Predestinazione
Per stampare le informazioni, scegliere Stampa dal menu File.
Predestinazione
3. Doppia predestinazione

La doppia predestinazione è una conclusione tratta dalla predestinazione singola. Se alcuni godranno della presenza di Dio per sua decisione eterna, altri devono essere separati da Dio, ugualmente per suo decreto. Poiché salvezza e gloria sono predestinate, ne segue che anche condanna e distruzione devono essere predestinate. Il primo a enunciare la dottrina della doppia predestinazione fu sant'Agostino nel V secolo. Il più noto esponente della doppia predestinazione fu Giovanni Calvino, secondo cui 'predestinazione' è l'eterno decreto con il quale Dio ha deciso in sé che cosa sarà di ciascun uomo, perché non tutti sono stati creati per la stessa condizione; al contrario per alcuni è preordinata la vita eterna, per altri la dannazione eterna (Institutio 3.21.5).

Dopo Agostino, i teologi cattolici hanno rifiutato la doppia predestinazione, sottolineando che non esiste alcuna predestinazione al male e che chi è dannato ne ha la piena responsabilità. Nel XVII secolo il teologo protestante Arminio, al quale si ispira l'arminianesimo, criticò la dottrina calvinista e ne formulò una versione modificata che lasciava spazio al libero arbitrio. Nel XX secolo i teologi protestanti sono stati inclini a ignorare o negare la predestinazione in entrambe le forme: il teologo svizzero Karl Barth ha riformulato la dottrina della predestinazione singola, affermando che la volontà di Dio si è manifestata in Gesù Cristo e che tutti sono eletti in lui. In questa forma la dottrina della predestinazione è di fatto universalista, cioè a tutti è promessa la salvezza.