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Animale
1. Introduzione

Animale Qualunque organismo pluricellulare (formato da più cellule), dotato di cellule di tipo eucariote ed eterotrofo, che cioè non è capace di sintetizzare le molecole da cui trarre energia per vivere e che, pertanto, deve procurarsele dall’ambiente esterno sotto forma di alimenti (al contrario delle piante, organismi autotrofi).

L’insieme degli organismi che possiedono queste caratteristiche costituisce uno dei cinque regni in cui vengono classificati i viventi (vedi Classificazione tassonomica).

La necessità di ricercare attivamente sostanze alimentari spiega la struttura corporea caratteristica degli animali: essi possiedono un apparato locomotore (formato dallo scheletro e dai muscoli) per potersi spostare, un apparato digerente in grado di assumere gli alimenti dall’esterno e di degradarli in una forma che può essere assimilata dall’organismo, un apparato escretore che permette al corpo di liberarsi delle sostanze di scarto, un sistema endocrino e un sistema nervoso capaci di regolare le funzioni corporee e di produrre adeguate risposte agli stimoli provenienti sia dall’esterno sia dall’interno del corpo.

Gli animali possiedono inoltre un apparato riproduttore che permette loro di riprodursi, cioè di perpetuare la specie, funzione che condividono con tutti gli altri viventi. Essi di solito attuano la riproduzione sessuata.

2. Classificazione degli animali

Nel IV secolo a.C. Aristotele creò un sistema di classificazione secondo il quale gli organismi venivano suddivisi in due regni, animale e vegetale. Tale sistema si basava sulle somiglianze esteriori più evidenti degli organismi e rimase invariato per molto tempo: soltanto nel 1735 Carlo Linneo, con il suo Systema Naturae, propose una modalità più precisa per ordinare i viventi, che si basava su categorie (regno, classe, ordine, famiglia, genere, specie), e che è tuttora utilizzata. Il naturalista svedese prevedeva ancora che i viventi fossero suddivisi in vegetali e animali. I primi corrispondevano agli organismi autotrofi, sessili, cioè fissi al terreno e incapaci di spostarsi, in grado di compiere la fotosintesi, e agli organismi unicellulari autotrofi, i batteri, le alghe e i funghi; ai secondi appartenevano, invece, organismi eterotrofi dotati di movimento, nonché gli eterotrofi unicellulari (protozoi).

Alcuni microrganismi, però, risultavano di difficile collocazione entro un sistema di classificazione di questo tipo, poiché mostravano caratteristiche appartenenti ai due regni: ad esempio, il flagellato unicellulare Euglena contiene clorofilla e si nutre in modo autotrofo, per mezzo della fotosintesi, ma è anche dotato di movimento; i funghi, pur essendo sessili, si nutrono in modo eterotrofo, per assorbimento di sostanze organiche dal terreno. Con l’avvento della microscopia elettronica si è anche scoperto che i batteri sono organismi dalle caratteristiche cellulari peculiari, che li differenziano da tutti gli altri organismi viventi.

Per risolvere questi problemi, nel 1959 fu proposto un sistema di classificazione in cinque regni, così organizzato: il regno animale, comprendente organismi eucarioti pluricellulari eterotrofi che si nutrono per ingestione, ossia introducendo sostanze alimentari in un canale alimentare (tubo digerente) in cui avviene la loro demolizione e digestione; il regno vegetale, comprendente organismi eucarioti pluricellulari autotrofi che si nutrono per mezzo della fotosintesi; il regno dei funghi, comprendente organismi eucarioti pluricellulari eterotrofi che si nutrono per assorbimento (ossia mediante il passaggio diretto delle sostanze attraverso la membrana cellulare); il regno dei protisti, comprendente organismi eucarioti unicellulari; il regno delle monere, comprendente i procarioti, ossia archeobatteri, batteri e cianobatteri (o alghe azzurre).

Anche con questo complesso sistema di classificazione non tutti i problemi erano risolti in modo soddisfacente. Restava, infatti, il nodo delle alghe, che venivano suddivise, a seconda che fossero pluricellulari o unicellulari, rispettivamente nel regno vegetale e in quello dei protisti. In realtà tutte le alghe condividono numerose caratteristiche comuni e non dovrebbero, pertanto, essere classificate separatamente. Per questo motivo, è stato recentemente proposto il regno dei prototisti, che si sostituisce a quello dei protisti, accogliendo al proprio interno tutti gli organismi unicellulari e tutte le alghe.

