8.598 m), terza cima del mondo dopo l’Everest e il K2, nel Nanda Devi (7.817 m) e nel Kamet (7.756 m).
A piedi dell’Himalaya è situata la piana indogangetica, la più estesa pianura alluvionale della Terra, formata dai depositi dei fiumi Indo, Gange e Brahmaputra. Grazie all’abbondante presenza di acque e di ricchi suoli è oggi la zona più fertile e densamente popolata dell’India, che sviluppò qui le sue prime civiltà. Queste pianure si estendono da ovest a est, dal confine con il Pakistan al confine con il Bangladesh, per proseguire nell’estrema zona nordorientale del paese attraverso uno stretto corridoio di terra nei pressi di Darjeeling.
Lungo il confine sudoccidentale con il Pakistan le pianure coltivate lasciano il posto a una fascia arida, il Grande Deserto Indiano, o deserto del Thar, e più a sud alle paludi salmastre del Rann of Kutch (Pantano di Kutch). Il bassopiano indogangetico è delimitato a sud dall’area degli Altopiani Centrali che comprende le catene montuose di Vindhya e Satpura.
Gli Altopiani Centrali costituiscono l’orlatura settentrionale del Deccan, vasto tavolato che occupa gran parte dell’India peninsulare. Perlopiù roccioso e dall’andamento irregolare, esso è diviso in diverse regioni naturali da basse catene montuose e da valli profonde. La sua altitudine varia dai 305 m ai 1.525 m. Il Deccan è delimitato da due sistemi montuosi periferici conosciuti come Ghati orientali e occidentali, che rappresentano gli orli sollevati del tavolato.
I Ghati occidentali, alti in media circa 915 m, formano ripide scarpate che dominano il mare Arabico e digradano nella fertile costa del Malabar. I Ghati orientali, la cui altitudine media si attesta attorno ai 500 m, sono separati dal golfo del Bengala da una stretta pianura costiera, la costa del Coromandel. I due allineamenti montuosi si congiungono nel punto più meridionale del Deccan, nei pressi di Bangalore.
| 1. | Idrografia |
La zona centroccidentale delle pianure alluvionali dell’India, nota come pianura gangetica, è attraversata dal fiume Gange e dai suoi affluenti che discendono dai versanti meridionali della catena himalayana. Gli stati nordorientali di Assam e Arunachal Pradesh sono bagnati dal fiume Brahmaputra e dai suoi tributari, le cui sorgenti si trovano nei rilievi settentrionali dell’Himalaya; il Brahmaputra entra poi nel Bangladesh a nord del gruppo montuoso del Khasi Jiantia. Il fiume Indo nasce nel Tibet, scorre a ovest attraverso lo stato di Jammu e Kashmir ed entra in Pakistan, dove è compresa la maggior parte del suo corso. Dagli Altopiani Centrali hanno origine numerosi corsi d’acqua, la maggior parte dei quali sono tributari dei due principali fiumi della regione, il Narmada e il Mahanadi. Tra i maggiori bacini idrografici dell’altopiano del Deccan vi sono il Cauvery, il Godavari e il Khrisna.
| 2. | Clima |
L’ampia estensione e la complessa conformazione del territorio indiano fanno sì che il paese presenti condizioni climatiche estremamente diversificate. L’intera regione indiana rientra tuttavia nel dominio del clima tropicale monsonico, all’interno del quale le variazioni maggiori si legano all’altitudine e alla distanza dal mare. Le variazioni stagionali, determinate dai monsoni che soffiano da sud-ovest e nord-est, influiscono in modo notevole sulla temperatura, sul grado di umidità e sulle precipitazioni in tutto il subcontinente.
Si possono in generale distinguere due stagioni, una piovosa e una secca. La stagione in cui si concentrano le piogge, generalmente tra giugno e novembre, è caratterizzata dal monsone di sud-ovest, un vento carico di umidità proveniente dall’oceano Indiano e dal mar Arabico, che all’inizio di giugno investe la costa occidentale della penisola per propagarsi gradualmente nell’intero paese. In questa stagione, soprattutto da giugno a settembre, si verificano abbondanti precipitazioni che toccano una media annua di circa 1.500 mm sui versanti meridionali dell’Himalaya e raggiungono spesso i 2.000 mm nei Ghati occidentali. L’assenza del monsone del sud-ovest è causa di gravi siccità.
La stagione fredda del monsone di nord-est, dall’inizio di dicembre all’inizio di marzo, è solitamente caratterizzata da un clima estremamente asciutto, nonostante si verifichino talvolta violenti temporali sulle pianure settentrionali e abbondanti nevicate sull’Himalaya. Il periodo peggiore della stagione calda, che inizia verso la metà di marzo e prosegue fino al manifestarsi del monsone di sud-ovest, si verifica nel mese di maggio, con temperature che, nella zona centrale del paese, possono superare i 50 °C. La temperatura media annua è di circa 26 °C nei pressi di Kolkata, di circa 28 °C nella regione costiera centroccidentale e nella zona di Chennai.
| 3. | Flora e fauna |
Nelle zone aride ai confini con il Pakistan la vegetazione è rada e perlopiù erbacea, con numerose specie arbustive. La pianura gangetica, grazie alla maggior presenza d’acqua, ospita una rigogliosa vegetazione con molte specie di piante, soprattutto nella zona sudorientale dove crescono la mangrovia e il sal (Shorea robusta).
Sulle vette himalayane si trovano diverse varietà di flora artica, mentre le pendici più basse, ricoperte di foreste, ospitano numerose specie di piante subtropicali, in particolare orchidacee. Nell’Himalaya nordoccidentale, al di sopra della fascia tropicale, predominano le conifere, specialmente il cedro e il pino, mentre in quella orientale la vegetazione tropicale e subtropicale, con querce e magnolie, si spinge sino a livelli altitudinali molto elevati; diffuso nell’area è anche il rododendro.
La costa del Malabar e le pendici dei Ghati occidentali, grazie alle abbondanti precipitazioni, sono ammantate da una rigogliosa foresta pluviale, con prevalenza di sempreverdi, bambù e alberi ad alto fusto come il teak e il sandalo (in particolar modo il Santalum alba). Nelle pianure paludose e lungo le pendici dei Ghati occidentali vi sono ampi tratti di giungla fitta e impenetrabile. La vegetazione del Deccan è meno lussureggiante e assume su vaste aree caratteri xerofili, presentandosi come una savana più o meno ricca, ma in tutta la penisola si possono trovare, lungo i fiumi, macchie di bambù, palme e varie specie sempreverdi.
Molteplici varietà di animali sono distribuite nel vasto territorio indiano all’interno di specifici habitat (forestale, savanico, montano ecc.). Numerosi sono i felini, tra cui la tigre, il leone e il leopardo delle nevi (protetti perché in pericolo di estinzione), la pantera e, nel Deccan, il ghepardo.
L’elefante indiano si trova sulle pendici nordorientali dell’Himalaya e nelle remote foreste del Deccan. Diffusi sono anche, in areali diversi, il rinoceronte, lo sciacallo, il bufalo, il cinghiale, l’antilope e numerose specie di scimmie (tra cui la scimmia Rhesus). Molto diffusi sono inoltre il serpente, soprattutto le specie velenose come il cobra, e il coccodrillo (tra cui il gaviale). Per quanto riguarda l'avifauna si ricordano il pappagallo, il pavone e uccelli come il martin pescatore e l’airone.
| 4. | Problemi e tutela dell’ambiente |
Per ovviare ai drammatici problemi della sovrappopolazione e della carenze di risorse alimentari l’India, che conta circa 1 miliardo di abitanti, ovvero circa 1/6 della popolazione mondiale, ha dovuto adottare strategie di sviluppo agricolo e industriale che hanno comportato e comportano pesanti ripercussioni in ambito ecologico. Benché il paese abbia fatto molto per limitare gli abusi sull’ambiente, l’India si trova ancora oggi a dover affrontare gravi minacce ambientali quali la deforestazione, dovuta in gran parte alla raccolta di legname impiegato come combustibile, lo sfruttamento eccessivo dei pascoli e la desertificazione, causata principilmante dalla pratica della monocoltura. Fra gli altri problemi ambientali vi sono l’erosione e la salinizzazione del suolo e l’inquinamento idrico, causato, tra l’altro, dal mancato trattamento delle acque di scolo e dallo scarico dei pesticidi agricoli. Problema rilevante è infine l’inquinamento atmosferico, causato dagli scarichi industriali e dai gas di scarico dei veicoli. Il peggiore incidente industriale della storia si verificò nel 1984 a Bhopal, dove il mancato rispetto delle fondamentali norme di sicurezza industriali provocò la morte di circa 3.300 persone.
Il paese ospita circa il 6% delle specie vegetali del mondo, il 33% delle quali è endemico. Il 10% della flora (circa 1.300 specie) è però in via d’estinzione, soprattutto a causa della deforestazione. Il paese ha varato il Piano nazionale di azione faunistica che fornisce un quadro per la protezione delle specie e prescrive l’istituzione di una rete di zone protette che coprano tutti i principali tipi di habitat per almeno il 4% delle terre emerse totali del paese. Il 4,9% (2004) della superficie territoriale è sotto tutela ambientale.
