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Nigeria
1. Introduzione

Nigeria (nome ufficiale Federal Republic of Nigeria; Repubblica Federale di Nigeria), stato dell’Africa occidentale, delimitato a nord dal Niger, a est dal Ciad e dal Camerun, a sud dal golfo di Guinea e a ovest dal Benin. Il paese ha una superficie di 923.768 km² e un’estensione costiera di 853 km. Il nome deriva da quello del suo fiume principale, il Niger. La capitale è Abuja, mentre Lagos è la maggiore città.

Composta inizialmente da un insieme di regni e di stati basati sulle diverse etnie, l’area dell’attuale Nigeria passò sotto il dominio britannico nel 1906, e divenne stato indipendente, membro del Commonwealth britannico, il 1° ottobre 1960. In seguito a un periodo di tensioni tra i diversi gruppi etnici, specialmente gli yoruba del sud-ovest, gli ibo del sud-est, gli hausa e i fulani (o fulbe) del nord, la Nigeria è stata sottoposta a un governo militare dal 1966 al 1979, cui ha fatto seguito un breve periodo di governo civile (1979-1983), destituito da un colpo di stato militare. Tra il 1967 e il 1970 gli ibo cercarono, senza successo, di staccarsi dalla Nigeria costituendo la Repubblica del Biafra.

2. Territorio

La Nigeria, formata da un altopiano attraversato dai fiumi Niger e Benue, è costituita da quattro regioni fisiche. Lungo la costa il paesaggio è caratterizzato da foreste di mangrovie e da paludi, che si estendono per alcuni chilometri nell’entroterra; nella regione del delta del Niger la fascia costiera raggiunge un’ampiezza di circa 100 km. Dalla costa penetrano verso l’interno le valli del Niger e del Benue, lungo le quali alle pianure succede un’ampia zona collinare, boscosa, che gradualmente si innalza a formare gli altipiani rocciosi di Jos e di Bauchi. Oltre gli altipiani si stende la savana, una vasta pianura costellata da affioramenti granitici, che arriva fino alle zone semidesertiche del Sahel, nell’estremo nord, e che costituisce la principale area agricola del paese. A est, al confine con il Camerun, è situato il massiccio dell’Adamaoua (o Adamawa), ove si innalza il Dimlang (o Vogel Peak), la cima più elevata del paese (2.042 m).

1. Idrografia

Il fiume Niger e i suoi tributari, il Benue, il Kaduna e il Sokoto, percorrono gran parte del territorio del paese. Nel nord-est i fiumi sfociano nel lago Ciad. La navigazione del Niger e dei suoi affluenti è limitata dalle rapide e da stagionali variazioni di profondità.

2. Clima

In Nigeria si distinguono due zone climatiche: lungo la costa, la massa d’aria equatoriale marittima determina un clima caratterizzato da forte umidità e piogge persistenti; al nord la massa d’aria tropicale continentale, proveniente dal Sahara, porta venti secchi e carichi di sabbia (come l’harmattan); la temperatura e le piogge variano in modo considerevole secondo la stagione. La massima piovosità, concentrata soprattutto a sud del paese, si riscontra nei mesi che vanno da aprile a ottobre; la media delle precipitazioni va dai 2.497 mm di Port Harcourt, sul delta del Niger, agli 869 mm di Kano, nel nord del paese.

3. Flora e fauna

La vegetazione si differenzia a seconda delle regioni climatiche. Il sud, particolarmente ricco di acque, è parzialmente coperto da fitte foreste tropicali di latifoglie, mentre nelle regioni dell’altopiano e della savana le foreste cedono il passo alle praterie e ad alberi robusti come il baobab e il tamarindo. Spostandosi infine verso l’estrema regione nordoccidentale del Sahel si incontra in prevalenza una vegetazione di tipo semidesertico. Per quanto riguarda la fauna, i grandi rettili (coccodrilli e serpenti) popolano le paludi e le zone della foresta pluviale. L’antilope, il cammello e la iena vivono nel nord del paese, mentre i grandi mammiferi africani, un tempo presenti in Nigeria, si sono estinti a causa del moltiplicarsi degli insediamenti umani.

4. Problemi e tutela dell’ambiente

La Nigeria ha perso gran parte del manto forestale e delle foreste umide, che sopravvivono soltanto in piccole riserve. I terreni boscosi costituiscono attualmente il 12,2% (2005) del territorio del paese; elevato il tasso annuo di deforestazione: il 2,38% (1990–2005).

Il paese ha un sistema organizzato di riserve naturali, riserve di caccia e parchi nazionali, perlopiù gestiti dal governo centrale. Tra le aree protette più estese ricordiamo i parchi nazionali Kaindji Lake, lo Yankari e il Borgu Game. Solo una parte delle zone umide rimaste, situate lungo la costa e i bacini dei maggiori fiumi, sono soggette a tutela ambientale.

La desertificazione è un problema rilevante, aggravato dai massicci programmi di raccolta delle acque in bacini artificiali per l’irrigazione. Lo sfruttamento incontrollato dei pascoli e la migrazione del bestiame, in alcune zone, esercitano un’enorme pressione sull’ambiente. Fra le altre minacce ambientali vi sono il bracconaggio, gli insediamenti nelle zone protette, gli incendi, il disboscamento, l’espansione delle strade e delle attività di estrazione del petrolio.