3. Origini e relazioni

Gli animali pluricellulari, detti anche metazoi, si sono probabilmente evoluti da protisti unicellulari ancestrali, anche se non sono del tutto chiari i dettagli di questo lungo percorso, a causa della scarsità di resti fossili e dell’estinzione di numerose forme intermedie (vedi Evoluzione). Al riguardo esistono, tuttavia, diverse ipotesi; una delle più credibili prevede che le complesse strutture degli animali si potrebbero essere evolute da organismi unicellulari in grado di formare colonie. Un organismo fotosintetico, il Volvox, che forma colonie a forma di sfera cava, viene considerato una sorta di “esperimento” della natura nel passaggio verso la pluricellularità. Le colonie comprendono fino a 600.000 cellule, dotate ognuna di flagelli capaci di battere in modo coordinato per permettere all’intera sfera di muoversi; alcune cellule sono specializzate per svolgere la funzione riproduttiva.

Dalle sue incerte origini, il regno animale si è differenziato in diverse linee principali, o ramificazioni, che a loro volta sono state classificate in numerosi gruppi tassonomici. Gli artropodi, i molluschi cefalopodi e i vertebrati, pur avendo seguito cammini evolutivi diversi, possono essere tutti considerati “animali superiori”, per il grado di complessità da essi raggiunto.

La differenziazione dei principali gruppi di animali avvenne probabilmente più di 570 milioni di anni fa, prima dell’inizio del periodo Cambriano; ciò è dimostrato dal fatto che già nelle rocce più antiche del Cambriano sono stati rinvenuti numerosi resti fossili appartenenti a quasi tutti i phyla animali. I rapporti evolutivi tra i diversi phyla possono essere dedotti unicamente dai caratteri che si sono conservati fino a oggi; fra questi vi sono alcune caratteristiche dello sviluppo embrionale. I rapporti evolutivi tra animali compresi all’interno dello stesso phylum sono descritti da dati tanto più certi quanto più essi sono vicini dal punto di vista della classificazione.

In particolare, i tassonomisti, cioè gli studiosi che si occupano di valutare la posizione di ciascun vivente nell’ambito della sistematica, utilizzano come parametri di confronto dati anatomici (non solo somiglianze esterne, ma particolari anche microscopici dello scheletro); dati riguardanti le modalità di sviluppo embrionale; dati di somiglianza biochimica di alcune proteine. Quest’ultimo tipo di dati è particolarmente significativo considerando che, essendo le proteine costruite dall’organismo in base alle istruzioni dell’acido desossiribonucleico (DNA), se la somiglianza di due organismi a livello proteico è elevata, sarà anche elevato il grado di somiglianza del loro DNA e, quindi, più stretta la loro parentela.

4. Organizzazione del corpo ed evoluzione
1. Canale alimentare

Una struttura fondamentale del corpo degli animali è il canale alimentare che, nel corso della storia evolutiva degli animali, si è affermato precocemente. I primi abbozzi di questa struttura si trovano già in animali semplici, come poriferi (spugne) e celenterati (meduse). Essi si procurano il cibo filtrando le particelle alimentari sospese nell’acqua in cui vivono. I poriferi presentano cavità interne, tappezzate da cellule a livello delle quali vengono assorbite le particelle; i celenterati presentano, invece, una cavità gastrovascolare in cui vi è una apertura che funge da bocca, ma priva di ano.

2. Protostomi e deuterostomi

Durante le prime fasi dello sviluppo embrionale, durante la fase chiamata gastrulazione, si forma un ripiegamento dell’embrione, che porta alla costituzione del cosiddetto intestino primitivo, o archenteron. Il punto in cui si produce questo ripiegamento è detto blastoporo. Esso dà origine alla bocca in un gruppo di organismi che vengono chiamati protostomi. Essi comprendono i platelminti, i nemertini, i nematodi, i rotiferi, i tardigradi, i briozoi, i foronidei, gli anellidi e i molluschi.

Sono invece definiti deuterostomi gli animali nei quali la bocca si forma dall’estremità dell’intestino primitivo opposta al blastoporo. Essi comprendono, in particolare, i chetognati, gli echinodermi, gli anellidi e i cordati.

La differenza tra protostomi e deuterostomi si evidenzia anche nella modalità con cui avviene la segmentazione durante lo sviluppo embrionale.

