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Industrial Design
1. Introduzione

Industrial Design Fenomeno di carattere artistico e tecnico-scientifico, sviluppatosi insieme al processo di trasformazione industriale della società moderna, che consiste nella progettazione di oggetti da produrre in serie. Protagonisti della progettazione industriale sono innanzitutto coloro che disegnano e progettano i prodotti, ma, in secondo luogo, anche chi li fabbrica, chi li vende e gli stessi consumatori, che, rispondendo in maniera più o meno positiva alle proposte del mercato, determinano il successo estetico, funzionale, commerciale dei vari articoli.

La progettazione industriale è uno dei molteplici aspetti del design. La sua funzione è in prevalenza pratica, connessa alle innovazioni tecnologiche e agli sviluppi sociali ed economici, ma ciò non esclude l’importanza di altri elementi, primo fra tutti quello creativo, legato al tempo, al gusto e alla cultura che lo genera.

2. Applicazioni

All’ideazione della forma di un oggetto da produrre in serie segue la definizione particolareggiata del progetto e la pianificazione delle fasi della realizzazione, affidate a tecnici ed esperti di vari settori. Tra gli articoli prodotti industrialmente nei quali il design riveste un ruolo non marginale si annoverano: oggetti d’uso destinati all’ambiente domestico e all’ufficio; elettrodomestici; mobili; mezzi di trasporto, come automobili e aeroplani; apparecchiature tecniche, come macchine fotografiche, radio e televisori, apparecchi stereo e personal computer; strumenti scientifici; abbigliamento e tessuti; macchine utensili e robot.

3. Cenni storici

Il design industriale è un fenomeno in continuo sviluppo. Ciascun operatore del settore ha diverse convinzioni in merito a quali siano le ragioni della nascita del design industriale. Ciononostante, si possono riconoscere due grandi indirizzi, in cui si dividono le opinioni correnti: quello che vede il design industriale essenzialmente finalizzato al mercato, sostenendo che la sua nascita è legata alla volontà dei produttori di aumentare vendite e ricavi, e quello che, basato su un’analisi storica, assegna al design industriale un ruolo più astratto, di mezzo con il quale esprimere e riaffermare il predominio dell’uomo sulla macchina, anche attraverso la ricerca di appropriate forme estetiche.

1. Gran Bretagna

Gli enormi cambiamenti generati nel XVIII secolo dalla rivoluzione industriale, e dall’introduzione della suddivisione del lavoro in settori specializzati, furono le premesse di una nuova epoca, in cui il lavoro creativo iniziò a raccogliere stimoli e risorse dal mondo dell’industria e dell’economia. Fino a tutto l’Ottocento la storia del design si sviluppò insieme a quella della tecnologia e della sperimentazione industriale.

I primi manufatti che segnarono il passaggio dall’artigianato all’industria furono le ceramiche dell’inglese Josiah Wedgwood, il quale, oltre a utilizzare per primo le macchine per la produzione industriale, costituì una società in cui le funzioni di lavoro erano divise in base alla specialità progettuale, produttiva, finanziaria e di vendita. Ogni aspetto del prodotto veniva curato, a partire da quello estetico, fino a considerare i problemi legati al mercato. Nel settore delle macchine industriali, il fattore considerato più importante fu forse la funzionalità; inoltre, le recenti acquisizioni tecniche e scientifiche portarono alla sostituzione di vecchi materiali, come il legno, con la ghisa, il ferro, l’acciaio.

Per parecchio tempo fu la Gran Bretagna a dettar legge nel campo del design. Verso la metà del XIX secolo, in piena epoca vittoriana, si affermarono due tendenze teoriche. Da una parte John Ruskin e William Morris criticavano la produzione meccanica, dall’altra Henry Cole fabbricò una serie di oggetti d’uso avvalendosi della diretta collaborazione dell’industria. Fu Cole uno dei promotori della Great Exhibition tenuta al Crystal Palace di Londra nel 1851, in cui vennero esposti per la prima volta al pubblico manufatti di entrambe le correnti, a dimostrazione del dibattito aperto sul nascente design.

2. Francia

Gli inizi della progettazione industriale in Francia sono generalmente fatti risalire alla Manifattura Reale dei Gobelins (fondata a Parigi da Colbert nel 1663), che rappresentò la fabbrica più autorevole dell’Ancien Régime. Arazzi, tappezzerie, mobili e oggetti di lusso erano ideati da valenti artigiani sotto la direzione di Charles Le Brun, e affinati talvolta grazie al contributo di famosi pittori, orafi, incisori, ebanisti. La Manifattura dei Gobelins, che a lungo dettò legge in fatto di stili decorativi anche in altri ambiti artistici, continuò la sua attività nel XVIII secolo con i pittori Jean-Baptiste Oudry e François Boucher; successivamente, per rispondere alle esigenze e al gusto dei tempi, venne trasformata in un’esclusiva arazzeria e acquistò molto prestigio sotto Napoleone Bonaparte e Napoleone III, fino a divenire patrimonio delle Belle Arti.

