| Beato Angelico | Articolo | ||||
| Per stampare le informazioni, scegliere Stampa dal menu File. | |||||
| 3. | A Firenze e a Roma |
Nel 1436 i domenicani di Fiesole si trasferirono nel convento di San Marco a Firenze, da poco ricostruito da Michelozzo. Fra Angelico sovrintese ai lavori di decorazione: nelle opere di sua mano, Crocifissione, Cristo deriso e Trasfigurazione, si nota una sempre maggiore semplificazione dello stile. La grandiosa Pala di San Marco (1438 ca.) è uno dei primi esempi del tema della cosiddetta 'sacra conversazione', che comprende entro uno spazio comune la Madonna tra angeli e santi.
Chiamato a Roma nel 1446 da papa Eugenio IV, vi dipinse il suo ultimo capolavoro, gli affreschi con le Storie di santo Stefano e san Lorenzo (1447-49) per la Cappella Niccolina in Vaticano, ora demolita. Nel 1447 iniziò gli affreschi per la Cappella Brizio nel Duomo di Orvieto insieme con il suo allievo Benozzo Gozzoli.
Il Beato Angelico seppe fondere lo stile elegante e decorativo di Gentile da Fabriano con la maniera realistica di importanti artisti rinascimentali quali il pittore Masaccio e gli scultori Donatello e Ghiberti, tutti attivi a Firenze. Era inoltre a conoscenza delle teorie della prospettiva sviluppate da Leon Battista Alberti. Fu particolarmente abile nella resa delle espressioni devote dei visi e nell'uso del colore per intensificare le emozioni. La sua maestria nel creare figure monumentali e dotate di movimento, nel costruire la profondità mediante la prospettiva lineare, specialmente negli affreschi romani, ne fecero uno dei pittori più importanti del Rinascimento.