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Incunabolo

Incunabolo Libro stampato a caratteri mobili prima del 1501, quando la tecnica della tipografia era appena nata. È questo il significato metaforico che la parola latina incunabula ('fasce'), derivata a sua volta da cuna ('culla'), assunse a partire dal XVIII secolo nella terminologia tipografica. Il più antico incunabolo è la Bibbia detta 'delle 42 linee', realizzata da Johann Gutenberg nella sua stamperia di Magonza: in assoluto il primo libro stampato a caratteri mobili e in tiratura significativa. Precedentemente, infatti, pare che Gutenberg avesse stampato opere devozionali di pochi fogli dei quali resta qualche frammento; fu però con la pubblicazione della Bibbia – interessante è in tal senso la testimonianza che in una lettera ne dà Enea Silvio Piccolomini, futuro papa Pio II – che la stampa a caratteri mobili si affermò pienamente in Europa.

I preziosissimi incunaboli ancora oggi conservati sono circa 35.000 e contengono, fra l'altro, i primi testi a stampa di opere d'età classica, medievale e rinascimentale. Per l'impostazione della pagina, i caratteri tipografici impiegati e lo spazio lasciato all'eventuale intervento di successivi miniatori, gli incunaboli ricordano i codici copiati dagli amanuensi (vedi Manoscritto miniato). Fra i più importanti stampatori europei, oltre a Gutenberg si ricordano il britannico William Caxton e i tedeschi Konrad Schweineim e Arnold Pannartz, che stamparono a Subiaco le edizioni italiane più antiche, mentre le più prestigiose furono le 'aldine', così chiamate dal nome dello stampatore veneziano Aldo Manuzio, che operò a cavallo dei due secoli. I libri stampati nel XVI secolo, a partire dal 1501, prendono comunemente il nome di 'cinquecentine', termine tuttavia rifiutato da molti studiosi.