Gioco d’azzardo
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Gioco d’azzardo
3. Infrazione alla norma e al potere costituito

Con il mutare del rapporto tra uomo e ambiente, cambiò anche l’atteggiamento nei confronti del gioco d’azzardo, che divenne un passatempo, uno svago, anche se la convinzione che il giocatore fortunato sia favorito dagli dei non scomparve del tutto.

Si è portati pertanto a ritenere che la propensione al gioco d’azzardo derivi, in ultima analisi, da un naturale atteggiamento che porta l’individuo a stabilire, controllare e violare i limiti dell’ambiente nel quale vive. Non sorprende che i regimi nei quali il potere costituito (politico o religioso) pretende di esercitare il controllo assoluto sui cittadini esercitino la maggiore forma di pressione o di controllo su ogni forma di gioco.

Nell’antichità le classi sociali più elevate erano solite associare al gioco d’azzardo il concetto di bizzarria e licenziosità. Nel Medioevo le autorità cattoliche promossero crociate contro i giochi d’azzardo e i giochi in generale, in quanto li consideravano strumenti diabolici; i rabbini delle comunità ebraiche misero al bando i dadi; anche l’islamismo, il confucianesimo e alcune Chiese protestanti vietarono le pratiche d’azzardo; ancora recentemente gli ayatollah iraniani vietarono addirittura il gioco degli scacchi.