La Nigeria è firmataria della Convenzione per la protezione dei World Heritage Sites; il paesaggio culturale di Sukur è un World Heritage Site dal 1999. Nell’ambito del programma MAB (Man and Biosphere, l’uomo e la biosfera) dell’UNESCO è stata istituita a riserva della biosfera la zona della foresta tropicale umida del fiume Omo.

Il governo ha inoltre ratificato accordi internazionali relativi alla biodiversità, ai cambiamenti climatici, alle specie in via d’estinzione, alla caccia alle balene, allo scarico di rifiuti in mare, alla conservazione della vita marina, all’abolizione dei test nucleari e alla protezione dell’ozonosfera. A livello regionale, la Nigeria coopera con Camerun, Ciad e Niger nella gestione congiunta della fauna nel bacino del Ciad. Il paese partecipa anche alla Convenzione africana per la conservazione della natura e delle risorse naturali.

3. Popolazione

Con più di 250 gruppi etnici, la Nigeria costituisce un complesso mosaico linguistico, sociale e culturale. Più della metà della popolazione è formata dai gruppi degli hausa e dei fulani a nord, degli yoruba a sud-ovest e degli ibo nel sud-est. Tra gli altri gruppi etnici presenti nel paese si ricordano gli edo, gli ijaw e gli ibibio nel sud, i nupe e i tiv nella zona centrale del paese, e i kanuri nel nord-est.

Sebbene la Nigeria sia riconosciuta come la nazione africana più popolosa, il numero esatto e la distribuzione dei suoi abitanti hanno costituito argomento di grandi controversie politiche all’interno del paese. Nel 2007 il paese contava 135.031.160 abitanti (di cui il 48% residente in aree urbane), con una densità media di 148 unità per km².

1. Lingua e religione

La lingua ufficiale è l’inglese. L’hausa, una lingua franca dell’Africa occidentale, è quella più largamente usata, soprattutto nel nord; sono diffuse anche le lingue yoruba, ibo, kanuri e tiv (vedi Lingue africane).

Circa il 48% degli abitanti segue la religione musulmana e vive nelle aree degli hausa, dei fulani e dei kanuri nel nord del paese. Tra i cristiani, circa il 34% della popolazione, i cattolici sono concentrati nel sud-est, mentre i metodisti e altri gruppi hanno un forte seguito sia nel sud-est che nel sud-ovest.

2. Istruzione e cultura

Entro i confini della moderna Nigeria sopravvivono alcune delle più antiche tradizioni culturali e artistiche dell’Africa occidentale, su cui si sono innestate, nel periodo coloniale, influenze europee. Il rinvenimento delle sculture in terracotta degli artisti Nok (500 a.C.) e dei magnifici bronzi del Benin (XIV-XV secolo) ha permesso di conoscerne e apprezzarne la ricchezza. Nel periodo postcoloniale le moderne tendenze artistiche, letterarie e cinematografiche hanno arricchito il patrimonio culturale tradizionale, in concomitanza con il tentativo di modernizzazione del paese, avviato dal governo federale, utilizzando gli introiti della vendita del petrolio grezzo per finanziare un sistema educativo di tipo occidentale. La letteratura orale tradizionale ha significativamente influenzato famosi scrittori nigeriani del XX secolo come Amos Tutuola, il premio Nobel Wole Soyinka, Chinua Achebe e, più recentemente, Ben Okri.

Per ulteriori informazioni sulla cultura del paese, vedi Arte africana; Letteratura africana; Teatro africano; Cinema africano.

Fin dal 1830 i missionari introdussero un sistema educativo di tipo occidentale, che non riuscì tuttavia a soppiantare completamente le tradizionali scuole coraniche, presenti soprattutto a nord. Nonostante nel 1976 siano state istituite scuole elementari gratuite, le strutture scolastiche sono ancora insufficienti e il tasso di alfabetizzazione della popolazione adulta raggiunge il 70,7%. Secondo il nuovo piano di educazione, introdotto nel 1982, la scuola elementare (ufficialmente obbligatoria) ha una durata di sei anni, mentre la scuola secondaria è organizzata in due cicli di tre anni ciascuno. Istituti di istruzione superiore di tipo occidentale sono stati creati in tutto il paese fin dal 1948, anno di fondazione dell’Università di Ibadan.

Tra le istituzioni culturali più importanti si citano il Museo nazionale di Lagos, che ospita una ricca collezione di oggetti artistici di tutte le epoche, la Biblioteca nazionale della Nigeria, sempre a Lagos, e l’Archivio nazionale di Ibadan.

4. Divisioni amministrative e città principali

Il paese è suddiviso in trentasei stati federati oltre al Territorio della capitale federale (Federal Capital Territory). Lagos è la più grande città della Nigeria, il maggiore centro commerciale e il principale porto del paese. Nel dicembre del 1991 la capitale federale venne trasferita da Lagos ad Abuja, nella zona centrale del paese. Altri centri urbani di rilievo sono Ibadan, Aba, Abeokuta, Ado-Ekiti, Ede, Enugu, Ife, Ila, Ilesha, Ilorin, Iwo, Kaduna, Kano, Maiduguri, Mushin, Ogbomosho, Onitsha, Oshogbo, Port Harcourt e Zaria.

