| Trova nell'articolo | Personalità | Articolo |
| 1. | Introduzione |
Personalità Insieme dei tratti che caratterizzano la struttura intellettuale, affettiva e comportamentale di un individuo e che costituisce un sistema relativamente stabile di adattamenti nei confronti dell’ambiente e di se stessi; è il risultato di fattori costituzionali, dello sviluppo e dell’esperienza sociale.
Il termine deriva dal latino persona, che indicava dapprima la maschera utilizzata dagli attori dell’antichità e in seguito non solo la maschera, ma anche il ruolo da essa implicato. In questo senso la personalità rappresenta i tratti comuni che caratterizzano alcuni individui, ad esempio la personalità estroversa, oppure timida; in un’altra accezione, però, la personalità indica ciò che è unico in un individuo, ciò che lo distingue dagli altri.
Esistono vari approcci allo studio della personalità; tra di essi si possono individuare indirizzi diversi: la psicoanalisi, che attribuisce un ruolo preminente ai processi inconsci; la teoria comportamentistica, che privilegia i processi di apprendimento – in particolare l’apprendimento per osservazione, per cui la personalità si sviluppa attraverso l’imitazione di modelli positivi o negativi presenti nell’ambiente; la teoria socio-cognitiva che definisce la personalità come il risultato delle rappresentazioni mentali di un individuo, cioè della sua particolare visione del mondo; la teoria umanistico-esistenziale secondo la quale la motivazione fondamentale del comportamento umano è il bisogno di crescita e di autonomia (vedi Carl Rogers).
| 2. | Formazione e sviluppo della personalità |
Fattori genetici e ambientali (socio-culturali) interagiscono tra loro nella formazione della personalità. Fin da quando hanno pochi giorni di vita, i bambini differiscono tra loro (alcuni, ad esempio, sono più attivi di altri) per variabili già presenti al momento della nascita e derivanti da fattori ereditari e da circostanze oggettive quali l'andamento della gravidanza e del parto.
Gli eventi esterni possono influenzare lo sviluppo della personalità in misura maggiore o minore a seconda dell'età in cui si verificano. Molti psicologi ritengono, infatti, che esistano dei periodi particolari nello sviluppo del bambino durante i quali è maggiore la sensibilità agli stimoli ambientali.
La maggior parte degli studiosi ritiene che la famiglia sia cruciale per lo sviluppo della personalità. L'attenzione dei genitori ai bisogni basilari del bambino e il modo in cui questo viene accudito ed educato, il processo di identificazione con il genitore dello stesso sesso e l'eventuale confronto con fratelli e sorelle sono elementi che hanno un’influenza fondamentale sulla formazione della personalità. Alcuni studiosi, come l'antropologa Margaret Mead, hanno inoltre evidenziato l'importanza delle tradizioni sociali e culturali nello sviluppo della personalità.
I primi studi del settore sostenevano che i tratti presenti nell'individuo si combinassero per formare la personalità e che questa si mantenesse stabile nel tempo e nelle diverse circostanze. Attualmente, invece, si ritiene che la personalità cambi continuamente per adattarsi alle esigenze dell'ambiente.
| 3. | Studio della personalità |
Tra i metodi più utilizzati per lo studio della personalità ci sono i test proiettivi (Test psicologici) e i questionari autodescrittivi. I test proiettivi sono composti da stimoli poco strutturati o strutturati in modo che la risposta del soggetto sia indicativa di alcuni aspetti della sua realtà interiore. Ad esempio, il test di Rorschach, il più conosciuto dei test proiettivi, è formato da una serie di macchie di inchiostro cui il soggetto deve attribuire un significato, che verrà successivamente valutato dall'esaminatore. I questionari autosomministrati (o self-report inventories) sono invece costituiti da domande sulle abitudini, gli atteggiamenti, le credenze e le fantasie del soggetto.
Un altro metodo di indagine della personalità è rappresentato dall’osservazione del comportamento di un individuo in situazioni quotidiane, oppure “di laboratorio”, cioè create apposta per valutare il comportamento in situazioni particolari. Questo metodo risente però molto della soggettività dell’osservatore.
| 4. | Disturbi della personalità |
Secondo la più recente classificazione psichiatrica riportata nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-IV, 1994), i disturbi della personalità sono condizioni stabili in cui i tratti della personalità di un individuo sono rigidi, non-adattivi e causano un significativo deterioramento del funzionamento sociale e lavorativo, con uno stato di sofferenza nel soggetto.
Il DSM-IV suddivide i disturbi della personalità in tre gruppi. Il gruppo A comprende il disturbo paranoide, caratterizzato da sfiducia e sospetto verso gli altri; schizoide, caratterizzato da distacco nelle relazioni e freddezza emotiva; schizotipico, caratterizzato da disagio acuto nelle relazioni interpersonali, alterazioni del pensiero e della percezione e comportamenti eccentrici. Il gruppo B comprende il disturbo istrionico, in cui prevale un’espressione esagerata delle emozioni e un continuo bisogno di attenzione, con tendenza alla teatralità; narcisistico, caratterizzato da grandiosità, necessità di ammirazione e mancanza di empatia; borderline, caratterizzato da instabilità delle relazioni interpersonali, dell’autostima e dell’umore, e da una forte impulsività; antisociale, caratterizzato da inosservanza e violazione dei diritti degli altri e indifferenza nei confronti delle sofferenze altrui. Il gruppo C comprende il disturbo evitante, caratterizzato da inibizione sociale, sentimenti di inadeguatezza ed esagerato timore delle critiche; dipendente, caratterizzato da necessità eccessiva di accudimento e supporto da parte degli altri, che genera un comportamento di dipendenza e sottomissione; ossessivo-compulsivo, caratterizzato da preoccupazione per l’ordine, perfezionismo, ansia di controllo mentale e interpersonale e mancanza di flessibilità.