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Ghepardo
1. Introduzione

Ghepardo Nome comune del grosso mammifero predatore classificato come Acinonyx jubatus nella famiglia dei felidi. Un tempo ampiamente diffuso in Africa e in Asia, è oggi limitato ad alcune zone dell’Africa orientale e meridionale, dell’Iran e dell'Afghanistan nordoccidentale; stando alle rilevazioni effettuate nel corso degli anni Novanta del XX secolo, la popolazione africana totalizzerebbe circa 12.000 esemplari e il gruppo più numeroso si troverebbe in Etiopia.

2. Caratteristiche fisiche

Di taglia paragonabile a quella del leopardo (circa 50 kg di peso), il ghepardo ha tuttavia un corpo più esile, zampe più lunghe e sottili di qualunque altro felide e il capo di dimensioni più piccole. Esclusa la coda, misura da 1,1 a 1,5 m di lunghezza. Ha un mantello di colore giallastro con ventre più chiaro e macchie nere circolari; anche nei cuccioli il mantello è maculato, ma, fino ai quattro mesi di età, è lungo, setoso e grigio sul dorso e sulla testa.

Il ghepardo ha artigli corti e privi di guaina, il che li rende non retrattili. Questa caratteristica, come altre che distinguono il ghepardo dalla maggior parte degli altri felidi, lo avvantaggia nella corsa: gli artigli, infatti, rimangono esposti e quindi favoriscono una maggior stabilità sul terreno. Altri adattamenti di questo temibile predatore alla corsa veloce sono un apparato respiratorio particolarmente efficiente, un cuore molto sviluppato, polpastrelli conformati in modo da favorire le frenate improvvise e una colonna vertebrale molto flessuosa, che permette un allungamento dell’animale in corsa di circa l’11%. Inoltre, ha denti canini proporzionalmente più piccoli degli altri felidi; il vantaggio adattativo di questa caratteristica consiste forse nel fatto che le cavità nasali possono essere conseguentemente più ampie e quindi migliorare l’efficienza della respirazione.

Tutte queste peculiarità concorrono a rendere il ghepardo un ottimo sprinter, imbattibile per velocità e potenza nei primi 200-300 m di corsa; dopo questo limite, in una battuta di caccia prevalgono invece le doti di resistenza delle sue prede – prevalentemente gazzelle e antilopi.

3. Comportamento e tecnica di caccia

La femmina del ghepardo conduce vita solitaria per la maggior parte del tempo, fatta eccezione per il periodo in cui si occupa dei cuccioli. I maschi adulti vagano da soli o in gruppi ristretti di due o tre elementi, spesso consanguinei, unendosi alle femmine solo durante il periodo degli amori.

La tecnica di caccia del ghepardo consiste nell’avvistamento della preda e nella sua cattura in corsa; si distingue quindi da quella del leopardo – un felide affine – che si avvale del senso dell’olfatto per l’individuazione della preda e realizza la cattura vera e propria mediante l’appostamento e l’agguato. Sulle brevi distanze il ghepardo è in assoluto l'animale terrestre più veloce, potendo raggiungere picchi di circa 100 km/h. Caccia di giorno e si nutre prevalentemente di antilopi e gazzelle, che mangia per intero, fatta eccezione per le ossa, la pelle e l’intestino; i suoi principali competitori sono i leoni e le iene, che spesso insidiano le sue prede; per evitare la competizione diretta, tuttavia, il ghepardo ha sviluppato abitudini prettamente diurne, mentre i leoni e le iene sono più attivi dopo il crepuscolo.

4. Biologia e riproduzione

La vita media di un ghepardo è di 12-14 anni; la femmina raggiunge la maturità riproduttiva intorno ai 24-36 mesi, il maschio intorno ai 30-36 mesi. La riproduzione può avvenire durante tutto l’anno; la gestazione dura 90-98 giorni e l’intervallo tra un parto e l’altro è in genere di 15-19 mesi.

5. Una specie a rischio di estinzione

Oggi il ghepardo è in pericolo di estinzione in gran parte del suo areale. Oltre al fatto che possiede un mantello pregiato, assai ambito dai cacciatori, e che è preso di mira dai pastori, che temono per le proprie mandrie, una delle cause che probabilmente stanno all’origine della sua forte riduzione di numero è la frequenza con cui questi animali realizzano accoppiamenti fra consanguinei: questa consuetudine porta a una ridotta variabilità genetica all’interno delle popolazioni e quindi a una scarsa adattabilità della specie, che offre ai meccanismi della selezione naturale un numero limitato di opzioni.

Il CITES protegge il ghepardo classificandolo nell’Appendice I (la lista delle specie a rischio di estinzione precedentemente oggetto di commercio internazionale, per le quali il commercio è oggi concesso soltanto in casi eccezionali).

Classificazione scientifica: Il ghepardo è classificato Acinonyx jubatus nella famiglia dei felidi, ordine carnivori, classe mammiferi, subphylum vertebrati, phylum cordati.