5. Economia

La Nigeria è un paese tradizionalmente agricolo, fino all’indipendenza in grado di soddisfare il fabbisogno alimentare interno e di esportare una discreta varietà di prodotti come olio di palma, cacao, caucciù e arachidi. Dagli anni Settanta l’economia del paese dipende principalmente dal petrolio, le cui esportazioni rappresentano la gran parte del prodotto interno lordo. Paradossalmente, gli idrocarburi costituiscono la prima voce sia delle esportazioni che delle importazioni, perché la carenza di impianti di raffinazione costringe il paese a importare benzina. Dopo il crollo del prezzo del greggio negli anni Ottanta, il governo ha cercato di sviluppare il comparto industriale, riuscendovi però solo in parte. Attività secondarie per l’economia del paese sono invece lo sfruttamento delle risorse forestali e la pesca, essenzialmente di tipo lacustre e fluviale.

Nel 2005 il PIL del paese ammontava a 98.951 milioni di dollari USA, pari a un PIL pro capite di 752,30 dollari.

1. Agricoltura e allevamento

L’agricoltura fornisce il 23,3% (2005) del PIL e occupa il 3% (1995) della popolazione attiva. In massima parte è ancora un’attività di pura sussistenza, incentrata su piccole aziende a conduzione familiare. Nelle regioni del nord si coltivano principalmente sorgo, riso, arachidi, cotone e miglio e si allevano bovini, mentre il sud produce perlopiù granturco, patate dolci, palme da olio e cacao. L’allevamento di animali da cortile, ovini e caprini è diffuso in tutto il territorio, così come le coltivazioni di manioca, legumi, pomodori e soprattutto canna da zucchero e banane.

2. Risorse energetiche e minerarie

Grandi giacimenti di petrolio e di gas naturale (destinato a uso interno per alimentare le centrali elettriche, che soddisfano il 47,9% del fabbisogno energetico del paese) sono situati sul delta del fiume Niger e in mare aperto, nelle antistanti baie di Benin e Bonny, nel golfo di Guinea. Per quanto riguarda il greggio, che viene estratto dalle principali compagnie petrolifere internazionali in associazione con la compagnia di Stato NNPC (Nigerian National Petroleum Corporation), la Nigeria si colloca, con 2.240.917 barili al giorno (2004) tra i maggiori produttori mondiali. Il paese dispone inoltre di consistenti giacimenti di carbone, piombo e zinco e di modesti depositi di oro e uranio. Nella regione della savana vengono inoltre estratte piccole quantità di calcare, sale, lignite e minerali ferrosi, mentre nell’area dell’altopiano di Jos si trovano stagno e columbite.

3. Industria

Dislocate in varie regioni del paese vi sono piccole industrie a conduzione familiare, la cui attività è basata soprattutto sulla lavorazione artigianale di ceramica, legno, tessuti, pellami, materiale da costruzione, granaglie e bevande. Tra la fine degli anni Settanta e gli inizi degli anni Ottanta il governo nigeriano avviò un programma di sviluppo industriale, che ha determinato la nascita di un’industria piuttosto diversificata: assemblaggio di motori automobilistici, raffinazione del greggio, lavorazione dell’alluminio e del legno, produzione di carta. Vi sono inoltre industrie siderurgiche, agroalimentari, tessili, chimiche e farmaceutiche. Il comparto industriale ha fornito, nel 2005, il 56,8% del PIL, impiegando il 22% (1995) della forza lavoro.

4. Commercio e finanza

Il mercato interno della Nigeria è incentrato sulla vendita di generi alimentari e di beni di consumo, mentre le esportazioni si basano, per il 97,9%, sulla vendita del greggio. Vengono prevalentemente importati veicoli a motore e pezzi di ricambio, macchinari, prodotti industriali di base e generi alimentari. Nel 2003 il valore totale delle esportazioni fu di 24.078 milioni di $ USA, a fronte di importazioni per 14.892 milioni di $ USA. I principali partner commerciali sono Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania, Francia, Italia, Paesi Bassi, Canada, Giappone. Nonostante la ricchezza prodotta dalla massiccia esportazione del petrolio, il paese è gravato da un elevatissimo debito pubblico.

La moneta corrente è il naira, suddiviso in 100 kobo. La valuta e le attività bancarie sono controllate dalla Banca Centrale di Nigeria (fondata nel 1958).

5. Trasporti e comunicazioni

La Nigeria ha una rete stradale che copre 194.394 km, asfaltati per il 31%. Negli anni Settanta e Ottanta sono state costruite autostrade che collegano Lagos a Ibadan, al Benin e ad altre aree popolate del paese, facendo declinare l’importanza della rete ferroviaria, che si estende per 3.528 km. Dotata di numerosi scali portuali, come quelli di Lagos, Port Harcourt, Warri, Calabar, Bonny e Burutu, la Nigeria ha inoltre due aeroporti internazionali, situati a Lagos e a Kano, e aeroporti minori per i voli interni.