In India il concetto di protezione delle aree naturali, in particolare delle foreste, risale a migliaia di anni fa, con l’istituzione di boschetti sacri e riserve di caccia. Le prime leggi forestali furono approvate verso la metà del XIX secolo. La legislazione moderna ha incorporato un certo numero di leggi in materia di diritto ambientale continuando così a considerare la conservazione ambientale uno dei problemi prioritari della nazione. Tra i numerosi parchi nazionali e riserve naturali del paese si ricordano il Parco nazionale Gir e il Parco nazionale Corbett.
L’India ha ratificato la Convenzione per la protezione dei luoghi patrimonio dell’umanità (WHS) e la Convenzione di Ramsar sulle zone umide. Nell’ambito del programma MAB (Man and the Biosphere, L’uomo e la biosfera) dell’UNESCO sono previste tredici riserve della biosfera. Tra i numerosi progetti di tutela ambientale adottati dal governo indiano vi sono il Progetto Tigre, che ha istituito nove riserve speciali per questo animale, e il Progetto per l’allevamento e la tutela dei coccodrilli. È inoltre previsto un Progetto per la conservazione del leopardo delle nevi per la regione dell’Himalaya. Il paese ha firmato e ratificato inoltre molti accordi internazionali per la tutela dell’ambiente, fra cui la Convenzione sul diritto del mare, il Trattato per il legname tropicale, il Trattato Antartico e quelli relativi alla biodiversità, al cambiamento del clima, alle specie in via d’estinzione, alle modificazioni dell’ambiente, ai rifiuti pericolosi, alla messa al bando dei test nucleari, alla protezione dello strato di ozono e all’inquinamento di origine navale.
| 3. | Popolazione |
Con 1.129.866.200 abitanti (2007) l’India è per popolazione il secondo paese del mondo dopo la Cina. La densità media è di 380 abitanti per km². Il 71% (2005) degli abitanti del paese vive in zone rurali e un terzo della popolazione totale vive al di sotto della soglia di povertà stabilita dai parametri delle Nazioni Unite.
Il rapido incremento demografico che l’India ha conosciuto a partire dagli anni Quaranta del XX secolo fu determinato dai ragguardevoli risultati raggiunti nella lotta contro le carestie locali e dal miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie, che portarono a una forte riduzione del tasso di mortalità. Con un tasso di incremento demografico annuo pari all’1,61%, l’India registra attualmente una crescita demografica costante, tuttavia notevolmente inferiore ai picchi raggiunti tra gli anni Cinquanta e Settanta del XX secolo, che richiesero l’intervento di drastiche misure di pianificazione familiare, tra cui impopolari campagne di sterilizzazione.
La composizione etnica dell’India, estremamente eterogenea, è frutto di un continuo flusso di migrazioni che nei millenni ha portato sul suolo indiano popoli con culture, lingue e religioni estremamente diverse tra loro. La popolazione del subcontinente indiano deriva infatti da una complessa vicenda di popolamento in cui è possibile individuare tre differenti gruppi: europoide, mongoloide e australoide. Al primo gruppo appartiene il popolo degli ariani, l’etnia più numerosa insediatasi nell’area. Le genti ariane (originarie delle zone interne dell’Asia) hanno invaso le fertili pianure fluviali, dove hanno dato origine alla civiltà sedentaria e urbana dell’India. Gli ariani si sono qui sovrapposti alle popolazioni preesistenti, d’origine dravidica, ricacciate poi in larga parte verso sud, nelle foreste del Deccan, dove talune sono sopravvissute sino a oggi. Attualmente, i principali gruppi etnici presenti sul territorio indiano sono quelli indo-ariani (72%), dravidi (25%) e mongoli (3%).
| 1. | Lingua e religione |
In India vengono parlate più di 1.600 tra lingue e dialetti; le lingue ufficiali sono l’hindi, parlato da circa il 30% della popolazione, e l’inglese, lingua dell’amministrazione e del commercio parlata solo da una minoranza della popolazione. La Costituzione indiana riconosce come lingue ufficiali anche il bengali, il tamil, l’urdu, il telugu, il marathi, il gujarati, il kannada, il malayalam, l’orya, il punjabi, l’assamese, il kashmiri, il sanscrito e il sindhi. La maggior parte delle lingue diffuse nelle aree settentrionali del paese (urdu, hindi e bengali, ma anche punjabi, assamese) appartengono al ceppo indoeuropeo e derivano dal sanscrito, l’antica lingua con cui fu stilato il vasto corpo di scritture religiose e laiche che costituisce il nucleo della letteratura indiana classica (vedi Letteratura sanscrita). Per contro, le lingue dravidiche parlate al sud (telugu, kannada, malayalam), traggono le loro origini dal tamil che, utilizzato anticamente a livello letterario, è ancor oggi molto diffuso. Il manipuri (parlato nello stato del Manipur, nell’estremo nord-est del paese) si ritiene appartenga al ceppo sinotibetano. Vedi Lingue indiane.
I principali gruppi religiosi del paese sono costituiti da induisti (che rappresentano circa l’82% della popolazione), musulmani (12%), cristiani (2,3%) e sikh (2%). Altre importanti minoranze sono rappresentate dai buddhisti (0,7%), dai giainisti e dai parsi. La crescita del nazionalismo e del fondamentalismo religiosi nel corso degli anni Ottanta e Novanta ha fomentato in alcune zone del paese tensioni di natura politica e sociale, manifestandosi talora in forma violenta, come nel caso delle rivolte avvenute nel Punjab nel 1992 e nel 1993; ciò costituisce una seria minaccia per il futuro dello stato laico in India.
La Costituzione indiana esprime il proposito di sradicare l’antico sistema della casta che per secoli ha negato ogni possibilità di progresso sociale agli strati inferiori del sistema, i cosiddetti “intoccabili”. Attualmente sono circa 240 milioni i dalits, termine recentemente utilizzato per designare gli harijans, “figli di Dio”, come furono chiamati gli “impuri” da Gandhi. All’indomani dell’indipendenza furono intraprese importanti misure per promuovere attivamente l’istruzione e migliorare le condizioni di vita di queste classi marginali, la cui origine si collega alla sovrapposizione di gruppi etnici economicamente e culturalmente superiori su popolazioni sottomesse. Attualmente, malgrado il pregiudizio sia rimasto vivo, persone appartenenti alle caste più basse sono presenti ormai in tutti i livelli sociali e ricoprono in alcuni casi importanti ruoli all’interno della società indiana.
| 2. | Istruzione e cultura |
Dopo aver ottenuto l’indipendenza dalla Gran Bretagna nel 1947, l’India cercò di sviluppare un sistema scolastico unico e integrato, ma l’acculturazione della giovane popolazione indiana, con la complessità sociale e religiosa che la caratterizza, non fu opera facile. Ciononostante sono stati intrapresi, e largamente realizzati, cambiamenti radicali e strutturali e dall’epoca dell’indipendenza il numero delle scuole e degli allievi è notevolmente cresciuto.
Dopo le riforme degli anni Ottanta il sistema scolastico, quasi interamente gestito dai governi dei singoli stati, prevede l’istruzione obbligatoria e gratuita dai 6 ai 14 anni; recentemente è stato inoltre istituito un programma nazionale di alfabetizzazione degli adulti. Nel 2005 il tasso di alfabetizzazione della popolazione adulta era del 56,6%, contro il 43% degli anni Ottanta del XX secolo.
Il paese conta circa 200 atenei, tra cui i più antichi sono le università di Kolkata, Mumbai e Chennai, sorte nel 1857. Numerosissimi i musei e le istituzioni culturali disseminati nel paese, tra i quali si ricordano il Prince of Wales Museum of Western India (1905) a Mumbai, il Museo nazionale indiano e il museo Birla, a Kolkata.
Per ulteriori approfondimenti sulla cultura del paese, vedi Danza indiana; Teatro indiano; Arte indiana; Musica indiana; Filosofia indiana; Cinema indiano; Letteratura indiana; Mitologia indiana.
| 4. | Divisioni amministrative e città principali |
L’India è una repubblica federale formata da ventotto stati e sette territori amministrati dal governo centrale. Gli stati indiani sono: Andhra Pradesh, Arunachal Pradesh, Assam, Bihar, Chhattisgarh, Goa, Gujarat, Haryana, Himachal Pradesh, Jammu e Kashmir, Jharkhand, Karnataka, Kerala, Madhya Pradesh, Maharashtra, Manipur, Meghalaya, Mizoram, Nagaland, Orissa, Punjab, Rajasthan, Sikkim, Tamil Nadu, Tripura, Uttar Pradesh, Uttaranchal, Bengala Occidentale. I territori dell’Unione sono Andamane e Nicobare, Chandigarh, Dadra e Nagar Haveli, Daman e Diu, Delhi, Lakshadweep, Pondicherry.
