Antropologia
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Antropologia
3. Antropologia fisica

Alla fine del XIX secolo si stabilì una demarcazione tra la disciplina antropologica che ha per oggetto la cultura dell’uomo e quella che ha per oggetto la sua biologia. Vennero così definiti i campi di indagine dell'antropologia fisica: l'evoluzione umana, la biologia umana, lo studio dell’uomo in rapporto con gli altri primati.

1. L'evoluzione umana

Ramo dell'antropologia fisica, la paleontologia umana studia l'ominazione, cioè il processo di evoluzione dai primati preumani all’uomo moderno. Questa disciplina ricevette grande impulso dal lavoro di una famiglia di paleoantropologi: Louis Seymour Leakey, la moglie Mary Leakey e il figlio Richard Leakey, cui si devono importanti scoperte che, confermate anche da ritrovamenti più recenti, portarono a rivedere e relativizzare la storia e le tappe dell'evoluzione biologica dell'uomo. I ritrovamenti di resti dell'Homo erectus, robustus, habilis e sapiens, attraverso tecniche di confronto fra dimensioni fisiche e capacità craniche, fra corredi di utensili e strumenti di lavoro, fra tipi di abitazione, hanno indotto a formulare l'ipotesi che l'evoluzione sia stata un processo non lineare e uniforme.

2. Biologia umana

Un altro ramo dell'antropologia fisica riguarda lo studio delle popolazioni contemporanee e delle loro caratteristiche fisiologiche, morfologiche e biologiche. Inizialmente mirati all'identificazione di 'razze principali' e alla classificazione delle varie popolazioni, tali studi si basarono prima su caratteristiche fisiche esterne (il colore della pelle, dei capelli o degli occhi, la forma del cranio, la statura ecc.), poi, dall’inizio del XX secolo, anche sul gruppo sanguigno. Iniziati da Adolphe Quételet, questi studi raggiunsero, con il trattato di antropologia pubblicato nel 1914 dal tedesco Rudolf Martin e le ulteriori acquisizioni, negli anni Quaranta, dei suoi connazionali Egon Freiherr von Eickstedt (1892-1965) e Eugen Fischer (1874-1967), la loro massima ampiezza. Rivoluzionati dallo sviluppo della genetica, che contribuì a mostrare la relatività scientifica della nozione stessa di razza, gli studi si spostarono sui complessi modelli della genetica di popolazione.

3. Studio dei primati

Poiché gli esseri umani sono primati, lo studio di comportamenti, modelli di comunicazione, dinamiche demografiche, dieta e altre caratteristiche di altri primati (babbuini, scimpanzé e gorilla) fornisce agli antropologi degli elementi essenziali di comparazione. Jane Goodall osservò per anni il comportamento di scimpanzé in un parco nazionale della Tanzania, scoprendo che questi animali apprendevano l’uso di utensili semplici, in particolare di piccoli bastoni per procurarsi cibo (termiti e formiche), così come erano capaci di scagliare pietre e bastoni contro un obiettivo. I primati comunicano tra loro per mezzo di versi e di gesti. Gli studi sulla comunicazione e sulla vita sociale dei primati ci forniscono degli elementi per comprendere le prime fasi dell’evoluzione umana. Vedi anche Antropologia culturale e Etnologia.