Arafat, Yasser
Per stampare le informazioni, scegliere Stampa dal menu File.
Arafat, Yasser
3. Il presidente dell’OLP

Diventato uno dei principali leader politici della scena palestinese, Arafat ottenne i primi importanti riconoscimenti in seno al mondo arabo e nel 1962 partecipò, accanto ai capi di stato e di governo di tutto il mondo, alla cerimonia di proclamazione dell’indipendenza dell’Algeria, dove l’anno seguente Al-Fatah poté aprire la sua prima rappresentanza ufficiale. In seguito Arafat intensificò i suoi viaggi clandestini in Palestina e il 1° gennaio 1965, dopo diversi rinvii dovuti a contrasti in seno ad Al-Fatah (oltre che alla scarsezza di armi e di mezzi), proclamò la lotta armata, tentando di coinvolgere le leadership arabe in uno scontro generale contro Israele.

Dopo l’ulteriore sconfitta dei paesi arabi nella guerra dei Sei giorni (1967) e l’occupazione della Cisgiordania e della Striscia di Gaza da parte dell’esercito ebraico, Arafat sostenne la necessità di proseguire la guerriglia contro Israele. Nel 1968, Arafat e la sua organizzazione Al-Fatah, opponendosi energicamente all’attacco israeliano a Karamah (in Giordania, sede di uno dei principali santuari della guerriglia palestinese), diventarono il simbolo della riscossa araba.

Nel 1969 Arafat prese in mano la direzione dell’OLP, il cui obiettivo strategico divenne la creazione dello stato palestinese; si intensificarono nel contempo le incursioni della guerriglia palestinese all’interno del territorio israeliano, provocando severe rappresaglie e mettendo a repentaglio la stabilità delle leadership arabe, soprattutto quelle della Giordania, della Siria e del Libano da cui partivano gli attacchi dei fedayn. Alla fine dell’anno, Arafat venne accolto a Rabat, al quinto vertice della Lega araba, con gli onori di un capo di stato, ma la spirale di violenza innescata dalle azioni terroristiche della guerriglia palestinese portò a un grave deterioramento dei rapporti tra OLP e paesi arabi. Le tensioni raggiunsero il culmine in Giordania (dove i palestinesi avevano organizzato autonomamente la loro comunità, diventando una sorta di “stato nello stato”), sfociando nel 1970 nel violento scontro del “settembre nero”, che si protrasse fino al giugno 1971, quando tutte le milizie dell’OLP furono costrette a lasciare il paese.

Trasferitosi in Libano, Arafat riprese il controllo dell’OLP e, isolando le organizzazioni più estremiste (riunite nel “fronte del rifiuto” a qualsiasi negoziato con Israele), impresse al suo programma una svolta storica; nel 1974 egli infatti accennò per la prima volta alla possibilità di rinunciare a una parte della Palestina e alla disponibilità a partecipare a un’eventuale trattativa di pace. In questo modo Arafat ottenne molti consensi internazionali e il riconoscimento dell’OLP come “legittimo rappresentante del popolo palestinese” da parte dei paesi non allineati e della Lega araba. Nell’ottobre 1974 l’OLP venne riconosciuto come “movimento di liberazione nazionale” dalle stesse Nazioni Unite; nel novembre successivo, Arafat venne invitato ufficialmente a partecipare al dibattito dell’Assemblea generale dell’ONU sulla “questione palestinese”, che si concluse con il riconoscimento del diritto dei palestinesi all’autodeterminazione, all’indipendenza nazionale e alla sovranità.