| Religione babilonese | Articolo | ||||
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| 4. | Credenze |
I documenti babilonesi mostrano un popolo che attribuiva grande valore alla bontà, alla verità, alla legge e all’ordine, alla giustizia, alla libertà, alla saggezza, al coraggio e alla lealtà; pietà e compassione erano considerate virtù, e particolare protezione era accordata ai più deboli. Le azioni malvagie erano considerate trasgressioni contro gli dei, punibili dunque solo dagli dei stessi; nessuno, poi, era considerato senza peccato, e si doveva quindi accettare ogni sofferenza come giusta punizione.
L’intensa religiosità dei babilonesi era tuttavia temperata da una visione disincantata della realtà, probabilmente più diffusa di quanto non rivelino le fonti.
Per i babilonesi la morte era il compimento di ciò che si attendeva con timore e disperazione, nella convinzione che lo spirito, liberato dal corpo, sarebbe disceso in un luogo sotterraneo e oscuro, mentre la vita nell’oltretomba si sarebbe esaurita, al massimo, in un pallido riflesso dell’esistenza sulla terra, senza alcuna speranza di ricompensa per i giusti; ogni uomo era inevitabilmente consegnato agli inferi, e non è strano, quindi, che l’opera letteraria babilonese più drammatica e creativa, l’Epopea di Gilgamesh, sia incentrata su una vana ricerca della vita eterna.
Vedi anche Assiria; Lingua accadica; Letteratura assiro-babilonese; Arte mesopotamica; Regno di Babilonia.