6. Ordinamento dello stato

La Nigeria è diventata indipendente, dopo un lungo periodo di colonizzazione, il 1° ottobre 1960. Da allora la sua vita politica è stata caratterizzata, oltre che dai continui interventi militari, dalle rivalità etnico-religiose tra il nord musulmano a maggioranza hausa e dai fulani, e il sud cristiano a maggioranza yoruba e ibo. Secondo la nuova Costituzione adottata nel 1999, la Nigeria è uno stato democratico e federale. Il paese è membro delle Nazioni Unite, dell’Unione africana, dell’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (OPEC), della Comunità economica degli stati dell’Africa occidentale e di altre associazioni internazionali.

1. Potere esecutivo

Il capo dello stato, eletto a suffragio universale ogni quattro anni, è anche capo del governo e nomina il consiglio dei ministri; può restare in carica per due mandati consecutivi.

2. Potere legislativo

Il sistema legislativo è basato su un’Assemblea nazionale bicamerale, che consiste di un Senato di 109 membri (tre per ogni stato, eletti per quattro anni a suffragio universale) e di una Camera dei rappresentanti di 360 membri (eletti a loro volta a suffragio universale per un periodo di quattro anni).

3. Potere giudiziario

Il sistema giudiziario nigeriano si basa principalmente sulla Common Law britannica. Il tribunale di più alto grado è la Corte suprema federale, composta da un giudice di grado superiore e da altri quindici membri designati dal capo di stato. Di rango inferiore sono la Corte d’appello federale e le corti di ogni singolo stato. In alcuni stati della federazione vigono la shariah, la legge islamica (vedi Islam: La Shariah e i riti), e il diritto consuetudinario tribale. È in vigore la pena di morte.

4. Istituzioni periferiche

Il paese è attualmente diviso in 36 stati più il distretto della capitale, ognuno dei quali dispone di un proprio Parlamento.

5. Forze politiche

Per molti anni la libertà politica è stata soppressa o sottoposta a severissime limitazioni. Dal 1999, il paese ha compiuto grandi passi verso la liberalizzazione politica, che risente tuttavia degli aspri contrasti etnici e religiosi tuttora presenti.

Attualmente, le principali forze politiche sono: il Partito democratico del popolo (People’s Democratic Party, PDP; di tendenze moderate) e il Partito di tutti i popoli nigeriani (All Nigeria People’s Party, ANPP; di tendenze conservatrici).

7. Storia

Poco si conosce della storia antica del paese, ma tracce di civiltà neolitiche sono state rinvenute a Nok, località a sud-ovest della città di Jos, nella Nigeria centrale. In particolare, nella regione sono state rinvenute le più antiche statuette funerarie in terracotta dell’Africa subsahariana. In epoca successiva si sviluppò la metallurgia, testimoniata da notevoli opere in bronzo e ottone (vedi Arte africana).

Dall’XI secolo il sud-ovest fu dominato da popolazioni yoruba, che ebbero in Ife il centro principale. Verso il XV secolo, Ife venne soppiantata da Oyo, che nel secolo successivo cadde a sua volta sotto il dominio del regno del Benin. A partire dall’VIII secolo nel nord nacquero diversi stati hausa, in costante lotta tra loro. Nello stesso periodo, intorno al lago Ciad fiorì l’impero Kanem-Bornu, che intorno al 1300 divenne un importante centro di cultura islamica in grado di rivaleggiare con l’impero Mali e raggiunse il massimo splendore sotto Idris Alooma; questi conquistò gli stati hausa orientali, mentre quelli occidentali subirono il dominio dell’impero Songhai.

Gli hausa, parzialmente islamizzati, ritrovarono la loro indipendenza alla fine del XVI secolo, conservandola fino agli inizi del XIX. Già presente nel nord del paese ma non predominante, l’Islam conobbe una rapidissima ed estesa diffusione a partire dal 1804, grazie all’opera del fulano Usuman dan Fodio.

1. L’esplorazione del territorio

Nel XVI secolo gli europei stabilirono i primi contatti con il regno del Benin e crearono empori commerciali sul delta del Niger. Nella regione fiorì la tratta degli schiavi, da cui il nome di “Costa degli schiavi” con il quale fu chiamata la costa nigeriana. Gli inglesi, in particolar modo, penetrarono all’interno verso la fine del XVIII secolo, con l’intento di sviluppare nuovi commerci. Il primo a fornire significative notizie riguardanti il corso del Niger fu l’esploratore scozzese Mungo Park, che condusse due spedizioni nel 1795-96 e nel 1805. Ulteriori spedizioni britanniche, guidate da Hugh Clapperton nel 1821 e nel 1825, non riuscirono a portare a termine il lavoro intrapreso da Park. Clapperton, che perse la vita nel corso della seconda spedizione, fu tuttavia in grado di fornire la prima relazione geografica sulla Nigeria settentrionale. Richard Lemon Lander, un assistente di Clapperton, e suo fratello John completarono nel 1830 l’esplorazione iniziata da Park, raggiungendo da Bussa il delta del Niger a bordo di fragili canoe.

La conoscenza del territorio nigeriano crebbe in seguito alle esplorazioni del tedesco Heinrich Barth; questi, dopo aver attraversato il Sahara nel 1850, viaggiò per due anni tra il nord del paese, la sezione centrale del Niger, il lago Ciad e il fiume Benue, riuscendo a raggiungerne le sorgenti.

