Animale
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Animale
3. Origini e relazioni

Gli animali pluricellulari, detti anche metazoi, si sono probabilmente evoluti da protisti unicellulari ancestrali, anche se non sono del tutto chiari i dettagli di questo lungo percorso, a causa della scarsità di resti fossili e dell’estinzione di numerose forme intermedie (vedi Evoluzione). Al riguardo esistono, tuttavia, diverse ipotesi; una delle più credibili prevede che le complesse strutture degli animali si potrebbero essere evolute da organismi unicellulari in grado di formare colonie. Un organismo fotosintetico, il Volvox, che forma colonie a forma di sfera cava, viene considerato una sorta di “esperimento” della natura nel passaggio verso la pluricellularità. Le colonie comprendono fino a 600.000 cellule, dotate ognuna di flagelli capaci di battere in modo coordinato per permettere all’intera sfera di muoversi; alcune cellule sono specializzate per svolgere la funzione riproduttiva.

Dalle sue incerte origini, il regno animale si è differenziato in diverse linee principali, o ramificazioni, che a loro volta sono state classificate in numerosi gruppi tassonomici. Gli artropodi, i molluschi cefalopodi e i vertebrati, pur avendo seguito cammini evolutivi diversi, possono essere tutti considerati “animali superiori”, per il grado di complessità da essi raggiunto.

La differenziazione dei principali gruppi di animali avvenne probabilmente più di 570 milioni di anni fa, prima dell’inizio del periodo Cambriano; ciò è dimostrato dal fatto che già nelle rocce più antiche del Cambriano sono stati rinvenuti numerosi resti fossili appartenenti a quasi tutti i phyla animali. I rapporti evolutivi tra i diversi phyla possono essere dedotti unicamente dai caratteri che si sono conservati fino a oggi; fra questi vi sono alcune caratteristiche dello sviluppo embrionale. I rapporti evolutivi tra animali compresi all’interno dello stesso phylum sono descritti da dati tanto più certi quanto più essi sono vicini dal punto di vista della classificazione.

In particolare, i tassonomisti, cioè gli studiosi che si occupano di valutare la posizione di ciascun vivente nell’ambito della sistematica, utilizzano come parametri di confronto dati anatomici (non solo somiglianze esterne, ma particolari anche microscopici dello scheletro); dati riguardanti le modalità di sviluppo embrionale; dati di somiglianza biochimica di alcune proteine. Quest’ultimo tipo di dati è particolarmente significativo considerando che, essendo le proteine costruite dall’organismo in base alle istruzioni dell’acido desossiribonucleico (DNA), se la somiglianza di due organismi a livello proteico è elevata, sarà anche elevato il grado di somiglianza del loro DNA e, quindi, più stretta la loro parentela.