Schopenhauer, Arthur
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Schopenhauer, Arthur
4. L'etica e l'ascesi

L'uomo è asservito, secondo Schopenhauer, alla volontà di vivere e alla sofferenza che essa incessantemente genera. Egli può però liberarsi da questa schiavitù anzitutto attraverso l'arte, sebbene il distacco contemplativo che essa comporta rispetto alla sua individualità e alla sfera degli interessi pratici sia solo temporaneo e parziale. L'etica apre invece l'uomo a una liberazione più autentica, che si fonda soprattutto sul sentimento della compassione, grazie a cui l'individuo riconosce nel dolore altrui il suo proprio dolore, superando il proprio egoismo. Ma è nell'ascesi che l'uomo perviene a una liberazione totale, perché essa comporta una negazione totale del volere (negazione che Schopenhauer chiama noluntas, 'nolontà'), quale si attua attraverso la castità, la rassegnazione, la povertà e il sacrificio.

L'influenza di Schopenhauer sulla cultura della seconda metà dell'Ottocento e del Novecento fu enorme. Si possono rintracciare le sue idee nelle prime opere del filosofo tedesco Friedrich Nietzsche, nei drammi musicali del compositore tedesco Richard Wagner, nell'opera letteraria di Thomas Mann e nella teoria di Sigmund Freud, il fondatore della psicoanalisi. Elementi del pensiero di Schopenhauer si possono ravvisare anche in filosofi del Novecento che pure si muovono in prospettive fra loro molto distanti, come ad esempio Ludwig Wittgenstein e Max Horkheimer.