| Trova nell'articolo | Portogallo | Articolo |
| 1. | Introduzione |
Portogallo (nome ufficiale República Portuguesa, Repubblica del Portogallo), stato dell’Europa sudoccidentale situato nell’area occidentale della Penisola iberica. È delimitato a nord e a est dalla Spagna, a sud e a ovest dall’oceano Atlantico dove, rispettivamente a 900 km e 1.500 km dalla costa, si trovano gli arcipelaghi di Madeira e delle Azzorre, facenti parte del territorio nazionale. La superficie del Portogallo, comprese le isole, è di 92.345 km²; l’estensione costiera è di 1.793 km. La capitale è Lisbona.
| 2. | Territorio |
I confini del Portogallo sono in parte segnati da corsi d’acqua mentre rilievi montuosi di media altitudine occupano in maniera prevalente il territorio interno. Il paese può essere diviso in due regioni geomorfologiche, separate dal corso del Tago: il nord, dove le propaggini occidentali dell’altopiano della Meseta raggiungono la massima altitudine nella Serra da Estrela (1.991 m); il sud, che presenta una morfologia meno aspra e rilievi digradanti verso le vaste regioni pianeggianti dell’Alentejo, la regione più estesa del paese, e dell’Algarve, che si estende lungo la costa. La fertile pianura alluvionale situata tra il litorale atlantico, a ovest, e la bassa valle del Tago, a est, forma l’Estremadura portoghese.
| 1. | Idrografia |
Il Portogallo è solcato da tre grandi fiumi, che nascono in Spagna e sfociano nell’oceano Atlantico dopo aver attraversato il paese in direzione est-ovest solo per il loro tratto terminale; il principale è il Tago, che taglia idealmente il paese in due e sulla cui foce si trova Lisbona, seguito dal Douro, presso la cui foce sorge Porto, e dal Guadiana, che segna in parte la frontiera sudorientale con la Spagna; un quarto fiume, il Miño, scorre lungo il confine settentrionale del paese. Tra i fiumi che hanno il loro bacino interamente in territorio portoghese vi sono il Mondego e il Sago.
| 2. | Clima |
Il clima risente degli influssi delle correnti oceaniche e dell’anticiclone delle Azzorre. Le prime, nel periodo autunnale, portano abbondanti precipitazioni nelle regioni montuose settentrionali, dove gli inverni sono freddi. Le regioni interne e meridionali sono invece caratterizzate da un clima di tipo mediterraneo; l’anticiclone delle Azzorre determina in tutto il paese estati secche con temperature spesso molto elevate. La media annua delle temperature a nord del fiume Douro è di circa 10 °C, nella regione tra il Tago e il Douro di circa 16 °C, nella valle del Guadiana di 18,3 °C.
| 3. | Flora e fauna |
Le diverse regioni climatiche determinano la vegetazione del paese: estesi boschi di querce e lecci sono diffusi nelle umide regioni montuose mentre sui terreni più aridi delle regioni meridionali e costiere crescono viti, olivi e pini marittimi. Le specie animali presenti nel paese comprendono il lupo, la lince, il gatto selvatico, la volpe, il cinghiale e il cervo. Nel paese vivono inoltre numerose varietà di uccelli.
| 4. | Problemi e tutela dell’ambiente |
La pratica delle coltivazioni intensive, che interessa il 25,2% circa del territorio del Portogallo, è la principale causa del progressivo impoverimento del suolo. Come molti altri paesi industrializzati, il paese si trova a dover fronteggiare problemi ambientali quali l’inquinamento delle acque, specie nelle zone costiere, l’inquinamento atmosferico e lo smaltimento dei rifiuti. Il paese possiede numerose aree protette; dal 1998 l’arcipelago delle Azzorre è entrato a far parte delle zone biogeografiche poste sotto tutela ambientale.
| 3. | Popolazione |
Il paese, incluse le isole Azzorre e Madeira, ha una popolazione di 10.676.910 abitanti (2008), con una densità media di 116 unità per km². Questo dato maschera una distribuzione poco uniforme della popolazione portoghese, il 44% della quale abita nelle campagne (2005). Il Nord è notevolmente più popolato del Sud ed è lungo la fascia costiera che si concentra la popolazione urbana (56% nel 2005). Il tasso di crescita annuale della popolazione è pari allo 0,30% (2008). Accanto a quello portoghese, il maggiore gruppo etnico del paese è costituito da africani (circa 100.000).