Altre importanti manifatture francesi, ad esempio quella delle porcellane di Sèvres, vennero tutte gradualmente soppiantate dalle nuove industrie che utilizzavano procedimenti meccanici, ed erano quindi in grado di offrire prodotti più accessibili al vasto pubblico. La qualità delle produzioni artistiche e tradizionali continuò comunque a costituire un modello cui fare riferimento anche nella lavorazione industriale. Fino a tutto l’Ottocento, la Francia primeggiò fra le nazioni industriali per la progettazione di oggetti caratterizzati da un’alta qualità estetica; le innovazioni tecniche e scientifiche applicate nella lavorazione venivano presentate nelle Esposizioni Nazionali di prodotti industriali, organizzate a Parigi dal 1798 al 1849. L’Exposition Internationale des Arts Décoratifs et Industriels Modernes del 1925 segnò la continuità tra la nuova produzione déco e le arti decorative dell’Ottocento e degli inizi del Novecento.

3. Austria

La Wiener Werkstätte, fondata a Vienna nel 1903 da Josef Hoffmann e Koloman Moser e specializzata nella produzione limitata di arredi, oggetti d’uso e gioielli eseguiti a mano, fu aspramente criticata per la sua vocazione elitaria da Adolf Loos che, al contrario, propugnava la nascita di una progettazione moderna, destinata a un consumo di massa. Loos elogiava l’opera di Michael Thonet, figura determinante per lo sviluppo del design, i cui mobili brevettati – sedie, seggiole a dondolo, poltrone, attaccapanni – erano realizzati grazie a una fondamentale innovazione tecnica, consistente nell’inumidire con il vapore il legno, al fine di renderlo pieghevole e adattabile alle linee curve dei modelli. I mobili Thonet iniziarono a essere fabbricati in serie nel 1856, e alla fine dell’Ottocento ne venivano prodotti 4000 pezzi al giorno.

4. Germania

All’inizio del XX secolo, il ruolo di paese leader nel design europeo passò alla Germania, dove nel 1907 venne fondato il movimento Deutscher Werkbund: si trattava di un’associazione che, su esempio della Arts and Crafts e della Wiener Werkstätte, riuniva artisti, architetti, artigiani e industriali. La prima azienda di mobili in grado di meccanizzare gli impianti fu la Deutsche Werkstätte, subito seguita dalla AEG, che produceva oggetti per gli impianti elettrici e le tecnologie delle comunicazioni. Peter Behrens, membro del Deutscher Werkbund, viene considerato uno dei primi veri designer industriali, grazie ai numerosi progetti di lampade e altri oggetti messi a punto proprio per la AEG.

Anche il Bauhaus, fondato a Weimar nel 1919 da Walter Gropius e ispirato ai principi del Deutscher Werkbund, diede un contributo essenziale alla storia del design, soprattutto con l’apertura a nuovi materiali, la predilezione per le forme essenziali e la ricerca dell’equilibrio fra gli aspetti estetici, funzionali e tecnici degli oggetti.

5. Stati Uniti

Un momento di svolta nella storia del design coincise con l’attività dell’imprenditore americano Henry Ford, che concentrò i suoi sforzi nella progettazione di un prodotto destinato a conquistare la società moderna: l’automobile. Il celebre Modello T – la prima utilitaria presentata sul mercato, prodotta dal 1907 al 1927 – segnò l’introduzione della catena di montaggio nei processi produttivi dell’industria automobilistica. Sebbene le ripercussioni economiche e sociali (sull’occupazione, sul modo di intendere il lavoro ecc.) di questa innovazione fossero ancora un’incognita, si sperimentò subito il grosso vantaggio di ridurre notevolmente i tempi della produzione.

Fu negli Stati Uniti, dove già nell’Ottocento era stata ideata la prima macchina da cucire (lo storico modello Sphinx della Singer), che, verso il 1920, si utilizzò l’espressione “Industrial Design” per indicare la progettazione di oggetti d’uso, e nel 1930 fu definita, mettendo a punto le esperienze europee degli anni precedenti, la professione del designer.

