Kierkegaard, Søren Aabye
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Kierkegaard, Søren Aabye
4. Etica, estetica e religione

Nel suo secondo lavoro filosofico, Aut-aut (1843), Kierkegaard descrisse due stadi dell’esistenza tra i quali l’individuo può scegliere: lo stadio estetico e quello etico. La forma di vita estetica, incarnata ad esempio dalla figura di Don Giovanni, è una sorta di raffinato edonismo che si fonda sulla ricerca incessante del piacere e sulla soddisfazione dei desideri, destinate però a sfociare nella frustrazione e financo nella disperazione. La forma di vita etica è caratterizzata invece da un intenso e appassionato impegno individuale nell’adempimento del dovere e degli obblighi pubblici e religiosi socialmente sanciti. In seguito, Kierkegaard vide in questa sottomissione al dovere la rinuncia alla responsabilità individuale e postulò un terzo stadio, quello religioso, in cui la cieca sottomissione alla volontà di Dio, pur nella sua paradossale assurdità, disvela la libertà autentica.

In Timore e tremore (1843), muovendo da una penetrante riflessione sull’episodio del sacrificio di Isacco (Genesi 22), Kierkegaard illustrò la necessità di compiere il “salto” nella vita religiosa, che è “assurda”, paradossale e rischiosa. L’individuo vi è condotto dal sentimento dell’angoscia (Il concetto dell’angoscia, 1844), che è fondamentalmente timore del nulla ma nel contempo apertura di un orizzonte di libertà.