Le principali città dell’India, oltre alla capitale New Delhi, sono Mumbai, Delhi, Kolkata, Ahmadabad, Bangalore, Hyderabad, Chennai, Pune, Nagpur, Lucknow e Jaipur.
| 5. | Economia |
L’India ha un’economia di tipo misto in cui il governo, sia a livello federale sia nei singoli stati, svolge un importante ruolo di regolazione e pianificazione, oltre a essere titolare di numerose imprese pubbliche. L’intervento su larga scala dello stato nell’economia risale agli anni Cinquanta e all’impostazione nazionalistica e socialista del primo governo che seguì all’indipendenza, guidato da Jawaharlal Nehru, che intese promuovere la crescita e lo sviluppo economico per far fronte al rapido incremento della popolazione. Il primo piano economico quinquennale fu varato nel 1952; nei decenni che seguirono lo stato nazionalizzò alcuni settori-chiave dell’economia, sostenendone altri con forti investimenti, e sottopose il settore privato a un ampio controllo. Vennero erette barriere tariffarie e doganali allo scopo di proteggere le industrie nazionali e furono avviati alcuni programmi di riforma agraria. I risultati, nel corso dei decenni seguenti, sono stati generalmente positivi; nel trentennio 1950-1980 la produzione agricola è significativamente cresciuta, il che ha permesso di allontanare lo spettro delle grandi carestie. Il paese ha da tempo gettato le basi di un moderno stato industriale e l’India è oggi un importante produttore mondiale di acciaio. Tali progressi sono stati tuttavia insufficienti e non hanno avuto che effetti marginali sul reddito della maggioranza della popolazione.
Nel 2005 il prodotto interno lordo era di 805.714 milioni di dollari USA, pari a un PIL pro capite di 736,10 dollari USA.
| 1. | Agricoltura e allevamento |
Nonostante gran parte dell’agricoltura venga ancora condotta con metodi tradizionali, all’indomani dell’indipendenza sono state introdotte alcune importanti trasformazioni tecnologiche. Le zone che usufruiscono dei sistemi di irrigazione finanziati dal governo si sono sensibilmente estese, e nel 2003 la superficie irrigata costituiva il 18,8% dell’intera superficie territoriale. La richiesta di fertilizzanti chimici e di sementi ad alto rendimento è significativamente aumentata, soprattutto in seguito all’importante “Rivoluzione Verde” degli anni Sessanta e dei primi anni Settanta del XX secolo, di cui hanno beneficiato soprattutto i ricchi coltivatori di frumento degli stati dell’Uttar Pradesh e del Punjab.
Il sostentamento di oltre due terzi della popolazione indiana dipende dall’agricoltura, che partecipa per il 18,3% (2005) alla formazione del PIL. La maggior parte dei fondi coltivati ha estensioni molto limitate e più di un terzo degli appezzamenti è addirittura al di sotto del livello di sussistenza di una famiglia di contadini. La coltura più estesa è il riso, che costituisce l’alimento principale di gran parte della popolazione, cui seguono il frumento, la canna da zucchero, il tè, il cotone e la iuta. Colture di primaria importanza sono inoltre gli ortaggi, il sorgo, il miglio (di cui il paese è il primo produttore mondiale), il mais, l’orzo, i ceci e la banana. Tra le colture per l’industria e il commercio si annoverano il caucciù naturale, il caffè, i semi di lino, le arachidi, il legname e diverse spezie (soprattutto pepe e cannella).
L’allevamento del bestiame, in particolare bovini, bufali, cavalli e muli, costituisce un aspetto centrale dell’economia agricola. Con 185.000.000 di capi (2005), l’India è al primo posto mondiale dell’allevamento di bovini, utilizzati essenzialmente per il lavoro nei campi e il latte; la religione induista vieta infatti il consumo di carne bovina. Notevole anche l’allevamento di caprini e ovini.
| 2. | Risorse forestali e pesca |
Il 22,8% (2005) del territorio complessivo indiano è ricoperto di foreste, il cui sfruttamento a fini commerciali non è tuttavia molto sviluppato e interessa perlopiù le regioni montuose settentrionali, l’Assam e le regioni confinanti con l’Himalaya. Le foreste forniscono essenze e legnami pregiati (teak, sandalo, legno di rosa) oltre che noci, fibre, oli, gomme e resine. Particolarmente ricco di bambù è lo stato del Bengala Occidentale. La pesca, il cui sfruttamento commerciale rimane in gran parte limitato, rappresenta un’attività vitale per molte regioni, come il delta del Gange e l’area costiera sudoccidentale; recentemente il governo ha tentato di promuovere la pesca d’alto mare. Quasi la metà del pescato nazionale proviene dagli stati del Kerala, del Tamil Nadu e del Maharashtra.
| 3. | Risorse energetiche e minerarie |
L’India dispone di abbondanti risorse minerarie ed energetiche, il cui sfruttamento è iniziato dopo l’indipendenza. Il paese è tra i principali produttori mondiali di minerali di ferro, carbone e bauxite; importante è anche l’estrazione di petrolio, manganese, mica, ilmenite, rame, amianto, cromite, grafite, fosfati naturali, zinco, oro, diamanti e argento. Rilevante la produzione di energia elettrica, di cui solo il 12,30% proviene da centrali idroelettriche situate nella regione himalayana. Da tempo è stato intrapreso il potenziamento del settore nucleare, che nel 2003 ha prodotto il 2,94% dell’energia totale.
| 4. | Industria |
L’India può vantare un settore industriale assai articolato, che contribuisce per il 27,3% (2005) alla formazione del PIL. La maggior parte della produzione è realizzata in impianti moderni, in particolare per quanto riguarda l’industria siderurgica. In termini di occupazione, rimangono molto importanti le piccole aziende a conduzione familiare, perlopiù artigianali. Il settore tessile, specialmente quello cotoniero, è tra i più antichi e importanti.
Di rilievo sono anche le industrie per la lavorazione del tè e dei cereali, gli oleifici, gli zuccherifici, l’industria petrolchimica e della carta, la produzione di apparecchiature elettriche ed elettroniche, di prodotti chimici, la lavorazione della pelle e dei metalli. Negli ultimi anni si è considerevolmente sviluppata anche l’industria ad alta tecnologia (aeronautica, elettromeccanica), tra cui primeggia il settore dell’informatica, particolarmente attivo nella produzione di software. L’area circostante le città di Hyderabad e Bangalore, nell’India meridionale, è stata definita “la Silicon Valley indiana”. L’industria cinematografica, tra le prime al mondo per il numero di film prodotti, ha il suo centro a Mumbai.
| 5. | Commercio e finanza |
Il paese ha da tempo avviato una politica di liberalizzazione degli scambi (coadiuvata dalla creazione di zone franche) che ha favorito l’aumento delle importazioni (petrolio, materie prime, beni di consumo, gioielli, prodotti chimici e fertilizzanti). L’India esporta una varietà di prodotti, principalmente tessili, capi di vestiario, gemme e gioielli, articoli in pelle, tè, apparecchiature meccaniche e prodotti chimici di base. Nel 2003 il valore totale delle esportazioni fu di 63.029 milioni di $ USA, a fronte di importazioni per 77.201 milioni di $ USA. Stati Uniti, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Arabia Saudita, Belgio e alcuni paesi del Commonwealth britannico sono i principali partner commerciali dell’India.
L’unità monetaria è la rupia indiana, divisa in 100 paise; la Banca centrale indiana, fondata nel 1934 e nazionalizzata nel 1949, ha funzioni di banca centrale ed è l’unica autorizzata a emettere moneta.
| 6. | Trasporti e vie di comunicazione |
All’epoca dell’indipendenza, nel 1947, l’India poteva vantare, rispetto alle altre colonie, una rete di comunicazioni tra le più sviluppate, comprendente in particolare un esteso sistema ferroviario realizzato sotto il dominio britannico. A partire da questa eredità si sono poi sviluppate le comunicazioni stradali e un’estesa rete di trasporti aerei interni. Il trasporto di persone e merci continua tuttavia a essere assicurato principalmente dalla rete ferroviaria, che è di proprietà statale e la cui lunghezza totale raggiungeva nel 2005 i 63.465 km, di cui il 17% di ferrovie elettrificate. Con oltre settemila stazioni e più di diecimila treni al giorno, il sistema ferroviario indiano trasporta giornalmente circa 13.000.000 di passeggeri. La rete stradale misura 3.851.440 km, di cui il 63% asfaltato. Le vie navigabili interne sono pari a 16.180 km. I principali porti della nazione sono Mumbai, Cochin, Kolkata, Chennai, Paradip, Marmagao. Le compagnie di trasporto aereo sono state nazionalizzate nel 1953; Air India assicura i servizi internazionali e Indian Airlines quelli interni e regionali.
| 6. | Ordinamento dello stato |
Nata insieme al Pakistan nel 1947 dalla divisione del territorio dell’Impero britannico delle Indie, in base alla Costituzione adottata nel 1950 l’Unione Indiana è una repubblica parlamentare di tipo federale.
