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Porcellana
1. Introduzione

Porcellana Prodotto ceramico costituito da una miscela di caolino (silicato d'alluminio) e rocce feldspatiche (vedi Feldspati) o petunzé (silicato d'alluminio o potassio) che, posta in forno a una temperatura compresa tra i 1250 e i 1300 °C, vetrifica e si trasforma in un materiale bianco, risonante e traslucido, più denso e più duro della terracotta, della maiolica, della terraglia e del grès. Fu inventata dai cinesi tra il VII e l'VIII secolo d.C., ma l'Europa non riuscì a produrla fino al XVII secolo.

La porcellana a pasta tenera (diversa dalla porcellana a pasta dura o vera porcellana) fu il risultato dei tentativi europei di imitare il materiale di invenzione cinese con miscele di argilla bianca e 'fritta' (vetro macinato), che venivano cotte a temperature inferiori. Il bone china, derivante dall'aggiunta di cenere d'ossa al caolino e al feldspato, presenta una maggiore durezza rispetto alla porcellana a pasta tenera, ma non una densità pari a quella della porcellana a pasta dura. Perfezionato in Inghilterra sul finire del XVIII secolo, il bone china divenne la tipica porcellana anglosassone.

Le paste potevano essere modellate secondo tecniche diverse, fra cui la pressatura a stampo, consistente nel comprimere l'impasto in appositi stampi frazionati, saldando poi i pezzi asciutti con argilla semiliquida, mentre il procedimento del colaggio consisteva nel versare la barbottina (argilla fluidificata con l'aggiunta di acqua) in stampi assorbenti che eliminassero l'umidità, dando luogo ancora una volta a una forma essiccata e contratta; altra possibilità era infine la lavorazione al tornio o tornitura.

La porcellana non invetriata e cotta una sola volta prese il nome di biscuit ('biscotto'): utilizzata in Cina già nel XVII secolo, si diffuse in Europa nel Settecento, trovando larga applicazione nella produzione di statuine (spesso gruppi, rappresentati in situazioni galanti o ispirati al mondo arcadico), soprammobili, medaglioni. In Francia si affermò il biscuit della manifattura di Sèvres, grazie anche al contributo dello scultore Etienne Maurice Falconet; in Italia si distinse la manifattura di Doccia. Sul biscuit è anche possibile applicare uno strato di vetrina feldspatica prima della cottura in modo da ottenere una superficie porosa e simile a vetro; si possono inoltre eseguire decorazioni sottovetrina, ma va ricordato che prima del 1800 soltanto il blu ricavato dal cobalto e il porpora derivato dal manganese erano in grado di resistere alle elevate temperature di cottura richieste dalla porcellana. Il decoro sopravetrina veniva allora fissato mediante una seconda cottura a circa 750 °C, lasciando quindi più ampio spazio alla creatività dell'artista. Le porcellane a pasta tenera venivano rivestite di vetrine piombifere, che rendevano necessaria una seconda cottura, e talvolta dipinte a smalto, per fissare il quale ne occorreva addirittura una terza. Tutto ciò determinava naturalmente ingenti costi di produzione.

Altri metodi di decorazione comprendevano l'incisione o la modellatura della superficie argillosa, il sottosquadro, la bucherellatura e l'applicazione di motivi modellati alla superficie non vetrinata (decorazione a rametti in rilievo). Una tecnica di grande importanza per lo sviluppo dell'industria ceramica fu la decalcomania, inventata in Inghilterra verso la metà del XVIII secolo e consistente in un disegno inciso, litografato o serigrafato, stampato su carta e riprodotto sulla ceramica. Nell'Ottocento la lavorazione della porcellana conobbe ulteriori progressi grazie alla nascita di nuovi materiali, quali la finissima porcellana bianca paria e la porcellana irlandese Belleek, e alla comparsa di innovativi procedimenti ornamentali, quali la pâte-sur-pâte, la doratura all'acido e la varietà dell'intaglio detta litofania.

2. La porcellana orientale
1. Cina

Lo sviluppo della porcellana cinese, avvenuto quasi mille anni prima che gli europei ne scoprissero il segreto, fu un processo graduale, basato su una lunga tradizione ceramica e favorito dalla presenza degli ingredienti naturali necessari. Le prime porcellane cinesi a noi pervenute risalgono al regno della dinastia Tang (VII-X secolo), mentre al periodo Sung (X-XIII secolo) appartengono raffinati pezzi con decorazioni incise e vetrine dai colori variabili tra il verde-blu, il marrone rossiccio e il nero. Il celadon, dalle delicate sfumature verdi, fu senza dubbio la scoperta principale di quell'epoca.

