| Polinesia Francese | Articolo | ||||
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| 3. | Storia |
Lontano dalle coste australiane, l’arcipelago conobbe un popolamento tardivo rispetto a quello delle altre isole della regione. Le prime a essere raggiunte dalla migrazione di genti polinesiane furono le isole della Società, che costituirono in seguito la base per la colonizzazione delle altre isole.
Il primo esploratore europeo a raggiungere la regione fu nel 1521 Ferdinando Magellano, che probabilmente avvistò solo alcuni scogli desertici ai margini dell’arcipelago delle Tuamotu. È al britannico Samuel Wallis che si deve la scoperta di Tahiti nel 1767. Nei due anni seguenti Tahiti fu raggiunta da Louis-Antoine de Bougainville e da James Cook, che vi tornò nel 1774. Nel 1797, con l’arrivo sull’isola di una missione calvinista, la Gran Bretagna pose la sua ipoteca sull’arcipelago, ma nel 1842 la Francia fece di Tahiti e Moorea un proprio protettorato, incluso nel 1880 con le isole Marchesi, Australi e della Società nella colonia dei Territori francesi dell’Oceania. I francesi introdussero la coltura del cotone, impiegando manodopera cinese, e avviarono lo sfruttamento della copra, favorendo la formazione di una piccola borghesia locale.
Unita alla Francia libera del generale De Gaulle dal 1940, durante la seconda guerra mondiale la Polinesia francese svolse un importante ruolo strategico, ospitando a Bora-Bora una base aerea statunitense. Nel 1958 la Polinesia francese ebbe lo statuto di “territorio d’oltremare”, conoscendo a partire dagli anni Sessanta (quando la Francia avviò a Mururoa gli esperimenti nucleari, estesi dal 1975 a Fangataufa) lo sviluppo di un forte movimento indipendentista. Sotto questa pressione, la Francia concesse nel 1984 una più ampia autonomia, rafforzata nel 2003-2004 con l’attribuzione dello statuto di “collettività e paese d’oltremare”. Gli esperimenti nucleari a Mururoa e a Fangataufa vennero definitivamente sospesi solo nel 1996, dopo forti proteste interne e internazionali.