Antropologia
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Antropologia
2. Nascita della disciplina

Fin dai tempi antichi, viaggiatori e studiosi hanno raccolto e tramandato informazioni sulle varie culture conosciute. Lo storico greco Erodoto, ad esempio, si interrogò sulle organizzazioni sociali e familiari e le pratiche religiose dei popoli incontrati nei suoi viaggi, dandone un’attendibile descrizione. Con un simile spirito lo storico romano Tacito, nel primo secolo della nostra era, descrisse nella Germania i costumi, le istituzioni e i riti delle varie tribù germaniche.

In epoca moderna, le relazioni e le testimonianze di esploratori, religiosi e mercanti – tra cui ad esempio Marco Polo, che compì un lungo viaggio in Oriente tra il 1271 e il 1295 – diedero un importante contributo alla conoscenza di popoli extraeuropei.

Con le grandi esplorazioni, che ebbero inizio nella seconda metà del XV secolo, l'incontro con le culture americane, africane e asiatiche rivoluzionò la visione della storia dell’uomo. Nel XVIII secolo gli illuministi francesi avanzarono ipotesi sull’evoluzione dell’uomo e delle società che si scontravano con le narrazioni bibliche e con il dogma teologico della creazione.

Gli studi antropologici si moltiplicarono nel corso del XIX secolo, anche a seguito di importanti scoperte. Infatti, alla metà del secolo vennero rinvenuti i fossili dell'uomo di Neanderthal in Germania e i resti dell'uomo di Giava (Homo erectus o Pithecanthropus erectus), che fornirono testimonianze del lunghissimo processo evolutivo dell’uomo. Tra gli altri studiosi, Charles Darwin proprio in quegli anni pubblicava L’origine delle specie (1859). Vedi anche Evoluzionismo e neoevoluzionismo.

Lewis Henry Morgan adottò la ricerca sul campo come metodo specifico della ricerca antropologica e compì approfonditi studi sull’organizzazione sociale e politica degli irochesi, traendone preziose informazioni sul sistema di parentela dei nativi americani. Per Morgan lo sviluppo delle società sarebbe stato scandito dal passaggio da un primitivo stadio 'selvaggio' a uno 'barbarico' (caratterizzato dall’allevamento degli animali e dall’agricoltura), fino al raggiungimento della 'civiltà', coincidente con l'introduzione dell'alfabeto. Lo studioso britannico Edward Burnett Tylor, considerato un altro padre della disciplina, studiò in particolare le religioni e fu un sostenitore del metodo comparativo dei dati etnografici.

Bronislaw Malinowski introdusse l'approccio funzionalista negli studi antropologici – affermando che le singole istituzioni umane devono essere esaminate nel contesto complessivo della cultura che le ha prodotte – e fu uno dei primi antropologi a vivere con le popolazioni oggetto dello studio, gli abitanti delle isole Trobriand, imparandone la lingua e le abitudini. All'evoluzionismo di Morgan e al funzionalismo di Malinowski Claude Lévi-Strauss contrappose l'approccio strutturalista, mutuando metodologie sviluppate nel campo della linguistica per individuare le strutture costanti che sottendono la pluralità delle manifestazioni culturali, e contribuì in modo significativo allo studio dei sistemi elementari di parentela e all'analisi del mito.