| 1. | Potere esecutivo |
Il presidente, eletto dal Parlamento e dalle assemblee degli stati con un mandato di cinque anni, è rieleggibile; ha la facoltà di designare il primo ministro nella persona del leader del partito di maggioranza.
| 2. | Potere legislativo |
Il sistema legislativo è basato su un Parlamento (Sansad) bicamerale: il Consiglio degli stati (Rajya Sabha) è composto da un numero massimo di 250 membri (di cui dodici di nomina presidenziale e i rimanenti eletti dalle assemblee degli stati) in carica per sei anni; la Camera del popolo (Lok Sabha) riunisce 545 membri di cui 543 eletti con voto diretto per cinque anni e due nominati dal presidente in rappresentanza della comunità angloindiana. Hanno diritto al voto tutti i cittadini a partire dai 18 anni di età.
| 3. | Potere giudiziario |
Il sistema giudiziario prevede una Corte Suprema, i cui giudici sono nominati dal presidente e restano in carica fino a 65 anni. La pena di morte è in vigore; nel 2004 si è interrotta una moratoria delle esecuzioni capitali durata nove anni.
| 4. | Istituzioni periferiche |
L’India comprende ventotto stati, dotati ciascuno di assemblea legislativa e governo propri, e sette territori amministrati dal governo centrale.
| 5. | Difesa |
Il servizio militare è obbligatorio per tutti i cittadini maschi abili a partire dai 17 anni di età. Le forze armate contano circa 1.325.000 effettivi (2004).
| 6. | Forze politiche |
La scena politica indiana è stata a lungo dominata dal Partito del Congresso (Indian National Congress) fondato nel 1885 e in seguito guidato da Gandhi e Nehru, i maggiori protagonisti dell’indipendenza indiana. A partire dagli anni Ottanta del XX secolo nel paese si è affermata una forza nazionalista indù, il Partito del popolo indiano (Bharatiya Janata Party, BJP), mentre ha rafforzato la sua presenza il Partito comunista indiano (Communist Party of India-Marxist, CPI-M).
| 7. | Storia |
Le prime tracce di insediamenti umani nel subcontinente indiano risalgono a circa mezzo milione di anni fa. Una cultura di tipo mesolitico si sviluppò fra l’8000 e il 6000 a.C. e nel Neolitico si svilupparono attività di agricoltura e allevamento.
Intorno al 2500 a.C. si colloca l’origine della cosiddetta civiltà della valle dell’Indo, caratterizzata dalla formazione di città (come Mohenjo-Daro) che avevano intensi scambi commerciali con la Mesopotamia.
Verso la metà del secondo millennio l’India fu ripetutamente invasa dagli arii, tribù di lingua indoeuropea che dalle catene montuose nordoccidentali giunsero gradualmente a occupare il territorio a nord dei monti Vindhya e a ovest del fiume Yamuna. Con l’invasione di questi popoli la civiltà della valle dell’Indo si estinse e nacque una nuova forma di organizzazione sociale basata sulla divisione in classi, che porterà in seguito al sistema delle caste.
| 1. | Dal periodo vedico all’epoca indù |
Le informazioni relative a questo periodo provengono dai Veda, testi sacri composti fra il 1300 e il 1000 a.C., che illustrano l’origine di alcuni caratteri fondamentali del sistema socio-religioso noto come induismo. Durante il primo millennio a.C. furono fondati sedici stati autonomi nella regione compresa tra l’Himalaya, il tratto meridionale del Gange, i monti Vindhya e la valle dell’Indo. Il più importante di questi regni fu quello di Magadha, nell’attuale Bihar, che intorno alla metà del VI secolo a.C. divenne lo stato dominante in India. All’epoca del sovrano Bimbisara (543-491 a.C.) si svolse nel Magadha la predicazione di Buddha e di Nataputta Mahavira, fondatori rispettivamente del buddhismo e del giainismo.
L’India nordoccidentale fu conquistata dagli Achemenidi (518 ca. a.C.) e in seguito da Alessandro Magno (326 a.C.); si formarono allora, nel Pakistan, piccoli regni detti indo-greci.
| 2. | Dall’epoca dei Maurya all’invasione dei kusana |
Nel 321 a.C. Chandragupta impose il suo controllo sul regno di Magadha. Fondatore della dinastia Maurya, nei dieci anni che seguirono estese la sua sovranità a gran parte del subcontinente. Di fronte alla nuova potenza militare Seleuco I, generale di Alessandro Magno e fondatore della dinastia dei Seleucidi, riuscì a stringere un’alleanza con Chandragupta dandogli in sposa sua figlia (305 a.C.).
La dinastia Maurya durò fino al 185 ca. a.C. Durante il regno di Aśoka, il più grande sovrano Maurya (274-232 a.C.), il buddhismo divenne la religione dominante. L’India richiamava, con i suoi centri di cultura quali Nalanda e Takshasila, studiosi dalla Cina e dal Sud-Est asiatico. Tra le dinastie successive a quella Maurya, quella Sunga durò oltre un secolo.
Durante il I secolo d.C. l’India settentrionale fu invasa dai kusana, una popolazione nomade proveniente dall’Asia centrale. I traffici lungo la Via della seta e gli scambi commerciali con l’impero romano resero ricco e potente il dominio kusana che durò fino al III secolo.
| 3. | L’impero Gupta |
Nel 320 il Magadha tornò a essere il centro di un vasto impero, quello della dinastia Gupta, che si estendeva su tutto il subcontinente a nord del fiume Narmada. Durante il regno della dinastia Gupta l’India visse un’epoca di pace, di prosperità economica e culturale. L’induismo, che da tempo aveva conosciuto un certo declino, tornò a rifiorire assorbendo alcune caratteristiche del buddhismo.
Verso la fine del V secolo l’impero Gupta decadde in seguito alle incursioni degli unni provenienti dall’Asia centrale. Questi imposero il proprio dominio in India per diversi decenni, fino alla sconfitta subita per opera dei turchi (565). Tra i discendenti odierni degli unni rimasti in India figurano alcuni gruppi dello stato del Rajasthan.
Un altro potente regno fu fondato nel 606 nell’India settentrionale da Harsha, l’ultimo sovrano buddhista della storia indiana. Harsha impose il suo dominio sulla quasi totalità del territorio, tentando senza successo di conquistare anche il Deccan, ma dopo la sua morte il regno si divise in numerosi principati.
| 4. | Il dominio musulmano e l’invasione dei mongoli |
Il sorgere in Asia occidentale di una nuova potenza, che trovava la sua forza unificatrice nell’Islam, mise fine al lungo periodo di conflitti interni. Il turco-afghano Mahmud di Ghazni (che regnò dal 998 al 1030), di religione musulmana, estese il suo dominio da Lahore alla Persia. Un altro grande sovrano turco-afghano fu Muhammad al-Ghuri, il cui regno, che pose fine al dominio gazhnavide, iniziò nel 1175; in dieci anni egli estese i suoi domini sull’intera pianura del Gange. Il dominio musulmano dell’India continuò con il sultanato di Delhi.
Nel 1398, le contese dinastiche e la mancanza di una resistenza organizzata esposero l’India all’invasione dei mongoli di Tamerlano, che saccheggiarono e distrussero Delhi. Al suo ritiro dall’India, Tamerlano lasciò ciò che rimaneva dell’impero a Mahmud, l’ultimo sovrano della dinastia Tughlaq. A questa dinastia succedette quella dei Sayyd (1414-1451) e dei Lodi (1451-1526).
| 5. | L’impero Moghul |
Nel 1526 Babur, un discendente di Tamerlano e Gengis Khan, invase con le sue truppe l’India e nel giro di pochi anni estese il suo dominio su un vasto territorio che sarebbe diventato il nucleo dell’impero Moghul. Il nipote di Babur, Akbar, fu il più grande sovrano Moghul; il suo dominio, fra il 1556 e il 1605, si estese al Punjab, all’odierno Rajasthan, al Gujarat, al Bengala, al Kashmir e al Deccan. Nell’amministrazione del suo regno Akbar dimostrò una notevole capacità organizzativa, assicurandosi la fedeltà di centinaia di signori feudali; promosse inoltre il commercio, introdusse un equo sistema fiscale e favorì la tolleranza religiosa. L’impero Moghul conobbe il suo massimo splendore culturale sotto Shah Jahan, nipote di Akbar, il cui regno (1628-1658) coincise con l’età d’oro dell’architettura indo-islamica, che trovò la sua massima espressione nel Taj Mahal.