Tra i primi manufatti cinesi esportati in Europa vi furono le porcellane qingbai, arricchite da motivi incisi o prodotti con gli stampi, e la porcellana bianca di Dehua detta blanc-de-chine. Il più prestigioso prodotto cinese fu la porcellana bianca e blu realizzata nel Trecento sotto la dinastia Ming, fabbricata in larghissime quantità per soddisfare la crescente richiesta occidentale.

Allo stesso tempo i vasai cinesi elaborarono anche numerose tecniche di pittura sopravetrina, con o senza il ricorso al blu. A volte il medesimo pezzo combinava in sé metodi differenti e gli esperimenti con vetrine colorate diedero luogo ad alcune delle opere migliori.

I soggetti ornamentali che coprivano le superfici dei pezzi policromi o bianchi e blu cominciarono a poco a poco a superare per importanza le forme degli stessi manufatti. Tra i disegni più apprezzati figuravano sia piante quali la peonia, il pruno, il crisantemo, il pino e il loto, sia animali dal significato mitologico e religioso quali uccelli, farfalle, draghi e daini.

Tra la fine del XVII e l'inizio del XVIII secolo proseguì la produzione di manufatti bianchi e blu e si assistette alla contemporanea elaborazione di porcellane dalle nuove gamme cromatiche, note in Occidente come famille verte, famille jaune e famille rose, a seconda del colore predominante. Nel Settecento, gran parte degli oggetti destinati al mercato interno ed estero si rifece agli stili del passato.

Nel XVII e XVIII secolo i sempre più stretti rapporti commerciali tra la Cina e l'Europa favorirono la fabbricazione di porcellane per l'esportazione, decorate con scene variopinte tratte da stampe occidentali o con gli stemmi delle famiglie che li commissionavano.

2. Corea

Sebbene in un primo momento la produzione coreana fosse influenzata dallo stile cinese, a partire dal XII secolo gli artigiani locali crearono nuovi modi di lavorazione e decorazione. Importante fu ad esempio un tipo di celadon in cui argille semiliquide bianche e nere venivano usate per riempire gli spazi incisi sulla superficie dei pezzi prima della vetrinatura. Altrettanto popolare divenne il vasellame colorato di marrone sotto la vetrina celadon. I coreani introdussero la decorazione sottovetrina dai toni ramati nel Duecento, mentre a partire dal XV secolo si dedicarono alla fabbricazione di finissime porcellane bianche prive di ornamenti. La porcellana dipinta in blu sottovetrina non fece invece la sua comparsa su larga scala fino al Settecento.

3. Annam

Grazie all'ampia disponibilità di feldspato e caolino nei pressi di Hanoi, l'Annam occupò una posizione di primo piano nella produzione di porcellane tra il XIV e il XVII secolo. I centri di Tho-ha e Bat Trang si dedicarono molto presto alla produzione di fine vasellame bianco e blu. Benché i pezzi annamiti più antichi ricordassero i manufatti cinesi, a partire dal XV secolo – il periodo d'oro delle porcellane nordvietnamite – apparvero peculiari tecniche di lavorazione e decorazione, e tipologie caratteristiche quali i contenitori circolari con coperchio e i recipienti per acqua in sembianze di animali.

4. Giappone

Ai primi del Seicento la scoperta di alcuni giacimenti di caolino ad Arita incoraggiò l'inizio della produzione giapponese, comprendente soprattutto vasellame bianco e blu e pezzi abbelliti da vetrine nere, marroni o di tipo celadon. Tali manufatti, detti shoki-imari o 'primi imari' (per il fatto che furono i primi esportati dal porto di Imari), consistettero perlopiù in piattini, ciotole, tazze e bottiglie, di chiara ispirazione cinese.

Verso la fine del secolo, al termine del periodo di isolamento, vennero introdotte le decorazioni colorate sopravetrina e grandi quantità di porcellane giapponesi cominciarono a essere commercializzate in Occidente tramite la Compagnia delle Indie Orientali, che forniva anche modelli europei per la foggia. I manufatti imari erano pezzi policromi dalle tinte brillanti, abbelliti da blu sottovetrina, dorature e motivi ornamentali sopravetrina. Tale stile caratterizzò l'arte giapponese per tutto il Settecento e per la prima metà dell'Ottocento.

