| Disoccupazione | Articolo | ||||
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| 4. | La Grande Depressione |
Il periodo di disoccupazione di massa più generalizzato, prolungato e grave dei tempi moderni fu la Grande Depressione, che seguì al crollo di Wall Street nel 1929, e creò 14 milioni di senza lavoro negli Stati Uniti, 6 milioni in Germania e 3 milioni in Gran Bretagna; in Italia, la disoccupazione crebbe da 300.000 unità nel 1929 a un milione circa nel 1933. L’instabilità sociale, la migrazione in cerca di lavoro e l’estremismo politico diventarono la norma. I decessi per malattie dovute alla malnutrizione aumentarono sensibilmente in tutto il mondo industrializzato.
La Grande Depressione determinò una svolta nell’affrontare e risolvere il problema, rappresentata soprattutto dal New Deal del presidente statunitense Franklin Delano Roosevelt, il quale introdusse negli Stati Uniti la previdenza sociale, il sussidio di disoccupazione e programmi di lavori pubblici per utilizzare la manodopera eccedente. La ripresa economica prodotta da queste misure dimostrò che la disoccupazione peggiorava la depressione causando una caduta della domanda e che l’erogazione del sussidio di disoccupazione era un onere molto meno pesante per l’economia della perdita del potere d’acquisto dei lavoratori disoccupati. La depressione ispirò a John Maynard Keynes il suo importante saggio, Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta (1936), nel quale dimostrò che un’economia depressa sarebbe rimasta tale fino a che la spesa statale non l’avesse rivitalizzata, anche a costo di provocare grandi deficit di bilancio.