3. Simmetria

Gli animali possiedono una simmetria nella distribuzione delle loro parti corporee, che può essere raggiata o bilaterale. I tessuti degli animali a simmetria raggiata si sviluppano solo da due foglietti embrionali: uno esterno, chiamato ectoderma, e uno interno, chiamato endoderma. Gli animali a simmetria bilaterale sono generalmente più evoluti e presentano, nei primi stadi dello sviluppo embrionale, la formazione di un foglietto embrionale intermedio, chiamato mesoderma, posto tra i primi due. In generale, nello sviluppo embrionale degli animali, dall’ectoderma si formano il sistema nervoso e i tessuti di rivestimento; dall’endoderma derivano le pareti dell’intestino e alcuni suoi annessi; dal mesoderma altre strutture, tra cui i muscoli.

L’evoluzione delle forme a simmetria bilaterale è generalmente legata allo sviluppo della locomozione attiva, facilitata, peraltro, dallo sviluppo del capo, con il cervello e gli organi di senso posti in questa estremità corporea.

4. Celoma

Lo sviluppo del celoma rappresenta una tappa fondamentale della storia evolutiva. Esso è costituito da una cavità rivestita da un sottile tessuto epiteliale, l’epitelio celomatico, e ripiena di liquido. Tale cavità separa la parete corporea dagli organi interni. Il celoma consente il movimento indipendente, l’uno rispetto all’altro, degli organi interni, ad esempio della parete corporea e del tubo digerente; in alcuni animali, inoltre, assolve anche alla funzione di scheletro idrostatico e, dunque, contribuisce all’efficienza della locomozione.

Gli organismi più semplici sono privi di celoma e sono perciò detti acelomati. A essi appartengono i poriferi e i celenterati.

In alcuni gruppi animali è presente uno pseudoceloma, ossia uno spazio corporeo ripieno di liquido ma non delimitato da un epitelio. Numerosi phyla animali, perlopiù vermiformi, presentano questo tipo di celoma e vengono pertanto chiamati pseudocelomati.

Tutti gli altri organismi dotati di vero e proprio celoma sono detti, invece, celomati. Sono celomati gli anellidi, gli artropodi e i molluschi, gli echinodermi e i cordati.

5. Segmentazione metamerica

La segmentazione metamerica consiste nella suddivisione del corpo in segmenti, detti metameri, condizione che permette un notevole vantaggio nella possibilità di movimento dell’animale. La comparsa della metameria si ebbe con gli anellidi, che sono gli animali più semplici a presentare la segmentazione metamerica. Gli artropodi potenziarono le possibilità offerte dalla metameria, sviluppando uno scheletro esterno, o esoscheletro, che comporta un ulteriore miglioramento della locomozione, oltre a fornire sostegno e protezione.

Di seguito proponiamo un breve sommario dei phyla, raggruppati in alcune delle grandi divisioni citate in precedenza. Maggiori informazioni si possono trovare negli articoli dedicati ai singoli animali o gruppi di animali.

5. Parazoi

Divisione del regno animale che comprende un unico phylum: i poriferi.

1. Phylum poriferi (spugne)

Comunemente chiamati spugne, sono animali semplici, pluricellulari, dotati di tessuti ma non di organi differenziati. Sono perlopiù marini, ma alcuni si trovano nelle acque dolci. Vivono attaccati al substrato (animali sessili) e per nutrirsi convogliano l’acqua all’interno del corpo attraverso i pori e filtrano le particelle alimentari per mezzo di cellule flagellate. Quasi tutte le attività dell’organismo sono compiute da cellule che agiscono singolarmente o in piccoli gruppi. Non hanno sistema nervoso, ma sono i grado di reagire ad alcuni stimoli. Non possiedono uno scheletro, ma il loro corpo è sostenuto da spicole, ossia da strutture lunghe e sottili, silicee, calcaree o formate da una sostanza detta spongina. Il phylum conta 4800 specie.

6. Mesozoi

Comprendono due phyla minori di vermi parassiti semplici, di derivazione incerta: gli ortonettidi e i diciemidi. I mesozoi includono 50 specie.

7. Animali a simmetria raggiata

Sono tutti quelli che hanno simmetria raggiata, tranne quando è una modificazione secondaria, e corpo derivato da due foglietti embrionali: endoderma ed ectoderma.