Il vasellame kakiemon, che prese nome da un gruppo di smaltatori, fece la sua comparsa verso il 1680 e fu caratterizzato da un decoro rado in smalti traslucidi su un corpo bianco lattiginoso. Le porcellane nabeshima, contemporanee alle precedenti, erano in origine riservate all'omonima famiglia di aristocratici, che le commissionavano per uso personale o per farne dono. L'oggetto tipico di questo stile era un piatto rialzato su un piede piuttosto alto, arricchito quasi sempre dal noto motivo a pettine. I disegni erano eseguiti in blu sottovetrina, talvolta combinati con smalti sopravetrina. Alla fine del Settecento risalgono anche le porcellane kutani, impreziosite da fantasie copiate dai tessuti o da soggetti animali e vegetali.

3. La porcellana europea

Con la diffusione della porcellana orientale in Europa, anche l'Occidente tentò di imitarne il candore e l'aspetto traslucido. I primi esperimenti ebbero luogo nel Cinquecento in Italia e in particolare nella Firenze dei Medici. Questi ultimi erano infatti appassionati collezionisti di porcellane e si dice che Cosimo I de' Medici, importante mecenate delle arti, fosse riuscito a riunire ben 400 esemplari orientali. È tuttavia probabile che fino alla morte del granduca, avvenuta nel 1574, non fosse stato prodotto in loco alcun vasellame in porcellana e che i tentativi fiorentini siano stati premiati solo durante il granducato del figlio Francesco I (1576-1578). Verso la fine del secolo altri tipi di pasta vennero elaborati in Francia, in particolare a Rouen e Saint-Cloud, sotto l'egida del duca di Orléans.

1. Germania e Austria

I progressi di maggiore rilievo si ebbero nella regione dell'attuale Germania, e precisamente alla corte di Dresda, dove Augusto il Forte, elettore di Sassonia nonché personaggio stravagante e determinato, assunse alle sue dipendenze (o forse addirittura imprigionò) un alchimista, Johann Friedrich Böttger, al fine di scoprire il segreto che si celava dietro la produzione della porcellana. Assistito dal fisico Ehrenfried Walther von Tschirnhaus, Böttger riuscì dapprima a fabbricare un grès duro e dal colore rosso per annunciare poi, nel 1709, la creazione della 'vera porcellana bianca con splendide vetrinature e pitture'. Fu nella manifattura di Meissen, fondata di lì a poco, che l'impasto venne perfezionato fino a ottenere le porcellane che resero famosa la cittadina, raggiungendo risultati ineguagliati soprattutto durante i primi cinquant'anni di attività.

La fama di Meissen dipese in gran parte dall'operato del geniale pittore Johann Gregorius Höroldt (attivo tra il 1720 e il 1765) e dello scultore Johann Joachim Kändler (attivo tra il 1731 e il 1775), che dominarono la scena facendo dei prodotti locali pezzi ricercatissimi dall'aristocrazia europea e modelli da imitare per le altre manifatture.

Höroldt si ispirò alle forme e alle decorazioni orientali, producendo cineserie dai motivi floreali naturalistici e delicati, detti indianische Blumen e deutsche Blumen, o modellini architettonici in miniatura, porti e paesaggi. Realizzò tazze da tè, servizi da colazione e da tavola, vasi e boccali. In alcune decorazioni, colori vivaci si stagliano sul bianco lattiginoso della porcellana di Meissen; in altre appare un motivo in negativo su fondi multicolori o all'interno di complessi bordi dorati. Höroldt ideò inoltre disegni molto apprezzati, tra i quali quello 'a cipolla', in blu sottovetrina.

Kändler si spinse ancora oltre, arredando il Palazzo Giapponese di Dresda con statue in ceramica, che introdussero nuove forme rococò per i servizi da tavola, e producendo un'ampia serie di figurine, ritratti di persone illustri o di popolani, personaggi del circo e della Commedia dell'Arte.

La manifattura di Meissen fu distrutta durante la guerra dei Sette anni (1756-1763); riaprì nel 1870, sotto la direzione del conte Camillo Marcolini, ma non riuscì più a fronteggiare la concorrenza di altre ditte europee, più aperte alle novità dello stile neoclassico.

