Trova nell'articolo Beato Angelico

Per trovare nell'articolo una parola, un nome o un argomento specifici, selezionare nel proprio browser Internet l'opzione per effettuare una ricerca nella pagina. In Internet Explorer questa opzione si trova nel menu Modifica.

Poiché viene effettuata la ricerca di una corrispondenza esatta per la parola o le parole digitate, se non si ottengono risultati soddisfacenti controllare l'ortografia delle parole digitate o individuare una parola chiave relativa all'argomento.

Beato Angelico
1. Introduzione

Beato Angelico Soprannome di fra Giovanni da Fiesole, al secolo Guido di Pietro (Vicchio, Firenze 1400 ca. - Roma 1455), pittore italiano del primo Rinascimento.

2. A Fiesole

Dopo aver svolto per due anni attività di pittore e miniatore a Firenze, nel 1418 Beato Angelico entrò nel monastero domenicano di Fiesole dove prese gli ordini verso il 1425. Le sue prime opere di pittura, tra cui la Madonna della stella (1428-1433 ca., Museo di San Marco, Firenze) e il Trittico di san Pietro martire (1428-1433 ca., Museo di San Marco) sono ancora di cultura tardogotica, con riferimenti a Lorenzo Monaco e Gentile da Fabriano.

Sensibile alle innovazioni umanistiche dei contemporanei, nelle sue opere fece convergere lo stile gotico e quello rinascimentale, come nella Deposizione (1430-35 ca., Museo di San Marco) e nel Tabernacolo dei Linaioli (1433, Museo di San Marco), opera con cui trovò il suo stile maturo.

3. A Firenze e a Roma

Nel 1436 i domenicani di Fiesole si trasferirono nel convento di San Marco a Firenze, da poco ricostruito da Michelozzo. Fra Angelico sovrintese ai lavori di decorazione: nelle opere di sua mano, Crocifissione, Cristo deriso e Trasfigurazione, si nota una sempre maggiore semplificazione dello stile. La grandiosa Pala di San Marco (1438 ca.) è uno dei primi esempi del tema della cosiddetta 'sacra conversazione', che comprende entro uno spazio comune la Madonna tra angeli e santi.

Chiamato a Roma nel 1446 da papa Eugenio IV, vi dipinse il suo ultimo capolavoro, gli affreschi con le Storie di santo Stefano e san Lorenzo (1447-49) per la Cappella Niccolina in Vaticano, ora demolita. Nel 1447 iniziò gli affreschi per la Cappella Brizio nel Duomo di Orvieto insieme con il suo allievo Benozzo Gozzoli.

Il Beato Angelico seppe fondere lo stile elegante e decorativo di Gentile da Fabriano con la maniera realistica di importanti artisti rinascimentali quali il pittore Masaccio e gli scultori Donatello e Ghiberti, tutti attivi a Firenze. Era inoltre a conoscenza delle teorie della prospettiva sviluppate da Leon Battista Alberti. Fu particolarmente abile nella resa delle espressioni devote dei visi e nell'uso del colore per intensificare le emozioni. La sua maestria nel creare figure monumentali e dotate di movimento, nel costruire la profondità mediante la prospettiva lineare, specialmente negli affreschi romani, ne fecero uno dei pittori più importanti del Rinascimento.