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Harakiri

Harakiri In Giappone, pratica di suicidio cerimoniale per sventramento mediante una spada, dapprima limitata tradizionalmente ai nobili e poi adottata da tutte le classi. Il termine – che in giapponese significa 'tagliare il ventre' – è stato in seguito esteso a ogni forma di suicidio d'onore.

L'harakiri, introdotto nel Giappone feudale dai samurai (nobili guerrieri), che lo praticavano per sottrarsi al disonore della cattura, divenne poi una forma di esecuzione indiretta: i nobili ai quali il mikado, o imperatore, comunicava che la loro morte era essenziale per il bene dell'impero dovevano compiere harakiri. Quest'ultima forma di suicidio era preceduta da un complesso rituale che culminava in una pubblica confessione di colpevolezza da parte del nobile; compiuto l'atto cerimoniale, questi veniva decapitato e la spada consegnata all'imperatore. Nel caso di harakiri volontario, il nobile recuperava l'onore e la proprietà familiare rimaneva intatta; nel caso di suicidio forzato, metà dei suoi beni veniva confiscata dallo stato.

Praticato anche come gesto di estrema devozione a un superiore defunto o come protesta politica, nel 1868 fu abolito come forma obbligatoria di autoesecuzione. Nelle ultime guerre, compresa la seconda guerra mondiale, numerosi soldati giapponesi ricorsero al suicidio volontario per sfuggire al disonore o alla cattura.