Il riserbo che aveva regnato a Meissen nei primi anni non impedì la divulgazione del segreto della porcellana, che fu infatti carpito dalla manifattura viennese Du Paquier (1719) e da quella veneziana Vezzi (1720).

Punto di forza della produzione Du Paquier fu il vasellame d'uso, caratterizzato da forme simili a quelle dei modelli in argento o di provenienza orientale, abbelliti da cineserie, paesaggi e motivi floreali. Tipici dello stile barocco viennese furono inoltre gli intrecci di fogliame e nastri (Laubwerk e Bandelwerk) e la decorazione a filettatura realizzata con inchiostro nero (Schwarzlot) o rosso, talvolta ravvivato dall'oro. Dopo il 1744, quando la fabbrica fu acquistata dall'imperatrice Maria Teresa, si affermò lo stile rococò, espresso in prodotti di gran pregio, ideati soprattutto da Johann Josef Niedermeyer. La sua opera fu continuata dall'allievo Anton Grassi, cui vengono attribuiti modelli e forme di ispirazione classica quali tazze cilindriche, pomoli dalla testa di ariete e medaglioni in rilievo. La manifattura Du Paquier passò nuovamente in mani private alla morte dell'imperatrice, ma la scomparsa di Anton Grassi e del nuovo direttore von Sorgenthal segnarono la fine dell'attività, nel 1864.

Nella seconda metà del Settecento in area tedesca sorsero numerose manifatture di porcellana, spesso sotto l'egida dei monarchi. Tra le più note furono la manifattura Nymphenburg (1747, tuttora esistente), la Fürstenberg (1747, tuttora esistente), la Frankenthal (1755-1799) e la Manifattura Berlino (1752 - XX secolo). Nonostante l'evidente influenza di Meissen, ogni laboratorio sviluppò uno stile originale, grazie al contributo di importanti pittori e modellatori quali Franz Anton Bustelli, Johann Peter Melchior, Konrad Linck, i fratelli Lück, Simon Feilner e Wilhelm Beyer.

2. Italia

La porcellana fiorentina del Seicento, a pasta tenera, fu la prima prodotta in Europa; si differenziava da quella cinese per composizione e aspetto, ed era ottenuta da una miscela di caolino impuro, calce, sabbia bianca, materiale vetroso e cristalli di rocca finemente macinati. I pezzi erano piuttosto spessi e rozzi, presentavano uno sfondo bianco con diverse gradazioni di toni grigiastri ed erano decorati in blu sottovetrina. Spesso recavano un marchio formato dalla lettera F e dalla raffigurazione della cupola di Santa Maria in Fiore.

La prima produzione italiana di porcellana a pasta ebbe luogo a Venezia, fra il 1720 e il 1727, presso la manifattura Vezzi, che riprese, elaborandoli con fantasia, modelli già affermatisi in Germania. Un'altra impresa, la Cozzi (1764-1812), divenne la maggiore produttrice nazionale di porcellana, distinguendosi soprattutto per aggraziati gruppi di figure e vasellame smaltato a colori vivaci e abbellito da paesaggi, fiori, scene figurative e stemmi nobiliari. I primi pezzi di questa manifattura subirono l'influenza del rococò tedesco, più tardi si impose lo stile francese di Sèvres. Altrettanto importante fu l'attività della manifattura di Nove, vicino a Bassano (1762-1825), di proprietà della famiglia Antonibon, che fabbricò una porcellana ibrida molto simile a quella della Cozzi.

In Italia occupò infine una posizione di primo piano la ditta Ginori, fondata nel 1737 dal marchese Carlo Ginori presso la sua villa di Doccia, nei pressi di Firenze, e tuttora esistente come Società Ceramica Richard-Ginori dopo la fusione, nel 1896, con l'azienda ceramica milanese diretta da Carlo Richard. Nella prima fase della sua produzione la manifattura di Doccia si concentrò soprattutto sulla creazione di oggetti d'uso decorati in blu o grigio sottovetrina, proponendo svariati motivi ornamentali di impronta barocca, tra cui quello a tulipano e quello del galletto combattente. Dopo la morte del fondatore l'impresa passò nelle mani del figlio, che si impegnò nell'emulazione dei modelli di Sèvres, i più ricercati del tempo. Vasi, tazze e scodelle si arricchirono di manici a forma di ramoscelli e furono impreziositi da fiori in rilievo e bordi riproducenti nastri e festoni. Il repertorio delle statuine comprendeva invece soggetti religiosi, gruppi mitologici, pastori e pastorelle, tutti modellati in maniera molto naturalistica. Se per gran parte dell'Ottocento la produzione proseguì sullo stile dell'esordio, sul finire del secolo, dopo la fusione con la Richard, si orientò verso l'Art Nouveau.

