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Muhammad Alì d’Egitto

Muhammad Alì d’Egitto (Kavála 1769 - Il Cairo 1849), governatore ottomano e sovrano d’Egitto. Denominato “pascià” (viceré) nelle fonti europee, fondò la dinastia che governò l’Egitto sino al 1953. Figlio di un soldato ottomano di origine albanese, combatté alcune battaglie (1799-1801) contro Napoleone, che aveva invaso l’Egitto, allora parte dell’impero ottomano.

Nel 1805 venne nominato governatore dell’Egitto; nel 1807 respinse l’invasione dell’esercito inglese e quattro anni dopo sterminò i mamelucchi che cercavano di usurpare il potere, assicurandosi così il controllo del paese. Nello stesso anno il sultano ottomano gli affidò l’incarico di sedare la rivolta wahhabita dell’Higiaz, nella Penisola Arabica (1818), compito in cui fu rilevante il ruolo del figlio Ibrahim.

Dal 1820 al 1822 Muhammad fu impegnato nella conquista del Sudan e nel 1823 fondò la città di Khartoum. Nel 1824 il sultano ottomano gli chiese aiuto nella guerra contro i ribelli greci e in cambio gli offrì Creta, Cipro e la Morea (odierno Peloponneso). Gran Bretagna, Francia e Russia si trovarono però nella necessità di tutelare i propri interessi nel Mediterraneo e distrussero la flotta egiziana nella battaglia di Navarino (1827), sulla costa occidentale del Peloponneso, impedendo così a Muhammad di incalzare i greci.

Nel 1832, in seguito al rifiuto del sultano di nominarlo governatore della Siria quale ricompensa per l’intervento contro i greci, Muhammad invase i territori siriani, estendendo ulteriormente i propri domini, ma dovette restituirli in base alla convenzione di Londra (1840) conclusa tra Gran Bretagna, Russia, Prussia e Austria; in cambio ebbe il diritto di trasmettere il titolo di governatore d’Egitto ai propri discendenti.