| Trova nell'articolo | Libero arbitrio | Articolo |
| 1. | Introduzione |
Libero arbitrio In filosofia e in teologia, la facoltà dell'uomo di decidere indipendentemente da limitazioni imposte alla sua volontà da una qualsiasi causa esteriore, dalla necessità naturale o dalla predeterminazione divina. Un'azione assolutamente libera sarebbe un'azione che non è sottoposta ad alcuna determinazione causale. Nella tradizione filosofica occidentale, alla dottrina che sostiene l'assolutezza del libero arbitrio si oppone il determinismo, per il quale l'azione dell'uomo non scaturisce da un libero atto della volontà, ma piuttosto dall'influenza di passioni e desideri, da condizioni fisiche o circostanze esterne che sfuggono al controllo dell'individuo.
| 2. | Aspetti filosofici |
Nella storia del pensiero, la libertà del volere ha rappresentato inevitabilmente un campo di indagine della metafisica. Il tentativo era quello di formulare teorie che spiegassero la natura delle realtà ultime e la relazione tra uomo e universo. Alcuni filosofi sostenevano che, se l'universo è razionale, esso deve fondarsi su una concatenazione necessaria di cause ed effetti: nulla accade infatti senza una ragione o una causa e ogni effetto appartiene a una successione causale che risale fino alla Prima Causa, cioè a Dio. Un atto assolutamente libero, compiuto da un essere umano, rappresenterebbe un atto incausato all'interno della catena causale; accettare la possibilità di un atto incausato, tuttavia, significherebbe negare la razionalità dell'ordine divino e rende irrazionale l'universo. D'altro canto i sostenitori del libero arbitrio non negano l'esistenza di motivazioni che spingono ad agire, ma affermano che la libertà consiste nell'indifferenza rispetto a esse, cioè nel fatto che la volontà non dipende da tali motivazioni. Questa concezione, detta della libertà d'indifferenza, suscitò un ampio dibattito nel Medioevo e trovò un'esemplificazione nel celebre dilemma conosciuto come l''asino di Buridano', attribuito a Giovanni Buridano: si tratta di un paradosso che assume come esempio l'asino che muore di fame non sapendo decidere, tra due mucchi di fieno uguali, quale mangiare, laddove invece l'uomo, dotato di libertà d'indifferenza, può effettuare arbitrariamente una scelta. La legittimità del libero arbitrio ha costituito anche l'argomento di notevoli dibattiti fra i filosofi della morale: un sistema etico implicherebbe necessariamente il libero arbitrio, poiché negare la facoltà di scegliere come agire parrebbe negare la possibilità di un giudizio morale, e un individuo sprovvisto di giudizio morale non è responsabile delle proprie azioni. Tentando di risolvere il problema, i filosofi hanno assunto una grande varietà di posizioni. Sebbene nel pensiero greco antico, prima di Aristotele, manchi una concezione della libertà e della volontarietà delle azioni, già nei dialoghi di Platone possiamo ravvisare un'affermazione della libertà e della responsabilità dell'uomo quanto alle sue scelte: tuttavia soltanto le azioni concordi con il bene o l'armonia universale sono ritenute realmente libere.
In epoca moderna, Baruch Spinoza negò il libero arbitrio degli uomini, affermando che tutti gli eventi e le azioni sono causati dalla sostanza unica, o Dio; l'unica libertà è quella della sostanza divina, perché 'Dio agisce per le sole leggi della sua natura e non costretto da alcuno'. La libertà coincide in questo caso con la necessità stessa dell'ordine cosmico, identico a Dio. Gottfried Wilhelm Leibniz rifletterà sul problema di conciliare la libertà dell'uomo con la prescienza divina, accordando la responsabilità morale dell'uomo con la concatenazione delle cause e degli effetti nell'universo. Dal canto suo Immanuel Kant, pur escludendo la libertà dall'ambito della concatenazione meccanica dei fenomeni naturali, riteneva irrinunciabile riferirsi a essa come a un postulato necessario della coscienza morale. In questa maniera Kant distingue il mondo fenomenico e sensibile, retto dal determinismo e dalla legge delle causalità, e il mondo 'noumenico', cioè intelligibile, in cui è possibile l'iniziativa libera e autonoma dell'uomo.
| 3. | Aspetti teologici |
Il libero arbitrio ha una grande rilevanza in teologia. Uno dei dogmi fondamentali della teologia cristiana sostiene che Dio è onnisciente e onnipotente, e che ogni azione umana è preordinata da Dio. La dottrina della predestinazione, il corrispettivo teologico del determinismo, sembra escludere l'esistenza del libero arbitrio. Poiché moralità e astensione dal peccato sono elementi fondamentali dell'insegnamento cristiano, com'è possibile – ci si chiede – che gli individui siano moralmente responsabili se si accetta la predestinazione? I teologi hanno cercato in ogni modo di risolvere questo paradosso.
Sant'Agostino credeva fermamente nella predestinazione, sostenendo che soltanto gli eletti da Dio avrebbero ottenuto la salvezza. Nessuno, comunque, può sapere se è tra gli eletti: tutti sono quindi tenuti a vivere nel rispetto della religione e nel timore di Dio. Per Agostino la libertà era il dono della grazia divina. Contro Agostino il monaco irlandese Pelagio e i suoi seguaci sostenevano che il peccato originale riguardava solamente Adamo e non l'intero genere umano: pertanto, ciascun individuo, benché assistito dalla grazia divina per raggiungere la salvezza, aveva completa libertà di volere, nello scegliere o nel rifiutare la via tracciata da Dio. Durante la Riforma protestante il problema del libero arbitrio divenne un terreno di scontro religioso. Esemplare in questo senso è la diatriba che vide opposti Erasmo da Rotterdam e Lutero. In un libello del 1524, De libero arbitrio, Erasmo difese la libertà del volere umano nello scegliere come operare per raggiungere la salvezza, appellandosi all'esempio di Cristo, che agì per i fini della redenzione. Il padre della Riforma rispose a Erasmo con lo scritto De servo arbitrio (1525), in cui negava radicalmente la libertà del volere, radicalizzando le tesi agostiniane e affermando la totale dipendenza della salvezza dell'uomo dalla predestinazione e dalla grazia divina. Tuttavia, il problema non poteva ancora considerarsi risolto: il teologo cattolico francese Jacques-Bénigne Bossuet tentò nel XVII secolo un approccio diverso, che in seguito sarà ampiamente ripreso: egli affermò che il libero arbitrio e la prescienza divina sono verità certe che devono essere accettate, benché non siano reciprocamente connesse.
| 4. | Soluzioni contemporanee |
Nel XX secolo il problema del libero arbitrio avrebbe perso in gran parte le connotazioni teologiche che lo distinguevano in passato. Nella filosofia esistenzialistica di Sartre Dio e libertà non sono possibili insieme, perché se Dio fosse, esisterebbe un Pensiero che condizionerebbe inesorabilmente l'uomo. Il problema del libero arbitrio, per Sartre, è sotteso alla scelta che l'uomo fa del suo proprio essere, dal momento che 'l'uomo è condannato a ogni istante a inventare se stesso'.