| Racconto e novella | Articolo | ||||
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| 2. | Dalle origini all’età moderna |
Le raccolte più antiche, di carattere fantastico e avventuroso, provengono dall’Egitto (2000 a.C.), dall’area babilonese (Racconto di Ahiqar, VI secolo a.C.), e soprattutto indiana (Pañcatantra, IV secolo d.C., dai caratteri più simili a quelli della favola), i cui spunti confluirono nella celebre raccolta di novelle arabe Le mille e una notte (databili a partire dal IX secolo).
La novellistica orientale esercitò i suoi influssi sulla letteratura greca e su quella latina: se ne ritrovano echi nelle Milesie (100 ca. a.C.) di Aristide di Mileto (vedi Favole milesie) e all’interno di più lunghi testi narrativi, come il Satyricon di Petronio Arbitro, le Metamorfosi di Apuleio e l’omonima opera di Ovidio.
Nel Medioevo la novellistica ebbe una straordinaria diffusione e venne rielaborata in varie forme narrative quali fabliaux, racconti didattico-allegorici (vedi Allegoria), romanzi cavallereschi, o costituì un genere letterario a sé stante, come avvenne nel Decameron di Giovanni Boccaccio, che rappresentò un punto di riferimento costante nella novellistica medievale e rinascimentale.
All’esempio di Boccaccio si ispira il Novellino (postumo, 1476) di Masuccio Salernitano; nel Rinascimento, in seguito alle teorie di Pietro Bembo sulla questione della lingua, il Decameron fu considerato un modello anche sul piano stilistico ed espressivo, come risulta dalle Novelle di Matteo Bandello. Nella novellistica francese spiccano le Cent nouvelles (1460 ca.), racconti burleschi di autore ignoto, e l’Heptaméron (rimasto incompiuto e pubblicato postumo nel 1558) di Margherita d’Angoulême.
Nel XVIII secolo “The Spectator” dei britannici Joseph Addison e Richard Steele pubblicò brevi prose ispirate alla realtà contemporanea, così come avvenne nel secolo seguente per l’americano Washington Irving, che prese di mira la società newyorkese.