Tecnologia
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Tecnologia
4. Cenni storici

La storia della tecnologia può essere narrata da diverse prospettive. Negli anni Trenta del Novecento il filosofo spagnolo José Ortega y Gasset identificò tre periodi che potevano caratterizzare lo sviluppo dell’evoluzione tecnologica. Nel primo e più lungo periodo non esistevano tecniche sistematiche per la scoperta e l’invenzione degli strumenti tecnologici. Le prime realizzazioni tecnologiche, come le asce di pietra e i raschiatoi, e il controllo del fuoco, furono semplicemente frutto del caso. Nel secondo periodo si acquisirono competenze tecnologiche che, tuttavia, non erano supportate da un bagaglio sistematico di conoscenze. Il possesso di questo tipo di conoscenze, derivante dalle modalità di ragionamento analitiche associate alla scienza moderna, caratterizzò il terzo periodo e mise l’uomo in condizione di realizzare i suoi obiettivi in un modo radicalmente diverso rispetto alle fasi precedenti.

Sempre negli anni Trenta lo storico statunitense Lewis Mumford pubblicò il classico lavoro Technics and Civilization (Tecnica e civiltà), contenente un’analisi degli ultimi mille anni dello sviluppo tecnologico, visti come susseguirsi di tre fasi sovrapposte e interconnesse. La prima fase, denominata “eotecnica” (1000-1750), fu caratterizzata dalla disponibilità e dallo sfruttamento di materie prime come il legno, il vetro e l’acqua, e da un maggiore ricorso all’energia ricavata dal vento e dall’acqua.

Seguì una fase detta “paleotecnica” (1750-1900) che potrebbe essere definita un periodo di “capitalismo carbonifero”, caratterizzato dallo sfruttamento del carbon fossile e dei minerali di ferro e dalle applicazioni della macchina a vapore. Si arrivò poi alla fase “neotecnica”, caratterizzata da una posizione predominante della scienza, dalla produzione di nuovi materiali, ad esempio le materie plastiche, dallo sviluppo dei sistemi a energia elettrica e dall’invenzione del motore a combustione interna, che sostituì la macchina a vapore.

1. L’impatto della tecnologia nella seconda metà del Novecento

Queste due analisi precedono tuttavia l’impatto che la tecnologia e le innovazioni tecnologiche hanno avuto alla fine del XX secolo. I risultati di tale impatto comprendono nuove risorse di fabbricazione, tra cui i materiali compositi e i cosiddetti “materiali intelligenti”, in grado di rispondere ai cambiamenti delle strutture con cui sono in rapporto, e che si comportano come se fossero dotati di memoria. La tecnologia si è miniaturizzata (vedi Nanotecnologia) e si è estesa al regno della vita: sono in numero sempre più crescente le nuove varietà di piante e animali prodotte grazie ai progressi dell’ingegneria genetica.

Oggi sono inoltre disponibili potenti mezzi di comunicazione e di elaborazione delle informazioni (vedi Computer; Supercomputer), che hanno permesso di applicare la tecnologia a problemi e scienze sociali, con una ricaduta che riguarda diversi aspetti sia del lavoro sia della vita di tutti i giorni.

La scala di queste innovazioni tecnologiche e le rispettive velocità di attuazione presentano differenze abbastanza significative rispetto a quanto sperimentato nelle fasi precedenti dell’evoluzione tecnologica. Una caratteristica distintiva della seconda metà del Novecento è stata la crescente consapevolezza degli aspetti negativi della tecnologia, dovuta in parte al verificarsi di grandi disastri tecnologici. Fra questi, la tragedia avvenuta nel 1984 a Bhopal, in India, dove un’esplosione nell’impianto chimico della Union Carbide provocò una fuga di isocianato di metile che causò la morte immediata di circa 3300 persone; l’incidente occorso nel 1986 alla navetta spaziale Challenger, esplosa subito dopo il lancio provocando la morte di sette astronauti e, nello stesso anno, il disastro di Černobyl, quando, in seguito a un incendio nel nucleo del reattore della centrale, si ebbe una fuga di scorie radioattive che raggiunse numerose regioni del mondo.

La conferenza delle Nazioni Unite sull’Ambiente e lo Sviluppo, meglio conosciuta come “Summit della Terra”, svoltasi a Rio de Janeiro nel 1992 (vedi Conferenza di Rio), portò alla ribalta problematiche quali il cambiamento climatico (vedi Clima; Riscaldamento globale), lo sviluppo sostenibile e una gestione più responsabile dell’acqua e delle risorse energetiche, con particolare riguardo all’inquinamento ambientale, allo smaltimento dei rifiuti e alla riduzione del divario tecnologico tra il Nord e il Sud del mondo.

In questa fase, sul finire del XX secolo, qualsiasi processo tecnologico dovrebbe essere ritenuto incompleto se non prende adeguatamente in considerazione anche l’impatto sociale e ambientale associato. Ma per ora le cose non sono migliorate: nel dicembre del 1997 i rappresentanti di quasi tutti i paesi del mondo e delle maggiori associazioni ambientaliste si sono ritrovati a Kyoto, in Giappone (vedi Protocollo di Kyoto), per constatare che i problemi di protezione del patrimonio ambientale sono sempre più gravi e che l’umanità sta esponendosi volontariamente al grave rischio di lasciare in eredità alle future generazioni una Terra “non abitabile”.

Il settore della tecnologia in cui maggiormente si è acquisita questa consapevolezza è probabilmente quello dell’energia nucleare, quale conseguenza del lancio delle due bombe atomiche americane sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki nella seconda guerra mondiale, della proliferazione delle armi nucleari nel dopoguerra (vedi Guerra Fredda) e di alcuni incidenti in centrali atomiche.

2. Interpretazioni attuali

Studi storici di diversa impostazione mettono in luce la natura e lo sviluppo della tecnologia. Una prima distinzione può essere operata tra le impostazioni cosiddette “internaliste” e quelle “contestualiste”. Nel primo caso, l’attenzione è posta sugli aspetti progettuali di un particolare dispositivo e sugli elementi correlati, quali ad esempio i possibili miglioramenti tecnici. Le fortificazioni medievali, gli aratri a vomere, le macchine a tastiera, gli orologi, i ponti a travi di acciaio, le macchine a vapore, i razzi interplanetari e la bussola sono stati e sono gli argomenti classici delle esposizioni di taglio internalista. Nonostante il loro carattere informativo, queste argomentazioni non contribuiscono molto ai fini della spiegazione del perché i manufatti abbiano assunto una determinata forma o perché in essi si siano prodotte delle trasformazioni.

Al contrario, nelle descrizioni di tipo contestualista viene sottolineato lo stretto rapporto di influenza reciproca fra sviluppi tecnologici e fattori culturali. L’ambiente economico, sociale e politico in cui si è espletata l’attività tecnologica e nel quale essa ha assunto la sua forma particolare vengono a costituire l’interesse centrale dell’indagine storica.