| Ottaviano, Cesare Augusto | Articolo | ||||
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| 2. | Dal secondo triumvirato al trionfo di Azio |
L’uccisione di Cesare aveva creato un clima di profonda inquietudine: Ottaviano voleva vendicare il padre adottivo per assicurarsi una posizione di potere, ma era contrastato dal console Marco Antonio, che – già nominato magister equitum da Cesare dittatore – aspirava a succedergli nel governo dello stato.
Con Ottaviano si schierarono alcuni senatori che, con un sovrano più giovane e più facilmente influenzabile rispetto ad Antonio, speravano di conquistarsi ulteriori privilegi; la pensava così anche il grande oratore e uomo politico Marco Tullio Cicerone, che spinse pure il giovane Ottaviano a non disdegnare accordi con i cesaricidi.
L’ostilità tra le due fazioni sfociò in conflitti politici e militari: Antonio, sconfitto due volte a Modena (44 e 43 a.C.), fu costretto a ritirarsi in Gallia; Ottaviano diventò senatore, ma ben presto, appoggiato dall’esercito e dal popolo, ruppe l’alleanza con i senatori e si fece eleggere console. Il timore di una nuova sollevazione dei repubblicani che avevano ucciso Cesare, che controllavano gran parte dei domini orientali di Roma, lo convinse a richiamare il rivale e a raggiungere con lui un accordo: alla fine del 43 a.C., Ottaviano, Antonio e il suo alleato, il generale Marco Emilio Lepido, costituirono il secondo triumvirato, una magistratura straordinaria che li poneva a capo dello stato per cinque anni.
Si trattava di qualcosa di profondamente diverso dal primo triumvirato (60 a.C.), una sorta di patto privato tra Giulio Cesare, Pompeo Magno e Marco Licinio Crasso per suddividersi le varie cariche politiche; questa era una magistratura vera e propria, che dava ai tre il titolo di triumviri reipublicae constituendae, cioè “triumviri con l’incarico di rifondare la repubblica”, attraverso il potere di fare leggi e nominare magistrati. Tale alleanza fu rafforzata da una massiccia epurazione chiamata “proscrizione”: molti avversari politici furono condannati a morte, e fra i trecento senatori e i duecento cavalieri uccisi vi fu anche Cicerone.
Successivamente Ottaviano e Antonio affrontarono militarmente i congiurati che avevano assassinato Cesare, Marco Giunio Bruto e Caio Cassio Longino, che, sconfitti nella battaglia di Filippi, in Macedonia, si suicidarono nel 42 a.C. Nel 40 a.C. i triumviri erano di fatto al comando dello stato: Ottaviano aveva il controllo delle province occidentali, Antonio di quelle orientali e Lepido dell’Africa; nel 38 a.C. il triumvirato fu riconfermato per altri cinque anni.
Nel 36 a.C. Ottaviano sconfisse il rivale più pericoloso, Sesto Pompeo, figlio di Pompeo Magno, che si era impadronito con una flotta privata di Sicilia, Sardegna e Corsica. In seguito, mentre Antonio era in Oriente a combattere i parti, estromise Lepido dal governo.
Un’altra minaccia, però, era sopraggiunta a contrastare i nuovi progetti: Antonio aveva donato alcuni territori a Cleopatra, la regina appartenente alla stirpe dei Tolomei che Cesare aveva insediato sul trono d’Egitto; questo fatto, assieme alla nomina a coreggente di Cesarione, figlio di Cleopatra e Cesare, fece temere a Ottaviano che Antonio volesse trasformare lo stato in una monarchia personalistica, sul modello dei regni ellenistici: la guerra tra i due divenne dunque inevitabile. Le forze congiunte di Antonio e Cleopatra furono sconfitte da Ottaviano nella battaglia di Azio nel 31 a.C.; l’anno successivo Antonio e Cleopatra si suicidarono, e Cesarione fu assassinato.
Nel 29 a.C. Ottaviano poté celebrare a Roma il proprio trionfo, ponendo fine all’epoca delle guerre civili e diventando l’incontrastato padrone di quello che ormai era un impero.