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Intuizione
1. Introduzione

Intuizione In filosofia, termine che definisce la conoscenza diretta e immediata, indipendente da ogni forma di ragionamento, di un oggetto presente alla nostra coscienza.

2. L’intuizione nella filosofia antica e medievale

Storicamente, i filosofi hanno discusso la possibilità di distinguere fra un’intuizione sensibile, relativa cioè alla percezione dei nostri sensi, e un’intuizione di tipo intellettuale. Platone, ad esempio, parla della conoscenza intuitiva come della conoscenza più alta, ossia di una visione intellettuale che l’anima ha delle idee, prescindendo da ogni riferimento all’esperienza sensibile.

Aristotele, che pure criticava la dottrina platonica delle idee, ritiene che i primi principi delle scienze non possano essere oggetti di dimostrazione, ma siano conosciuti mediante un’intuizione intellettuale. Una conoscenza intuitiva come facoltà propria di Dio, il cui intuire le cose coincide con l’atto creativo, è affermata dai filosofi nel Medioevo, e talvolta è attribuita da essi anche all’uomo in quanto egli ha una conoscenza di Dio.

3. L’intuizione nella filosofia moderna

Nell’età moderna il concetto di intuizione perde in gran parte questi risvolti di ordine teologico. Il filosofo francese Cartesio parla dell’intuito della mente, o intuizione, come di “una concezione della mente pura e attenta, tanto ovvia e distinta, che intorno a ciò che pensiamo non rimane assolutamente alcun dubbio”, sottolineando che tale facoltà non è assimilabile alla “incostante attestazione dei sensi”.

In questo senso, secondo Cartesio, noi conosciamo per intuizione della mente le verità elementari della matematica, come ad esempio che l’angolo è delimitato solo da due linee o che 2 per 2 fa 4, mentre le operazioni più complesse esigono il concorso del ragionamento dimostrativo, ovvero della deduzione. Questa consiste, in ultima analisi, in una catena di successive intuizioni, che ne formano per così dire gli anelli. Inoltre, sempre secondo Cartesio, oggetto dell’intuizione è il fatto che io esisto in quanto penso, ciò che costituisce l’evidenza e la certezza fondamentale da cui occorre muovere per pervenire a una conoscenza delle altre verità.

1. Razionalismo ed empirismo

Il carattere privilegiato della conoscenza per intuizione rispetto a quella per dimostrazione è ribadito, con finalità diverse, sia dai filosofi razionalisti, come ad esempio Baruch Spinoza, sia dai filosofi empiristi, come John Locke. Spinoza parla di una conoscenza intuitiva che consente all’individuo una comprensione unitaria dell’universo, permettendogli di vedere come tutte le cose procedano eternamente da Dio. Locke restituisce un significato psicologico all’intuizione e la concepisce semplicemente come la percezione immediata della concordanza o della discordanza fra due nostre idee.

2. Kant: le forme a priori

Il pensatore tedesco Immanuel Kant distinse fra un’intuizione sensibile, che consiste nell’esperienza diretta di un certo fenomeno, di natura solo passiva, e un’intuizione intellettuale che sarebbe invece propria di un ipotetico intelletto divino, il quale crea l’oggetto nel momento stesso in cui lo concepisce. L’intuizione sensibile non si esaurisce nella semplice intuizione empirica, relativa cioè ai molteplici dati della sensibilità (i colori, i suoni, le impressioni tattili), ma possiede anche due proprie forme a priori (lo spazio e il tempo), relative ai rapporti di coesistenza e di successione in cui i dati della sensibilità si dispongono nel nostro spirito.

3. L’idealismo

I filosofi idealisti tedeschi attribuirono anche all’uomo un’intuizione intellettuale, e la intesero come “l’immediata coscienza che io agisco e di ciò che faccio” (Johann Gottlieb Fichte), ovvero come quel “produrre che ha per oggetto se stesso” (Friedrich Schelling), e che è proprio del nostro spirito. Pertanto, essi concepirono l’intuizione come un atto dell’Io, o soggetto assoluto, che conosce se stesso.

4. L’intuizione nella filosofia contemporanea

Nella filosofia contemporanea il problema dell’intuizione diventa centrale nella fenomenologia di Edmund Husserl, in cui si analizza l’intuizione di essenze.

Henri Bergson concepisce invece l’intuizione come una conoscenza irrazionale. Egli procede contrapponendo istinto e intelligenza, e pensando l’intuizione come la forma più pura dell’istinto. L’intelligenza è adeguata alla considerazione degli oggetti materiali e spaziali, ma non può afferrare l’essenza della vita o della coscienza, che è essenzialmente durata temporale e che è colta solamente nell’intuizione, definita da Bergson come la “simpatia che ci trasporta all’interno di un oggetto per coincidere con quello che esso ha di unico”.