Il Portogallo è tradizionalmente terra di emigrazione. Dopo il periodo delle conquiste coloniali, il paese conobbe un massiccio flusso migratorio tra la fine del XIX secolo e i primi decenni del XX secolo, prevalentemente in direzione dell’America meridionale (Brasile, Venezuela, Argentina) e degli Stati Uniti. Nella seconda metà degli anni Settanta del XX secolo, il rientro in patria di portoghesi provenienti dalle ex colonie africane ormai indipendenti ha fatto registrare un aumento della popolazione di circa 700.000 unità.
| 1. | Lingua e religione |
Il portoghese, idioma romanzo di origine indoeuropea, è la lingua ufficiale del paese, parlata anche in Brasile, a Macao e nelle ex colonie africane (Capo Verde, Angola, Mozambico, Guinea-Bissau) con le rispettive varianti locali. Circa il 94% degli abitanti professa la religione cattolica, ma sono presenti minoranze di protestanti e musulmani.
| 2. | Istruzione e cultura |
L’istruzione è gratuita e obbligatoria per i ragazzi tra i 6 e i 15 anni d’età; il tasso di alfabetizzazione della popolazione adulta è del 94,1% (2005). Le principali università del paese sono l’Universidade de Coimbra e l’Università di Lisbona, entrambe fondate nel XIII secolo.
La capitale è sede di importanti biblioteche, quali la Biblioteca dell’Accademia delle scienze, la Biblioteca di Ajuda, la Biblioteca nazionale e l’Archivio nazionale di Torre do Tombo, degno di nota poiché conserva documenti storici risalenti al IX secolo. Le biblioteche di Évora, Braga e Mafra conservano preziose collezioni di libri antichi e di manoscritti. Nel paese numerosi sono i musei di archeologia, d’arte e di etnografia, situati sia nelle città principali sia nei piccoli centri. Il Museo d’arte di Coimbra è famoso per la sua raccolta di sculture del XIV secolo, mentre quello di Évora lo è per le sculture romane e i dipinti del XIV secolo. Nella capitale si trovano inoltre il Museo nazionale di arte antica, la Fondazione Calouste Gulbenkian, il Museo nazionale di storia naturale, il Museo etnografico e quello archeologico.
La cultura popolare, fortemente radicata, viene tramandata attraverso la tradizione musicale che comprende sia arie molto vivaci sia melodie intimiste e appassionate, tra cui primeggia il fado. Nella varietà e nella ricchezza della letteratura portoghese trova espressione il patrimonio storico e culturale del paese.
| 4. | Divisioni amministrative e città principali |
Il Portogallo è diviso in diciotto distretti amministrativi: Aveiro, Beja, Braga, Braganza, Castelo Branco, Coimbra, Évora, Faro, Guarda, Leiria, Lisbona, Portalegre, Porto, Santarém, Setúbal, Viana do Castelo, Vila Real e Viseu; gli arcipelaghi delle Azzorre e di Madeira costituiscono regioni autonome. Lisbona è la capitale e il principale centro del paese; altre città di rilievo sono Porto, celebre per il vino liquoroso a cui ha dato il nome e secondo porto della nazione dopo Lisbona; Coimbra, sede di un antico ateneo; Faro, la città più meridionale del paese; Setúbal, porto marittimo e centro industriale; Sintra, celebre località dichiarata Patrimonio dell’Umanità.
| 5. | Economia |
Nel XX secolo lo sviluppo economico portoghese è stato a lungo condizionato dall’isolamento del suo regime politico, la dittatura salazarista. Tra gli anni Sessanta e Settanta il paese sostenne peraltro un oneroso impegno militare nelle sue colonie africane (Angola, Mozambico, Capo Verde), che limitò le possibilità di riforma e sviluppo dell’economia nazionale. Crollata la dittatura, il paese è stato afflitto da un breve periodo di instabilità, cessato il quale ha avviato un’intensa fase di modernizzazione.
Nel 2006 il prodotto interno lordo ammontava a 194.726 milioni di dollari USA, corrispondenti a 18.388,90 dollari USA pro capite. Secondo i dati Eurostat, nel febbraio del 2003 il tasso di disoccupazione del paese era pari al 6,3%.
| 1. | Agricoltura e allevamento |
Il settore agricolo occupa il 13% (2003) della popolazione attiva e contribuisce per il 2,8% alla formazione del PIL. Le coltivazioni maggiormente diffuse sono patate, pomodori, cereali e frumento; le diffuse colture della vite e dell’olivo fanno del Portogallo un importante produttore mondiale di vino (in particolare i vini liquorosi di Porto e di Madeira) e di olio di oliva. Rilevante è anche l’allevamento di bovini, ovini, suini e animali da cortile.
| 2. | Risorse forestali e pesca |
La presenza di estesi boschi, che coprono il 41,1% della superficie del paese, rappresenta una risorsa economica molto importante, basata soprattutto sulla produzione di sughero, di cui il Portogallo è uno dei maggiori produttori mondiali. Risorsa di rilievo è anche la pesca: il paese esporta ingenti quantità di sardine, merluzzi, tonno e acciughe che alimentano inoltre una fiorente e attrezzata industria conserviera.
| 3. | Risorse energetiche e minerarie |
L’abbondante portata d’acqua di fiumi e torrenti montani garantisce una buona fornitura di energia idroelettrica: il 35,1% dell’elettricità prodotta; il 59,9% viene prodotto da centrali termiche e il 5,1% da centrali geotermiche o solari. Il paese estrae dal sottosuolo consistenti quantità di pirite, rame, stagno, tungsteno, uranio e, in misura minore, oro, e argento.
