Zolfo
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Zolfo
2. Proprietà

Lo zolfo è insolubile in acqua, ma solubile in alcuni solventi organici e in particolare nel solfuro di carbonio. Se portato alla temperatura di fusione, diventa un liquido color paglierino che si scurisce progressivamente man mano che gli si fornisce calore, fino a bollire. Quando lo zolfo fuso viene raffreddato lentamente, le sue proprietà fisiche variano in relazione alla temperatura, alla pressione e al tipo di solidificazione, dando luogo a diverse forme allotropiche.

L’elemento esiste allo stato liquido nelle forme Sλ e Sµ, e in alcune varietà solide, delle quali le più comuni sono quelle che cristallizzano nel sistema rombico e monoclino (vedi Cristallo). La varietà più stabile è lo zolfo rombico, un solido cristallino giallo che a temperatura ambiente (circa 20 °C) ha densità relativa 2,06. Lo zolfo rombico è poco solubile in alcol, etere, moderatamente solubile in oli, e molto solubile in solfuro di carbonio.

A temperature comprese tra 94,5 °C e 120 °C la forma rombica si trasforma in quella monoclina: cristalli allungati, trasparenti, a forma di aghi. La temperatura (94,5 °C) alla quale forma rombica e monoclina sono all’equilibrio è la temperatura di transizione. A 115,21 °C lo zolfo rombico fonde e si trasforma in liquido giallo pallido, identificato come la forma Sλ, che diventa scuro e vischioso a 160 °C, e genera la modificazione Sµ.

Se lo zolfo viene portato vicino al suo punto di ebollizione, pari alla temperatura di 444,6 °C, e viene rapidamente gettato in acqua fredda, solidifica senza avere il tempo di cristallizzare in una delle due espressioni, formando una sostanza trasparente, vischiosa, elastica, nota come zolfo amorfo o plastico, e costituita per la maggior parte da zolfo Sµ sovraraffreddato.

Chimicamente lo zolfo è simile all’ossigeno, e può sostituirlo in numerosi legami. Presenta stato di ossidazione due, quattro e sei, come è evidente, rispettivamente, nei composti solfuro ferroso (FeS), diossido di zolfo (SO2) e solfato di bario (BaSO4). In presenza di calore si combina con l’idrogeno e con alcuni metalli, per formare i solfuri: tra questi il più comune è il solfuro di idrogeno, H2S, un gas incolore, velenoso, con un odore pungente e fastidioso, tipico dell’uovo marcio. Lo zolfo reagisce anche con il cloro, in diverse proporzioni, producendo cloruro di zolfo, S2Cl2, e dicloruro di zolfo, SCl2. Se bruciato all’aria, si combina con l’ossigeno formando biossido di zolfo, SO2, un gas pesante, incolore, dal caratteristico odore soffocante.

In aria umida lo zolfo si ossida lentamente in acido solforico, ed è un costituente fondamentale di altri acidi, come l’acido tiosolforico, H2S2O3 e l’acido solforoso, H2SO3. La molecola di quest’ultimo possiede due atomi di idrogeno che possono essere sostituiti per formare due serie di sali: i solfiti acidi e i normali. I solfiti acidi, o bisolfiti, di metalli alcalini, come il bisolfito di sodio, NaHSO3, producono soluzioni acide, mentre i solfiti normali, come il solfito di sodio, Na2SO3 e il solfito di potassio, K2SO3, danno soluzioni debolmente alcaline.

Il diossido di zolfo viene liberato nell’atmosfera durante la combustione di combustibili fossili, come il gas naturale, il petrolio e il carbone, e costituisce uno dei più pericolosi inquinanti. La concentrazione di biossido di zolfo nell’aria può variare da 0,01 a molte parti per milione, ed è responsabile dell’invecchiamento di palazzi e monumenti, del fenomeno delle piogge acide e dell’insorgere di varie malattie umane. Vedi Inquinamento atmosferico.