Kafka, Franz
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Kafka, Franz
2. L’opera

I nodi dell’opera di Kafka – la solitudine, il senso di colpa dell’individuo minacciato da forze anonime e inafferrabili al di fuori del suo controllo, la condanna – lo avvicinano al pensiero di Søren Kierkegaard e agli esistenzialisti del Novecento. La sua prosa, che ha connotazioni espressioniste e surrealiste, è nitida, a tratti ironica, e nel descrivere situazioni assurde in toni di prosaica quotidianità ha la capacità di riprodurre atmosfere ossessionanti e claustrofobiche. Il mondo letterario di Kafka è un palcoscenico popolato da vittime la cui esistenza è dominata, arbitrariamente, da forze tanto banali e familiari nell’apparenza quanto misteriosamente inconoscibili nel loro agire.

1. “La metamorfosi” e altri racconti

Esemplare da tale punto di vista è il racconto lungo La metamorfosi (1916), storia di Gregor Samsa, un commesso viaggiatore che, svegliandosi un mattino, si trova trasformato in un insetto: in quel momento la sua preoccupazione non è tanto la metamorfosi subita, ma l’ansia di perdere il treno e di non poter concludere gli affari necessari a mandare avanti la famiglia. E la famiglia è la prima a rifiutare Gregor e a provocarne la morte.

Un orrore altrettanto crudele vive nelle pagine del racconto Nella colonia penale (1919), dove con gelida precisione viene descritto uno strumento di morte, una macchina costruita per uccidere i condannati perforandoli con aghi che imprimono sul loro corpo il nome del reato commesso. Fra gli altri racconti si ricordano Preparativi di nozze in campagna (1907), La condanna (1916), La tana (1919).

2. I romanzi

Prima di morire, Kafka affidò a Brod l’incarico di bruciare i manoscritti, ma questi, contravvenendo al desiderio dell’amico, curò la pubblicazione postuma delle carte inedite, fra le quali i tre romanzi rimasti incompiuti: Il processo (1925; celebre la trasposizione cinematografica, uscita nel 1962, di Orson Welles), storia di Josef K., impiegato di banca accusato di un indefinito reato per il quale viene istruito un processo che si svolge sempre e dovunque, finché lo stesso K. è alla fine convinto di essere colpevole; Il castello (1926), storia dell’agrimensore K., che deve sempre restare a disposizione dei “signori del castello” per svolgere un incarico imprecisato; America (1927), dove Karl Rossmann, mandato in America perché si allontani da una domestica rimasta incinta, si smarrisce in un mondo estraneo e indecifrabile.