La Real Fabbrica di Capodimonte, nei pressi di Napoli, fondata da Carlo III di Borbone nel 1743, si specializzò nella fabbricazione di pezzi in pasta tenera molto vicini a quelli di Meissen, e nella produzione di giocattoli, tabacchiere e figurine di vario tipo. In questo ambito operò uno dei migliori modellatori europei, Giuseppe Gricci, che privilegiò temi marini. A lui si devono infatti le scatole per tabacco a forma di conchiglia, le brocche con manici simili a rametti di corallo e le statuine raffiguranti gruppi di pescatori. Il capolavoro di Gricci fu tuttavia la decorazione di una stanza nel Palazzo di Portici, commissionata dal re come regalo per la sua giovane sposa: ne risultò uno splendido ambiente rivestito da almeno tremila mattonelle di porcellana decorate con pappagalli, figurette di bambini, ghirlande, ventagli, scimmie e cestini di frutta. Nel 1759, quando Carlo III divenne re di Spagna, la fabbrica fu trasferita nel giardino del nuovo Palazzo Reale, il Buen Retiro, e continuò la precedente tradizione del vasellame e delle statuine decorate a smalto. Nel 1771 lo stabilimento riaprì a Napoli, e rimase di proprietà italiana fino al 1806, quando fu venduto da Giuseppe Bonaparte a una ditta francese.

Infine, fondata da G. Brodel e P.A. Hannong, dal 1776 al 1820 operò a Vinovo una manifattura di porcellana a pasta dura, che si fece conoscere attraverso pezzi decorati con motivi policromi, di stile francese, raffiguranti rose e fiori di campo, paesaggi, scene di genere, amorini e ritratti.

3. Europa settentrionale

L'arte della porcellana conobbe larga diffusione anche nel Nord dell'Europa. In Danimarca la fabbrica Royal Copenhagen (1775, tuttora esistente) divenne famosa per i suoi pezzi bianchi e blu, le statuine e il grandioso servizio Flora danica, tutte opere realizzate in pasta dura.

In Svezia la Rörstrand (1725, tuttora esistente) si dedicò dapprima alla produzione di maioliche per poi orientarsi, a metà del XIX secolo, verso il bone china e infine la porcellana. L'artista più rappresentativo della manifattura fu Alf Wallander, ideatore di un'ampia gamma di vasellame e servizi da tavola in un bellissimo stile Art Nouveau.

A partire dalla metà del Settecento in Russia si affermò la produzione di porcellana: il laboratorio più importante, la Manifattura Imperiale di San Pietroburgo, fu fondato da Caterina II nel 1744. Il repertorio dei pezzi ivi prodotti consisteva in larga misura in statuine raffiguranti contadini russi vestiti con abiti locali e accompagnati dagli attrezzi da lavoro. Il caratteristico stile decorativo, semplice e dai colori vivaci, rimase a lungo il solo praticato nel paese, chiuso all'influenza dei modelli europei.

4. Francia

La fabbrica di Saint-Cloud, specializzata nella produzione di porcellana a pasta tenera, continuò a mettere sul mercato pezzi di indiscutibile valore fino al 1766; a quella data la sua formula segreta era ormai nota ai concorrenti, tra cui il principe di Condé e il duca di Villeroy, proprietari rispettivamente delle manifatture di Chantilly (1726-1800) e Mennecy (1748-1806). Malgrado l'iniziale influenza dei modelli orientali e degli esemplari di Meissen, entrambi i centri elaborarono poi un proprio stile inconfondibile per i modelli e la decorazione floreale.