| 4. | Industria |
L’industria, in rapida espansione, occupa il 32% (2003) della forza lavoro e contribuisce per il 25% alla formazione del PIL annuo (2006); tra le principali attività industriali primeggiano i settori alimentare, tessile, meccanico, chimico, petrolchimico, siderurgico e cantieristico; di rilievo anche la tradizione artigianale legata alla lavorazione del legno, del vetro, delle ceramiche (azulejos) e dei merletti.
| 5. | Commercio e finanza |
Il Portogallo importa soprattutto combustibili minerali, macchinari e componenti per l’industria dei trasporti, prodotti alimentari e bestiame, mentre esporta in gran parte manufatti tessili, prodotti in legno e carta. Le entrate in valuta estera provenienti dal turismo, uno dei settori più dinamici del terziario (11,3 milioni di arrivi nel 2006), consentono di compensare almeno in parte il cronico deficit commerciale del paese. Nel 2003 il valore complessivo delle esportazioni fu di 31.829 milioni di $ USA, a fronte di importazioni per 47.112 milioni di $ USA. I principali partner commerciali del paese sono Germania, Gran Bretagna, Stati Uniti, Francia, Spagna e Italia.
Il Portogallo fa parte dell’Unione monetaria europea. Prima dell’introduzione dell’euro nel gennaio 2002, l’unità monetaria nazionale era l’escudo, suddiviso in 100 centavos.
| 6. | Trasporti e vie di comunicazione |
Le vie di comunicazione terrestri, ancora oggi insufficienti, includono 78.470 km di strade, di cui l’86% è asfaltato, e una rete ferroviaria estesa per 2.839 km. I trasporti via mare raggiungono dimensioni consistenti nei principali porti del paese: Lisbona, Porto, Leixões, Setúbal e Funchal. La compagnia aerea nazionale, Transportes Aéreos Portugueses (TAP), assicura voli interni e internazionali.
| 6. | Ordinamento dello stato |
Fino al 1974 sottoposto a un regime autoritario di ispirazione fascista instaurato da António de Oliveira Salazar nel 1933, il Portogallo è oggi una repubblica parlamentare. La Costituzione, promulgata nel 1976, è stata in seguito sottoposta a varie revisioni; nel 1982 e nel 1989 sono state rimosse le norme sulla tutela dell’esercito e quelle di tipo collettivistico che riguardavano l’intervento dello stato nell’economia.
| 1. | Potere esecutivo |
Il presidente, eletto a suffragio universale con un mandato di cinque anni, dispone di ampi poteri e nomina il primo ministro che, ottenuta la fiducia del Parlamento, presiede un gabinetto composto da 15 membri.
| 2. | Potere legislativo |
Il potere legislativo è basato su un Parlamento unicamerale, l’Assemblea della Repubblica (Assembleia da República), composto da 230 membri eletti attraverso un sistema di rappresentanza proporzionale per un termine di quattro anni. Hanno diritto al voto tutti i cittadini a partire dal diciottesimo anno di età.
| 3. | Potere giudiziario |
Il sistema giudiziario prevede una Corte Suprema (Supremo Tribunal de Justicia), i cui giudici sono nominati a vita dal Consiglio superiore della magistratura. Non è prevista la pena di morte (abolita, per reati ordinari, sin dal 1867).
| 4. | Istituzioni periferiche |
Il Portogallo è diviso in diciotto distretti (distritos) e due regioni autonome (região autonoma). La massima autorità di distretto è il governatore.
| 5. | Difesa |
Il servizio militare è obbligatorio per tutti i cittadini maschi abili a partire dai 20 anni di età. Le forze armate contano 44.900 effettivi (2004).
| 6. | Forze politiche |
I principali schieramenti politici sono il Partito socialista (Partido socialista, PS); il Partito socialdemocratico (Partido social democrata, PSD; liberali); la Coalizione democratica unita (Coligação democrática unitária, CDU), che riunisce il Partito comunista (Partido comunista português, PCP) e i Verdi (Partido ecologista os verdes, OV); e il Partito popolare (Partido popular, PP; conservatori).
| 7. | Storia |
La regione divenne parte della provincia romana di Lusitania nel II secolo a.C.; nel V secolo d.C. il controllo della regione passò ai visigoti e nell’VIII secolo agli arabi. Intorno al IX secolo il territorio tra i fiumi Douro e Minho fu conteso agli arabi da Alfonso III re delle Asturie e, in seguito, nel 1064, riconquistato ed esteso fino all’attuale Coimbra, da Ferdinando I, re di Castiglia.
| 1. | La lotta contro i saraceni |
Nel 1094 Alfonso VI di Castiglia conferì a Enrico di Borgogna il titolo di conte del Portogallo. Alla morte di Alfonso VI (1109), il conte Enrico, e in seguito la vedova Teresa, proclamarono l’indipendenza, fortemente osteggiata dal regno castigliano. Solo con Alfonso Henriques – figlio di Enrico e Teresa – divenuto in seguito re con il nome di Alfonso I, il paese vide riconosciuta, prima dal papa e in seguito dal sovrano di Castiglia, la propria indipendenza.
