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Lana
1. Introduzione

Lana Nome comunemente dato alle fibre soffici e arricciate ottenute in prevalenza dal vello delle pecore di allevamento (vedi Ovinicoltura) e molto usate nella produzione tessile. Le fibre di lana sono costituite da peli con la superficie coperta da numerose, piccole scaglie appuntite, attaccate solo a un’estremità e perciò facilmente feltrabili sotto pressione (vedi Feltro).

A causa dell’arricciatura, la lana possiede una considerevole resistenza agli urti, qualità che, insieme all’alta resistenza alla rottura e all’elasticità, conferisce ai tessuti di lana la capacità di conservare la forma meglio di quelli prodotti con altre fibre naturali. La lana è particolarmente adatta alla confezione di abiti perché è leggera, assorbe bene l’umidità ed è un ottimo isolante termico.

2. Natura e caratteristiche della lana

Nelle pecore selvatiche, la lana è il sottomanto corto e morbido che cresce al di sotto della pelliccia vera e propria; quest’ultima è costituita da peli lunghi, ruvidi e ispidi, che nelle razze domestiche, frutto di allevamenti selettivi, mancano ormai completamente. La qualità del vello è influenzata dall’alimentazione, dal clima e dal tipo di allevamento, tanto che le pecore trascurate tendono a produrre peli ispidi anziché lana soffice.

3. La tosatura

La tosatura si pratica generalmente una volta all’anno, in primavera o all’inizio dell’estate, ma in regioni a clima caldo costante è possibile effettuarla anche due volte all’anno. La lana viene tagliata vicino alla cute, di solito con cesoie meccaniche, e il vello viene asportato in un pezzo unico. Le singole fibre hanno una lunghezza media di 40 cm, ma possono raggiungere anche i 90 cm. Il peso del vello tosato dalle razze migliori si aggira in media intorno ai 4,5 kg; può raggiungere i 7-8 kg nelle pecore Merino. La lana delle diverse parti del vello varia notevolmente in lunghezza, finezza e struttura delle fibre: quella che ha le caratteristiche migliori è quella delle spalle e dei fianchi.

4. Razze ovine e qualità della lana

La qualità varia anche secondo la razza: la Merino pura è la razza dotata della lana più fine, ma è stata spesso incrociata con razze più robuste, dalla lana più lunga e più ruvida. Il 40% della produzione mondiale di lana proviene dunque dalla razza Merino pura e il 43% circa da varietà incrociate. Il rimanente è ottenuto da particolari razze ed è impiegato nella produzione di coperte, tappeti e tappezzeria. Inoltre, una piccola quantità di lana fine, usata per la produzione di abiti, è ottenuta da animali diversi dalla pecora, quali il cammello, l’alpaca, la capra d’Angora e del Kashmir, il lama e la vigogna.

5. Tipi di lana ed etichettatura

Il valore di mercato della lana dipende soprattutto dalla finezza e dalla lunghezza della fibra, ma hanno valore anche la resistenza, l’elasticità, l’arricciatura e l’uniformità. Indipendentemente dalla qualità, ai manufatti confezionati con “pura lana vergine”, ossia mai usata in precedenza, viene applicata l’etichetta con il marchio “Woolmark” creato dall’IWS (International Wool Secretariat, Segretariato internazionale della lana). Si definisce invece “lana rigenerata” quella che si ottiene sfibrando ritagli, campioni e scarti di tessitura mai usati, ma anche la lana recuperata, o lana di stracci, ottenuta sfibrando manufatti usati.

6. Produzione

La produzione mondiale di lana è stata, nel 2003, di 2.138.481 tonnellate. L’Australia, il principale produttore nel mondo di lana grezza, copre circa il 29% del fabbisogno mondiale. Altri produttori importanti sono la Cina, la Nuova Zelanda, l’Iran, l’Argentina, il Regno Unito, l’India e il Sudan. L’industria della lana nel suo complesso, in particolare quella della lana rigenerata, risente fortemente della concorrenza delle fibre sintetiche.

7. Lavorazione

La fase preliminare della lavorazione della lana è la cernita, ovvero la separazione manuale delle diverse parti del vello in base alla finezza, alla lunghezza e alla regolarità delle fibre. Le fibre poi vengono sbiancate in soluzioni alcaline, o con detergenti e solventi che eliminano la lanolina (una sostanza oleosa usata anche nella preparazione dei cosmetici), il grasso e altre sostanze di scarto, e infine vengono lavate in acqua e poste ad asciugare.

La lana pulita viene sfioccata, o “aperta”, in una macchina apposita detta apritoio: qui le fibre vengono districate, per poi essere parallelizzate, ossia disposte tutte nello stesso senso. Questa operazione si esegue con macchine diverse, in base alla lunghezza delle fibre. Per la lana a fibre prevalentemente corte si usa la cardatrice, una macchina in cui le fibre passano attraverso successive coppie di cilindri rotanti, la cui superficie è dotata di sottili e flessibili denti di filo di acciaio. In genere a una prima cardatura ne segue una seconda, su una macchina a denti più fitti, che migliora l’uniformazione.

Per la lana a fibre prevalentemente lunghe si usa la pettinatrice, in cui più serie di denti disposti a pettine stirano e rendono parallele le fibre lunghe, eliminando quelle corte, che successivamente vengono sottoposte a cardatura. Sia le fibre cardate sia quelle pettinate escono dalla macchina sotto forma di un velo sottile; questo viene diviso in nastri ai quali un’altra macchina (torcitoio) imprime la leggera torsione che le trasforma in stoppini pronti per la filatura.

Tessuti come il tweed sono prodotti con filati di lana a fibre corte e arricciate, cardate una sola volta, per cui risultano piuttosto spessi e ruvidi, mentre tessuti come il gabardine sono prodotti con filati di lana pettinata a fibre lunghe e fini, e risultano quindi sottili e lisci. Vedi anche Cashmere; Tappeto; Telaio.