2. La colonizzazione

Nel corso del XIX secolo, alla tratta degli schiavi (abolita nel 1807) si sostituì un fiorente commercio dell’olio di palma e la stessa regione del delta del Niger venne ribattezzata Oil Rivers (“riviera dell’olio”). Un console britannico si stabilì a Lagos, dove i britannici avevano avviato prosperi commerci. Il processo di colonizzazione ebbe formalmente inizio lungo la costa nel 1861, quando la Gran Bretagna prese pieno possesso dell’isola di Lagos, fondandovi l’omonima colonia. In seguito alla firma di vari accordi con i capi locali, la Gran Bretagna creò in seguito il protettorato dell’Oil Rivers, affidandone l’amministrazione alla Compagnia reale del Niger.

Nel 1893 il protettorato venne ribattezzato con il nome di Niger Coast Protectorate (Protettorato della costa del Niger) e munito di un proprio esercito, la West African Frontier Force. Nel 1897 al suo territorio venne annesso il regno del Benin. Dopo ulteriori espansioni territoriali nel sud-est, nel 1900 l’intera regione venne quindi ribattezzata Protettorato della Nigeria meridionale e sottoposta all’autorità diretta della corona britannica.

Nel 1886 il controllo britannico si era intanto esteso agli emirati fulani del nord. Nello stesso anno un decreto reale concesse alla Compagnia reale del Niger il potere di amministrare i territori sotto il controllo del governo britannico. Nel 1900 il territorio venne ribattezzato con il nome di Protettorato della Nigeria settentrionale e sottoposto a sua volta al controllo diretto della corona britannica.

La colonizzazione inglese si concluse nel 1914, quando i due protettorati furono unificati nella Colonia e Protettorato della Nigeria sotto l’autorità di un governatore generale, Frederick Lugard, che tra il 1901 e il 1906 aveva ultimato la conquista del nord musulmano. Lugard si avvalse delle strutture tradizionali della società nigeriana, stabilendo un regime di amministrazione indiretta (Indirect Rule); nel sud del paese, per perfezionare il loro dominio, le autorità coloniali sfruttarono i contrasti tra i clan ibo.

In seguito alla sconfitta della Germania nella prima guerra mondiale, nel 1922 la colonia tedesca del Camerun venne affidata, con un mandato della Società delle Nazioni, alla Gran Bretagna e alla Francia. Alla Nigeria vennero così annessi altri due territori, uno a nord, abitato prevalentemente da fulani, e uno a sud, a maggioranza bamileke. Lo stesso anno fu creato un Consiglio legislativo, nel cui ambito i coloni europei erano rappresentati con una schiacciante maggioranza. Ciò creo forti malcontenti e la nascita del primo movimento nazionalista, il Nigerian National Democratic Party, sotto la guida di Herbert Macauley.

3. L’indipendenza

Dopo la seconda guerra mondiale, anche la Nigeria, come il resto del continente africano, vide lo sviluppo del movimento anticolonialista, caratterizzato da forti demarcazioni etniche al suo interno. Nel nord del paese, tra gli hausa e i fulani, emerse il Congresso del popolo (NPC) del Nord di Ahmadou Bello; nel sudest, tra gli ibo, si affermò la Convenzione nazionale dei cittadini nigeriani (NCNC) di Nnamdi Azikiwe; tra gli yoruba del sudovest, infine, si affermò il Gruppo d’azione (AG) di Obafemi Awolowo.

A causa di queste divisioni, fomentate peraltro dalla Gran Bretagna, il mondo politico nigeriano fu a lungo incerto se assegnare al nuovo stato una struttura federale, con forti istituzioni centrali, oppure una più duttile organizzazione confederale. Una prima Costituzione, concessa dalla Gran Bretagna nel 1947, istituì delle assemblee provinciali e dei governi scarsamente rappresentativi degli interessi della popolazione nera. Nel 1954 venne creata un’amministrazione federale, raccogliendo le province in tre regioni (Est, Ovest e Nord) dotate di una certa autonomia, seppur dipendenti da regole poste a protezione della federazione.

Il 1° ottobre 1960 la Nigeria divenne stato indipendente nell’ambito del Commonwealth britannico e il 7 ottobre membro delle Nazioni Unite. Come primo ministro fu eletto Abubakar Tafawa Balewa, a capo di una coalizione governativa che rappresentava i principali partiti delle regioni settentrionale e orientale. Nnamdi Azikiwe diventò prima governatore generale e poi, il 1° ottobre 1963, quando fu adottata la repubblica, presidente del paese. Nel 1961, in seguito a referendum, la sezione settentrionale dell’ex Camerun britannico entrò a far parte della Nigeria, mentre i territori bamileke si riunirono al Camerun.

4. Contrasti etnici e guerra civile

Fin dai primi giorni dell’indipendenza, divergenze politiche e rivalità etniche e religiose lacerarono la federazione. Le tre maggiori componenti etniche, gli hausa, i yoruba e gli ibo, cercarono infatti di stabilire ognuna per proprio conto il controllo sulle istituzioni centrali, provocando un aspro conflitto che avrebbe influenzato la successiva vicenda politica e storica nigeriana, costellata da una lunga serie di colpi di stato, da un incerto susseguirsi di regimi militari e civili, da molteplici e inefficaci tentativi di riforma istituzionale.