Alfonso I, con l’aiuto dei templari e di altri ordini militari spagnoli, combatté il dominio saraceno e riuscì a estendere i confini del nuovo regno a sud, fino al fiume Tago. Il figlio Sancio I (1185-1211) incoraggiò in quelle aree gli insediamenti cristiani ai quali consentì forme di autogoverno; inoltre, nella regione, si stanziarono i monaci cisterciensi che avviarono efficienti metodi di agricoltura. Alla fine del XII secolo gli Almohadi bloccarono temporaneamente l’espansione dei cristiani verso sud, ma in seguito furono respinti e sconfitti a Las Navas de Tolosa in Castiglia (1212). La conquista dell’Algarve venne ultimata da Alfonso III, che elesse quale capitale Lisbona anziché Coimbra; egli affiancò inoltre al governo centrale la Corte, un’assemblea rappresentativa di nobili, ecclesiastici e popolo, e rafforzò il potere della monarchia a spese della Chiesa.
| 2. | L’inizio dell’espansione |
Il figlio di Alfonso III, Dionigi, detto l’Agricoltore in virtù dell’impulso dato all’agricoltura, fondò la prima università della nazione e fu il fautore dello sviluppo della marina portoghese; nel 1308 firmò un trattato commerciale con l’Inghilterra, inaugurando così una serie di alleanze fra i due paesi. In seguito Alfonso IV e Pietro I incrementarono la politica di espansione marittima iniziata dal predecessore.
Dopo la morte di Ferdinando I, ultimo dei discendenti legittimi di Enrico di Borgogna, il paese cadde in un violento disordine dovuto alle lotte intestine tra i fautori dell’indipendenza portoghese e i sostenitori della monarchia castigliana. Nel 1385, dopo due anni di guerra civile, salì al trono portoghese Giovanni I, fratellastro di Ferdinando, fondando così la dinastia degli Aviz. Quello di Giovanni I fu uno dei regni più importanti e fiorenti della storia portoghese: egli difese infatti con successo il paese dagli attacchi castigliani e nel 1385 sconfisse definitivamente la Castiglia nella battaglia di Aljubarrota. Sotto la guida del figlio, Enrico il Navigatore, fu inaugurata l’esplorazione delle coste africane alla ricerca di una rotta orientale verso le Indie.
Nel 1386 Inghilterra e Portogallo diedero inizio, con il trattato di Windsor, a una duratura alleanza. Cominciò così un secolo di esplorazioni e conquiste, che rese il Portogallo una delle più grandi potenze coloniali del mondo. Negli anni 1418-19 i navigatori portoghesi esplorarono Madeira e nel 1427 raggiunsero le isole Azzorre. Una campagna militare portoghese in Marocco portò, nel 1415, alla conquista di Ceuta.
Madeira e le Azzorre divennero rapidamente importanti centri di produzione dello zucchero; inoltre, la conquista di Ceuta fornì al Portogallo una base importante per proseguire le esplorazioni della costa africana. Con le caravelle – un nuovo tipo di nave a vela adatta ai viaggi atlantici – i marinai portoghesi raggiunsero Capo Verde nel 1456 e la Sierra Leone nel 1461.
| 3. | Il regno di Giovanni II |
Durante i regni di Edoardo e di Alfonso V continuò l’esplorazione dei territori africani e furono conquistate le città di Tangeri e Azila (1470). Nel 1481 la corona passò a Giovanni II, che ridiede prestigio alla monarchia, ponendo fine alle turbolenze dei nobili e assoggettandoli alla sua autorità; nel 1482 egli fondò una roccaforte portoghese a Elmina, nell’attuale Ghana, e stabilì relazioni con il regno del ManiKongo (vedi Angola). Tra il 1487 e il 1488 Bartolomeu Diaz fu il primo esploratore a doppiare l’estremità meridionale dell’Africa, aprendo così una rotta marittima verso l’Oriente. Dopo il viaggio di Cristoforo Colombo in America (1492), Spagna e Portogallo conclusero il trattato di Tordesillas (1494), che fissava la ripartizione del mondo ignoto tra i due paesi.
| 4. | Manuele I il Grande |
Guidato dal re Manuele I, il Portogallo raggiunse l’apice della potenza. Tra il 1497 e il 1499 Vasco da Gama intraprese il suo primo viaggio in India, seguendo la rotta scoperta da Diaz, e inaugurò un lucroso commercio fra l’Europa e l’Asia del sud. Al comando di Afonso de Albuquerque i portoghesi occuparono, nel 1510, la città di Goa in India, nel 1511 Malacca, tra il 1512 e il 1514 le Molucche e nel 1515 le isole Hormuz nel Golfo Persico; nello stesso periodo vennero stabilite relazioni commerciali con la Cina e con l’Etiopia. Analogamente ad altri re portoghesi, Manuele I cercò di unificare le corone di Spagna e di Portogallo. Su pressione della Spagna nel 1497 espulse ebrei e musulmani dai suoi domini, privando così il Portogallo di gran parte della sua classe media.
