Calendario
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Calendario
3. Il calendario romano

Il calendario romano primitivo, introdotto probabilmente nel VII secolo a.C., prevedeva che l'anno fosse composto da 304 giorni ripartiti in 10 mesi e che iniziasse con marzo; i mesi gennaio e febbraio furono forse aggiunti più tardi. Inoltre poiché i mesi erano di soli 29 o 30 giorni, era necessario introdurre un mese circa ogni due anni. I giorni del mese erano indicati rispetto a tre date: le calende o primo giorno del mese; le idi, o giorno di mezzo, che cadevano nel tredicesimo giorno di alcuni mesi e nel quindicesimo di altri, e le none, ovvero il nono giorno prima delle idi. Il calendario romano divenne irrimediabilmente confuso quando i funzionari addetti all'aggiunta dei giorni e dei mesi abusarono della propria autorità per allontanare la scadenza dei loro incarichi e per affrettare o ritardare le elezioni.

Nel 46 a.C. Giulio Cesare, su consiglio dell'astronomo greco Sosigene, decise di promulgare una riforma e di adottare un calendario solare, noto come calendario giuliano, della durata di 365 giorni; egli introdusse un anno bisestile di 366 giorni, ogni quattro anni. L'anno bisestile deve il suo nome al fatto che il giorno che veniva aggiunto era inserito dopo il 23 febbraio (nella denominazione latina il 'sesto' giorno prima delle calende di marzo), divenendo così il 'bisesto'. L'ordine dei mesi e dei giorni della settimana previsto dal calendario giuliano rimane sostanzialmente valido ancora oggi. Nel 44 a.C. Giulio Cesare diede il proprio nome al mese quintilis che divenne julius (luglio); il mese sextilis fu poi rinominato augustus (agosto) in onore del successore di Giulio Cesare, Augusto.