1. Phylum celenterati

I celenterati possono essere sessili, con una forma a polipo (come gli anemoni di mare), a vita libera, con una forma a medusa (come le meduse), oppure possono avere un ciclo vitale che alterna le due forme. La cattura della preda avviene per mezzo di capsule urticanti, tranne che in alcune specie d’acqua dolce come l’idra. Talvolta questo phylum viene accorpato a quello degli ctenofori (vedi sotto), formando insieme il phylum degli cnidari. Conta 9000 specie.

2. Phylum ctenofori

Comprende animali marini simili a meduse, ma privi di stadio a polipo; nuotano grazie al movimento di bande di cellule ciliate simili a pettini. La cattura della preda avviene in genere mediante tentacoli viscosi. Il phylum ctenofori include 80 specie.

8. Acelomati a simmetria bilaterale

I due phyla principali comprendono vermi di piccole o medie dimensioni, a simmetria bilaterale e privi di celoma.

1. Phylum platelminti (vermi piatti)

Comprende semplici vermi, privi di ano e di sistema circolatorio, generalmente ermafroditi e caratterizzati da un complesso apparato riproduttivo. La forma piatta consente a tutti i tessuti di essere a contatto con la superficie e pertanto facilita gli scambi di gas e sostanze nutritive con l’ambiente. Il phylum platelminti si divide in tre classi: i turbellari sono forme a vita libera, abbondanti in mare e nelle acque dolci e rari sulla terraferma; i trematodi e i cestodi, invece, sono vermi parassiti. In questo phylum viene talvolta compreso anche un gruppo di animali marini poco noti, chiamati gnatostomulidi. Il phylum include 13.000 specie.

2. Phylum nemertini o rinoceli (vermi nastriformi)

Comprende vermi di forma allungata, dotati di sistema circolatorio e di ano, comuni in mare e rari sulla terraferma. Catturano le prede con una proboscide estensibile. I nemertini annoverano 800 specie.

9. Pseudocelomati

Sono animali vermiformi, in genere piccoli o microscopici, privi di sistema circolatorio; la cavità del corpo è uno pseudoceloma. Non vi è unanimità sulla classificazione: spesso sono raggruppati in un unico phylum, quello degli aschelminti, diviso in più classi. Oppure, ciascuna delle classi che compongono il phylum viene considerata come un phylum a se stante. Il secondo schema di classificazione è quello che viene adottato in questa sede.

1. Phylum nematodi (vermi cilindrici)

Il phylum dei nematodi comprende vermi allungati, rivestiti da una cuticola rigida; il corpo è sostenuto da uno scheletro idrostatico, contenente un fluido sotto pressione. Generalmente si nutrono per assorbimento di liquidi o per ingestione di piccole particelle o sostanze molli. Abbondanti, ma poco visibili, vivono nel terreno e nei sedimenti delle acque dolci. I nematodi parassiti sono responsabili di gravi malattie in molti organismi superiori. Include 10.000 specie.

2. Phylum gastrotrichi

Il phylum dei gastrotrichi comprende piccoli vermi (lunghi meno di 1 mm) che abitano le acque marine e quelle dolci. Include 450 specie.

3. Phylum nematomorfi

Come si intuisce dal nome, il phylum dei nematomorfi comprende vermi che ricordano i nematodi. Da giovani sono parassiti degli artropodi, mentre da adulti vivono un breve stadio a vita libera acquatica. Ve ne sono 230 specie.

4. Phylum acantocefali

Gli acantocefali sono vermi parassiti, che da giovani infestano vari tipi di tessuti di diversi animali, mentre da adulti abitano l’intestino dei vertebrati; sono privi di intestino e sulla testa presentano un organo adesivo a forma di uncino. Assomigliano superficialmente ai cestodi. Il phylum include 500 specie.

5. Phylum chinorinchi

Comprende vermi marini piccoli e sottili (lunghi meno di 1 mm), con corpo e proboscide spinosi; conta 100 specie.

6. Phylum rotiferi

Il nome rotiferi deriva dall’organo a forma di ruota che questi minuscoli invertebrati portano sul capo e che viene utilizzato per la nutrizione e il movimento. Di dimensioni microscopiche, sono abbondanti nelle acque dolci; contano 1500 specie.

7. Phylum priapulidi

Il phylum dei priapulidi comprende vermi marini a vita libera, caratterizzati dal capo coperto di spine. Include 10 specie.

8. Phylum endoprotti

Comprende animali marini o d’acqua dolce, molto piccoli, peduncolati, che si nutrono per mezzo di tentacoli. Gli endoprotti annoverano 75 specie.

