| Vespasiano, Tito Flavio | Articolo | ||||
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| 2. | La riorganizzazione del principato |
Prima preoccupazione del nuovo principe fu quella di rimpinguare le casse dello stato, dissanguate dalla folle politica di spesa di Nerone e dalle conseguenze economiche della guerra civile. A tale proposito accentuò la pressione fiscale sull’aristocrazia e soprattutto sulle province, creandone anche alcune nuove, soprattutto in quelle zone orientali che Nerone aveva voluto mantenere come regni indipendenti (Tracia, Cappadocia, Galazia, Armenia, Licia, Panfilia, Cilicia, Commagene); alienò inoltre numerose delle proprietà private di Nerone disseminate in varie zone dell’impero.
La sua seconda preoccupazione fu quella di evitare conflitti futuri per la conquista del potere: a questo scopo Vespasiano stabilì che alla sua morte gli sarebbero succeduti i figli Tito, che dal 71 associò al titolo imperiale, proclamandolo imperator designatus, nonché particeps, consors, tutor imperii, concedendogli la tribunicia potestas, la funzione di prefetto del pretorio e assai spesso anche il consolato; e Domiziano che nominò cesare, dando così inizio alla dinastia Flavia.
L’assoluta mancanza di legami parentali con Giulio Cesare e Augusto, fatto che aveva legittimato il potere dei principi Giulio-Claudi, suggerì a Vespasiano di far votare una legge, la lex de imperio Vespasiani, il cui testo epigrafico ci è rimasto: si trattava di un provvedimento legislativo che sanciva una volta per tutte il ruolo istituzionale dell’imperatore, che diventava così da figura quasi divina che governava in virtù dell’auctoritas, una sorta di magistrato supremo dello stato.