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Detective story
1. Introduzione

Detective story Racconto o romanzo avente come protagonista un detective o un funzionario di polizia che indaga su un caso di cronaca nera, in genere un omicidio.

Nella maggior parte dei casi la struttura della detective story prevede che il lettore sia messo al corrente di tutti gli sviluppi dell’indagine, conosca gli inquisiti e i moventi, ma soltanto alla fine scopra l’identità dell’assassino, anche se non è infrequente il caso di narrazioni a schema rovesciato, in cui l’assassino è noto sin dal principio e l’intreccio ruota intorno alle tecniche investigative che consentono di provarne la colpevolezza.

A rendere il caso più difficile per l’investigatore, e più interessante per il lettore, intervengono depistaggi e complicazioni di ogni genere. Così Wystan Hugh Auden riassume la trama tipica della detective story: “C’è stato un omicidio; le persone sospette sono molte; a una a una vengono scartate tutte a eccezione dell’assassino; l’assassino viene arrestato o muore”.

Nel complesso questi racconti hanno goduto nel tempo di una grande fortuna, grazie a uno schema compositivo piuttosto semplice, dove alla fine anche le matasse più aggrovigliate si dipanano e, di solito, il bene trionfa sul male. Per questo motivo, e per il fatto che non di rado furono scritti in serie, si sono sempre ben prestati a essere adattati e imitati per realizzazioni cinematografiche e televisive, e per la sceneggiatura di storie a fumetti.

2. I classici della detective story

La creazione del genere poliziesco è attribuita allo scrittore statunitense Edgar Allan Poe, che con il personaggio di Auguste Dupin diede origine alla figura tipica del detective, poi ripresa da molti altri scrittori di polizieschi. Dupin comparve per la prima volta nel racconto I delitti della Rue Morgue (1841), seguito da altri come Il mistero di Marie Roget (1842), e La lettera rubata (1845). Originale nei metodi investigativi e nelle abitudini, Dupin fu sicuramente ispirato al famoso capo della Sûreté parigina, François-Eugène Vidocq. È, del resto, francese un altro dei padri fondatori del romanzo poliziesco moderno, Emile Gaboriau.

Per alcuni anni il genere venne scarsamente praticato; vi si cimentò Charles Dickens con Il mistero di Edwin Drood (1870), rimasto però incompiuto. Con il sergente Cuff di Wilkie Collins (La pietra di luna, 1868), il racconto poliziesco cominciò ad assumere dimensioni più ampie, ma fu Arthur Conan Doyle, l’inventore del famosissimo Sherlock Holmes, a conferire al genere una popolarità straordinaria. Holmes, che comparve per la prima volta nel 1887 (Uno studio in rosso), assomiglia molto al Dupin di Poe, e anche lui ha come testimone e narratore delle sue brillanti indagini un fedele amico, l’eternamente ingenuo dottor Watson.

Nonostante l’enorme successo riscosso da Sherlock Holmes (protagonista di quattro romanzi e cinquantasei racconti nella versione originale di Conan Doyle), l’autore se ne stancò ben presto e si dedicò ad altri generi letterari; tuttavia, il suo personaggio aveva ormai assunto vita autonoma, diventando protagonista di numerose avventure ancora oggi narrate da altri scrittori.

Sul tipo di Holmes vennero modellati molti altri personaggi: nei primi decenni del Novecento lo scrittore britannico Gilbert Keith Chesterton diede vita alla figura di padre Brown, un prete-detective, mentre nel 1920, con Agatha Christie e il suo energico investigatore belga Hercule Poirot, cominciò il periodo più felice per il genere poliziesco. Negli Stati Uniti nacque la serie di Ellery Queen (pseudonimo dei due autori Frederic Dannay e Manfred Lee), mentre S.S. Van Dine narrava le avventure di Philo Vance ed Earl Derr Biggers creava il detective cinese Charlie Chan. Fra gli autori statunitensi degli anni Trenta spicca Rex Stout con il detective-gourmet Nero Wolfe, mentre in Francia Georges Simenon creò il commissario Maigret, che inaugurava un genere di inchiesta a sfondo psicologico e sociale condivisa e teorizzata, in quegli stessi anni, dalla coppia Boileau-Narcejac, grandi romanzieri e teorici del genere.

A partire da Conan Doyle si era diffusa fra gli autori di polizieschi una nuova consapevolezza della specificità di un genere letterario che presentava caratteri ben distinti dalle altre opere di crimine e mistero, e inoltre la tendenza a dare più importanza all’enigma che all’episodio criminale in se stesso. Nell’intento di depistare il lettore, si cominciarono allora a elaborare casi sempre più intricati e ingegnosi in cui il colpevole era proprio il più insospettabile; in questo genere di storie si distinsero, oltre ad Agatha Christie, scrittori come Margery Allingham, Michael Innes e Ngaio Marsh.

3. Il poliziesco d’azione

Intanto, negli anni Venti, nasceva in America un nuovo tipo di racconto poliziesco, i cui protagonisti avevano le maniere forti e il linguaggio sbrigativo degli eroi dei fumetti. Fra gli scrittori che tendevano ad abbattere le barriere fra il genere “alto” della narrativa poliziesca e quello più popolare del giallo o della letteratura di spionaggio vi furono Erle Stanley Gardner, creatore del famoso avvocato Perry Mason, Dashiell Hammett, con i suoi Nick Charles, Sam Spade e con la figura del private eye, e Raymond Chandler, il cui personaggio, Philip Marlowe, divenne ben presto un classico destinato a fare scuola. In questo genere di racconti gli investigatori sono dei duri che lavorano per denaro e non per divertimento intellettuale, e gli omicidi non avvengono più soltanto nei salotti, ma in vicoli malfamati e locali di dubbia fama.

Negli anni Cinquanta cominciò invece a diffondersi un tipo di racconto che riproduceva i metodi con cui veri poliziotti affrontavano la risoluzione di crimini realmente commessi. Diversamente da quanto avveniva nel poliziesco tradizionale, il lettore partecipava alle indagini svolte da protagonisti non particolarmente geniali o brillanti, ma semplicemente abituati a usare sistemi investigativi. In questo campo emersero autori come John Creasey, che con lo pseudonimo di J.J. Marric raccontava le avventure di Gideon di Scotland Yard; Ed McBain (pseudonimo di Evan Hunter), e Dorothy Uhnak, ex agente della polizia di New York, che in un genere fino ad allora tutto maschile introdusse il personaggio della poliziotta Christie Opara.

Nella narrativa italiana il genere poliziesco, pur non godendo di una tradizione consolidata, ha tuttavia prodotto risultati di particolare interesse, come nel caso di Carlo Emilio Gadda. Lo scrittore milanese, che già negli anni Venti usava l’aggettivo “conandoyliano” come sinonimo di “interessante”, nel suo romanzo Quer pasticciaccio brutto de via Merulana (1957), rielaborò in maniera tutta personale la tradizionale struttura del giallo, anche attraverso particolari espedienti linguistici. Un fenomeno simile avviene nei romanzi di Leonardo Sciascia, che attraverso i meccanismi dell’indagine poliziesca mettono in evidenza questioni di interesse sociale relative alla mafia o alla corruzione politica. Autori di romanzi polizieschi sono inoltre Giorgio Scerbanenco, Renato Olivieri, inventore del commissario Ambrosio, e Andrea Camilleri, diventato popolare con le inchieste del commissario siciliano Salvo Montalbano.