Psicologia dell’età evolutiva
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Psicologia dell’età evolutiva
7. Linguaggio

La capacità di comprendere e comunicare è uno dei maggiori traguardi raggiunti dall’essere umano. Una caratteristica sorprendente dello sviluppo del linguaggio è la velocità con cui esso viene acquisito: la prima parola viene pronunciata intorno ai 12 mesi e, entro i due anni, la maggior parte dei bambini possiede un vocabolario di 270 parole, che diventano 2600 a sei anni. Partendo dal presupposto che è quasi impossibile stabilire il numero di frasi che si possono costruire all’interno di una lingua, è certo comunque che i bambini cominciano a utilizzare proposizioni sintatticamente corrette fin dall’età di tre anni e frasi altamente complesse all’età di cinque.

Questo straordinario fenomeno non può essere spiegato semplicemente attraverso le teorie dell’apprendimento. Il linguista statunitense Noam Chomsky ha ipotizzato che il cervello umano sia funzionale alla percezione e riproduzione del linguaggio; pertanto il sistema mentale deputato al linguaggio non richiede un apprendimento formale, ma si attiva spontaneamente in un contesto che ne stimola la produzione verbale. Sebbene non tutti gli psicolinguisti condividano le affermazioni di Chomsky sull’acquisizione del linguaggio, l’idea di uno speciale sistema mentale addetto alla produzione linguistica è comunemente accettata. Attualmente, i teorici che si occupano della relazione tra sviluppo cognitivo e acquisizione del linguaggio affermano che quest’ultimo riflette le concezioni del bambino e si evolve insieme a esse.