Suo figlio Giovanni III favorì gli insediamenti coloniali nel Brasile e, influenzato dall’esempio spagnolo, nel 1536 introdusse in Portogallo l’Inquisizione, al fine di imporre l’obbedienza religiosa. Alla sua morte, nel 1557, il declino politico e commerciale del Portogallo era già iniziato e proseguì anche sotto il regno di Sebastiano, che morì durante la spedizione contro il Marocco nel 1578; con la morte di Enrico, successore di Sebastiano, nel 1580, la dinastia Aviz si estinse.
| 5. | Gli Asburgo |
In seguito alla morte di Enrico, sette pretendenti si disputarono la successione; tra questi Filippo II, re di Spagna, nel 1580 riuscì a ottenere il regno e ascese al trono col nome di Filippo I. L’annessione del Portogallo alla monarchia spagnola degli Asburgo, nel periodo conosciuto come la “schiavitù dei sessant’anni”, costrinse il paese a farsi carico di parte delle pesanti spese militari spagnole.
Dopo il 1600 il dominio commerciale portoghese nelle Indie Orientali venne contrastato dall’espansione olandese e inglese. Durante il regno di Filippo I il Portogallo godette di una discreta autonomia, mentre fu considerato alla stregua di una provincia spagnola da Filippo II (vedi Filippo III di Spagna) e da Filippo III (vedi Filippo IV di Spagna). Dopo i falliti tentativi di rivolta del 1634 e del 1637, il Portogallo riconquistò l’indipendenza nel 1640 (vedi Guerra d’indipendenza portoghese), con l’aiuto della Francia. Giovanni, duca di Braganza, fu proclamato re con il nome di Giovanni IV, primo sovrano di quella dinastia che regnò in Portogallo fino alla caduta della monarchia.
| 6. | I Braganza |
Scacciati dal Brasile gli olandesi, Giovanni IV rinnovò la tradizionale alleanza con l’Inghilterra. Per quanto indebolito dagli scontri con la Spagna nella seconda metà del XVII secolo, nel secolo successivo il Portogallo riuscì a riconquistare una certa prosperità, in seguito alla scoperta di giacimenti di diamanti e d’oro in territorio brasiliano. Tra il 1683 e il 1750, durante i regni di Pietro II e di Giovanni V, il paese cadde sotto l’influenza britannica e la monarchia governò in modo sempre più dispotico. Il regno di Giuseppe I (1750-1777) fu caratterizzato dall’azione politica del marchese di Pombal, considerato uno dei più grandi statisti della storia moderna portoghese; costui, pur essendo uno spietato despota, riuscì a ridurre il potere dei nobili e del clero e a dare un forte impulso all’industria e all’istruzione.
Con l’ascesa al trono di Maria I, figlia di Giuseppe I, nel 1777, Pombal fu destituito dal suo incarico. Durante la Rivoluzione francese e le guerre napoleoniche, il Portogallo si alleò con la Gran Bretagna contro la Francia. Nel 1807, quando le armate di Napoleone minacciarono i confini portoghesi, la famiglia reale si rifugiò in Brasile e dichiarò sede del governo la città di Rio de Janeiro. I francesi occuparono quindi il Portogallo, ma furono sconfitti nel 1808 da un’armata britannica comandata da Arthur Wellesley, divenuto in seguito primo duca di Wellington. Dopo la convenzione di Sintra (30 agosto 1808) la Francia abbandonò il paese per invaderlo di nuovo l’anno seguente; nel 1811 Wellington liberò definitivamente il Portogallo dai francesi. La famiglia reale decise tuttavia di restare in Brasile, dove nel 1815 fondò un altro regno cosicché, nel 1816, Giovanni VI salì contemporaneamente su due troni, governando il Portogallo attraverso un consiglio di reggenza.
| 7. | La monarchia costituzionale |
Nel 1820 l’esercito portoghese guidò una rivolta tesa a ottenere la formazione di un governo costituzionale e Giovanni accettò di ritornare in Portogallo nel ruolo di monarca, nominando il figlio Pietro reggente del Brasile. Nel 1822 il Brasile proclamò l’indipendenza e Pietro ne divenne imperatore con il nome di Pietro I. Nel 1826 Pietro I succedette al trono del Portogallo come Pietro IV; egli promulgò una carta costituzionale che prevedeva un regime parlamentare, basato sull’autorità della monarchia e non sulla volontà popolare, quindi abdicò in favore della figlia, Maria II, una bambina di 7 anni.
