| Disoccupazione | Articolo | ||||
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| 3. | Cause |
Gli economisti distinguono quattro tipi di disoccupazione: frizionale, stagionale, strutturale e ciclica.
La disoccupazione frizionale si ha quando i lavoratori in cerca di impiego non lo trovano immediatamente: durante la ricerca vengono considerati disoccupati. L’ammontare della disoccupazione frizionale dipende dalla frequenza con la quale i lavoratori cambiano lavoro e dal tempo impiegato per trovarne uno nuovo. Questo tipo di disoccupazione può essere in qualche modo ridotto da un più efficace servizio di collocamento; un certo livello di disoccupazione frizionale è comunque ineliminabile.
La disoccupazione stagionale si verifica quando le industrie hanno un calo di produzione in un certo periodo dell’anno, come il settore edilizio durante l’inverno; aumenta, inoltre, alla fine dell’anno scolastico, quando un gran numero di studenti e neolaureati cerca lavoro.
La disoccupazione strutturale nasce dallo squilibrio tra il tipo di lavoratori richiesto dai datori di lavoro e le persone in cerca di occupazione. Il progresso tecnologico, ad esempio, impone nuove specializzazioni in molti settori, rendendo inadeguati i lavoratori che ne siano privi. Lo stabilimento di un’industria in crisi può chiudere o trasferirsi in un’altra zona, licenziando quei dipendenti che non accettano di trasferirsi; d’altro canto, persino i lavoratori più qualificati possono restare disoccupati, se non c’è sufficiente domanda per il loro tipo di professionalità. Se poi i datori di lavoro reclutano il personale secondo principi discriminatori di sesso, razza, religione, età o provenienza, la disoccupazione può aumentare anche in presenza di una forte richiesta di manodopera.
La disoccupazione ciclica è determinata da una generale carenza di offerta di lavoro, causata da un calo della domanda di beni. Quando il ciclo economico tende verso il basso, la domanda di prodotti e servizi cade, provocando ondate di licenziamenti.
Una questione fondamentale della politica economica è il rapporto fra disoccupazione e inflazione. In teoria, quando la domanda di lavoro cresce fino al punto in cui la disoccupazione è molto bassa e per le imprese è difficile reperire lavoratori qualificati, i salari aumentano, e trasferiscono i loro aumenti sui costi di produzione e i prezzi, contribuendo così all’inflazione; quando la domanda cala e la disoccupazione aumenta, le pressioni inflazionistiche su salari e costi di produzione si allentano. Senonché, smentendo questa teoria, negli anni Settanta i tassi di inflazione e di disoccupazione aumentarono simultaneamente, dando luogo alla cosiddetta stagflazione (stagnazione più inflazione).