| Zolfo | Articolo | ||||
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| 4. | Estrazione |
Esistono vari metodi di estrazione dello zolfo dal suolo. In Sicilia, le rocce contenenti zolfo vengono accatastate su un terreno scosceso e accese; lo zolfo liquido, ottenuto in seguito all’aumento di temperatura, scorre in una serie di stampi di legno, dove solidifica, producendo il cosiddetto zolfo laminare. Il prodotto può essere ulteriormente purificato per distillazione, inviando il vapore in una camera in muratura, dove condensa sotto forma di polvere finissima nota come “fiori di zolfo”.
Nelle zone dove i depositi di zolfo sono situati a notevole profondità, come in Louisiana e in Texas, il metodo di estrazione più diffuso fu messo a punto nel 1891 dal chimico statunitense Herman Frasch. Nel processo Frasch tre tubi concentrici, il più largo dei quali ha diametro di circa 20 cm, vengono introdotti nel terreno fino a raggiungere il giacimento; nel tubo esterno viene immessa acqua alla pressione di 18 atm e alla temperatura di 170 °C, che fa fondere lo zolfo con cui viene a contatto, mentre nella tubazione centrale viene iniettata aria alla pressione di 35 atm che provoca la risalita della massa fusa attraverso l’intercapedine centrale. Lo zolfo viene quindi immesso in barili di legno dove solidifica, separandosi dall’acqua in eccesso. Il prodotto ottenuto è puro al 99,5%. Lo zolfo si ottiene anche dalla distillazione della pirite, ma in questo caso contiene spesso tracce di arsenico.
Nel 2004 la produzione mondiale di zolfo è stata di 64 milioni di tonnellate.