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Epatite
1. Introduzione

Epatite Infiammazione del fegato che determina una progressiva distruzione delle sue cellule. Può essere causata da fenomeni di intossicazione (in tal caso si parla di epatite tossica) o dall'infezione da parte di virus (epatite virale) o anche batteri e protozoi.

2. Epatite tossica

Sostanze come quelle presenti nei farmaci, nelle droghe, o in particolari ambienti di lavoro possono determinare un'alterazione della funzionalità del fegato che può condurre a epatite. Il processo può verificarsi in modo rapido oppure molto lentamente, nel caso che quelle sostanze vengano assunte per tempi lunghi e in piccole concentrazioni. La gravità dell'infezione è molto variabile, così come i tempi di guarigione, dato che dipendono dal tipo di sostanza, dalle modalità di assunzione, dalle condizioni fisiche dell'individuo colpito.

3. Epatite virale

Si conoscono diversi tipi di epatite virale (A, B, C, D, E) causate da altrettanti ceppi infettivi. L'epatite virale può presentarsi in forma acuta (questa forma è comune a tutti i cinque tipi di epatite) oppure cronica (questa forma si manifesta quando epatiti di tipo B, C e D si protraggono per oltre sei mesi). In genere, dopo la guarigione, gli individui diventano immuni al ceppo virale che ha causato la malattia, ma non ai virus responsabili delle altre forme di epatite.

1. Tipi di epatite virale

L'epatite A ha distribuzione mondiale. È una malattia a trasmissione orofecale, cioè viene contratta per ingestione di acqua, alimenti (soprattutto mitili e cibi crudi) o altre sostanze venute a contatto con escrementi in cui è presente il virus. Può in certi casi venire trasmessa per contatto sessuale o ematico; talvolta dà luogo a epidemie.

L'epatite B, forma più grave dell'epatite A, ha anch'essa distribuzione mondiale. Ogni anno nel mondo l'epatite B causa oltre 250.000 decessi; l'incidenza maggiore è in Africa, nel Sud-Est asiatico, Alaska, Cina e Amazzonia. Si trasmette per via ematica, ossia a causa della trasfusione di sangue infetto, mediante l'utilizzo di strumenti medici, chirurgici, odontoiatrici venuti a contatto con sangue infetto e non adeguatamente sterilizzati, o attraverso contatto sessuale. Infatti il virus, oltre che nel sangue, è presente anche in altri fluidi organici come lo sperma, il secreto vaginale, la saliva e le lacrime. In caso di contatto accidentale con un ago contaminato dal virus, la somministrazione di anticorpi, o gammaglobuline, contro il virus riduce notevolmente le possibilità di contrarre la malattia.

Questo tipo di epatite tende a diventare cronico ed è all'origine di molti tumori maligni del fegato. Mentre la capacità infettante nel paziente con forma acuta, pur essendo elevata, si esaurisce rapidamente, il vero serbatoio del virus sono gli individui colpiti dall'epatite B in forma cronica, che si protrae per molti anni. In Italia il numero globale di malati cronici è valutato in oltre due milioni. Nel 1965 Baruch Blumberg, ricercatore statunitense, arrivò a identificare un componente virale chiamato antigene-Australia, che permette di determinare se in un campione di sangue è presente il virus dell'epatite B. Tutte le sacche di sangue destinate alla trasfusione vengono oggi sottoposte di routine alla ricerca dell'antigene-Australia; in questo modo l'incidenza delle epatiti post-trasfusionali si è ridotta notevolmente.

L'epatite D è provocata da un virus (virus delta) che, come è stato scoperto nel 1977 dal medico italiano Mario Rizzetto, per replicarsi e diffondersi richiede la presenza del virus dell'epatite B, con il quale condivide anche la modalità di trasmissione. Il virus delta è presente in tutto il mondo, ma prevale nelle aree tropicali e subtropicali, con massima incidenza in Amazzonia, nell'Africa Orientale e in Medio Oriente. Questa forma di epatite virale può diventare cronica e causare insufficienza epatica, cioè una diminuzione della funzionalità del fegato.

L'epatite C, conosciuta anche come epatite non-A non-B, viene trasmessa in primo luogo tramite il sangue o i suoi derivati infetti, siringhe contaminate o, meno comunemente, da fluidi organici attraverso il contatto sessuale. È la causa più comune delle epatiti post-trasfusionali.

L'epatite E viene trasmessa per via orofecale, come l'epatite A; nelle aree tropicali può estendersi nella popolazione in forma epidemica (vedi Medicina tropicale).

2. Sintomi e terapia

I virus dell'epatite hanno una particolare affinità per il tessuto epatico, a carico del quale provocano danni che si manifestano con sintomi diversi, il più caratteristico dei quali è l'ittero, cioè l'ingiallimento della cute e del bianco degli occhi, che appare gradualmente e raggiunge la massima intensità dopo due settimane. Un sintomo comune a tutte le forme di epatite, inoltre, è la febbre, in genere seguita da astenia (cioè da uno stato di generale indebolimento e dalla perdita della capacità di reagire agli stimoli), perdita dell'appetito, disturbi digestivi e dolori muscolari. La parte alta dell'addome può in molti casi essere dolente e molle.

L'epatite A ha un'incubazione di 2-6 settimane e in genere guarisce con un periodo di riposo assoluto e una dieta molto rigorosa. Gli altri tipi di epatite per manifestarsi possono richiedere da 1 a 6 mesi.

L'epatite C può essere asintomatica. In circa il 5% dei pazienti la patologia assume una forma cronica. Il tasso di mortalità per tutti i tipi di epatite è dell'1% circa, ma può aumentare per l'epatite B soprattutto quando è presente anche l'infezione da virus delta.

La cura dei vari tipi di epatite in forma acuta richiede il riposo e una dieta particolare, che non affatichi il fegato. Essa può richiedere anche sei mesi.

Per il trattamento delle forme croniche è risultato efficace l'interferone alfa-ricombinante, una sostanza antivirale presente in natura e ora commercializzata come farmaco prodotto con tecniche di ingegneria genetica.

3. Prevenzione e immunizzazione

Le misure preventive contro l'epatite A consistono nell'osservanza scrupolosa delle comuni norme igieniche personali e alimentari. Per quanto riguarda l'epatite B, la misura preventiva principale consiste nell'attuazione di rigorosi controlli del sangue destinato alle trasfusioni e nella sterilizzazione di tutti gli strumenti che possono essere fonte di contagio o, meglio, nell'impiego di materiali monouso.

Per le persone a rischio è disponibile un vaccino efficace che previene l'epatite B. Nonostante il suo uso sia rimasto limitato a causa degli elevati costi di produzione, è consigliato per gli operatori sanitari e per tutte le persone esposte a contatto con sangue potenzialmente infetto. Da alcuni anni, in Italia, è diventata obbligatoria la vaccinazione contro l'epatite B per tutti i bambini.

L'immunizzazione contro l'epatite A è disponibile come protezione a breve termine per chi viaggia nelle aree in cui questa malattia è endemica (cioè costantemente presente in una ristretta area gegrafica). Non sono attualmente disponibili vaccini contro l'epatite C ed E.