Leggende della Tavola Rotonda
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Leggende della Tavola Rotonda
2. Le fonti e i personaggi

I primi riferimenti al personaggio di Artù si ritrovano in testi di origine gallese: il poema Y Gododdin (VII secolo), alcune storie scritte in latino nel IX e X secolo e i racconti dell’antologia Mabinogion (XII secolo), in cui compaiono anche la moglie di Artù, Ginevra, e i cavalieri Kay, Bedivere e Gawain.

La prima raccolta di narrativa arturiana è la Historia regum Britanniae (1136 ca.) dell’inglese Goffredo di Monmouth. Nell’opera compare anche Merlino, consigliere di Artù, e si dice che quest’ultimo è figlio del re inglese Uther Pendragon; si narra inoltre dell’infedele Ginevra, della ribellione istigata dal nipote di Artù, Mordred, e dell’isola di Avalon, dove Artù si reca per guarire dalle ferite riportate nella battaglia di Camlan.

In uno dei primi racconti inglesi del ciclo, il Brut (1205) del poeta Layamon (in gran parte basato sul Roman de Brut dell’anglo-normanno Robert Wace), appare per la prima volta la spada Excalibur, che il solo Artù riuscì a estrarre dalla roccia in cui stava conficcata.

Le più antiche versioni francesi del ciclo sono costituite dalle opere di Chrétien de Troyes (XII secolo): in particolare, un poema dedicato alla figura di Lancillotto, primo cavaliere di Artù e suo rivale in amore, e un altro che ripercorre la storia di Perceval (Parsifal) alla ricerca del Sacro Graal, intrecciandola alle vicende degli altri cavalieri della Tavola Rotonda. L’opera di Chrétien influenzò notevolmente i romanzi arturiani successivi, soprattutto le prime versioni tedesche quali Erec e Iwein, del poeta Hartmann von Aue (XII secolo), e il poema cavalleresco Parzival (1210 ca.) di Wolfram von Eschenbach. Nel XII secolo anche in Italia vennero scritti e diffusi numerosi romanzi ispirati al ciclo arturiano: improntati al tema della cavalleria e dell’amor cortese, danno di solito maggiore spazio alle gesta dei cavalieri di Artù, piuttosto che alle vicende del re stesso.