9. Phylum loriciferi

È un phylum di recente istituzione (1983) e comprendente animali lunghi non più di 0,5 mm, che abitano i sedimenti marini. Le larve sono a vita libera, mentre gli adulti sono sedentari. I loriciferi hanno coni boccali e capo spinoso, entrambi retrattili.

10. Celomati: tentacolati

I tentacolati sono un gruppo di animali celomati, caratterizzati dal corpo tozzo e da una corona di tentacoli chiamata lofoforo.

1. Phylum foronidei

Il phylum comprende animali marini caratterizzati da un intestino a forma di “U” e dalla parte inferiore del corpo fortemente allungata. Vivono in tubi, dai quali emergono le due aperture del lofoforo e dell’ano. Gli adulti sono lunghi da 1 a 10 cm. Include 20 specie.

2. Phylum briozoi o ectoprotti

Il phylum dei briozoi comprende piccoli animali coloniali simili a foronidei semplificati. Quasi tutti vivono protetti da un rivestimento rigido e sono essenzialmente marini. Se ne contano 3500 specie.

3. Phylum brachiopodi

I brachiopodi sono animali marini dotati di conchiglia bivalve; superficialmente sono simili alle vongole. Il phylum conta 230 specie.

11. Celomati: trocozoi

Gli appartenenti ai phyla sono quasi tutti caratterizzati da uno stadio larvale chiamato trocofora. Presentano, inoltre, segmenti metamerici e cordoni nervosi appaiati, in posizione ventrale rispetto all’intestino. In base a queste caratteristiche si pensa che derivino da un antenato simile a un anellide.

1. Phylum anellidi

Gli anellidi presentano un celoma ben sviluppato, un corpo molle e, generalmente, evidenti segmenti metamerici. Spesso sono visibili anche strutture simili a setole (dette “sete”), che vengono utilizzate per la locomozione. Il phylum comprende i lombrichi, le sanguisughe e i meno noti policheti. Vi è inoltre un gruppo di animali dalla posizione incerta, considerati a volte come una classe degli anellidi, a volte classificati nei due phyla degli echiuri e dei pogonofori; lo stesso si può dire di due gruppi minori all’interno dei policheti, che a volte vengono considerati appartenenti alle classi autonome degli archianellidi e dei mizostomidi. Il phylum degli anellidi include 8700 specie.

2. Phylum sipunculi

Comprende vermi marini di medie dimensioni (sono lunghi circa 3 cm), caratterizzati da corpo sacciforme e da una lunga proboscide. Ricordano anellidi semplificati. Se ne contano 250 specie.

3. Phylum molluschi

Secondo phylum animale per numero di specie, comprende lumache (o limacce), vongole, polpi, seppie e calamari. I molluschi sono caratterizzati da un corpo molle, che può essere protetto all’esterno da una conchiglia. Il movimento è reso possibile da un “piede” muscoloso che, nel caso dei cefalopodi, l’evoluzione ha trasformato in numerosi tentacoli dotati di ventose. Nei molluschi si osservano poche tracce di metameria e il celoma è piccolo; la cavità principale del corpo è parte del sistema circolatorio. I molluschi sono suddivisi in sette classi: aplacofori, poliplacofori, monoplacofori, gasteropodi, bivalvi, cefalopodi e scafopodi. Il phylum annovera 60.000 specie.

4. Phylum artropodi

Il phylum degli artropodi comprende animali con il corpo rivestito da un esoscheletro rigido e articolato: costituisce cioè una sorta di dura corazza esterna al corpo dell’animale, suddivisa in segmenti tra loro collegati da parti scheletriche più sottili e flessibili. È il più grande phylum animale, grazie al gran numero di specie di insetti esistenti. Gli artropodi, nel corso dell’evoluzione, sono riusciti a occupare quasi tutti gli habitat. Il loro corpo è segmentato e il celoma è ridotto. Gli onicofori, i tardigradi e i pentastomidi sono tre piccoli gruppi intermedi, a volte compresi tra gli artropodi e a volte considerati un phylum a parte. Le classi di artropodi più evoluti possono essere raggruppate anche nel modo seguente: i mandibolati comprendono artropodi dotati di mandibole, cioè i crostacei (aragoste, granchi e simili), i miriapodi (chilopodi e millepiedi) e gli insetti; i chelicerati sono artropodi dotati di appendici boccali chiamate cheliceri e comprendono i picnogonidi (ragni di mare), i merostomi (xifosuri) e gli aracnoidei (ragni, zecche). Il phylum include 875.000 specie.

