| Sacro romano impero | Articolo | ||||
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| 4. | Un’unione di stati tedeschi |
| 1. | La lotta tra papi e imperatori |
L’impero d’Occidente, prima come unione instabile tra i regni di Germania e d’Italia, e successivamente costituito solo da regni tedeschi, esistette da allora ininterrottamente per oltre ottocento anni. Durante la fase italo-tedesca, l’impero svolse un ruolo importante nelle vicende politico-religiose del continente europeo. Tratto peculiare di questo periodo fu l’aspra contesa tra papi (in particolare Gregorio VII) e imperatori (nella persona di Enrico IV) nella lotta per le investiture, cui pose fine il concordato di Worms (1122), stipulato dall’imperatore Enrico V e da papa Callisto II, con il quale il primo rinunciava al diritto di investitura dei vescovi.
Sebbene tutti gli imperatori fossero anche re tedeschi, i doveri e le ambizioni imperiali li portarono a trascurare gli interessi di natura locale; di conseguenza in Germania, dove avrebbe potuto sorgere uno stato forte e centralizzato di tipo moderno, come avvenne in Francia, Inghilterra e Spagna, si rafforzò l’autorità feudale, espressa in una miriade di piccoli regni. Sebbene a Worms una delle cause di tensione tra papato e impero fosse stata rimossa, nel corso del XII secolo si inasprì tra i due poteri la lotta per il predominio.
Nel 1157 Federico I Barbarossa designò come “sacro” l’impero da lui guidato, intendendo così accentuare il mandato religioso di cui si sentiva investito. Questo compromise le relazioni con il papato: il suo grande antagonista, papa Adriano IV, infatti, sosteneva che l’impero retto da Federico fosse un feudo di proprietà del papato, e contestava l’affermazione dell’imperatore (appoggiato dai vescovi tedeschi, molti dei quali erano suoi feudatari diretti) di aver ricevuto il titolo imperiale direttamente da Dio.
| 2. | L’indebolimento dell’autorità imperiale |
Volendo ricostituire e perpetuare l’autorità dell’antico impero romano, Federico cercò di aver ragione tanto dell’insofferenza della nobiltà tedesca verso una superiore autorità politica, quanto dell’autonomia di governo dei Comuni italiani. I suoi interventi armati in Italia si scontrarono con la resistenza opposta dalla Lega lombarda, la cui vittoria sull’imperatore a Legnano (1176) garantì l’autonomia dei Comuni, indebolendo nella penisola italiana l’autorità imperiale, restaurata parzialmente dal figlio di Federico, Enrico VI, che riuscì a imporre con le armi i propri diritti dinastici in Sicilia (1195).
Il ridimensionamento del ruolo e del potere dell’imperatore nelle vicende europee si accentuò durante il cosiddetto “Grande interregno“ (1254-1273). Le rivalità intorno alla successione del figlio di Enrico VI, Federico II, dopo il 1250 ebbero tra i protagonisti Corrado IV e Guglielmo d’Olanda. L’indebolimento dell’autorità imperiale favorì il papato, che dagli scontri tra i pretendenti al trono acquisì nuova forza.
A partire dal 1273, con Rodolfo I, capostipite della dinastia degli Asburgo, i re tedeschi avanzarono pretese dirette al titolo imperiale, peraltro in più occasioni accolte dai papi. La carica tuttavia si era ridotta a essere poco più che onoraria, poiché istituzionalmente l’impero era andato strutturandosi come una confederazione di stati sovrani, poco coesa al proprio interno e con un’autorità imperiale soltanto nominale.
| 3. | La germanizzazione dell’impero |
Con Ludovico IV, che assunse il titolo nel 1314, sembrò aprirsi un periodo di rinnovato prestigio dell’istituto imperiale, ma nel 1356 la promulgazione da parte di Carlo IV della Bolla d’Oro, tesa a regolarizzare la procedura per l’elezione dell’imperatore, accrebbe l’importanza dei principi elettori (a scapito del ruolo svolto dal pontefice). Di fatto, nei centocinquant’anni successivi, sempre più “tedesca” e sempre meno “universale”, la figura dell’imperatore apparve dipendere sempre più dalle fortune della casa d’Asburgo.
Durante il regno di Carlo V l’estensione dell’impero fu paragonabile solo a quella conosciuta sotto Carlo Magno, ma gli elementi di coesione della struttura imperiale erano ormai di natura dinastica e non più religiosa. L’idea tipicamente medievale di uno stato che esercitasse al tempo stesso l’autorità temporale e spirituale sopravvisse soltanto nella teoria, ma si era svuotata di senso con il diffondersi della Riforma protestante. L’unità dell’impero risultò indebolita quando nel 1555 la pace religiosa voluta dagli Asburgo permise a tutte le città libere e a tutti gli stati della Germania di scegliere se adottare il luteranesimo o il cattolicesimo.
Con la pace di Vestfalia (1648), che pose fine alla guerra dei Trent’anni, l’impero perse ogni autorità effettiva sugli stati membri e si ridusse a essere strumento delle mire egemoniche asburgiche. Furono avvertite infatti come espansionismo asburgico, non come rinascita imperiale, le acquisizioni dei territori italiani nel secolo successivo.
Quando invece, con la pace di Presburgo (1805), la Francia napoleonica favorì e garantì il distacco di Baviera, Baden-Württemberg e di altri principati minori, il destino del Sacro romano impero parve segnato: a causa dei fondati timori in merito a possibili pretese di Napoleone Bonaparte al titolo imperiale, Francesco II d’Asburgo-Lorena lo sciolse ufficialmente il 6 agosto 1806 per costituire l’impero d’Austria.