Seguì un periodo di accese lotte civili che terminò, nel 1834, con il ritorno al trono di Maria II, il cui regno venne caratterizzato dal conflitto politico che opponeva i liberali, sostenitori della Costituzione del 1822, ai cartisti, sostenitori della Carta del 1826. Durante i regni di Pietro V (1853-1861) e di Luigi I (1861-1889) vennero effettuate alcune riforme, tra le quali l’abolizione della schiavitù nelle colonie e la redazione di un codice civile.
| 8. | La repubblica |
Durante il regno di Carlo I i movimenti repubblicani e radicali andarono aumentando; inoltre la nomina di João Franco, un agguerrito antirepubblicano, a primo ministro (1906) esacerbò la situazione e accrebbe consenso ai repubblicani. Nel 1908 Carlo I e il suo primogenito furono assassinati e ascese al trono il secondogenito, con il nome di Manuele II; tuttavia, il grado di corruzione raggiunto durante il nuovo regno fu tale da provocare, nell’ottobre del 1910, una rivoluzione guidata dall’esercito, che depose il sovrano e instaurò la repubblica.
Nel 1911 venne promulgata la Costituzione, che stabiliva peraltro la separazione tra Chiesa e Stato. Manuel José de Arriaga venne eletto primo presidente della Repubblica portoghese. Nei seguenti quindici anni il Portogallo visse un periodo di instabilità politica, con governi che rimanevano in carica per periodi assai brevi.
Nel corso della prima guerra mondiale, in seguito all’occupazione tedesca di alcune colonie, il Portogallo sequestrò le navi tedesche nella baia di Lisbona, provocando così la dichiarazione di guerra della Germania (9 marzo 1916). Le truppe portoghesi combatterono in Francia e in Africa e, durante il conflitto, non cessarono i disordini interni e le turbolenze politiche. Nel maggio del 1926 un colpo militare depose il quarantesimo governo dalla proclamazione della repubblica. Pochi giorni dopo la loro vittoria, i leader militari scelsero, per presiedere il nuovo governo, il generale António de Fragoso Carmona, che nel 1928 venne nominato presidente attraverso elezioni in cui era l’unico candidato. Nello stesso anno egli nominò ministro delle finanze António de Oliveira Salazar, professore di economia dell’Università di Coimbra.
| 9. | Il regime di Salazar |
Nel 1930 Salazar fondò la União Nacional (Unione nazionale), un’organizzazione politica filofascista. Assumendo la carica di primo ministro nel 1932, influì sulla promulgazione della nuova Costituzione del 1933, che instaurò nel Portogallo una dittatura centralista e corporativa, chiamata Estado Novo (“Stato nuovo”).
Nel 1936, all’inizio della guerra civile spagnola, Salazar e Carmona si schierarono con i falangisti guidati dal generale Francisco Franco. Nel 1939 il Portogallo firmò con la Spagna un patto di amicizia e di non aggressione al quale, il 29 luglio 1940, si aggiunse un protocollo che garantiva la neutralità di entrambi i paesi durante la seconda guerra mondiale. Nell’ottobre 1943 tuttavia, quando le potenze dell’Asse si stavano ormai indebolendo, il Portogallo consentì agli Alleati di disporre di basi militari nelle Azzorre.
Durante gli anni del conflitto fu quasi impossibile attuare il programma di economia pianificata: l’industria della pesca declinò, le esportazioni diminuirono e i profughi affollarono il paese; inoltre l’avanzata dei giapponesi nelle Indie Orientali costituì una minaccia per i territori portoghesi d’oltremare in Asia. Alla fine della guerra il paese era afflitto dalla disoccupazione e dalla povertà, che crearono un diffuso malcontento; l’opposizione politica a Salazar venne soffocata e i candidati dell’Unione nazionale monopolizzarono le elezioni del novembre 1945. Nel maggio del 1947, dopo aver represso un tentativo di rivolta, il governo deportò molti leader sindacali e ufficiali dell’esercito nelle isole di Capo Verde. Il maresciallo Carmona, rieletto alla presidenza senza opposizione nel 1949, morì nel febbraio del 1951 e gli succedette il generale Cravero Lopes.
Nel 1958 Salazar permise a Umberto Delgado, rappresentante dell’opposizione, di candidarsi alla presidenza; tuttavia le elezioni vennero vinte dal candidato governativo Américo Deus Tomás, che fu in seguito rieletto nel 1965 e nel 1971.
| 10. | La ribellione delle colonie |
Negli anni Sessanta il Portogallo dovette affrontare la ribellione delle colonie d’oltremare (vedi Imperi coloniali). Nel 1961 l’India annetté Goa e in Africa la ribellione coinvolse l’Angola (1961), la Guinea Portoghese (1962) e il Mozambico (1964). Il governo reagì da un lato attraverso violente offensive militari, dall’altro cercando di contenere la ribellione con una serie di misure finalizzate a migliorare le condizioni politiche ed economiche delle colonie. Nel 1961 venne estesa la cittadinanza portoghese agli africani nelle colonie, ma incidenti e scontri continuarono fino all’inizio degli anni Settanta.