12. Celomati: deuterostomi

Il grande gruppo dei deuterostomi comprende tutti gli animali più avanzati dal punto di vista evolutivo rispetto a quelli descritti finora.

1. Phylum chetognati o sagittoidei

I chetognati sono piccoli animali marini, molto attivi, di derivazione incerta. Il phylum conta 50 specie.

2. Phylum echinodermi

Il termine echinodermi significa “con pelle spinosa”. In questo gruppo sono comprese specie esclusivamente marine, come le stelle marine e i cetrioli di mare. Si muovono lentamente ed esclusivamente per mezzo di appendici chiamate pedicelli ambulacrali. Ne esistono cinque classi: crinoidei (o gigli di mare), asteroidei (o stelle marine), ofiuroidei (o stelle serpentine), echinoidei (o ricci di mare) e oloturoidei (o cetrioli di mare). Il phylum include 6000 specie.

3. Phylum emicordati

Il phylum emicordati comprende animali marini semplici, vermiformi, vicini ai cordati per alcune caratteristiche: tracce di una probabile notocorda, un cordone nervoso dorsale, e un sistema di fessure branchiali. Le larve, invece, indicano un legame con gli echinodermi. Il phylum conta 230 specie.

4. Phylum cordati

Il phylum cordati comprende i vertebrati e alcuni invertebrati a essi correlati. Sono caratterizzati dalla presenza, in almeno uno stadio vitale, della notocorda: un cordone rigido, posto dorsalmente all’intestino.

I cordati invertebrati sono divisi nei due subphyla dei tunicati e dei cefalocordati. I tunicati comprendono le ascidie; allo stadio larvale presentano la notocorda e sono liberamente natanti, mentre da adulti vivono aderendo a un substrato e si nutrono filtrando le particelle alimentari attraverso le fessure branchiali. Sono tutti marini e ne esistono circa 2000 specie. I cefalocordati comprendono, invece, l’anfiosso e assomigliano a pesci semplificati; vivono in mare e sono anch’essi animali filtratori. Ve ne sono circa 25 specie.

I rimanenti cordati, appartenenti al subphylum dei vertebrati, comprendono 41.000 specie, di cui la metà sono pesci. Nei vertebrati la notocorda, presente a livello embrionale, allo stadio adulto viene sostituita dalla colonna vertebrale. Nonostante il suo grande successo evolutivo, questo gruppo viene superato, nel numero delle specie, dagli artropodi e dai molluschi.

Generalmente si riconoscono sette classi di cordati: agnati, condroitti, osteitti, anfibi, rettili, uccelli e mammiferi. Tre di queste, gli agnati, i condroitti e gli osteitti, sono classi di pesci. Gli anfibi comprendono forme semiacquatiche come le salamandre, le rane e i rospi. La classe dei rettili è la meglio adattata alla vita sulla terraferma e comprende tartarughe, lucertole e coccodrilli. La classe degli uccelli è particolarmente interessante per l’evoluzione degli adattamenti al volo. La classe dei mammiferi è caratterizzata dalla presenza di peli e di ghiandole mammarie che secernono il latte. Queste ultime due classi sono le uniche nel regno animale capaci di mantenere una temperatura corporea costante rispetto alla temperatura esterna: per tale motivo sono detti animali omeotermi (vedi Omeostasi).

13. Gli animali nell’ecosistema

Grazie ai loro differenziamenti, gli animali sono in grado di occupare numerose nicchie ecologiche, caratterizzate da risorse alimentari anche molto diverse (vedi Ecologia). Gli animali erbivori formano un anello fondamentale della catena alimentare, in quanto vengono mangiati dai carnivori, che a loro volta costituiscono l’alimento di base per altri carnivori. Altri animali sono, invece, parassiti, saprofiti o si nutrono di sedimenti. Per la ricerca e l’ingestione del cibo, molti animali presentano adattamenti particolari, come recettori sensoriali e strutture masticatorie (ad esempio, i denti). La dieta degli animali può essere in certi casi estremamente varia, in altri molto specifica.