Nel 1965, le prime elezioni legislative si svolsero in un clima di violenza. Boicottate da diversi partiti e più volte rinviate, videro la partecipazione di meno di un terzo dell’elettorato. Nel gennaio 1966 i contrasti politici culminarono in un primo tentativo di colpo di stato militare. Con un’azione ben coordinata, alcuni reparti dell’esercito a prevalenza ibo insorsero e uccisero il primo ministro Balewa e diversi altri esponenti politici, tra cui Ahmadou Bello, e militari. Il tentativo fu sventato dal capo di stato maggiore Johnson Aguiyi-Ironsi, che, ripristinata la disciplina nell’esercito, arrestò i congiurati. Nell’intento di porre un freno al contrasto etnico e approfittando dell’assenza del presidente Azikiwe, ricoverato in un ospedale di Londra, Ironsi abolì la Costituzione federale, sciolse il parlamento e instaurò un governo militare. A sua volta appartenente all’etnia ibo, Ironsi si oppose al giudizio degli ufficiali golpisti, perdendo il sostegno dell’esercito e dell’opinione pubblica. In luglio Ironsi venne rovesciato da un nuovo colpo di stato e giustiziato insieme con altri ufficiali ibo; l’esercito insediò al suo posto un giovane ufficiale estraneo al colpo di stato, Yakubu Gowon, un cristiano appartenente a una piccola etnia, gli anga, che come primo atto ripristinò la Costituzione federale. I successivi sforzi di preparare l’elezione di un’assemblea costituente e il ritorno del governo civile naufragarono di fronte all’intensificarsi dei contrasti etnici, anche all’interno dello stesso esercito.

Nel maggio 1967 il governo federale annunciò la sua intenzione di dividere in tre stati la regione orientale, dove gli ibo rappresentavano la maggioranza della popolazione; gli ibo sarebbero in tal modo rimasti privi di sbocchi al mare ed esclusi dall’amministrazione delle aree petrolifere, in pieno sviluppo dalla scoperta del primo giacimento nel 1956. Dopo inconcludenti trattative, il 30 maggio il governatore militare della regione orientale, il colonnello Chukwuemeka Odumegwu Ojukwu, proclamò la secessione della regione e la creazione della Repubblica del Biafra. Agli inizi di luglio il governo federale avviò l’offensiva contro il Biafra; la guerra durò due anni e mezzo, provocando un milione di vittime, e si concluse solo con la resa del Biafra il 15 gennaio 1970.

5. Il governo civile

La Nigeria conobbe quindi alcuni anni di crescita economica, sostenuta dai crescenti profitti della vendita del petrolio, di cui il paese divenne il quinto produttore mondiale. Non cessò invece l’instabilità politica; Gowon fu rovesciato nel 1975 e l’anno successivo un nuovo colpo di stato portò al potere il generale Olusegun Obasanjo.

Obasanjo si impegnò a ridare al paese un governo civile. Nel 1978 fu varata una nuova Costituzione e nel 1979 si svolsero le elezioni, in seguito alle quali Alhaji Shehu Shagari del Partito nazionale nigeriano, basato nel nord del paese, fu eletto alla presidenza.

Il governo di Shagari avviò ambiziosi programmi di sviluppo e tentò di impostare una nuova politica agricola che permettesse al paese di attenuare la crescente dipendenza dalle importazioni di prodotti alimentari. La crisi petrolifera dei primi anni Ottanta vanificò tuttavia gran parte di questi sforzi. Il calo dei proventi del petrolio, la cattiva gestione amministrativa e la corruzione dilagante condussero il paese a una grave recessione economica. Nel 1983, circa un milione di immigrati, principalmente ghanesi, vennero brutalmente accompagnati alle frontiere. Tra le popolazioni del nord musulmano, le più povere del paese, il malcontento causò la comparsa di sette fondamentaliste e lo scoppio di violente rivolte (Kano nel 1980, Yola nel 1984 e Gombe nel 1985), che furono represse nel sangue dall’esercito.

Nell’agosto 1983 Shagari venne rieletto alla presidenza, ma a dicembre venne deposto da un colpo di stato guidato dal generale Muhammad Buhari.

6. Nuovo regime militare

Nel tentativo di risollevare l’economia, Buhari adottò un rigido programma di austerità che gli alienò la fiducia di gran parte dei suoi sostenitori e, nell’agosto 1985, venne deposto in seguito a un ulteriore colpo di stato guidato dal generale Ibrahim Babangida.

Babangida abolì i provvedimenti più impopolari, rinegoziò parte dei debiti internazionali e allentò i controlli governativi sull’economia. Nel 1990, dopo un ennesimo tentativo di colpo di stato, in ossequio a un programma che prevedeva il graduale ritorno a un governo civile, si tennero le elezioni amministrative, cui fecero seguito, nel 1992, le elezioni parlamentari.

Nel giugno 1993 si tennero consultazioni elettorali per eleggere un presidente non appartenente al corpo militare, che vennero vinte dall’uomo d’affari Moshood Abiola. Ma Babangida annullò le elezioni e in agosto, dimettendosi, affidò il potere a un governo provvisorio guidato da Ernest Shoneka. In novembre il generale Sani Abacha, ministro della Difesa, rovesciò Shoneka, mise al bando i partiti politici e imprigionò molti oppositori, tra cui Abiola. Fatto segno dalle critiche della comunità internazionale, Abacha annunciò la sua disponibilità a preparare un graduale ritorno al regime civile a partire dal gennaio 1996.