Alla metà degli anni Sessanta prestiti stranieri aiutarono a finanziare progetti per potenziare l’irrigazione e l’edilizia, e gradualmente si ebbe una discreta crescita economica. Sebbene le tensioni interne continuassero ad animare il paese, l’opposizione contro il regime di Salazar rimase sostanzialmente priva di coordinamento.
| 11. | Il crollo della dittatura |
Il 29 settembre 1968 Marcelo Caetano, professore di legge e uomo d’affari, sostituì Salazar, colpito da infarto, nel ruolo di primo ministro e continuò la politica repressiva del predecessore, specialmente in Africa. Ma i movimenti indipendentisti nelle colonie avevano ormai minato la stabilità politica ed economica del Portogallo. Caetano fu deposto da un movimento di ufficiali progressisti dell’esercito, il Movimento das Forças Armadas (MFA), che il 25 aprile 1974 abbatté in modo pressoché incruento la dittatura. Il movimento rivoluzionario, che portò alla conquista delle libertà civili e politiche, prese anche il nome di “rivoluzione dei garofani”.
Venne dunque insediata una giunta militare, presieduta da António de Spínola, con il compito di introdurre la democrazia in Portogallo e dare l’indipendenza alle colonie. Tra il 1974 e il 1975 la Guinea-Bissau, il Mozambico, le isole di Capo Verde, São Tomé e Príncipe, e l’Angola divennero indipendenti. Nel 1976 l’isola portoghese di Timor venne occupata dalle forze indonesiane.
| 12. | Contrasti tra moderati e radicali |
Il ritorno in Portogallo di soldati e di coloni provenienti dagli ex possedimenti aggravò l’instabilità politica ed economica. Il 30 settembre 1974 il governo di Spínola fu costretto a dimettersi, il generale Francisco da Costa Gomes divenne presidente e Vasco Gonçalves, nominato primo ministro in luglio, continuò a ricoprire la sua carica.
Nei primi mesi del 1975 l’MFA assunse un ruolo formale all’interno della compagine governativa. Il governo provvisorio approvò una legge che autorizzava la formazione di sindacati e varò riforme economiche e sociali, tra cui la nazionalizzazione di alcune industrie e delle attività bancarie, nonché l’espropriazione e la redistribuzione di ampi patrimoni fondiari. In marzo fu sventato un colpo di stato organizzato dalla destra di Spínola e le elezioni dell’aprile per un’Assemblea costituente videro l’affermazione del Partito socialista. Gonçalves formò un nuovo governo che si dimostrò tuttavia instabile. Dopo una serie di scontri fra socialisti e comunisti, l’MFA istituì un triumvirato formato da Costa Gomes, Gonçalves e dal generale Otelo de Carvalho. In settembre, Gonçalves venne sostituito nel ruolo di primo ministro dal viceammiraglio José de Azevedo.
| 13. | Il Consiglio della rivoluzione |
Nelle elezioni parlamentari dell’aprile 1976 i socialisti ebbero la maggioranza; il loro leader, Mario Soares, divenne primo ministro e, nel giugno, il generale António Ramalho Eanes fu eletto presidente. Nello stesso anno il paese si diede una nuova costituzione, che affidava il ruolo di garanzia delle conquiste sociali e politiche ottenute con la “rivoluzione dei garofani” a un Consiglio della rivoluzione.
Nei due anni successivi il paese si trovò a fronteggiare gravi problemi economici e, a metà del 1978, Soares si dimise. Le elezioni del 1979 furono vinte dai conservatori di Alleanza democratica, guidata da Francisco Manuel de Sá Carneiro, che assunse la carica di premier nel gennaio 1980, ma perse la vita in un incidente aereo nel dicembre dello stesso anno; gli succedette, nel gennaio 1981, Francisco Pinto Balsemão. Nel 1982 fu abolito il Consiglio della rivoluzione.
| 14. | Coabitazione politica e ingresso nell’Unione Europea |
Le elezioni legislative dell’aprile 1983 riportarono al potere Soares, che avviò i negoziati per l’ingresso del Portogallo nella Comunità Europea. Le elezioni anticipate del 1985 videro prevalere, seppur di misura, i socialdemocratici, che formarono un governo di minoranza guidato da Aníbal Cavaço Silva. Con la vittoria di Soares nelle presidenziali svoltesi nel 1986, si aprì in Portogallo un periodo di coabitazione che sarebbe durato un decennio. Nel 1986 il paese entrò a far parte della Comunità Europea. L’anno seguente firmò un accordo con la Repubblica popolare cinese per il trasferimento di Macao sotto l’autorità cinese a partire dal dicembre 1999.
Il 1991 vide sia la conferma del socialista Soares alla presidenza del paese, sia quella del governo socialdemocratico. La relativa armonia che aveva caratterizzato il primo periodo di coabitazione lasciò tuttavia il posto a un rapporto estremamente conflittuale tra le due istituzioni, mentre nel paese crebbe la protesta contro le risolute riforme neoliberiste avviate dai socialdemocratici. Tra i 1995 e il 1996 i socialisti si aggiudicarono sia le elezioni legislative, con António Guterres, sia quelle presidenziali con Jorge Sampaio.
| 15. | L’alternanza tra socialisti e conservatori |
Il nuovo governo socialista confermò gli impegni presi precedentemente dal Portogallo in materia di riforma economica e privatizzazioni, ma avviò anche una politica rivolta a una più equa redistribuzione del reddito.