Uno dei fenomeni più significativi del design di questo periodo fu lo streamlining, l’utilizzo nella progettazione della linea aerodinamica, espressione di velocità e potenza. Questo elemento, grazie a personaggi quali Walter Dorwin Teague, Norman Bel Geddes, Henry Dreyfuss e Raymond Loewy, venne applicato a svariati settori, dalle automobili agli aeroplani, dai treni agli elettrodomestici, al telefono, e costituì la base per nuove strategie di vendita. Grande influenza sulla storia della progettazione industriale ebbe anche lo Stile Internazionale, che si manifestò a New York con un’esposizione sull’architettura del decennio 1922-1932. Il design d’interni di Marcel Breuer, Le Corbusier e Ludwig Mies van der Rohe introdusse l’idea nuova e moderna di mobile razionale, semplice, funzionale.

6. Paesi scandinavi

I prodotti industriali dei paesi scandinavi dei primi anni del Novecento furono caratterizzati da un design che combinava il gusto per la linea semplice alla funzionalità. Diversamente dai modelli europei e americani, le espressioni del design scandinavo, in particolare nel settore dell’arredamento, prevedevano l’uso di materiali tradizionali come il legno, che ancora oggi identifica questa produzione. Il Deutscher Werkbund ebbe notevole influenza nella progettazione industriale nordica, e stimolò nel 1918 la creazione di associazioni di arti applicate e industriali sia in Norvegia sia in Finlandia.

Una delle caratteristiche essenziali del design industriale dei paesi scandinavi risiedette fin dal principio nella ricerca di un arredo studiato in funzione del benessere, e ideato in relazione all’ambiente e alle persone alle quali è destinato. Agli argenti di Georg Jensen e ai mobili di Kaare Klint, contraddistinti da una rigorosa linearità, vanno affiancati i mobili di artisti, designer e architetti famosi, tra i quali spicca il nome di Alvar Aalto. Negli anni Cinquanta il design dei paesi scandinavi divenne un importante punto di riferimento per diversi paesi europei, tra i quali l’Italia.

7. Italia

Fino agli anni Trenta in Italia il design venne considerato “arte decorativa”. Solo dopo la seconda guerra mondiale si iniziò a parlare di progettazione industriale: la prima invenzione della “nuova era” fu lo scooter, la Vespa disegnata da Corradino D’Ascanio e prodotta nel 1945 dalla Piaggio. Verso gli anni Cinquanta il design assunse un ruolo decisivo nella cultura italiana, contrapponendosi all’architettura con un linguaggio originale, sia dal punto di vista tecnico sia sul piano formale e artistico. I progetti italiani competevano per creatività e contenuto innovativo con il design tedesco e scandinavo, talvolta ancora troppo legato al funzionalismo del Bauhaus.

Questo momento felice del design italiano si dovette all’incontro e alla fusione tra il lavoro dei progettisti e le ricerche dell’industria: i designer traevano suggerimenti dall’arte contemporanea e dall’architettura di Alvar Aalto, Marcel Breuer o Frank Lloyd Wright, mentre l’industria, dopo gli anni del fascismo e della guerra, tentava con entusiasmo nuove sperimentazioni. Tra i primi personaggi che incarnarono la nuova figura dell’artista-designer fu Bruno Munari, di cui si ricordano le Macchine inutili degli anni Trenta e la macchina per caffè da bar prodotta nel 1949 per Pavoni.

Intanto, a partire dalla fine degli anni Quaranta, Gio Ponti divulgava, attraverso la rivista “Domus”, i risultati del lavoro di artisti, architetti, decoratori e designer di tutto il mondo, propugnando un design aperto a ogni tipo di sperimentazione.

In questo panorama, nel quale la collaborazione tra diverse figure creative diveniva primaria, si distinsero in particolare alcune industrie: ad esempio l’Olivetti che, grazie al lavoro di Marcello Nizzoli, diede notevole impulso alla progettazione industriale di macchine da scrivere e calcolatrici; o la FIAT, l’Alfa Romeo e la Lancia, che, investendo grandi energie nel design delle automobili, portarono alla ribalta internazionale i nomi di Dante Giacosa, Giorgetto Giugiaro, Sergio Pininfarina.