Il periodo di tolleranza religiosa si concluse con l’avvento al trono di Aurangzeb (1658-1707), che portò a termine la conquista del Deccan e ripristinò l’ortodossia islamica. Nei cinquant’anni seguenti la morte di Aurangzeb, l’impero Moghul precipitò nel caos politico, segnato dal rapido declino dell’autorità centralizzata, e si divise in una miriade di piccoli stati.
| 6. | La Compagnia delle Indie Orientali |
Di questa situazione politica approfittarono i governi europei. Il commercio delle spezie aveva fatto crescere l’importanza economica dell’India fin dal XVI secolo. Al dominio dei portoghesi e poi degli olandesi era subentrato quello dei francesi e degli inglesi, che avevano fondato importanti basi commerciali nel subcontinente indiano. La vittoria dell’Inghilterra sulla Francia assicurò nel 1757 il controllo del Bengala e del Deccan alla Compagnia delle Indie Orientali. La politica della compagnia mirò in seguito al consolidamento e all’estensione di queste acquisizioni. Nel 1773 la Compagnia passò sotto il controllo del governo britannico. La realizzazione della politica britannica in India fu facilitata dal declino ormai irreversibile dell’impero Moghul.
Il ricorso alla forza militare (unito alla corruzione dei governanti locali) fu il principale strumento di colonizzazione dell’India. La mancanza di unità fra i diversi regni e principati indiani favorì l’affermarsi del predominio britannico sull’intero subcontinente e sulle regioni confinanti, in particolare la Birmania (l’attuale Myanmar). Non mancarono tuttavia episodi di resistenza, il più importante dei quali fu la guerra combattuta dai sikh (1845-1849) e terminata con l’annessione del Punjab da parte del governo britannico. L’unico tentativo di alleanza fra i centri del potere indiano fu quello capeggiato dai Marathi e annullato dall’accordo di Salbai (1782). Dopo il Punjab vennero annessi i regni di Satara, Jaipur, Sambalpur, Jhansi e Nagpur, a opera del governatore James Ramsay, decimo conte di Dalhousie.
Le nuove acquisizioni britanniche accrebbero il malcontento della popolazione indiana, che sfociò in una cospirazione su larga scala tra i sepoy, le truppe indiane al servizio della Compagnia delle Indie Orientali. Un’insurrezione generale, nota come Indian Mutiny (“ammutinamento indiano”) o rivolta dei sepoy, scoppiò a Meerut, nei pressi di Delhi, il 10 maggio del 1857. In breve tempo gli ammutinati occuparono Delhi e altri centri strategici. I combattimenti continuarono fino al 1859, ma già nel giugno del 1858 i principali centri dell’insurrezione erano caduti.
Alla rivolta seguì un periodo di brutali rappresaglie da parte delle truppe britanniche. Le autorità giudiziarie della Compagnia delle Indie Orientali arrestarono Bahadur Shah II e lo condannarono all’ergastolo, mettendo fine alla dinastia Moghul. Importante risultato della rivolta fu, nel 1858, il termine dell’amministrazione della Compagnia e il passaggio dei possedimenti indiani sotto il diretto controllo della Corona britannica.
| 7. | L’India britannica e il sorgere del nazionalismo |
Sotto i governatori britannici l’amministrazione dell’India fu riorganizzata. Furono attuate alcune importanti riforme in materia fiscale, giudiziaria, educativa e sociale; il sistema di opere pubbliche fu enormemente esteso. Il governo britannico ereditò tuttavia, dalla precedente amministrazione, l’insofferenza nei confronti del dominio coloniale e un crescente sentimento nazionalistico; a questi si aggiunse una serie di terribili carestie. Nel 1876 il governo britannico, avallando la proposta di Benjamin Disraeli, proclamò la regina Vittoria imperatrice dell’India.
Tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX, l’India fu attraversata da un crescente fermento sociale e politico. L’élite intellettuale indiana, in parte formatasi in Occidente, introdusse nel paese alcuni aspetti del pensiero europeo e il nazionalismo indiano cominciò a rappresentare una seria minaccia per i britannici. Nei decenni seguiti alla rivolta dei sepoy erano sorte diverse associazioni anticolonialiste e nazionaliste, tra cui la più influente era il Congresso nazionale indiano, fondato nel 1885.
| 8. | Il movimento di protesta di Gandhi |
Dopo la prima guerra mondiale la lotta politica si intensificò. In risposta alla ripresa dell’attivismo nazionalista, il Parlamento britannico approvò le leggi Rowlatt che sospesero i diritti civili e introdussero la legge marziale nelle zone dove si erano verificati tumulti e rivolte, provocando un’ulteriore ondata di violenza e disordini. In quest’epoca di agitazioni Mohandas K. Gandhi, un riformatore sociale e religioso di fede induista, conosciuto tra i suoi seguaci con il nome di Mahatma (in sanscrito “grande anima”), invitò il popolo indiano a rispondere alla repressione britannica con la resistenza passiva (Satyagraha).
Dopo il massacro di Amritsar la lotta nazionalista si estese e si radicalizzò, poggiando soprattutto sulla politica di non cooperazione perseguita da Gandhi a partire dal 1920, che invitava a boicottare le merci, le corti di giustizia, le istituzioni scolastiche britanniche, a non cooperare alla vita politica e a rinunciare ai titoli britannici eventualmente detenuti. A giudizio delle autorità britanniche, quelle intraprese da Gandhi erano attività sediziose e, tra il 1922 e il 1942, il leader indiano fu più volte incarcerato.
L’ondata di nazionalismo, che aveva ricevuto un notevole impulso dopo il primo arresto di Gandhi, raggiunse uno stadio critico nella primavera del 1930. Il 12 marzo, in seguito al rifiuto britannico di concedere all’India lo status di dominion (colonia con diritto di autogoverno), Gandhi annunciò che si sarebbe messo alla testa di una violazione di massa del monopolio governativo del sale. Questa fu compiuta, dopo una lunga marcia, presso il golfo di Khambhat, dove l’acqua del mare venne fatta bollire per ricavarne il sale. In tutta l’India vennero compiute azioni analoghe con un’efficacia e un impatto simbolico molto profondi. All’arresto di Gandhi seguirono manifestazioni e tumulti a Calcutta, a Delhi e in altre città, per far fronte ai quali il governo ricorse ad arresti di massa; prima di novembre vennero incarcerati circa 27.000 nazionalisti indiani.
Nel marzo del 1931 il governo britannico concordò una tregua con Gandhi, rilasciato alcuni mesi prima insieme ad altri prigionieri politici, tra cui Jawaharlal Nehru, segretario del Congresso nazionale indiano e suo più stretto compagno di lotta. Nel frattempo la Lega musulmana, temendo un futuro dominio degli induisti, aveva avanzato la richiesta di privilegi speciali all’interno dell’eventuale dominion. Ne risultò una grave controversia, che sfociò in veri e propri scontri tra induisti e musulmani in molte comunità del paese. Ad aggravare i conflitti interni si aggiunsero gli effetti della Grande Depressione, che mise in ginocchio l’economia indiana.
Nel 1935 il Parlamento britannico approvò il Government of India Act (Legge sul governo dell’India), che istituiva organi legislativi autonomi nelle province dell’India britannica e prevedeva la protezione della minoranza musulmana. La legge istituiva inoltre un’assemblea legislativa nazionale bicamerale e un organo esecutivo dipendente dal governo britannico. Seguendo l’orientamento di Gandhi, il popolo indiano approvò queste misure, che entrarono in vigore il 1° aprile 1937; ciononostante, molti membri del Congresso nazionale indiano continuarono a richiedere la completa indipendenza del paese.
| 9. | La seconda guerra mondiale |
Allo scoppio della seconda guerra mondiale il viceré dell’India, Victor Hope, dichiarò guerra alla Germania in nome dell’India. Questo passo, intrapreso in conformità con la Costituzione del 1937 ma senza consultare la leadership indiana, diede nuovo impulso alle richieste di autonomia.
Il movimento di disobbedienza civile riprese nell’agosto del 1942. Gandhi, Nehru e migliaia di sostenitori furono arrestati e il Congresso nazionale indiano fu dichiarato illegale. Approfittando della situazione interna indiana, e con l’aiuto del nazionalista estremista Subhas Chandra Bose, i giapponesi intensificarono le operazioni militari tentando nel marzo 1944 l’invasione dell’India, lungo un fronte di 322 km al confine con la Birmania, venendo però respinti dalle truppe anglo-indiane.
| 10. | La fine del dominio britannico |
Nella primavera del 1946 i negoziati avviati dal governo britannico, nel tentativo di raggiungere un accordo con i leader indiani, fallirono. Nel mese di giugno il viceré Archibald Wavell annunciò la formazione di un governo “ponte” di emergenza, a cui anche la Lega musulmana decise di aderire; in diverse zone dell’India si intensificarono gli scontri tra musulmani e induisti.
Alla fine del 1946 la situazione politica dell’India era al limite dell’anarchia. Nel 1947, in una situazione prossima alla guerra civile tra induisti e musulmani, il primo ministro britannico annunciò il ritiro del suo paese dall’India. Il viceré Louis Mountbatten suggerì al governo britannico l’immediata suddivisione dell’India come unico mezzo per evitare la catastrofe. Un disegno di legge che adottava la proposta di Mountbatten fu presentato al Parlamento britannico il 4 luglio, ottenendo la rapida e unanime approvazione di entrambe le Camere.
| 11. | L’indipendenza |
In base a quanto previsto dall’Indian Independence Act (Legge per l’indipendenza indiana), entrato in vigore il 15 agosto 1947, l’Unione Indiana e il Pakistan furono istituiti come stati indipendenti all’interno del Commonwealth, con il diritto di recedere da esso. Il governo indiano scelse di rimanerne membro. I nuovi stati furono creati sulla base di criteri religiosi, assegnando all’India i territori abitati in prevalenza da induisti e al Pakistan le aree a maggioranza musulmana.