7. La condanna internazionale

La lentezza del processo di democratizzazione e il comportamento di Abacha nei confronti degli oppositori politici furono oggetto di dure condanne internazionali nel corso del 1995. Abacha continuò tuttavia a trattenere in carcere Moshood Abiola e i suoi sostenitori, lasciando cadere nel vuoto anche gli appelli del presidente sudafricano Nelson Mandela e dell’arcivescovo anglicano Desmond Tutu.

Le critiche al regime si intensificarono dopo l’esecuzione, il 10 novembre, dello scrittore ogoni Ken Saro-Wiwa, nonostante le richieste internazionali di clemenza. I capi di stato dei paesi appartenenti al Commonwealth, riunitisi in Nuova Zelanda, votarono la sospensione della Nigeria e ne minacciarono l’espulsione definitiva qualora non fosse stato ripristinato un regime democratico entro due anni. Nello stesso tempo la Coalizione democratica nazionale (NADECO) e altri partiti politici nigeriani presentarono richieste per il ritorno a un governo democratico. Anche l’Unione Europea inasprì le sanzioni contro la Nigeria, ma Abacha considerò le critiche provenienti dall’estero e le azioni del Commonwealth come interferenze negli affari interni.

Nelle prime settimane del 1996 il figlio di Abacha, Ibrahim, rimase ucciso in un incidente aereo; nelle stesse ore, nell’aeroporto di Kano e in un hotel di Kaduna esplodevano alcune bombe. Abacha accusò paesi stranieri di fornire denaro e armi agli oppositori del regime e anche il premio Nobel (in esilio) Wole Soyinka venne indicato come uno dei responsabili degli attentati.

Nello stesso anno Abacha acconsentì tuttavia di avviare i lavori di una Commissione elettorale nazionale per preparare il ritorno al governo civile, sottoponendola tuttavia allo stretto controllo del governo militare e impedendo la formazione di partiti su base etnica o regionale.

8. Difficile transizione alla democrazia

Nell’aprile 1998, le cinque formazioni politiche approvate dal regime militare annunciarono la candidatura unica di Abacha alla presidenza del paese, suscitando nuove tensioni. Alla fine dello stesso mese si svolsero le elezioni amministrative, che furono boicottate dalle opposizioni e videro una scarsissima partecipazione al voto. A giugno, al culmine di un aspro scontro all’interno del regime, Abacha morì, in circostanze mai del tutto chiarite, e venne sostituito dal generale Abdulsalam Abubakar. Questi si impegnò a indire nuove elezioni e a liberare gli oppositori politici, tra cui Abiola, il quale però morì, ancora in prigione, agli inizi di luglio.

Con le elezioni presidenziali del febbraio 1999, vinte da Olusegun Obasanjo (il generale che alla fine degli anni Settanta aveva restituito il potere ai civili), la Nigeria riavviò la faticosa transizione alla democrazia, avversata tuttavia da una parte della potente oligarchia militare e dalle varie fazioni e clientele politiche ed etniche risolute a conservare i privilegi loro assicurati da anni di corrotta conduzione del potere. Le elezioni amministrative di gennaio e quelle legislative, svoltesi contestualmente alle presidenziali tra febbraio e marzo 1999, videro l’affermazione di tre partiti, con una divisione del voto che rispecchiava quella etnica. Il Partito democratico del popolo (PDP), che ottenne il 57% dei voti e la maggioranza dei seggi (206 su 360 della Camera), conquistò il voto del sud-est del paese a maggioranza ibo; il Partito di tutti i popoli nigeriani (ANPP) si affermò nel nord tra le etnie hausa e fulani, ottenendo il 30,6% dei voti; l’Alleanza per la democrazia (12,4% dei voti) si affermò tra gli yoruba del sud-ovest.

Nel maggio 1999 venne promulgata una nuova Costituzione federale, che ripartiva il territorio del paese in 36 stati più il distretto della capitale. La nuova Costituzione instaurava un regime presidenziale forte, dotando di una certa autonomia gli stati della federazione; prevedeva inoltre una migliore ripartizione dei proventi del petrolio a beneficio delle popolazioni del delta del Niger. La Nigeria venne riammessa nel Commonwealth e si vide alleggerire o sospendere del tutto le sanzioni che le erano state imposte durante il regime di Abacha. Il paese continuò però a scontare, soprattutto da un punto di vista sociale, la pesante eredità del passato e l’endemico contrasto etnico si tramutò spesso in scontro aperto, causando migliaia di vittime (secondo alcune stime tra il 1999 e e il 2003 lo scontro etnico e religioso causò la morte di circa 10.000 persone).