Nel 1998 il Portogallo entrò nell’Unione monetaria europea. L’ingresso nella UME coincise con lo svolgimento dell’Esposizione universale a Lisbona, che richiamò circa otto milioni di visitatori e fu una grande occasione economica per il paese.
Nella primavera del 1999 la diplomazia portoghese programmò con quella indonesiana la delicata consultazione referendaria a Timor Orientale, che si svolse in agosto risolvendosi con la scelta indipendentista dell’ex colonia portoghese, occupata e annessa da Giacarta nel 1976. Nelle elezioni legislative di ottobre i socialisti si confermarono primo partito portoghese con il 44% dei voti. Nel dicembre seguente, dopo oltre quattro secoli di amministrazione coloniale, il Portogallo restituì Macao alla Cina.
Eletto nel novembre del 1999 alla presidenza dell’Internazionale socialista, nel primo semestre del 2000 il premier portoghese António Guterres svolse anche il turno di presidenza dell’Unione Europea, distaccandosi temporaneamente dalle vicende politiche interne, agitate dalla crisi dei due maggiori partiti, il Partito socialista e il Partito socialdemocratico. Quest’ultimo subì un’altra cocente sconfitta nelle elezioni presidenziali del gennaio 2001, che confermarono alla massima carica dello stato il socialista Jorge Sampaio. Nel corso dell’anno maturò tuttavia anche la crisi del Partito socialista. A dicembre, in seguito alla sconfitta del suo partito nelle elezioni amministrative, Guterres rassegnò le dimissioni da capo del governo. Le elezioni legislative del 17 marzo 2002 videro la vittoria (con il 40,1% dei suffragi) del Partito socialdemocratico di José Manuel Durão Barroso, che formò un governo di coalizione con i conservatori del Partito popolare. Grazie alla popolarità del suo nuovo leader, Ferro Rodrigues, il Partito socialista riuscì tuttavia a mitigare la sconfitta.
Tra le prime riforme volute da Barroso, quella relativa all’ordinamento del lavoro, che rendeva più facili i licenziamenti, provocò una massiccia ondata di scioperi, che non indusse tuttavia il governo a recedere. Alla fine del 2002 il paese fu scosso da un gravissimo scandalo, che vide implicati uomini politici, diplomatici, personaggi della televisione ed esponenti dell’alta società di Lisbona, accusati di aver abusato sessualmente, per trent’anni, dei bambini di un orfanotrofio pubblico (Casa Pia).
Nel 2003 il Portogallo fu il primo paese dell’Unione monetaria europea a entrare in recessione; dopo i brillanti risultati del decennio precedente, l’economia portoghese si avviò rapidamente verso un periodo di crisi, aggravata dalla diminuzione dei contributi europei per l’imminente allargamento dell’Unione Europea. Il governo portoghese si schierò con gli Stati Uniti nell’offensiva diplomatica contro l’Iraq di Saddam Hussein. Fu proprio Barroso a ospitare, in marzo, alle Azzorre, il summit in cui George W. Bush, Tony Blair e José María Aznar decisero l’attacco militare contro l’Iraq.
| 16. | Sviluppi recenti |
Le elezioni europee del giugno 2004 registrano una scarsissima affluenza; scarso è il risultato ottenuto dal Partito socialdemocratico (33,5% dei suffragi), che viene superato dal Partito socialista (44,5%). Candidato a succedere a Romano Prodi alla presidenza della Commissione Europea, Barroso lascia a luglio la guida del governo portoghese, affidandola al compagno di partito Pedro Miguel de Santana Lopes.
Il nuovo governo a guida socialdemocratica si dissolve dopo meno di cinque mesi agli inizi di dicembre. Le elezioni anticipate, che si svolgono nel febbraio 2005, assegnano al Partito socialista il 45,1% dei voti e la maggioranza assoluta dei seggi del Parlamento portoghese (121 su 230). Il Partito socialdemocratico subisce una forte flessione, conquistando solo il 28,7% dei voti e 75 seggi. Il nuovo governo, interamente socialista, è guidato dal leader del partito José Sócrates.
Nell’estate 2005 il Portogallo è sconvolto dagli incendi, che a causa di una straordinaria siccità spazzano ampie aree del paese.
La crisi politica del Partito socialista, già diviso a pochi mesi dall’insediamento del suo nuovo governo, favorisce la vittoria di Aníbal Cavaço Silva nelle elezioni presidenziali del gennaio 2006.
Nel febbraio 2007 la maggioranza degli elettori si esprime a favore dell’aborto in un referendum che tuttavia non ottiene il quorum.