Nel 1738 fu fondata a Vincennes una manifattura, che produceva sculture e vasellame in pasta tenera sotto il monopolio reale. Nel 1756 l'attività fu trasferita nello stabilimento di Sèvres, che ricevette considerevoli finanziamenti da parte del re Luigi XV e della famiglia reale. Grazie all'interessamento di Madame de Pompadour e Madame du Barry, giunsero a Sèvres celebri artisti quali l'orafo Claude Duplessis, gli scultori Claude-Michel Clodion e Jean-Antoine Houdon e i pittori Jean-Baptiste Oudry e François Boucher, le cui opere contribuirono a eclissare la fama della manifattura di Meissen, in Germania.

Appartengono al repertorio di Sèvres sia porcellane invetriate sia pezzi in biscuit; motivi ornamentali inizialmente prediletti furono i fiori, colorati o monocromi, disposti in cestini, mazzetti e ghirlande; si imposero poi uccelli, paesaggi e infine soggetti classici.

Il trasferimento a Sèvres coincise con l'introduzione di una nuova tavolozza di colori: il blu scuro detto gros bleu o bleu lapis, il turchese bleu celeste, il rosa Pompadour, una particolare tonalità di verde e il giallo giunchiglia, accompagnato da una combinazione di finiture brunite, opache o martellinate. Negli anni Settanta del XVIII secolo la leggerezza del rococò cedette il passo all'eleganza neoclassica, proposta ad esempio nelle applicazioni in porcellana per i mobili.

Pur non abbandonando la produzione di porcellana a pasta tenera, nello stesso periodo la manifattura di Sèvres iniziò a confezionare anche pezzi in porcellana a pasta dura, grazie alla scoperta di alcuni giacimenti di caolino nella regione del Limousin. Dopo un periodo di crisi durante la Rivoluzione francese, lo stabilimento fu riportato all'antico splendore dall'abile gestione del nuovo direttore, Alexandre Brogniart. Divennero famosi i preziosi servizi decorati con paesaggi e scene patriottiche, prevalentemente su fondo scuro su cui si stagliano sfarzose dorature.

La porcellana a pasta dura fu prodotta anche a Limoges a partire dal 1771, dove, soprattutto per merito del conte d'Artois, si impose uno stile di vasellame caratterizzato da bordi a smerli dorati e naturalistici motivi floreali. Nel 1784 la fabbrica di Limoges venne acquistata dal re e unita a quella di Sèvres; ma negli anni della Rivoluzione fu costretta a chiudere. A Limoges sorsero nel XIX secolo numerose nuove manifatture di porcellana, che tuttora fanno della città il centro francese più importante del settore.

5. Gran Bretagna

La lavorazione della porcellana non prese piede in Gran Bretagna prima degli anni Quaranta del XVIII secolo. Fino alla fine del Settecento furono prodotti soltanto pezzi di diversi tipi di pasta tenera, decorati talvolta a decalcomania.

La manifattura di Chelsea (1745-1784) fu una delle prime fabbriche britanniche a sviluppare uno stile molto interessante, che trasse ispirazione dal rococò e dall'arte orientale.

La Bow (1744-1776), che proponeva manufatti di uso corrente per le classi medie, si concentrò soprattutto sulla fabbricazione di oggetti di stile orientaleggiante in bianco e blu. Da questa manifattura uscì anche un vasellame smaltato sul modello giapponese kakiemon, oltre a statuine raffiguranti personaggi famosi o protagonisti della Commedia dell'Arte. La Bow fu la prima struttura inglese a praticare la tecnica della decalcomania sulla porcellana.

Pare che i primi tentativi di ottenere una pasta dura sfruttando la steatite della Cornovaglia siano stati fatti da Benjamin Lund nella sua fabbrica di Bristol (1748-1752). La manifattura venne poi rilevata dal dottor Wall di Worcester, che trasformò il laboratorio in una grande azienda, attiva ancora oggi. La Worcester si specializzò nella produzione di vasellame da tavola decorato dai consueti disegni orientali ed europei, e adottò la decalcomania su larga scala.

L'unica fabbrica che produceva vera porcellana, a pasta dura, fu la New Hall (1768-1835), che si distinse per il vasellame da tavola ornato in un primo tempo da motivi orientali e in seguito da semplici disegni floreali, realizzati in una gamma cromatica che ricorda la cinese famille rose.

Tra i pionieri del bone china va infine ricordata la ditta Spode di Stoke-on-Trent (1776, tuttora esistente), che all'inizio dell'Ottocento creò pezzi economici ma ben confezionati in stile Regency.