Tra i personaggi che contribuirono all’affermarsi del design italiano, con diversi fortunati progetti, si collocano: Franco Albini, che con Franca Helg disegnò il televisore Orion per Brionvega (1952-1955); Alberto Rosselli; Ignazio Gardella; Marco Zanuso, che disegnò il celebre telefono Grillo (1966) per la Sit-Siemens; il gruppo BBPR costituito da Gianluigi Banfi, Lodovico Barbiano di Belgioioso, Enrico Peressutti ed Ernesto Nathan Rogers; i fratelli Livio, Pier Giacomo e Achille Castiglioni, di cui si ricordano la poltrona Sanluca per Gavina (1960), le lampade Taccia (1962) e Parentesi per Flos (insieme a Pio Manzù, 1970); Vico Magistretti che produsse per Artemide la lampada Eclisse (1966) e la sedia Selene (1969); Vittorio Gregotti che per la poltrona Cavour, realizzata in legno curvato e gommapiuma (1959), ricevette nel 1961 una menzione d’onore al Compasso d’Oro, il prestigioso premio istituito nel 1954 dalla Rinascente per dare risalto ai prodotti di arredamento dotati dei migliori requisiti di funzionalità ed essenzialità delle forme.

Nella seconda metà degli anni Sessanta fu proprio la progettazione industriale del mobile a riscuotere particolare successo in Italia. Si assistette a un aumento della richiesta di prodotti, sia per merito del nuovo impulso tecnologico, sia per l’apertura di fiere come il Salone del Mobile di Milano, che affiancò la Triennale. Contemporaneamente, il design cominciò a seguire due fondamentali direzioni: da un lato, in contrapposizione al razionalismo, sentì l’esigenza di confrontarsi con forme e tipologie del passato; dall’altro, prese a farsi carico di istanze tipiche dei movimenti artistici d’avanguardia, che andavano dal futurismo alla Pop Art, aprendosi all’uso di materiali quali la plastica, il poliuretano espanso, l’acciaio inox e il polistirolo.

La Kartell, specializzata nelle materie plastiche, affidò i disegni di alcuni modelli di sedie a Marco Zanuso, Richard Sapper e a Joe Colombo, mentre con il polistirolo Mario Bellini costruì per Olivetti la calcolatrice elettronica Logos 50/60 (1973). Gli oggetti divennero più accessibili e funzionali: fu in questo momento che nacquero radioline e televisori, macchine da scrivere e giradischi portatili. Negli anni Settanta il “nuovo design” si avvalse di tutti i materiali e le tecniche possibili, dalle più artigianali a quelle che seguivano il mutamento radicale dell’industria. Lo studio Alchimia, fondato a Milano nel 1976 da Alessandro Guerriero, iniziò la sua attività realizzando arredi non industriali, e in seguito allargò la ricerca a ogni campo del design.

“Memphis è stato il tentativo da parte di designer o di artisti di farsi la loro industria”, dichiarava nel 1987 Ettore Sottsass; in realtà, gli arredi prodotti dal gruppo erano così lontani da ogni funzionalità che il loro successo di mercato fu quasi nullo. In Italia del resto, più che in ogni altro paese, la storia del design è spesso stata legata più a fattori artistico-culturali che a logiche di mercato, accentrando grandi risorse nella produzione di esemplari unici o di prototipi d’autore. Malgrado i progressi degli ultimi anni, in Italia il design ancora oggi non è popolare, e la figura del designer continua a cercare uno spazio professionale più autonomo.

4. Sviluppi recenti

Nel secondo dopoguerra la corsa al benessere e le innovazioni tecnologiche accelerarono la dinamica dello sviluppo del design industriale. Un mercato sempre più ampio e segnato da una forte concorrenza diede il via a produzioni man mano più specializzate. Il boom della miniaturizzazione portò a invenzioni straordinarie, nel momento stesso in cui modificava il mondo del lavoro, alterando gli equilibri tra i costi e i profitti, costringendo a continui investimenti nelle nuove tecnologie e determinando nuove strategie di marketing.

Con l’avvento dell’informatica, la politica produttiva delle aziende cambiò radicalmente. In Giappone, alla fine degli anni Settanta, la Sony Corporation incominciò a utilizzare diversi team di esperti che dovevano tenere conto di tutte le problematiche connesse al design. Il Walkman® (un riproduttore stereofonico di cassette audio, dotato di minicuffie), un’invenzione di strepitoso successo, fu progettato nel 1979 grazie all’attenzione che il centro di ricerca Sony rivolse alle esigenze dei giovani consumatori di musica. L’esperienza di molte industrie giapponesi dimostra come la ricerca sul design sia spesso premiata da eccezionali successi commerciali. La Honda e la Yamaha, ad esempio, già famose per le motociclette e le autovetture, sono riuscite, avvalendosi di capaci designer di tutte le nazionalità, non solo a esportare i loro veicoli oltreoceano, ma anche, investendo in produzioni in cui il design industriale era carente, a diversificare il campo delle loro attività e a espandersi in nuovi settori del mercato.