Dopo il passaggio di poteri, l’assemblea costituente indiana conferì il potere esecutivo a un consiglio di ministri, con Nehru primo ministro; Mountbatten divenne governatore generale del nuovo paese. La fine del dominio inglese fu accolta con entusiasmo dagli indiani di ogni confessione religiosa e tendenza politica.
Prevedendo le dispute di confine che si sarebbero verificate, soprattutto nel Bengala e nel Punjab, fu istituita un’apposita commissione, con presidenza britannica. Le raccomandazioni di questa commissione in merito al Bengala suscitarono lievi contrasti nella comunità locale, in gran parte grazie all’influenza dell’azione moderatrice di Gandhi. Nel Punjab, al contrario, le decisioni sulla linea di confine portarono quasi due milioni di sikh, tradizionalmente antimusulmani, sotto la giurisdizione del Pakistan, scatenando violenti combattimenti e un esodo di massa di musulmani dal territorio dell’India verso il Pakistan, e di sikh e induisti dal Pakistan all’India. Negli scontri continuati durante l’immane esodo perirono circa un milione di persone.
| 12. | La guerra del Kashmir |
Il Kashmir, popolato in grande maggioranza da musulmani ma retto da un induista, divenne la principale fonte di attrito tra India e Pakistan negli anni successivi all’indipendenza. Il 24 ottobre 1947 vi fu proclamato un governo provvisorio da parte di insorti musulmani; tre giorni dopo Hari Singh, il maharaja induista del Kashmir, annunciò l’adesione del Kashmir all’Unione Indiana. Il governo indiano, riconoscendo la decisione del maharaja, inviò immediatamente alcune truppe a Srinagar, capitale del Kashmir e principale obiettivo degli insorti.
I combattimenti proseguirono per tutto il 1948, ma nel gennaio del 1949 gli sforzi del Consiglio di Sicurezza dell’ONU per riportare la pace ebbero finalmente successo; India e Pakistan accettarono un plebiscito sul futuro politico del Kashmir, da tenersi sotto la supervisione dell’ONU. Il piano delle Nazioni Unite prevedeva anche il ritiro delle truppe dallo stato, il ritorno dei profughi che desideravano partecipare al plebiscito e operazioni di voto libere e imparziali sotto la direzione di una “personalità di alto profilo internazionale”. Nel marzo del 1949 il segretario generale dell’ONU Trygve Lie nominò l’ammiraglio americano Chester William Nimitz supervisore del plebiscito.
Nel frattempo sia l’Unione Indiana sia il Pakistan avevano perso le loro principali guide. Gandhi fu assassinato da un fanatico induista il 30 gennaio 1948 e Jinnah, fondatore del Pakistan, morì nel settembre del 1948.
Nonostante l’accordo tra India e Pakistan, raggiunto nel luglio del 1949, sulla reciproca linea di confine nel Kashmir, le divergenze sul ritiro delle rispettive forze militari prima del plebiscito rimasero insanabili.
| 13. | I primi anni della repubblica |
L’Assemblea costituente indiana approvò una Costituzione repubblicana per l’Unione il 26 novembre del 1949. Secondo quanto previsto dalla Costituzione, la repubblica venne formalmente proclamata il 26 gennaio 1950. Il governo Nehru sostenne una posizione di non allineamento negli affari internazionali. La determinazione dell’India a conservare un’equidistanza tra le superpotenze divenne sempre più evidente in seguito allo scoppio della guerra di Corea nel giugno del 1950. Il governo indiano, pur approvando la risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU con la quale si invocavano sanzioni militari contro la Corea del Nord, non partecipò con l’invio di contingenti armati all’azione dell’ONU e compì autonomamente ripetuti tentativi per riportare la pace in Estremo Oriente.
Il primo anno della storia repubblicana venne funestato da una serie di calamità naturali, in particolare una diffusa siccità nell’India meridionale e gravi terremoti e inondazioni nell’Assam. Nel dicembre del 1950 l’India dovette chiedere agli Stati Uniti aiuti alimentari.
Il 1° marzo 1952 vennero annunciati i risultati delle prime elezioni generali basate sul suffragio universale. Il Congresso nazionale indiano, il partito al potere, risultò vincente nella maggioranza degli stati membri. A maggio il collegio elettorale di recente costituzione elesse Rajendra Prasad alla presidenza del paese con un mandato di cinque anni.
| 14. | Questioni internazionali |
Nel giugno del 1952 l’India, che aveva boicottato la conferenza di pace giapponese del 1951, concluse un trattato di pace bilaterale con il Giappone, con il quale rinunciava a rivendicare riparazioni di guerra. Nel mese di settembre la Repubblica popolare cinese e l’Unione Sovietica fornirono aiuti alimentari all’India, ma solo in seguito all’accettazione da parte dei due paesi delle condizioni indiane contro possibili “vincoli politici”. La questione del Kashmir fu temporaneamente risolta nel 1954 con l’adesione del territorio all’India.
I primi ministri di India, Pakistan, Birmania, Indonesia e Sri Lanka si riunirono nell’isola di Sri Lanka tra il 28 aprile e il 2 maggio 1954. Essi approvarono, tra l’altro, una dichiarazione di appoggio alla Conferenza di Ginevra sulle questioni dell’Estremo Oriente, convocata per discutere la possibilità di una conclusione della guerra di Indocina di fronte all’imminente sconfitta francese. Alla fine di giugno una serie di incontri tra Nehru e il premier cinese Zhou Enlai, tra i delegati alla Conferenza di Ginevra, produsse una dichiarazione congiunta in cui si sollecitava una soluzione politica per la questione indocinese. In base agli accordi per il cessate il fuoco raggiunti nel mese di luglio, l’India presiedette la Commissione internazionale tripartita, creata per sovrintendere all’esecuzione degli accordi.
Nel corso del 1954 vi fu un continuo peggioramento nelle relazioni indiano-portoghesi, dovuto alle insistenti richieste dei nazionalisti indiani affinché il Portogallo rinunciasse ai suoi possedimenti in India. Nell’agosto del 1955 forze di sicurezza portoghesi spararono su un gruppo di manifestanti indiani che attraversavano il confine con Goa. L’India sospese immediatamente le relazioni diplomatiche con il Portogallo.
Nell’aprile del 1955, nella conferenza di Bandung, molti capi di stato africani e asiatici, tra i quali Nehru, firmarono una dichiarazione di condanna dell’oppressione coloniale e per la pace e la cooperazione tra i popoli.
| 15. | Questioni interne |
Il 26 gennaio 1957 l’India dichiarò lo stato del Kashmir parte integrante dell’Unione Indiana, in conformità a quanto deciso dall’assemblea costituente del Kashmir. A ciò fecero seguito numerose rivolte nel Pakistan, che presentò un’energica protesta alle Nazioni Unite. Alle elezioni nazionali del febbraio e marzo del 1957 il Partito del congresso conquistò 366 dei 494 seggi; con 29 seggi, i comunisti divennero il principale partito di opposizione, ottenendo inoltre il controllo dello stato del Kerala. Il primo ministro Nehru e il presidente Prasad conservarono le proprie cariche.
Nel maggio 1960 lo stato di Bombay venne diviso secondo criteri linguistici nei due stati del Maharashtra e del Gujarat. Per placare la ribellione delle tribù naga, Nehru annunciò la creazione di un nuovo stato del Nagaland, ricavato dallo stato dell’Assam, mentre alle rivendicazioni di alcuni elementi della popolazione sikh di uno stato indipendente in una parte del Punjab fu data risposta nel 1966 attraverso la formazione del nuovo stato dell’Haryana.
In seguito alla repressione cinese della rivolta in Tibet del marzo 1959, quasi 9000 profughi tibetani cercarono asilo in India. Dopo il verificarsi di scontri di confine tra forze militari cinesi e indiane, in agosto truppe cinesi penetrarono nel territorio indiano. Nell’aprile del 1960 fallì la conferenza indetta per risolvere la crisi, a cui parteciparono Nehru e Zhou Enlai.
| 16. | L’età di Indira Gandhi |
Nel corso del 1962 si aggravò la disputa di confine tra Cina e India. All’inizio dell’anno i due paesi aumentarono il numero degli avamposti lungo il conteso territorio di confine nell’alto Himalaya, e in ottobre i cinesi attaccarono gli avamposti indiani penetrando all’interno del confine occidentale e orientale. L’avanzata cinese si arrestò solo all’annuncio di un cessate il fuoco unilaterale da parte di Pechino alla fine di novembre. Questa crisi causò una drastica revisione della difesa indiana e l’allontanamento dal governo del ministro della Difesa V.K. Krishna Menon, convinto neutralista.