Gli animali competono fra loro quando vi è scarsità di risorse, quali il cibo e lo spazio vitale. Le interazioni esistenti tra prede e predatori influenzano l’evoluzione parallela di entrambe queste componenti dell’ecosistema; in altre parole, l’evoluzione della preda avviene in parallelo a quella dei predatori. Talvolta tra gli animali si instaurano rapporti di interazione molto stretti, in cui vengono mantenuti equilibri sottili. Alcuni parassiti, ad esempio, danneggiano i propri ospiti, senza tuttavia arrivare a ucciderli; esistono, inoltre, animali che vivono in simbiosi mutualistiche con altri organismi, in condizioni di sostanziale condivisione delle risorse. Anche tra piante e animali si possono instaurare rapporti di cooperazione, dal momento che le piante forniscono il nutrimento a molti animali, mentre questi ultimi possono favorire l’impollinazione o la dispersione dei semi.

Gli animali sopravvivono e si riproducono grazie a una grande varietà di strategie. Generalmente la riproduzione è copiosa quando l’ecosistema è ricco di sostanze nutritive; quando vi è, invece, grande competizione per il cibo, gli animali tendono a utilizzare le risorse in modo più parsimonioso e ad avere cura dei piccoli per un periodo di tempo più lungo. Quando l’ecosistema è stabile, come ai tropici, la competizione porta a cicli vitali complessi e ad adattamenti complicati, sia nel corpo, sia nel comportamento (vedi Etologia).

Lo spostamento da un posto a un altro è una strategia comune a molti animali per cercare nuove fonti di cibo, evitare i predatori e riprodursi più efficacemente. Grazie ai comportamenti migratori gli uccelli e altri animali riescono a nutrirsi e a riprodursi nella stagione in cui il cibo è più abbondante. Gli spostamenti degli animali sono motivati dalla presenza di cibo, e limitati da fattori quali le caratteristiche del territorio le singole capacità di locomozione. Ciascun habitat è caratterizzato da una fauna specifica (vedi Zoogeografia).

14. Gli animali nella comunità umana

Dalla sua comparsa sulla Terra, l’uomo è sempre vissuto in stretta associazione con gli altri animali. L’uomo primitivo era, infatti, essenzialmente un cacciatore-raccoglitore che dipendeva dalle altre forme di vita animale per procurarsi cibo e vestiti. La vita degli animali non costituiva, però, soltanto un mezzo di sostentamento: in essi gli uomini primitivi trovavano, infatti, anche una forma di piacere estetico e di forza spirituale, di cui sono prova i notevoli dipinti delle popolazioni del Paleolitico, rinvenuti nella Grotta di Lascaux, nella Francia meridionale.

Tutte le società umane presentano tracce di queste profonde relazioni. Il richiamo estetico degli animali è evidente nei mosaici e negli affreschi dell’antico Egitto e di tutto il mondo classico, nelle pitture dei maestri del Rinascimento e in innumerevoli opere artistiche più recenti. Il rapporto dell’uomo con gli animali si riflette, inoltre, nel folclore, nelle favole e nelle storie per bambini che hanno come protagonisti numerosi animali antropomorfizzati.

Oggi l’uomo utilizza ancora gli animali per gran parte della propria alimentazione. Gli animali vengono allevati, oppure cacciati, nel caso si trovino allo stato selvatico. Il grande sfruttamento indiscriminato di queste risorse ha, tuttavia, ridotto enormemente la varietà degli organismi viventi in numerosi habitat, contribuendo ad aumentare il numero delle specie in estinzione. Con la trasformazione dell’uomo da cacciatore ad agricoltore, cambiarono anche le relazioni tra gli uomini e gli animali (vedi Agricoltura; Animali domestici; Bovini domestici). Vennero, ad esempio, sterminati gli animali che predavano le mandrie o distruggevano i raccolti; inoltre, le modificazioni introdotte nel paesaggio dalle nuove pratiche agricole fecero scomparire l’habitat di molte specie animali e vegetali. Quando, invece, gli uomini iniziarono a dare vita ai primi grandi insediamenti urbani, si moltiplicarono specie come i ratti, che vivono dei rifiuti dell’uomo e sono pericolosi veicoli di malattie.

Al benessere dell’uomo, oltre agli animali da allevamento, hanno contribuito anche tutti gli animali utilizzati dalla ricerca medica per sviluppare farmaci e combattere le malattie (vedi Vivisezione). Nella continua espansione delle attività dell’uomo sulla Terra, gli ambienti e gli habitat di molti animali vengono sempre più ridotti (vedi Estinzione).