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Zoroastrismo
1. Introduzione

Zoroastrismo Religione fondata nell’antica Persia dal profeta Zoroastro, nome grecizzato di Zarathustra. Le dottrine predicate da Zoroastro sono conservate nelle Gatha, gli inni attribuiti allo stesso profeta contenuti nel testo sacro noto come Avesta. Lo zoroastrismo è noto anche come “mazdismo”, dal nome del supremo creatore.

2. Dottrine dello zoroastrismo

Le Gatha presentano il culto di Ahura Mazda (“Signore della saggezza”), il creatore, e il conflitto cosmico tra Verità e Menzogna. Tutto ciò che è buono è emanazione di Ahura Mazda: lo sono Spenta Mainyu (il “Sacro Spirito”, spirito benefico e forza creativa) e le entità che lo assistono. Tutto il male è causato dal “gemello” di Spenta Mainyu, Angra Mainyu (lo “Spirito malvagio” e distruttore; in persiano, Ahriman) e dai suoi aiutanti.

Angra Mainyu è malvagio per scelta, in quanto alleato della Menzogna, mentre Spenta Mainyu ha scelto la Verità, così come possono scegliere gli uomini: dopo la morte l’anima di ciascuno sarà giudicata al Ponte del Giudizio; il seguace della Verità lo attraverserà e sarà condotto in paradiso, mentre gli amici della Menzogna precipiteranno nell’inferno. Il male sarà infine eliminato dal mondo grazie a una sorta di “prova del fuoco”.

1. Le Gatha e i Sette Capitoli

La complessità strutturale delle Gatha è stata spiegata partendo dal presupposto che lo zoroastrismo abbia armonizzato due sistemi religiosi. Il primo, delineato nelle Gatha, è molto probabilmente opera dello stesso Zoroastro e descrive il culto di Ahura e delle sue emanazioni; il secondo, incentrato sul culto di un Signore custode della Verità, è attestato in una parte dell’Avesta composta dopo la morte di Zoroastro, i “Sette Capitoli”, che presenta, attribuendole al maestro, dottrine alquanto diverse da quelle delle Gatha.

Nei Sette Capitoli le emanazioni compaiono accompagnate da altre astrazioni sacrali; lo stesso Ahura Mazda, con i suoi attributi divini e le mogli (Ahurani), è più assimilabile al dio Varuna del più antico testo religioso indiano, il Rig Veda (Veda), che alla divinità presentata da Zoroastro.

2. Lo Yasna e il Vendidad

Le Gatha e i Sette Capitoli fanno parte di una più ampia liturgia, lo Yasna, le cui sezioni rimanenti costituiscono ulteriore testimonianza di uno zoroastrismo a cui si sovrappongono quegli elementi del politeismo dei popoli ariani riscontrabili anche negli Yasht, gli inni rivolti alle singole divinità.

L’ultima parte dell’Avesta, il Vendidad o Videvdat, fu composto nella Persia orientale, come rivelano la lingua e i toponimi, dopo la conquista greca della Persia nel IV secolo a.C. Esso è fondamentalmente una codificazione del rituale e della legge che rispecchia i costumi attribuiti dallo storico greco Erodoto ai magi, una casta sacerdotale nata fra i medi.

3. Cenni storici

Il primo re persiano che riconobbe la religione predicata da Zoroastro fu probabilmente Dario I. Anche suo figlio, Serse I, fu un adoratore di Ahura Mazda, mentre Artaserse I, che regnò dal 464 al 424 a.C., promosse una forma di sincretismo fra la dottrina di Zoroastro e il più vecchio politeismo: le tracce di questo sviluppo sono ben visibili nelle diverse componenti degli Yasht. Artaserse II venerava Ahura Mazda e Anahita; durante il suo regno fu probabilmente costruito il primo tempio persiano.

Sotto la dominazione dei Seleucidi (greci, 312-64 a.C.) e degli Arsacidi (parti, 250 ca. a.C. - 224 d.C.), prosperarono accanto allo zoroastrismo culti e divinità straniere. La nuova dinastia persiana dei Sasanidi (224-636 d.C.) proclamò lo zoroastrismo religione di stato della Persia.

Nonostante l’islamizzazione della Persia, avvenuta dopo la conquista araba del VII secolo, lo zoroastrismo sopravvisse in piccole comunità nelle regioni montuose di Yazd e Kerman. Il culto di Zoroastro, attualmente, conta circa 180.000 fedeli diffusi in Iran, India, Pakistan, Sri Lanka e in piccole comunità in Europa e in America. Gli zoroastriani sono numerosi in India (se ne contano circa 75.000), soprattutto nella zona di Mumbai, dove sono detti parsi (letteralmente “persiani”); celebrano ancora la liturgia avestica e curano il fuoco sacro, ma raramente seguono l’antico uso di esporre i cadaveri sulle “torri del silenzio” perché siano preda degli avvoltoi.