Il 27 maggio del 1964 Nehru morì; gli succedette Lal Bahadur Shastri, ex ministro degli Interni. Nel 1966, alla morte di Shastri, Indira Gandhi, la figlia di Nehru, assunse la guida del governo del paese.
Nel 1969 il nuovo primo ministro riportò un’importante vittoria sull’ala conservatrice del Partito del Congresso, quando l’ex vicepresidente Varahagiri Venkata Giri, candidato della premier, sconfisse alle elezioni presidenziali il candidato ufficiale del Congresso, che si scisse: da un lato il Vecchio Congresso, formato dall’ala conservatrice; dall’altro il Nuovo Congresso, diretto da Indira Gandhi, che conseguì una vittoria eclatante alle elezioni del 1971, l’anno del conflitto indo-pakistano. L’India appoggiò la secessione del Pakistan orientale e riconobbe la nuova nazione del Bangladesh.
Intorno alla metà degli anni Settanta le condizioni economiche indiane peggiorarono sensibilmente. Si intensificarono inoltre le accuse di corruzione rivolte al governo. Con grande sorpresa di tutto il mondo, il 18 maggio 1974 l’India compì il primo esperimento nucleare; nell’agosto dello stesso anno fu eletto alla presidenza nazionale il candidato sostenuto dalla Gandhi, Fakhruddin Alì Ahmed.
Nel giugno del 1975, accusata di brogli elettorali relativi alle elezioni del 1971 e privata del diritto di voto nel Parlamento, la Gandhi decretò lo stato d’emergenza e mise in atto severe misure di repressione delle opposizioni.
Nelle elezioni del 1977 la Gandhi perse il proprio seggio in Parlamento e, per la prima volta dal 1952, il Partito del Congresso non riuscì a conquistare la maggioranza. Il Partito Janata, una coalizione di opposizione, conquistò circa la metà dei seggi. Morarji R. Desai, il nuovo primo ministro, revocò le misure d’emergenza introdotte dal governo Gandhi.
Indira Gandhi continuò a esercitare una forte influenza nella politica indiana e presto un suo nuovo partito, il Congress-I (cioè Congresso-Indira), vinse le elezioni nelle regioni del sud e nel Maharashtra.
Nel gennaio 1979, dopo essere stato al potere per oltre due anni, il governo Janata perse la maggioranza parlamentare e Desai diede le dimissioni. Le elezioni del 1980 sancirono l’ampia vittoria del partito di Indira Gandhi, che tornò a rivestire la carica di primo ministro. Nel 1980 suo figlio Rajiv Gandhi prese il posto in Parlamento del fratello Sanjay, morto in un incidente aereo, apprestandosi a succedere alla madre alla guida del paese.
| 17. | La morte di Indira |
Alle richieste di autonomia del Punjab avanzate dai sikh, Indira Gandhi rispose appoggiando la candidatura presidenziale di Zail Singh che, nel luglio del 1982, divenne il primo capo di stato indiano di religione sikh. Le agitazioni autonomistiche, tuttavia, continuarono con diversi attentati terroristici e, nel 1983, la Gandhi pose il Punjab sotto il diretto governo del presidente, attribuendo alle forze di polizia poteri straordinari.
Il 2 giugno 1984 il Tempio d’Oro di Amritsar, centro della resistenza sikh, fu occupato da militari nel corso di una controversa operazione, in cui vennero uccisi centinaia di sikh. I militari si ritirarono prima della fine del mese, ma la violenza e la rabbia tra i nazionalisti sikh non si placarono. Il 31 ottobre Indira Gandhi fu uccisa da un colpo d’arma da fuoco esploso da un sikh del suo corpo di guardia. Nei tumulti che seguirono, un migliaio di sikh furono linciati dalla folla. Rajiv Gandhi prese il posto di primo ministro poche ore dopo la morte della madre.
| 18. | Rajiv Gandhi |
Riaffermata la sua leadership nelle elezioni parlamentari del dicembre 1984, Rajiv Gandhi rispose alle agitazioni dei sikh accordando l’espansione dei confini del Punjab.
All’inizio del 1987 forze armate indiane furono inviate in aiuto allo Sri Lanka per reprimere una ribellione della guerriglia tamil. Un accordo di pace fu sottoscritto a luglio, ma i violenti scontri non si arrestarono. Nel mese di luglio dello stesso anno l’elezione di Ramaswami Venkataraman alla carica di presidente sembrò consolidare la posizione di Gandhi. Tuttavia, accuse di corruzione e cattiva conduzione del partito, oltre all’incapacità di Gandhi di affrontare efficacemente le richieste di autonomia nel Punjab e nel Kashmir, indebolirono il Congress-I, che alle elezioni del novembre 1989 perse la maggioranza parlamentare. Primo ministro divenne Vishwanath Pratap Singh, leader del Partito Janata Dal, alla guida di una coalizione di partiti legati dalla comune avversione a Gandhi.
Nel 1990 una divisione interna al partito di Singh portò alla caduta del governo, ormai minoritario; gli succedette Chandra Sekhar, il cui governo diede le dimissioni nel marzo del 1991, aprendo la strada a nuove elezioni. Durante la campagna elettorale, Rajiv Gandhi fu ucciso da un terrorista tamil. Il Congress-I vinse le elezioni e l’ex ministro degli Esteri e sostenitore di Gandhi, P.V. Narasimha Rao, divenne primo ministro alla guida di un governo di minoranza.
Rao, convinto dell’urgenza di un cambiamento, cercò di avviare subito diverse riforme, sia nel settore economico che in quello politico. Ancora una volta, però, esplose la rivalità religiosa tra indù e musulmani, mettendo in difficoltà il processo politico avviato da Rao. Nel gennaio 1993, in seguito alla distruzione della moschea Babri Masjid di Ayodhya, nell’Uttar Pradesh, per opera di estremisti indù, scoppiarono violenti scontri che provocarono circa 3000 vittime.
| 19. | Ripresa del conflitto nel Kashmir |
Nei primi anni Novanta tornò a crescere la tensione tra l’India e il Pakistan per il Kashmir. A partire dal 1989 lo stato di Jammu e Kashmir fu teatro di scontri fra l’esercito indiano e militanti separatisti musulmani, che rivendicavano la formazione di uno stato indipendente o l’unione con il Pakistan musulmano. In risposta, il primo ministro del Pakistan Benazir Bhutto appoggiò apertamente i ribelli musulmani nel Kashmir indiano; i colloqui tenutisi tra l’India e il Pakistan nel gennaio 1994 per discutere la situazione della regione contesa non produssero risultati, nonostante i timori di un conflitto nucleare.
| 20. | L’affermazione del nazionalismo indù |
Alle elezioni regionali del 1994 il Congress-I subì una severa sconfitta nel sud del paese. La perdita del consenso fu in parte la conseguenza delle continue rivolte e tensioni religiose che avevano segnato il 1993, ma rispecchiò anche lo scontento popolare per le riforme economiche di tipo liberista introdotte dal governo Rao dopo il 1991. Sebbene, infatti, l’apertura economica avesse da un lato favorito la crescita del paese, dall’altro essa comportò un forte aumento dell’inflazione, l’aumento dei prezzi e della disoccupazione.
Nel maggio 1996 le urne decretarono la sconfitta del Congress-I del premier Rao e l’affermazione di partiti regionali. Dopo un tentativo fallito di costituire un governo da parte del Bharatiya Janata Party (BJP) – il Partito nazionalista indù – nel mese seguente si formò un governo guidato da Deve Gowda, leader del Janata Dal e della coalizione cosiddetta del “Terzo Fronte”, con il sostegno del Congress-I. La vittoria dei nazionalisti indù suscitò tuttavia lo sconcerto tra le minoranze musulmana, cristiana e sikh, che temevano l’estendersi dell’ideologia fondamentalista indù sostenuta dal BJP.
Nel marzo del 1997 il Congress-I ritirò il suo appoggio al governo di Deve Gowda, che fu sostituito alla guida della coalizione da Inder Kumar Gujral, ministro degli Esteri del governo uscente. Contemporaneamente la vedova di Rajiv Gandhi, Sonia, aderì al Congress-I, nel tentativo di rafforzare un’unità compromessa da un lungo periodo di lotte intestine.
Nelle elezioni del 4 marzo 1998 la coalizione dell’Alleanza nazionale democratica (National Democratic Alliance, NDA) guidata dal BJP conquistò la maggioranza; il governo costituito da Atal Bihari Vajpayee ottenne il 29 marzo il voto di fiducia del Parlamento (274 voti a favore, 261 contro), dopo un aspro dibattito, dovuto soprattutto ai timori di un sopravvento della parte più estremista del partito nazionalista indù.
| 21. | Nuova crisi indo-pakistana |
In seguito alla ripresa, nel maggio 1998, di test nucleari a fini militari, l’India fu severamente ammonita dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e colpita da sanzioni economiche. I test nucleari causarono anche un sensibile peggioramento delle già critiche relazioni con la Cina. A distanza di pochi giorni, in un clima di estrema tensione tra India e Pakistan, quest’ultimo effettuò propri test nucleari, rivelando una capacità bellica sino ad allora solo presunta.
