Tebe (Grecia)
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Tebe (Grecia)
3. Il declino della potenza tebana

L'eloquenza dell'oratore ateniese Demostene persuase in seguito i tebani a unirsi agli ateniesi contro il pericolo costituito dal re di Macedonia Filippo II, ma quest'alleanza non poté impedire che nel 338 a.C., con la battaglia di Cheronea, anche la capitale della Beozia divenisse possedimento macedone. Dopo la morte di Filippo, i tebani tentarono, senza successo, di riguadagnare la libertà. Nel 335 a.C. Tebe venne distrutta da Alessandro Magno, che vendette come schiavi gli abitanti sopravvissuti (si dice che Alessandro risparmiò soltanto i templi e la casa del poeta Pindaro). Benché la città fosse stata ricostruita nel 315 a.C. dal re di Macedonia, Cassandro, due secoli dopo si era ridotta a un piccolo villaggio senza importanza.

Il sito dell'acropoli è occupato dalla moderna città di Tebe, che si estende anche ai suoi piedi; tra i resti archeologici vi sono il palazzo di Cadmo, in realtà due palazzi di epoca micenea (da cui provengono documenti in lineare B), la cinta muraria comprendente alcune porte (IV secolo a.C.) e alcuni santuari, oltre a varie tombe micenee. Nei pressi era situato l'importante santuario dei Cabiri (di cui si vedono ora i resti), dove si celebravano antichissime cerimonie di iniziazione maschile, frequentato dal IX secolo a.C., più volte rifatto fino all'epoca romana imperiale.