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| 2. | Monachesimo cristiano |
Forme di vita monastica esistevano già molto tempo prima della nascita di Cristo: nel mondo ebraico le comunità degli esseni possedevano tratti tipici degli ordini religiosi. Pare che i primi eremiti cristiani si fossero stabiliti sulle coste del Mar Rosso, dove vivevano precedentemente i “terapeuti”, un gruppo di eremiti pagani; dopo qualche tempo le regioni desertiche dell’Alto Egitto divennero luogo di ritiro per quanti fuggivano dalle persecuzioni romane contro i cristiani, particolarmente frequenti nel III secolo, e per chi trovava intollerabili i vizi del mondo.
La prima forma di monachesimo cristiano fu probabilmente quella degli anacoreti, o eremiti; successivamente comparvero gli stiliti, che trascorrevano la loro vita in cima a colonne per separarsi dal mondo e mortificare la carne. Dopo un certo periodo, tuttavia, le necessità stesse della vita religiosa recarono mutamenti che combinarono l’isolamento individuale e il comune esercizio dei doveri monastici; gli antichi eremiti diedero vita alle laure, aggregazioni di celle separate, dove potevano ritirarsi una volta compiuti i doveri comuni. Dall’unione di vita comune e solitudine deriva il monachesimo “cenobitico” (dal greco koinòs bìos, “vita comune”).
Sant’Antonio è considerato il fondatore dello stile di vita cenobitico. Stabilitosi ad Alessandria, la fama della sua santità, come pure della sua cultura, gli attirò numerosi discepoli, che per gran parte lo seguirono nel deserto. Uno di questi, san Pacomio, fondò un grande monastero su un’isola del Nilo e stilò la prima regola monastica; raggiunto da migliaia di discepoli, egli fondò altri monasteri maschili e un convento femminile. Ogni monastero riconosceva l’autorità di un superiore, detto abate o “archimandrita”, costituendo un modello di ordinamento religioso.
Importanti forme di cenobitismo ispirate all’esempio orientale di sant’Antonio e san Basilio fiorirono nei monasteri costantinopolitani e del monte Athos (Grecia). Queste esperienze caratterizzate da forme di ascetismo rigoroso affiancato dallo studio dei testi teologici, furono importanti per l’evoluzione successiva del monachesimo.
La forma cenobitica di monachesimo fu introdotta in Occidente, a Roma e in Italia settentrionale da sant’Atanasio, in Africa settentrionale da sant’Agostino, e in Gallia da san Martino di Tours. La rinascita religiosa che fece seguito all’opera di san Benedetto da Norcia all’inizio del VI secolo conferì al monachesimo occidentale la sua forma definitiva.
Tipiche del monachesimo occidentale sono le abbazie, comunità monastiche maschili o femminili governate da un abate o una badessa, che nel Medioevo divennero un luogo di ritiro per gli studiosi e costituirono i centri principali della pietà e del sapere cristiani.
Tra i più importanti ordini monastici occidentali vi sono i benedettini, i certosini e i cisterciensi.