Agli inizi del 1999 il premier indiano Vajpayee e quello pakistano Nawaz Sharif si incontrarono a Lahore. L’accordo raggiunto, che impegnava i due stati a risolvere i contrasti al fine di prevenire il rischio di un’escalation nucleare nella regione, ebbe tuttavia breve durata; in marzo entrambi i paesi effettuarono test balistici con missili in grado di portare ordigni nucleari. Nello stesso mese Vajpayee perse la maggioranza e fu costretto a dimettersi; falliti due tentativi di Sonia Gandhi di costituire un nuovo governo, il presidente Narayanan sciolse le camere e chiamò l’India alle urne per la terza volta in tre anni.
In questo clima di grave instabilità politica, aggravato peraltro dalla recrudescenza della violenza religiosa nel Kerala e nel Tamil Nadu e dalla guerriglia separatista nell’Assam, l’India si trovò a fronteggiare anche la ripresa del conflitto nel Kashmir, nel cui territorio si erano infiltrate, sostenute dal Pakistan, formazioni fondamentaliste islamiche. Preso il sopravvento sui preesistenti movimenti indipendentisti kashmiri (più moderati e disposti al dialogo con il governo di New Delhi), nella primavera del 1999 la guerriglia islamista scatenò una violenta offensiva, alla quale l’India rispose con un intenso bombardamento aereo delle postazioni separatiste.
Nelle elezioni svoltesi tra settembre e ottobre 1999 il BJP, il Partito nazionalista indù, si impose nuovamente sul Congress-I e il suo leader Vajpayee tornò alla guida del governo.
| 22. | Lo spettro del conflitto religioso |
Il lungo periodo di instabilità si accompagnò a una difficile situazione economica, dovuta in parte alla contrazione delle esportazioni determinata dalla crisi dei mercati finanziari asiatici del 1997-98, in parte al grosso sforzo sostenuto dal paese nel confronto militare con il Pakistan e nel conflitto territoriale in Kashmir. Ad aggravare la crisi intervenne, agli inizi del 2001, un violentissimo terremoto che colpì, causando più di 100.000 vittime, lo stato del Gujarat, una delle più importanti aree industriali del paese.
L’instabilità politica non si attenuò con il nuovo governo, a causa delle forti pressioni sull’esecutivo della componente più nazionalista della coalizione, sostenitrice di una posizione intransigente nei confronti del Pakistan e del crescente conflitto interreligioso interno. Il primo ministro Vajpayee inaugurò tuttavia una strategia diplomatica rivolta ad attenuare i contrasti con i paesi vicini (la Cina, oltre che il Pakistan), riuscendo a ottenere una riduzione delle sanzioni e un importante successo con la visita del presidente statunitense Bill Clinton nella primavera del 2000. L’incontro di Agra del luglio 2001 tra Vajpayee e il presidente pakistano Musharraf, sebbene preparato a lungo, non ebbe invece alcun esito.
La crisi seguita all’attacco terroristico dell’11 settembre contro gli Stati Uniti (vedi anche vedi Stati Uniti d’America, Storia: 11 settembre 2001) ebbe anzi un effetto immediato sul Kashmir, il cui Parlamento fu colpito da un grave attentato; a ottobre si riaccese così lo scontro fra le truppe dei due paesi lungo la linea del cessate il fuoco. A dicembre, mentre l’India annunciava il lancio sperimentale di un nuovo missile a media gittata, un commando separatista kashmiro penetrò nello stesso Parlamento di New Delhi, ingaggiando una furibonda sparatoria con gli agenti della sicurezza; all’incursione – che costò la vita a cinque membri del commando e a sette poliziotti indiani – seguì un tesissimo confronto al confine indiano-pakistano e una recrudescenza della violenza nel Kashmir, dove le truppe indiane lanciarono diversi attacchi oltre la linea del cessate il fuoco. La tensione tra i due paesi si allentò nel febbraio 2002, grazie alla mediazione degli Stati Uniti, i quali, impegnati nell’offensiva antiterroristica in Afghanistan, indussero il governo pakistano a sospendere il sostegno alle formazioni separatiste kashmire. Ma già in maggio la ripresa della guerriglia nel Kashmir provocò la reazione indiana e violenti scontri lungo la linea di controllo con le truppe di Islamabad, che minacciò il ricorso alla bomba atomica.
Nella primavera del 2002 il paese venne sconvolto dalla ripresa dello scontro interreligioso interno, che in Gujarat si manifestò con veri e propri pogrom nei confronti della comunità musulmana. Tollerate dalle autorità governative e militari locali, le violenze causarono la morte di oltre duemila persone e ne costrinsero più di 100.000 a rifugiarsi in precari campi profughi.
Nel luglio del 2002 il Parlamento elesse alla presidenza della Repubblica, a larga maggioranza, un illustre membro della comunità musulmana, lo scienziato Abdul Kalam, il principale protagonista del programma nucleare indiano; nello stesso mese, in seguito a un consistente rimaneggiamento dell’esecutivo, venne chiamato al ministero degli Interni il “falco” Lal Krishna Advani, tra i maggiori sostenitori della linea della fermezza nei confronti del Pakistan e della guerriglia kashmira.
| 23. | L’effetto Gandhi |
Il 2003 segnò una ripresa del dialogo indo-pakistano, favorito anche dal miglioramento delle relazioni tra India e Stati Uniti e dalle pressioni di Washington sul governo di Islamabad. In seguito ad alcuni incontri tra le diplomazie dei due paesi, venne riaperta la linea di comunicazione stradale Delhi-Lahore e venne stabilito un nuovo cessate il fuoco sulla “linea di controllo” in Kashmir. Il governo indiano avviò un’analoga strategia con il movimento nazionalista kashmiro, ottenendo una positiva risposta da parte della sua componente più moderata. Il dialogo tra India e Pakistan si approfondì ulteriormente agli inizi del 2004, in seguito a un nuovo invito (“la mano dell’amicizia”) rivolto da Vajpayee al leader pakistano Musharraf.
Forte dei successi diplomatici e del buon andamento dell’economia (che tuttavia beneficiava principalmente le classi medie urbane) e convinto di trarre profitto dal favorevole clima politico interno e internazionale (e dalla profonda crisi del Partito del Congresso), il Bharatiya Janata Party del primo ministro Vajpayee decise di ricorrere a elezioni politiche anticipate. La campagna elettorale registrò però la sorprendente ripresa del Partito del Congresso, la cui guida, dopo molte polemiche sulle sue origini italiane, era stata affidata a Sonia Gandhi, la vedova di Rajiv. Questa riuscì infatti, con un estenuante viaggio che toccò gli angoli più remoti del paese, a conquistarsi il sostegno delle classi rurali e dei larghi settori poveri urbani, sui quali non produsse invece alcun effetto né lo slogan “India Shining” (“India splendente”) di Vajpayee, né il suo richiamo all’“indutva” (il nazionalismo identitario indù). Le elezioni di aprile si conclusero così con l’inaspettato tracollo dei partiti della coalizione governativa e con il successo del Partito del Congresso e dei suoi alleati. Il ritorno della famiglia Gandhi sulla scena politica indiana venne sancito anche dalla conquista da parte di Raul Gandhi (figlio di Sonia e Rajiv) del seggio appartenuto alla nonna Indira.
All’indomani delle elezioni, per mettere a tacere le polemiche e favorire la convivenza tra le varie comunità religiose ed etniche indiane, Sonia Gandhi rinunciò alla poltrona di primo ministro, affidando la guida del governo a Manmohan Singh, primo esponente della comunità sikh a ricoprire tale incarico. Il 26 dicembre l’India venne raggiunta, con gli altri paesi del golfo del Bengala, da un’eccezionale onda anomala (il cosiddetto tsunami), che spazzò le coste del Tamil Nadu causando migliaia di morti e ingentissimi danni.
Nell’aprile 2005 venne istituito un servizio di autobus tra Muzaffarabad e Srinagar, unendo per la prima volta dopo sessant’anni le due parti del Kashmir.
| 24. | Sviluppi recenti |
Nel marzo 2006 l’India sottoscrive un accordo con gli Stati Uniti, sottoponendo a un maggiore controllo il suo programma nucleare. Nel febbraio 2007 l’India firma un accordo con il Pakistan, rivolto a diminuire i rischi di uno scontro nucleare tra i due paesi.
Un’ondata di scontri intercomunitari e di attentati sconvolge il paese, causando centinaia di vittime; l’episodio più grave si verifica a Mumbai, dove nel luglio 2006 più di 180 persone perdono la vita nell’esplosione di diverse bombe collocate sui treni del sistema ferroviario cittadino.
Nel luglio 2007 Pratibha Patil viene eletta alla presidenza dell’India.