9. Tensioni etniche e religiose

Dopo aver vissuto una breve fase di crescita economica, favorita dall’alto prezzo del petrolio, e di relativa stabilità politica, la Nigeria ripiombò nella crisi. Mentre la popolarità e l’autorità del presidente Olusegun Obasanjo andavano via via indebolendosi, negli stati settentrionali, i più poveri del paese, si riaccese la tensione tra le diverse comunità etniche e religiose, che culminò spesso in aperto scontro provocando centinaia di vittime. Particolarmente critica diventò, alla fine dell’estate 2001, la situazione a Jos, capitale dello stato di Plateau, e a Kano, capitale dell’omonimo stato del nord, dove lo scontro tra cristiani e musulmani causò centinaia di morti e migliaia di feriti. Incapace di fornire una risposta politica alla crisi, il governo tentò di contrastare le rivolte ricorrendo all’esercito, che si rese a sua volta responsabile di gravi massacri; a ottobre, in risposta all’uccisione di 19 soldati, l’esercito attaccò quattro villaggi al confine tra gli stati di Benue e Taraba, uccidendo più di 200 civili.

Nel gennaio 2002, a Ikeja, un popoloso quartiere della periferia di Lagos, esplose un arsenale dell’esercito, causando la morte di più di mille persone e migliaia di feriti.

L’introduzione della shariah, la legge islamica (vedi Islam: la shariah e i riti), in dodici dei diciannove stati a maggioranza musulmana, suscitò nuove tensioni religiose e un allarme in tutto il paese. Il caso di Safiya Hussaini, una donna condannata a morte per adulterio in applicazione della shariah, nell’ottobre 2001 sollevò l’unanime protesta internazionale, in seguito alla quale la condanna venne prima sospesa e poi annullata. Nel marzo 2002 fu la stessa Corte suprema federale a pronunciarsi contro l’adozione della legge islamica, ma la questione rimase tuttavia irrisolta. Alla fine del mese si svolse ad Abuja il vertice del NEPAD (Nuovo partenariato per lo sviluppo dell’Africa), nato grazie all’impegno di alcuni leader africani (tra cui Obasanjo, il sudafricano Tabo Mbeki, l’algerino Abdelaziz Bouteflika e il senegalese Abdoulaye Wade) per favorire lo sviluppo della democrazia e della cooperazione economica tra i paesi africani e per sensibilizzare la comunità internazionale sulla grave situazione del continente.

Il 20 ottobre del 2002 la protesta della comunità musulmana contro lo svolgimento del concorso di “Miss Mondo” in corso ad Abuja degenerò a Kaduna, capitale dell’omonimo stato, in violenti scontri interreligiosi che causarono più di 200 morti e un migliaio di feriti. Migliaia di persone furono costrette ad abbandonare le case, saccheggiate e distrutte come molte chiese e moschee. Il concorso venne in seguito trasferito a Londra, continuando a suscitare polemiche.

Nella primavera 2003 Obasanjo fu confermato nella carica con il 62% dei suffragi, prevalendo su Muhammad Buhari (capo di una giunta militare dal 1983 al 1985) e Chukwuemeka Odumegwu Ojukwu, capo della rivolta secessionista del Biafra nel 1967. Le contestuali elezioni legislative videro la vittoria del Partito democratico del popolo di Obasanjo, che con il 53,7% dei voti conquistò 213 dei 360 seggi della Camera dei rappresentanti e 73 dei 109 seggi del Senato. Gli osservatori internazionali segnalarono tuttavia gravi irregolarità negli scrutini e i risultati furono contestati dalle opposizioni. In luglio uno sciopero generale paralizzò per nove giorni il paese in senso di protesta contro l’aumento del prezzo della benzina.

10. Conflitti nel Sud

Nel maggio 2004 nello stato del Plateau fu imposto lo stato d’emergenza dopo che circa 200 musulmani erano stati uccisi da milizie cristiane. Nelle settimane successive la rappresaglia musulmana si abbatté sulla comunità cristiana di Kano.

Al conflitto etnico-religioso nel centro e nel nord del paese, si aggiunse nel corso dell’anno quello nel delta del Niger, dove la comunità ijaw degli stati di Bayelsa, Delta, e Rivers rivendicava da anni un compenso per il profondo degrado ambientale causato dallo sfruttamento del petrolio. Nella regione avviò la sua attività armata la Forza volontaria del popolo del delta del Niger, facendosi portavoce delle richieste della comunità ijaw. Nel 2005 fecero la loro comparsa le più agguerrite milizie del MEND (Movimento per l’emancipazione del delta del Niger), che portarono a segno numerosi attacchi agli impianti petroliferi e rapimenti di funzionari delle multinazionali straniere (tra cui l’ENI italiana).

Nel maggio 2006 il Parlamento si oppose alla richiesta di modificare la Costituzione, facendo naufragare il tentativo del presidente Obasanjo di concorrere per un terzo mandato presidenziale.

11. Sviluppi recenti

Le elezioni presidenziali di aprile 2007 vedono l’affermazione di Umara Yar’Adua, candidato del Partito democratico del popolo (People’s Democratic Party, PDP), su Muhammadu Buhari del Partito di tutti i popoli nigeriani (All Nigeria People’s Party, ANPP). Nelle contestuali elezioni legislative il PDP si aggiudica il 53,7% dei voti e 76 seggi, seguito dall’ANPP (27,9% e 27 seggi) e dal Congresso d’azione (Action Congress, AC), che ottiene solo il 9,7% dei voti e 6 seggi. Entrambi gli scrutini sono segnati da controversie e accuse di brogli, confermati dagli osservatori internazionali.